Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

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Come sarebbe la vita se vivessimo 30 anni?

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Ti sei mai chiesto come sarebbe, o come sarebbe stata la tua vita se la sua durata fosse di soli 30 anni?

Breve, certo, ma non solo. Pensaci.

Sarebbe diversa, molto diversa.

Nel passato era così, la vita era breve per scarsità di cibo, tecnologia e risorse, si moriva facilmente per malattie, guerra, violenze e mille altre complicazioni che al giorno d’oggi non conosciamo neppure.

Oggi nel mondo occidentale viviamo facilmente oltre i 70 anni, spendiamo i primi 18 anni per prepararci all’età adulta, 40–50 anni di produttività prima di entrare nella terza età. Abbiamo cibo, medicine e risorse come non ne abbiamo mai avute nel passato.

Come dici? Perché dovremmo pensare a come vivremmo una vita breve?

Per comprendere meglio la vita, noi stessi e gli altri, ma soprattutto per comprendere che ci sono altri punti di vista e come il nostro non necessariamente sia il migliore.

Come sarebbe la nostra vita se vivessimo solo 30 anni?

In primo luogo, noi esseri umani diventeremmo adulti prima e avremmo poco tempo da spendere sui libri e sui banchi di scuola, in secondo luogo la vita sarebbe allo stesso tempo più preziosa e meno preziosa.

Meno preziosa in generale, per la società, in quanto una vita breve spinge a riprodursi in fretta, vivere intensamente e considerare la morte in modo diverso, più familiare e facile da affrontare.

La vita sarebbe più preziosa in quanto avremmo poco tempo da spendere, tempo prezioso, e molte cose da fare. I nostri piani sarebbero a breve termine e saremmo più concentrati sul presente, vivendo il più intensamente possibile.

Avremmo meno memoria del passato, soprattutto quello lontano, in quanto avremmo meno da ricordare e meno tempo per farlo. Per questo forse avremmo meno saggezza e meno consapevolezza, forse. Perché? La saggezza si guadagna con il tempo e l’esperienza, ma in questo caso il tempo è limitato. Mentre la consapevolezza è prima una conquista personale che richiede esperienza e tempo, sempre limitato.

Quindi?

Non ho certezze su come sarebbe la nostra vita, ma sarebbe diversa anche con la tecnologia e le risorse di oggi. Diventeremmo adulti a 13–14 anni e responsabili più in fretta a spesa dell’infanzia, inizieremmo a lavorare presto e ci formeremmo sul lavoro.

Come sarebbero le tue giornate sapendo che ti rimane da vivere 10–15 anni al massimo? Cosa proveresti partorendo tuo figlio a 15 anni? Quanto in fretta passerebbe il tempo allevandolo, per poi morire prima di poter vedere i tuoi nipoti crescere?

Prova a immaginare. Te stesso con di fronte una vita breve, un’infanzia breve, un futuro limitato che non dà seconde possibilità.

Vivresti giorno per giorno? Nel presente o nel futuro? Certo non nel passato. Quanto sarebbero intense le tue giornate? Quanto prezioso sarebbe il tuo tempo? A quale prezzo lo venderesti? Come sarebbe la società? Ci sarebbe la schiavitù? Oppure saremmo tutti molto più saggi?

Immagina e pensa a come può essere la vita reale di una persone destinata a morire presto.

E se toccasse a te?

A presto ;D

Scegli la tua vita in modo consapevole


Oggi torniamo al tema centrale del blog: scegliere in modo consapevole.

Nel post “Compiere una scelta” abbiamo visto che scegliere significa fare propria una delle alternative che abbiamo di fronte e agire di conseguenza. E cancellare per sempre l’altra o le altre, perché una volta deciso non si torna indietro. Tornare indietro significa fare un’altra scelta con le sue conseguenze.

Nel post “Scegliere tutti i giorni” abbiamo compreso come le mille scelte quotidiane che compiamo modellano la nostra vita e ci definiscono. La nostra vita è fatta di un fiume di scelte piccole e grandi e ognuna di esse lastrica il nostro cammino attraverso il presente.

Nel post “Incapaci di scegliere” abbiamo visto come noi esseri umani siamo dotati naturalmente delle capacità necessarie per prendere decisioni, esse sono implicite nella nostra intelligenza e nella nostra consapevolezza, grazie alla quale possiamo andare oltre ai geni e alla cultura.

Nel post “Consapevolezza e capacità di scegliere” abbiamo visto come le nostre scelte non dipendono solo dalle informazioni che otteniamo sul problema, dal nostro stato emotivo o dalla nostra esperienza, ma dipendono anche dalla nostra consapevolezza. Maggiore è la consapevolezza di noi stessi, della realtà e della situazione e migliore sarà la nostra scelta.

Nel post “Liberi di scegliere” come la libertà è una condizione in cui un essere umano può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizione, in cui è libero di scegliere secondo la propria volontà. D’altra parte essere liberi di scegliere non significa necessariamente poter compiere scelte libere. In teoria ogni scelta dovrebbe essere presa in piena consapevolezza dei pro e dei contro delle diverse alternative, grazie a una precisa e attenta informazione su ogni aspetto, e pienamente rilassati, calmi, consapevoli di noi stessi e concentrati sul presente e sulla decisione. In realtà è molto raro che accada ciò.

Nel post “Cosa faresti della tua vita se fossi libero di scegliere?” abbiamo compreso che ognuno di noi dovrebbe porsi una domanda ogni volta che affronta una scelta importante: Cosa faresti se fossi veramente libero?

Con questa introduzione voglio attirare la tua attenzione su alcune considerazioni:

  1. ognuno di noi è in grado di affrontare le scelte della vita, anche se non le comprende, lo facciamo tutti i giorni migliaia di volta; 
  2. la maggior parte di noi è libero di affrontare le decisioni che la vita pone loro davanti, anche se spesso le alternative e la scelta non sono affatto libere, anche se spesso siamo profondamente influenzati dagli altri, anche se le informazioni sono di solito limitate e distorte, anche se non affrontiamo le decisioni nello stato emotivo più adeguato, anche se l’esperienza non ci ha preparato ad affrontare questa scelta o le sue conseguenza;
  3. per quanto in grado e liberi di scegliere, anche nelle condizioni migliori, spesso non siamo abbastanza consapevoli per affrontare la decisione nel miglior modo; non abbiamo sufficiente prospettiva, visione, profondità di campo su noi stessi, la realtà e la situazione per comprendere la scelta che abbiamo di fronte.

Cosa significa scegliere in modo consapevole?

Un tempo pensavo significasse informarsi abbastanza, avere già affrontato scelte analoghe, comprendere e controllare il mio stato emotivo durante la scelta e avere un metodo ripetibile per affrontare le decisioni.

Ora so che tutto questo è solo una parte della ricetta. Cosa manca?

La consapevolezza.

Parola dai molti sfuggenti significati, che sembra un modo per racchiudere, catturare il significato della vita. In realtà tentando di cogliere il significato delle miriadi di aspetti della vita, qualcosa cambia in noi stessi, i nostri punti di vista, l’ampiezza e la profondità della nostra visione.

Per poter scegliere dobbiamo essere consapevoli di noi stessi, chi siamo e dove andiamo, essere consapevoli della realtà, del suo volto e dei suoi contorni, essere consapevole degli altri, di quello che li spinge e perché.

E apprendere tutto questo può richiedere molto tempo, una vita intera, spesso molte più di una.

Non è un argomento trattato dai programmi scolastici, né dai libri sacri delle religioni, almeno non nel modo più utile e sincero.

Nasciamo già in grado di scegliere, ma per diventare capitano della nave, dobbiamo conoscerla, dobbiamo sapere dove condurla, dobbiamo conoscere il mare in cui navighiamo e dei venti che lo scuotono, le coste e le navi che incrociano le nostre rotte e almeno un poco delle sue profondità.

La consapevolezza è l’ingrediente fondamentale per rendere la vita quella che dovrebbe essere sempre per ognuno di noi: speciale.

Perché quando scegli in modo consapevole, il passato è più leggero, il futuro è ricco e abbondante e il presente è il meraviglioso alternarsi di miracoli, gioie e momenti indimenticabili. Quello che dovrebbe essere la vita di un essere umano.

Tu cosa ne pensi?

A presto ;D

Se sapessi quando morirai come sarebbe la tua vita?

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Oggi ti propongo un altro punto di vista fuori dagli schemi: se sapessi la durata della tua vita, se sapessi il giorno della tua morte, cosa faresti della tua vita? Quali sarebbero le tue scelte, come sarebbe la tua vita?

Nell’occidente odierno i bambini vengono allevati nella menzogna di poter vivere per sempre. Questo gli dicono finché non crescono abbastanza per comprendere la morte e non intuiscono che la reticenza che circonda questo argomento è dovuto alla paura che pervade la società occidentale.

Eppure ci educano alla competizione, alla violenza e alla guerra fin da tenera età: giochi e film negli anni dell’adolescenza ci mostrano più morti e omicidi che una vera battaglia, il linguaggio che ci viene insegnato è pervaso di termini di guerra e di sopraffazione. Eppure la religione a cui ci educano, ci insegna che la morte è un passaggio, che oltre c’è il paradiso, perché temerla allora?

Dovremmo conoscere la morte come le nostre tasche, come noi stessi, ma non è così: la scuola, la chiesa e la società non ci insegnano a conoscere la morte come non ci insegnano a conoscere e capire noi stessi.

Ci educano a guardare al futuro, ci insegnano che la vita è studiare, impegnarsi e competere, cercarsi un lavoro, mettere su casa e una famiglia, fare figli, crescerli ed educarli e godersi la pensione. Fino alla fine, inevitabile sì, ma lontana, a una vita di distanza, una vita molto lunga. Invece l’esempio che ci danno è diverso, gli adulti sono terrorizzati dalla morte.

La paura della morte è naturale, dopotutto la morte è la fine della vita, una soglia ignota da cui non si torna, la morte è la madre di ogni paura, condivisa da ogni creatura, causa dell’istinto di sopravvivenza, il più antico programma che ancora oggi alberga nella parte più primitiva di noi stessi.

Ma perché esserne terrorizzati?

Siamo esseri intelligenti e consapevoli, sappiamo che ogni cosa che ha un inizio ha anche una fine, sappiamo che non è detto che la morte venga al termine di una lunga vita, anzi potrebbe essere prima dei quaranta, fra un anno, domani, anche oggi.

Dovremmo programmare la nostra vita anche in relazione a questo, eppure non lo facciamo, viviamo facendo finta che vivremo per sempre, o per secoli, o fino alla vecchiaia. Facciamo finta che la morte sia un incidente o un evento da trattare nella terza o quarta età, quando il declino del nostro corpo e della nostra mente ci mette di fronte al “destino” imminente.

E se invece tu sapessi la durata della tua vita? Se sapessi il giorno della tua morte? Se lo sapessi ora, anzi se l‘avessi al termine dell’adolescenza? Cosa faresti del resto della tua vita? Quali sarebbero le tue scelte?

Se sapessi di poter vivere altri 20 anni come ti comporteresti? E se fossero 10 anni? Uno? Te lo sei mai chiesto?

Il tuo comportamento, le tue scelte di vita sarebbero le stesse?

No, vero?

In cosa cambierebbero?

Faresti quello che la maggior parte degli esseri umani non fa: programmeresti la tua vita in modo realizzare te stesso, da ottenere i tuoi obiettivi, in modo in modo da essere felice.

Pensaci. Le tue scelte sarebbero le stesse se sapessi di poter vivere 100 anni? No, vero? Organizzeresti la tua vita per arrivare alla vecchiaia con le risorse giuste. E se sapessi di poterne vivere ancora 20? Neppure. Probabilmente non pianificheresti la tua vecchiaia, lavoreresti solo quanto ti necessita e spenderesti il tuo tempo per sentirti felice.

E se sapessi di poter vivere solo un altro anno? Beh, allora vivresti come ti pare l’ultimo anni della tua vita, vivresti per te e le persone che ami, vivresti come se non ci fosse un domani, stilleresti ogni momento dal tempo che ti rimane.

Ma noi non possiamo sapere quando moriremo! Inoltre gli incidenti possono capitare a tutti!

Esattamente.

Non possiamo sapere il giorno della nostra morte, ma possiamo prevederlo, no? 80, 90 anni, a scanso di incidenti? Non sarai come mia madre che a 90 anni suonati pensa di investire i suoi 4 soldi per altri 20 anni? E poi gli incidenti ci possono essere sempre, per tutti, no?

Ma, in fondo che differenza c’è tra una vita in cui sai di morire tra 50 anni e una in cui forse morirai tra 50–60 anni?

E’ sempre la tua vita, il dono che hai ricevuto, il tempo che ti è stato concesso, un tempo finito che non ha prezzo. Allora perché lo sprechi? Perché lo regali a chi non lo merita? Perché lo vendi per pochi soldi? Perché non lo gestisci con parsimonia e non lo spendi per le cose che veramente contano per te?

A presto ;D

Dov’è finito il libretto delle istruzioni?

libretto di istruzioni

Siamo esseri umani e veniamo al mondo più o meno nello stesso modo, dal ventre di nostra madre dopo nove mesi di sviluppo, ripercorrendo l’evoluzione della vita su questo pianeta: dalla cellula al mammifero. In un modo o nell’altro passiamo dal ventre caldo della mamma a questo mondo freddo e rumoroso, infido e sporco, dove qualcuno ci schiaffeggia per scoprire se siamo degni delle sfide che ci aspettano.

Siamo in grado di affrontarlo, il mondo?

La risposta è sì, quasi tutti partiamo dotati delle più sofisticate soluzioni biologiche che l’evoluzione ha fornito per affrontare la realtà in cui ci ritroviamo. Eppure non è come ce la raccontano, non è mai come ce la raccontano, ammettiamolo: quasi tutti mentono su quasi tutto, ma prima di capirlo ne dobbiamo fare di strada.

Nasciamo con un potenziale infinito, siamo miracoli, piccoli gesù cristo che si sintonizzano fin da subito sui genitori, quella coppia di creature rumorose e sciocche che diventano l’esempio da imitare per imparare a cavarsela contro i pericoli e le insidie del mondo, ma soprattutto con i nostri simili.

Questo perché qualcuno si è fregato il libretto delle istruzioni, come a suo tempo si erano fregati quelli dei nostri genitori e prima quelli dei nonni e via dicendo.

Cosi ci ritroviamo ad assorbire, a “scaricare” da papà e mamma tutto quello che serve per essere svegli, furbi e cazzuti come loro. Peccato che normalmente i nostri genitori sono dei pirla che ne capiscono mezza del mondo in cui vivono.

Ok, ok, esagero, scusa mamma, scusa papà. Diciamo che se la cavano abbastanza con la realtà delle cose, cos’è una sedia, la parete, il gatto, le posate, il cibo, come si fa andare da li a qui, di cosa sono fatti gli oggetti, come si guida l’automobile, cosa evitare e cosa invece cercare e via dicendo.

Peccato che di loro stessi ne sanno poco, molto poco, soprattutto di come funziona quello che hanno dentro, la stoppa, i meccanismi, la macchina arcana. Hanno imparato dai loro genitori quello che potevano e poi sono andati a istinto, a tentativi, prove e disastri. Se va bene si faranno un’idea delle cose che contano verso i cinquanta, i sessanta, o forse mai.

E non parliamo poi del mondo umano, della società e della politica, dell’economia e della filosofia. Cos’è la filosofia? Eh, appunto. Ma non è colpa loro, come non è colpa nostra. E’ che senza il libretto delle istruzioni procediamo a tentoni.

Prima scarichiamo dai nostri genitori tutto, il meglio e il peggio, la saggezza, la gioia, l’amore, ma anche le paure, le credenze, i casini e le cicatrici che ci porteremo in testa e nel cuore per un bel po’. Da loro impariamo a pensare, a parlare, a provare le emozioni e a come gestirle. Spesso nel modo sbagliato. Quando diventiamo consapevoli, presenti, ci rendiamo vagamente conto delle lacune e delle migliaia di domande senza risposte.

Sarebbe quello il momento in cui ci fanno leggere il libretto delle istruzioni, ma nessuno ce lo da. E così subissiamo di domande mamma e papà fino a far loro schizzare gli occhi dalle orbite. Finché non ci sbattono all’asilo e poi a scuola con altri bambini messi più o meno come noi se non peggio e con adulti tristi che ci insegnano come memorizzare un sacco di informazioni, in buona parte inutili, ma soprattutto ci insegnano come obbedire, come conformarci alle regole, a quello che la società, lo stato, la religione si aspetta da noi. Un massacro.

Nel momento di massimo potenziale ci tarpano le ali. E i genitori che già hanno passato l’ordalia lo trovano normale. Normale, capisci?

Così collezioniamo traumi e cicatrici per poi passare buona parte della vita cercando di curarli e risolverli. Solo dopo aver sciolto i nodi peggiori, forse troviamo abbastanza lucidità e consapevolezza per cercare di comprendere come funzionano veramente le cose.

E scopriamo di essere parte di qualcosa di più grande, di gruppi, macro organismi che chiamiamo stato, religione, partito, azienda, squadra di calcio, famiglia e via dicendo, creature che vivono grazie a noi, che prendono le nostre energie e il nostro tempo dandoci in cambio sicurezza, se va bene.

Perché questa storia che chiamiamo vita e in cui veniamo partoriti era già vecchia migliaia di anni fa ed è affollata di adulti stronzi che si fanno strada senza scrupoli per cogliere quello che possono prima che tutto finisca, per godere finché possono, o di adulti incasinati anche peggio di noi, che si aggrappano a quello che hanno mentre cercano di capirci qualcosa di più.

Hai presente, no? Chi siamo? Dove andiamo? Come funzioniamo? Cosa vogliamo? Perché? Cosa conta veramente per noi? Cos’è la vita realmente? Cos’è la morte? Eccetera, eccetera, eccetera.

Finché non diventiamo abbastanza consapevoli per chiederci dov’è finito il maledetto libretto delle istruzioni.

A presto ;D

Lampi di consapevolezza

Questa sera ti propongo un altro video ricco di spunti su cui pensare.

E’ qualcosa di diverso dalla solita satira d’autore di Natalino Balasso, piuttosto è un viaggio interiore divertente ed inquietante insieme in cui Balasso ci mostra la nostra vita e la nostra interiorità da punti di vista diversi e fuori dagli schemi.

Quali sono i nostri desideri?

Quanto mentiamo a noi stessi e agli altri?

E’ possibile vivere senza ipocrisia?

Quanto di quello che sappiamo è dovuto all’esperienza e quanto è un racconto della realtà, qualcosa che abbiamo letto o visto da qualche parte?

Le parole possono spiegare la realtà?

Quanto della realtà ci sfugge in ogni momento della nostra vita?

Una piccola parte di noi comunica col tutto, ogni tanto, ma di solito quello che comprendiamo ci sfugge, sommerso dal rumore di una vita piena di finzione e apparenza.

Natalino Balasso è un comico, uno scrittore, autore e attore di teatro, cinema, radio e televisione. Ha debuttato in teatro nel 1991, in televisione a fine anni novanta, al cinema nel 2007. Tra il 2004 e il 2012 ha scritto quattro romanzi, l’ultimo è “Dio c’è ma non esiste”. Nel 2011 inizia a sperimentare nuovi format video nel suo canale YouTube, tra cui il video qui presentato. Qui trovi il suo canale, qui trovi il suo sito web e qui cosa riporta Wikipedia. Qui puoi trovare la sua pagina Facebook, qui il suo blog su il FattoQuotidiano.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e ad approfondire argomenti e informazioni che ti colpiscono. Informati e non regalare la tua fiducia a chi non la merita.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

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