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Uno sguardo al futuro

Oggi voglio proporti un video interessante e ricco di spunti di riflessione.

È l’intervento del sociologo Domenico De Masi alla Festa di Scienza e Filosofia del 2016 a Foligno che cerca di rispondere alla domanda: “che futuro ci attende?”. Attraverso i dati di economia, sviluppo tecnologico e sviluppo sociale offre una lunga serie di prospettive anche fuori dagli schemi che ti costringono a riconsiderare il tuo futuro.

De Masi non parla del futuro lontano, ma di quello imminente, del 2030, tra dodici anni.

Tra ottimismo e pessimismo, De Masi si chiede: quanto a lungo vivremo? Come vivremo? Come lavoreremo? Come cambierà la società? E la cultura? Quali saranno i principali sviluppi sociali? Quale sarà l’impatto sull’ambiente?

Ti invito ad ascoltare con attenzione e ad approfondire le informazioni e le prospettive più interessanti.

Ti consiglio anche di ascoltare con attenzione la seconda parte del video, quella delle domande del pubblico. Le risposte sono interessanti.

Domenico De Masi è professore di sociologia del lavoro presso l’università La Sapienza di Roma, è fondatore della S3–Studium e della SIT, ha pubblicato numerosi saggi tra cui “L’ozio creativo” e “Mappa Mundi”. Qui, qui o qui puoi trovare i suoi libri. Qui il suo sito web e qui la sua biografia. Qui trovi quello che riporta Wikipedia. Qui trovi la pagina del festival.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quello che viene detto. Usa la tua testa e non regalare la tua fiducia.

Buona visione

Buon 2014?

Auguri! Più che un’occasione per farti ancora gli auguri di un buon 2014, questo breve post vuole essere solo un personale sguardo all’anno che verrà.

Ci siamo lasciati alle spalle un pessimo 2013, con un’Italia guidata ancora dalla vecchia politica, quella che ha perso le elezioni, un paese che sta subendo danni economici e sociali come se fosse bersaglio e terreno di una guerra tradizionale. E la guerra c’è veramente anche se le armi utilizzate sono altre, sono armi finanziarie ed economiche, ma sono sempre armi di distruzione.

I risultati di questo conflitto sono sotto i nostri occhi: povertà in aumento, aziende che chiudono, i giovani che emigrano all’estero, stagnazione economica e sociale. I ricchi si arricchiscono e gli altri si impoveriscono. Sono fatti confermati dai dati di tutte le fonti ufficiali e non allineate, cambiano solo le percentuali e i valori dei parametri.

L’anno che viene, il 2014, si prospetta più cupo del precedente. Sì, mi spiace dirlo, le cose cambieranno, sì, ma in peggio. In particolare,

1. non andremo alle elezioni

come molti pensano o sperano. E’ poco probabile che l’opposizione e i movimenti di piazza riescano a portare il paese alle elezioni. Potrebbe accadere se uno dei partiti di maggioranza o finta opposizione cessasse di sostenere la finzione, ma nessuno di loro ha l’interesse di andare alle elezioni. Quindi presidente, governo e parlamento illegittimi continueranno a condurre gli affari propri e a restare in carica senza fare nulla se non quello che l’Europa e i mercati vogliono.

2. L‘economia dell’Italia andrà peggio

non può che andare peggio se consideriamo con obiettività cosa è stato fatto concretamente dal governo. Hanno speso di più aumentando il debito pubblico, hanno aumentato le tasse e lo rifaranno anche quest’anno, hanno tagliato i servizi locali costringendo i cittadini a pagarseli, quindi complessivamente hanno sottratto ricchezza ad aziende e cittadini che di certo non spenderanno di più, ma di meno. Di conseguenza avremo ancora più recessione e austerità, il debito pubblico crescerà e il pil continuerà a calare in modo marcato, almeno un -2% direi alla fine del 2014. E’ facile prevedere che

3. diventeremo più poveri.

Non solo aumenteranno i poveri e le persone che non arrivano a fine mese, ma l’effetto dell’euro e dell’unione monetaria diventerà ancora più pesante e devastante. L’Italia riceverà ancora più pressioni dall’europa e dal mondo finanziario per privatizzare i beni pubblici, per rispettare gli accordi, per pagare tutto, per fare di tutto per essere più competitivi, per permettere acquisizioni facili di grandi marchi, aziende e perfino banche italiane.

4. Vedremo crescere le proteste e tensioni sociali

vedremo la gente scendere in piazza, ma non solo i giovani, gli estremisti e i professionisti della protesta, ma i borghesi, i genitori, i trentenni e quarantenni che si rendono conto di non avere un futuro. E forse vedremo cose peggiori, strumentalizzazioni, terrorismo, violenze mirate, o peggio. Spero di no.

5. Giornali, tv e media allineati continueranno a diffondere menzogne

e a distorcere l’informazione e quindi la realtà di chi ancora si affida senza senso critico a questi media di propaganda, proprietà di industriali, banche e partiti. La sfrontatezza con cui certi giornalisti e certe testate tessono menzogne è seconda solo a quella della classe politica.

6. Non usciremo dall’euro

nonostante sia il metodo più veloce per sistemare la situazione economica e bloccare il saccheggio. Se scavi dietro al terrorismo (l’economia imploderà, buuu) e alle ideologie, l’uscita dall’euro non è la fine del mondo, ma ci renderebbe di nuovo competitivi rispetto agli altri paesi europei e farebbe ripartire l’economia italiana, la produzione, le esportazioni, eccetera. Ma non è quello che vogliono Germania, BCE, burocrati, mondo finanziario e classi dominanti. Loro hanno altro interessi e obiettivi.

La realtà è che la maggioranza dei cittadini italiani ha dato sostegno e voto al peggio della vecchia politica, senza comprendere o accettare ancora che il patto sociale che ha tenuto in piedi l’Italia per quarant’anni non c’è più. I ricchi fanno quello che pare a loro, lo stato non garantisce più il lavoro nè la crescita, né garantisce il minimo benessere per la borghesia che sta affondando nella povertà.

Questo è il 2014 che intravvedo. Spero non sarà così, naturalmente. Lo vedremo insieme se mi seguirai lungo questo cammino. A presto ;D

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