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Cosa sono i media

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Cos’è un media?

Anche se più correttamente dovremmo dire: “cos’è un medium?”.

Media, plurale di medium, è una parola che deriva dal latino e significa “mezzo, strumento“. Il termine è usato solitamente al plurale (es: mass media) sia in italiano sia in inglese, mentre il singolare medium è adoperato raramente.

I media sono strumenti attraverso cui avviene la trasmissione di informazioni su eventi vicini e lontani a cui non assistiamo direttamente.

Idealmente il primo e più antico strumento (medium) a disposizione dell’uomo per comunicare informazioni è il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. Per migliaia di anni la trasmissione delle conoscenze tramandate da generazione in generazione ha permesso all’uomo di mantenere ciò che era stato appreso in precedenza e quindi di evolvere.

Nel tempo insieme all’uomo anche gli strumenti (media) si sono evoluti, per esempio con l’invenzione della scrittura, ma i canali di trasmissione dell’informazione sono sempre rimasti gli stessi: la vista e l’udito. Anche ai giorni d’oggi la natura dei media si fonda su testo scritto e immagini (vista) e sui suoni (udito). Dai papiri agli ipertesti del web, dai graffiti ai filmati, dalla voce umana ai suoni registrati su supporti più moderni, la natura dei media è rimasta sostanzialmente inalterata.

Con la stampa si è assistito alla comparsa dei mass media o dei mezzi di comunicazione di massa (fine del XV secolo). Alla fine del XIX secolo sono comparse le registrazioni audio, seguite dal cinema come mass media visivo (inizio del 1900 circa), dalla radio (1910) come primo mezzo di trasmissione veloce a distanza e dalla televisione (1950 circa). Nei tempi recenti abbiamo vissuto la comparsa di internet (dal 1990 circa) con i suoi ipertesti, la trasmissione ultraveloce di contenuti audio e visivi.

Nel post “I media e la visione della realtà” abbiamo visto che di solito un media di massa è un’organizzazione complessa di persone e mezzi con l’obiettivo di divulgare informazioni a molte persone attraverso uno o più canali. Il ruolo dei media di massa dovrebbe essere quello di informare le persone/cittadini sui fatti, in modo da permettere loro di comprendere la realtà e vederla per quella che è. Questo in quanto le nostre scelte e quindi le nostre azioni dipendono dalla nostra visione della realtà.

I media comunicano informazioni che influenzano la nostra visione della realtà e che quindi influenzano le nostre decisioni. Questo è stato dimostrato dalle numerose ricerche psicologiche e sociali relative alla comunicazione e ai mass media. Per tutto il 20° secolo fino a oggi si sono studiati gli effetti dei media sul pubblico, la loro influenza e la loro persuasione.

Si è scoperto per esempio come i media possono influenzare in base alle scelte delle notizie comunicate e allo spazio a loro concesso (agenda setting). In sostanza l’idea è che la gente pensa agli argomenti che le vengono suggeriti dai mass media, che decidono gli argomenti e lo spazio da dedicare in base alle pressioni cui sono sottoposti. Maggiore è l’importanza che i media dedicano alla questione, maggiore è il riconoscimento pubblico che l’argomento presentato riceve. I mass media non riflettono la realtà, ma piuttosto la filtrano e la modellano, concentrando la loro attenzione su pochi temi scelti e facendo credere al pubblico che siano i più importanti, distogliendola da altri temi scomodi per farli scomparire oltre l’orizzonte del pubblico.

Si è scoperto che i media rafforzano facilmente le opinioni esistenti, mentre solo una piccola percentuale di pubblico è portata a cambiare opinione, più per effetto degli opinion leader che per i media stessi. L’opinion leader è un utente attivo dei media che interpreta il significato o il contenuto dei messaggi mediatici per utenti che hanno fiducia in lui (es: perché lo considerano più competente su un dato argomento).

Inoltre si è scoperto che una persona singola è disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un’opinione che percepisce essere contraria all’opinione della maggioranza per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza (spirale del silenzio). Il contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può, col passare del tempo, causare un’incapacità nel pubblico nel selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media e provocando così la spirale del silenzio. Oltre a generare nel pubblico omologazione e conformismo.

Infine negli anni 90 del secolo scorso si è verificato l’effetto del framing (inquadrare, porre una questione dentro una cornice determinata), un’operazione concettuale e linguistica in cui il senso delle parole non indica solo il senso delle cose di cui si sta parlando, ma lo orienta e lo “inquadra” dando o togliendo dalle cose certe loro qualità (Noblejas, 2006).

“Possiamo definire framing come il processo di cogliere alcuni degli elementi di una realtà percepita e di assemblarli in una narrazione che sottolinea le connessioni fra di loro, allo scopo di promuovere un’interpretazione particolare” (Entman). Il framing funziona e visti gli effetti e le implicazioni politiche e commerciali è oggetto di studio tutt’oggi.

Come probabilmente ti sarai accorto, è facile trovare parallelismi tra questi studi e la retorica, l’arte del discorso pubblico, e non a caso. Perché in fondo è quello di cui stiamo parlando, sempre di discorso pubblico, di comunicazione di informazioni, di modulare l’informazione per lavorare sui meccanismi psicologici e sociali umani. Con l’unica differenza che il discorso pubblico oggi è mediato dai mezzi di comunicazione sociale, con tutti i limiti e le caratteristiche che questi mezzi portano con sé.

Ed è per tutto quello che abbiamo visto finora che i media sono inevitabilmente oggetto di interesse da parte di chi vuole manipolare le persone, in quanto controllando i media e l’informazione che diffondono, si influenza e manipola la visione della realtà di lettori/spettatori, quindi si influenzano le loro scelte e i loro comportamenti. Arrivando in questo modo anche a indurre le persone a prendere decisioni contrarie al loro interesse, ma favorevoli agli interessi di chi i media li possiede o li controlla.

Non a caso negli ultimi trent’anni i media si sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, di solito grandi gruppi privati, di solito poco interessati a produrre buona informazione. I mass media oggi sono di proprietà o sono influenzati da una ristretta élite che mira ai propri interessi.

Ecco cosa sono i media, i mass media oggi.

A presto ;D

L’informazione e il potere

l'informazione e il potereNel precedente post, abbiamo visto come noi esseri umani viviamo e comprendiamo il mondo attraverso i sensi e non possiamo conoscere quello che accade oltre i limiti dei nostri sensi.  A meno di non usare strumenti che li ampliano (es: telecamere, registrazioni, ecc) o di comunicare con i testimoni diretti di quello che accade, o con un tramite che ci riporta il racconto dei testimoni. I media sono il tramite che ci permette di conoscere quello che accade.

L’informazione ci permette di conoscere, il mondo e gli eventi, oltre la nostra esperienza diretta, e di agire di conseguenza, di scegliere cosa fare e come farlo.

Chi può accedere all’informazione ha la possibilità di agire, sa cosa e come fare le cose, sa perché, può prevedere gli eventi e i risultati delle proprie scelte e può avvantaggiarsi con esse. Pensa alle invenzioni o alle scoperte e a come hanno cambiato i destini di persone e popoli, oppure pensa alla conoscenza specialistica e alle categorie che se ne privilegiano come i dottori, gli avvocati e gli economisti. O più semplicemente pensa a chi conosce l’ubicazione di una spiaggia fuori mano, o di alberi da frutto che nessuno rivendica.

Chi può accedere prima all’informazione ha la possibilità di agire prima, sa cosa accade o accadrà prima degli altri, quindi può avvantaggiarsene prima degli altri. Per esempio pensa agli investimenti finanziari e all’insider trading, persone che sanno cosa sta per accadere nelle aziende e sui mercati e guadagnano illecitamente per questo. O immagina a chi sa che un terreno sta per essere espropriato per lavori pubblici, può acquistarlo o acquistare quelli limitrofi per trarne profitto futuro.

Invece cosa succede se ricevi informazioni false, sbagliate o imprecise?

Se le consideri come vere e affidabili, se prendi decisioni basandoti su di esse, queste saranno poco efficaci e sbagliate per te, vantaggiose per altri. Tutti “arrotondiamo” la realtà, minimizziamo, smorziamo o adattiamo i fatti, con noi stessi e con gli altri. Lo facciamo perché abbiamo imparato fin da bambini che è un modo efficace per trarre vantaggi, evitare punizioni, per far apparire migliori cose, situazioni e noi stessi di quello che siamo.

Nel mondo degli adulti manipolare l’informazione e gli altri è la norma, tutti lo facciamo, ma in piccolo, facendo attenzione a non perdere troppa credibilità. Credibile è colui a cui possiamo credere, perché non mente. Proprio perché sappiamo l’effetto e l’efficacia delle menzogne e del manipolare l’informazione, per convivere con gli altri chiediamo di non farlo. O li escludiamo socialmente. Perché vivere insieme è meglio, mentre mentire aiuta ma ci rende difficile la vita sociale.

Eppure chi può, lo fa, in grande. Lo fanno i politici e i partiti, lo fanno i governi, lo fanno gli eserciti e i servizi segreti, lo fanno le corporation, le banche e l’industria, lo fanno le aziende pubblicitarie e la grande distribuzione. Perché lo fanno? Perché manipolando l’informazione che gli altri ricevono si possono influenzare le loro scelte e i loro comportamenti. Ed essendo “grandi” gli individui che manipolano non devono pagare personalmente e possono continuare a far parte di un gruppo sociale.

Un esempio, pensa all’amianto, a quanti sono morti non sapendo della sua pericolosità. Nonostante i vertici dei produttori e altri sapessero, per decenni si è continuato a produrre amianto, a proteggere l’interesse di pochi. Ho scelto un esempio drammatico perché tu comprenda cosa può accadere quando qualcuno manipola l’informazione o la nasconde. Chi controlla l’informazione ha questo potere.

Io lo so, tu lo sai, perché è intuitivo.

È intuitivo che sapere più e prima degli altri ci permette di agire meglio e prima, di avvantaggiarci rispetto agli altri. Altrettanto intuitivo è comprendere che manipolare l’informazione che gli altri ricevono, permette di manipolare la loro realtà e quindi le loro scelte. L’informazione è potere, sia a livello linguistico, cioè permette di poter fare, sia a livello sociale, permette ad alcuni di poter fare mentre altri che non sanno non possono.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, un periodo di cambiamenti globali sia politici che economici, possiamo vedere con chiarezza e “in grande” come i media e la manipolazione dell’informazione venga usata da chi può per i propri interessi.

Finché consideriamo piccolo esempi, come la disparità informativa tra chi compra e chi vende sul prodotto, sul suo valore reale, questo riguarda gli interessi di poche persone. Quando invece parliamo di media nazionali e internazionali che raggiungono interi popoli, allora la cosa diventa facilmente drammatica.

Qualche esempio. Pensa al referendum costituzionale qui in Italia, pensa a come i media di proprietà o influenzati da chi sostiene il partito al governo martellino noi cittadini con una vera e propria campagna elettorale per spingerci a votare sì. Lo fanno dando più spazio a chi sostiene il sì, molte volte di più, ma anche manipolando l’informazione sulle ragioni, sull’utilità e l’efficacia della modifica costituzionale. Questo perché la modifica non è un vantaggio per tutti, anzi.

Se andiamo oltre i confini italiani, la situazione è anche peggiore. Basta seguire con attenzione la campagna presidenziale negli Stati Uniti. Aldilà dei candidati discutibili, Clinton e Trump, sono i media che hanno raggiunto un livello di manipolazione raccapricciante. E considerato che sono aziende private, proprietà di pochi che sostengono la Clinton per i propri interessi, non possono che sostenere lei a discapito di Trump. Ti invito a leggere il post di Marcello Foa a proposito.

Se ci spostiamo in Siria, osserviamo come il conflitto più ignorato dai media sia diventato quello più manipolato. Che gli eserciti considerino il controllo dell’informazione una priorità, è noto dalla guerra in Vietnam, ma che i governi arrivino a produrre materiale falso e vere e proprie campagne false per sostenere le proprie politiche estere è una cosa relativamente recente. Se però leggiamo questa inchiesta del Bureau of Investigative Journalism, scopriamo che i video dell’Isis erano stati ordinati dal Pentagono e realizzati da un’azienda di comunicazione inglese.

Non c’è limite alla manipolazione dell’informazione da parte dei grandi protagonisti della politica e dell’economia, il cui obiettivo è quello di manipolare le nostre scelte a vantaggio loro o di minoranze. Minoranze di potenti naturalmente, persone che possono.

Buona serata e a presto ;D

Scelte e stati d’animo

Lacrima

Stasera vorrei approfondire il ruolo degli stati d’animo nelle scelte.

Come abbiamo già visto in altri post, il tuo stato emotivo influenza la tua capacità di prendere decisioni e le decisioni che prendi. Per esempio, se sei spaventato tenderai ad evitare di prendere qualunque decisione, mentre se sei arrabbiato tenderai a fare scelte affrettate che soddisfino il tuo bisogno di sfogare le tue emozioni.

Per questo quando affronti una scelta non solo devi essere consapevole di avere di fronte una decisione, ma devi essere consapevole del tuo stato emotivo. Gioia, invidia, paura, tristezza, rabbia, sorpresa e il resto delle emozioni influenzano le tue capacità e la tua attenzione, modificano la tua prospettiva e le tue intenzioni, ognuna in modo diverso, e in questo modo influenzano la decisione che devi prendere.

In meglio? In peggio?

Di solito ti spingono a scegliere al di sotto delle tue possibilità e capacità. Come ho già accennato, ti spingono a procrastinare, oppure a decidere frettolosamente, oppure a scegliere da un punto di vista limitato, o manipolano il tuo focus, quindi la tua prospettiva.

Tutto questo non ti permette di avere una visione ampia e profonda della scelta che stai affrontando, e limita la tua visione delle conseguenze.

Sto dicendo che dobbiamo scegliere freddamente e seguendo la logica?

No, niente affatto, le emozioni sono preziose e ci rendono umani, ma quando prendiamo una decisione dobbiamo essere consapevoli di cosa proviamo, del livello emotivo, della causa del nostro stato d’animo, degli effetti che possono avere sulla nostra scelta.

Devi conoscere le tue emozioni, da dove nascono, cosa le provoca, perché e come. Questo significa che devi conoscere te stesso il meglio possibile.

Se sei una persona irritabile, dovresti sapere cosa provoca la tua rabbia, cosa ti spinge a fare e come placarla. Se sei invidioso, dovresti sapere che stai desiderando quello che desiderano gli altri e perché. E così via.

Cosa dici? Uno psicologo?

No, non ti serve uno psicologo per capirti meglio.

Noi esseri umani impariamo a esprimere le emozioni fondamentali in tenera età dai nostri genitori e crescendo apprendiamo quelle complesse dalle persone con cui viviamo o che frequentiamo. Non sempre però siamo consapevoli delle esperienze che hanno influenzato la nostra capacità di provare quella specifica emozione, del come e perché la proviamo proprio in quel modo.

La prima cosa che devi fare è prestare attenzione a te stesso, alle tue emozioni. Quando provi qualcosa, direi per la maggior parte del tempo, prova ad ascoltarti, a osservare quello che ti accade dentro, ai pensieri che si scatenano nella tua mente. Osservati e studiati, prendi appunti e impara. Questo è il primo passo.

Via via che diventerai consapevole delle tue emozioni, diventerai anche consapevole della loro influenza sulle tue decisioni.

Così ti renderai conto anche dei trucchi emotivi del marketing e dei venditori, di come veniamo bombardati da stimoli che mirano a provocare in noi la paura, e di come ogni giorni istituzioni e persone cercano di manipolare le nostre emozioni per manipolare le nostre scelte.

Il mondo in cui viviamo non è come ce lo dipingono.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi lasciare la tua opinione o un tuo contributo, non esitare a lasciare un commento.

Grazie per avermi seguito fin qui e a presto ;D

Consapevolezza e capacità di scegliere

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Perché in questo blog parlo di scelte e consapevolezza?

Cosa lega la consapevolezza alla capacità di scegliere di ognuno di noi?

Nel post “Consapevolezza” abbiamo compreso che si è consapevoli quando si conosce e si comprende in piena coscienza un oggetto, un evento, una caratteristica, una persona, un’azione, un sentimento, una conseguenza, eccetera. La consapevolezza è legata al presente, a uno stato mentale transitorio, un momento perfetto in cui la coscienza è elevata e abbiamo il giusto mix di lucidità, presenza, apertura e calma interiore. Raggiungere questo stato mentale non è automatico, ma è una dote innata in tutti noi che si manifesta inconsciamente e in modo incontrollato.

La consapevolezza è generata dall’incontro di conoscenza, comprensione e coscienza, e si manifesta attraverso uno stato mentale che possiamo definire lucido, aperto e presente. Al contrario la consapevolezza è negata e ostacolata da:

  1. un’elevata emotività, come paura e rabbia,

  2. dal pensiero nevrotico e ricorsivo,

  3. dall’ignoranza in generale,

  4. da un carattere chiuso,

  5. dalla scarsa conoscenza della propria interiorità,

  6. da una visione distorta della vita,

  7. da atteggiamenti mentali negativi,

  8. da mancanza di attenzione, di focus,

  9. da regole e convinzioni limitanti

    e altro ancora.

Nel post “Incapaci di scegliere” abbiamo visto come noi esseri umani siamo dotati naturalmente delle capacità necessarie per prendere decisioni, esse sono implicite nella nostra intelligenza, grazie alla quale possiamo andare oltre ai geni e alla cultura, e prendere decisioni secondo valutazioni personali, basate sulle informazioni disponibili, ma anche sulla consapevolezza personale di noi stessi e del mondo in cui viviamo.

Quindi le nostre scelte non dipendono solo dalle informazioni che otteniamo sul problema, dal nostro stato emotivo o dalla nostra esperienza, ma dipendono dalla nostra consapevolezza. Maggiore è la consapevolezza di noi stessi, della realtà e della situazione e migliore sarà la nostra scelta.

Pensaci.

Pensa a te stesso dieci anni fa, vent’anni fa, quand’eri adolescente. Pensa a decisioni che hai preso allora, pensa a come le affrontavi. Il tuo primo lavoro, la tua prima auto, la storia con quel ragazzo, quella ragazza, le prime grandi sfide. Pensa a come le affronteresti ora.

Diversamente, vero?

Non è solo senno di poi, cioè di sapere prima quello che accadrà dopo, quanto piuttosto del modo diverso con cui ti confronti oggi con una scelta, di come vedi più lontano lungo le strade che si aprono dinanzi a te, di come percepisci meglio i contorni ingannevoli delle alternative e delle loro conseguenze, di come intuisci prontamente i tentativi di influenzarti.

E’ qualcosa di più della semplice esperienza, è consapevolezza, una più profonda consapevolezza soprattutto di te stesso, ma anche degli altri e degli intricati schemi della realtà in cui vivi. Ti guardi allo specchio e ti basta un colpo d’occhio per capire cosa ti scorre sotto la pelle. Guardi il mondo e il tuo sguardo è più ampio e allo stesso tempo profondo, tanto da cogliere quasi la trama della tela su cui è dipinto questa meraviglia che chiamiamo vita.

Ogni singolo passo in più verso la consapevolezza ci rende più capaci ed efficaci nelle nostre scelte. Ci permette di affrontare situazioni che un tempo ci terrorizzavano, di affrontare con un sorriso le sfide piccole e grandi che la vita ci offre.

Tu cosa ne pensi?

Come affrontavi le scelte un tempo? E come le affronti oggi?

Se vuoi esprimere il tuo pensiero non esitare a lasciare un commento.

Grazie per avermi seguito fin qui.

A presto ;D

Le scelte sono il fulcro

Le scelte e il fulcro

Perché parlare delle scelte?

Con queste parole un amico si è lanciato in un’appassionata spiegazione del perché un blog che parla del prendere decisioni interessa ben poche persone. E’ un argomento noioso, che interessa manager, politici e imprenditori. E’ un’attività poco utile in quanto la maggior parte delle scelte non è veramente tale. Prendere le decisioni è solo una conseguenza di eventi fuori dal nostro controllo, siamo costretti a scegliere di fronte ai problemi che il mondo ci prensenta. E molto altro ancora.

Tu cosa ne pensi?

Non senti qualcosa di sbagliato in queste parole?

Io sì e, mentre lo ascoltavo stupefatto, ho capito con chiarezza che scegliere è il fulcro della nostra vita e della realtà in cui viviamo. Della nostra vita e della realtà.

Ognuno di noi è la somma delle scelte che compie lungo la sua vita. Questo è intuitivo, vero?

Se di fronte a un bivio avessimo scelto l’alternativa, la nostra vita sarebbe diversa: vivremmo altrove, con qualcun altro, avremmo un lavoro diverso, idee e cultura diverse, saremmo persone diverse. Non importa migliori o peggiori, diverse. Saremmo qualcuno di diverso, poco o tanto, ma diverso.

Quindi le scelte che abbiamo compiuto fino a oggi definiscono il nostro passato, la nostra storia, e definiscono noi, chi e cosa siamo ora, adesso, qui.

E quando intendo scelte, intendo tutte le scelte: quelle piccole che prendiamo continuamente, spesso inconsciamente, e che affrontiamo per la maggior parte grazie ai meccanismi automatici che abbiamo sviluppato; ma anche quelle grandi, importanti, che pensiamo cambino il nostro futuro.

Se ci fermiamo a valutare la nostra quotidianità, tra le pieghe del nostro agire possiamo stanare centinaia di scelte che si susseguono lungo la nostra giornata, tante da rimanere stupefatti. Fallo. Con un poco di pazienza riconoscerai la catena di decisioni che come i nodi in un tappeto intessono il disegno di ciò che siamo veramente.

E’ vero che solo in parte sono vere scelte, ma perché noi stessi le rendiamo tali. Noi stessi accettiamo di adottare meccanismi di scelta automatici basati su credenze e valori, e noi stessi accettiamo e adottiamo le regole della società in cui viviamo. Ma possiamo decidere di affrontare quelle scelte e di scegliere diversamente.

Come dici?

Sì, è vero, le regole del mondo, della fisica e della chimica sono piuttosto difficili da rifiutare, ma che lo vogliamo o meno, anche di fronte alla morte abbiamo la possibilità di scegliere.

Finisce qui?

No, le nostre scelte non solo definiscono noi stessi, ma definiscono anche gli altri attorno a noi. Dopotutto passiamo parte del nostro tempo tentando di influenzare, controllare o manipolare le scelte altrui, per indurre il nostro prossimo ad assecondarci. E questo non vale solo per i commerciali, i pubblicitari, i politici, i ricchi e potenti che vogliono controllare il mondo, ma vale per ognuno, in misura più o meno grande.

Che lo ammettiamo o meno, ognuno di noi sa quanto utile e importante sia influenzare il nostro prossimo, e tutti lo facciamo in un modo o nell’altro. Quindi le scelte che facciamo riguardo il nostro prossimo lo definiscono.

L’ultimo passo che vorrei invitarti a fare riguarda la realtà che ci circonda: le scelte che noi adottiamo definiscono la realtà. Pensaci. Come gestisci i rifiuti di casa tua, il mezzo con cui ti sposti, cosa e come fai gli acquisti, cosa mangi, come ti vesti, dove fai le tue vacanze, perfino le tue abitudini lasciano un segno sul mondo, non importa che sia solo sul giardino di casa tua o sulla salute di persone distanti migliaia di chilometri.

Le tue scelte cambiano e definiscono il mondo intorno a te, in quale misura non importa, che tu sia il presidente degli stati uniti o l’ultimo dei disperati, le tue decisioni modellano il mondo.

Quindi le scelte sono il fulcro attorno a cui ruota tutto quanto: noi, passato, presente e futuro, gli altri, vicini e lontani, il mondo, tutto. Perfino il destino del pianeta e della nostra razza.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi dire la tua non esitare a lasciare un commento.

Stay free

A presto ;D

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