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L’informazione dei nostri tempi

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Diversi giorni fa discutevo animatamente con un amico sulla questione dei migranti, una discussione appassionata causata da visioni diverse degli stessi argomenti, determinate non da convinzioni personali antitetiche quanto dalle diverse fonti di informazioni consultate. Uno si affida ancora ai media tradizionali in lingua italiana mentre l’altro si affida di più ai media online in lingua inglese. Mentre cercavo di capire la causa delle differenze mi sono reso conto di quanto sia davvero fondamentale la qualità dell’informazione.

Perché?

Perché noi esseri umani ci comportiamo, agiamo e decidiamo in base alla visione che abbiamo della realtà, quindi in base alle informazioni che abbiamo raccolto su di essa.

Come abbiamo ripetuto in molti altri post (per esempio “I media e la visione della realtà”, I 9 sensi e il flusso”), percepiamo la realtà attraverso i nostri sensi, sorprendenti ma limitati, quindi per conoscere gli eventi che accadono oltre e altrove abbiamo bisogno di conoscere le testimonianze dei testimoni, direttamente da loro o tramite intermediari.

I media ci permettono di conoscere il mondo altrove perché ci portano l’informazione degli eventi accaduti lontano oltre l’orizzonte, oltre i nostri sensi. La comunicazione degli eventi non è semplice come può sembrare, sia per i limiti della comunicazione stessa, del linguaggio o degli strumenti utilizzati, sia perché quella che riceviamo dai media è un’interpretazione della realtà, quindi imprecisa per definizione.

L’informazione è sempre imprecisa anche se non c’è intenzione da parte dei testimoni o di chi controlla i media di intervenire sull’informazione, cioè di fornire volutamente un’informazione manipolata, per ragioni come l’interesse personale o il profitto. In tal caso la nostra visione di quello che accade viene distorta in modi che possono influenzare le nostre decisioni.

Perché in fondo lo scopo di chi manipola l’informazione è quello di manipolare le decisioni di chi la riceve. Lo sanno i bambini che mentono per evitare punizioni o per ottenere ricompense non dovute, lo sanno i pubblicitari che vogliono convincerci a desiderare qualcosa quindi a comprarla, lo sanno i politici che cercano di farci votare per loro, eccetera.

Detto questo esaminiamo i media a nostra disposizione qui in Italia. C’è una televisione, un giornale, una radio che offre un’informazione affidabile, obiettiva e completa?

Nei post “A chi appartengono i giornali in Italia1, 2 e 3 e “A chi appartengono le agenzia di stampa” abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono, ma fare profitto.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Inoltre non dobbiamo dimenticare il potere degli inserzionisti: quando lo scopo principale di un giornale è il profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro? L’inserzionista ha il potere di influenzare un giornale perché influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Tutto stesso vale per tutti i media che siano radio, tv o pubblicazioni di qualsiasi tipo.

Nel post “I media e la visione della realtà” abbiamo visto come il ruolo dei media di massa dovrebbe essere quello di informare le persone sui fatti, in modo da permettere loro di comprendere la realtà e vederla per quella che è.

Ma proprio per questo che i media sono inevitabilmente oggetto di interesse da parte di chi vuole manipolare le persone, in quanto controllando i media e l’informazione che diffondono, si influenza e manipola la visione delle realtà di lettori/spettatori/utenti, quindi si influenzano le loro scelte e i loro comportamenti.

Non a caso negli ultimi trent’anni i media si sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, di solito grandi gruppi privati, di solito poco interessati a produrre buona informazione. I media oggi sono influenzati da una ristretta élite, da una minoranza potente che si prende cura dei propri interessi.

Nel post “I media sono strumenti di propaganda” abbiamo esaminato come negli ultimi anni i media occidentali hanno rivelato al mondo di essere niente altro che strumenti di propaganda per gli interessi e gli obiettivi di coloro che li possiedono. E’ diventato eclatante durante l’ultima campagna elettorale Usa e durante la guerra in Siria, ma anche in Italia i media hanno dato il peggio di sé durante la campagna per l’ultimo referendum. Non a caso li chiamiamo media allineati.

Il punto è che le nostre scelte e le nostre azioni dipendono dalla nostra visione della realtà, ma la nostra visione della realtà dipende dalla qualità delle informazioni a cui attingiamo, ma i media che dovrebbero fornirci questa informazione in realtà la manipolano per manipolare le nostre scelte.

Nel post “Il problema sono i media” abbiamo visto come alterando l’informazione il media altera il quadro interpretativo della realtà delle persone e le influenza per spingerle a comportarsi e a prendere decisioni sbagliate per loro stessi a vantaggio del mandante della manipolazione.

Se a questo aggiungiamo anche la manipolazione del significato del linguaggio e la manipolazione della psicologia e della sociologia umana, l’efficacia della manipolazione dell’informazione diventa tale che i media non solo possono distorcere la visione della realtà delle persone, ma se gli individui non sono preparati e consapevoli, possono cambiarne le convinzioni, il comportamento, il passato, il linguaggio e il pensiero.

Quindi?

Il problema oggi sono i media.

Sono strumenti di controllo ancora efficaci sulla maggior parte della popolazione, che non ha il tempo o non è in possesso delle competenze per riconoscere l’informazione manipolata.

Quindi come possiamo fare a informarci?

Mi spiace dirlo, ma informarsi oggi è una lotta continua, è sviluppare un forte senso critico e diffidare della maggior parte dei media e delle informazioni, è spendere tempo e risorse per trovare conferme tra il rumor bianco e le manipolazioni.

Quali sono le fonti affidabili, obiettive e credibili a cui possiamo attingere?

Da un lato abbiamo il 99% dei media tradizionali nelle mani o influenzato dalla politica, lobbies o minoranze interessate, dall’altro abbiamo un fiume di nuovi media sul web, più o meno disorganizzati, in parte allineati/influenzati, sempre più minacciati e oggetto di pressioni e repressioni crescenti, che soprattutto ribattono le notizie valutandole e dando interpretazioni diverse, individuando quelle importanti ma poco visibili.

Ebbene le fonti affidabili, obiettive e credibili sono come l’araba fenice, un mito, che ogni tanto, per un breve periodo appaiono per davvero per poi perdersi nel mare dell’informazione.

Dico questo perché si trovano i media non allineati, basta cercare, ma di fatto questi attingono la maggior parte delle notizie dalle agenzie di stampa o da altre fonti allineate/influenzate, ma soprattutto perché la maggior parte delle notizie che circolano ogni giorno vengono da fonti istituzionali o aziendali e sono manipolate alla fonte.

Inoltre dobbiamo ricordare sempre che queste fonti di informazioni non allineate offrono interpretazioni dei fatti e delle notizie da parte di persone più o meno preparate sui diversi argomenti, con una loro visione delle cose, convinzioni, credenze e idee.

Quindi dotiamoci di senso critico e degli strumenti intellettuali che ci permettano di valutare fonti e informazioni e, anche se troviamo la fenice, usiamo la nostra testa e non facciamoci trascinare dal fiume di parole che ci circonda.

A presto ;D

Cos’è l’autorevolezza?

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Ognuno di noi impara cosa sia l’autorità molto presto nella vita. Sono i nostri genitori a insegnarci il significato di questa parola, con l’esempio di fronte a un’autorità superiore ed esercitandola su di noi, cioè imponendoci regole e comportamenti con la forza, non importa se fisica o psicologica.

Il termine autorità deriva dal latino, auctoritas, e indica “il potere determinante che la volontà di una persona esercita (per forza propria, per consenso comune, per tradizione, ecc.) sulla volontà o sullo spirito di altre persone” e contemporaneamente indica “la posizione di chi è investito del potere, tutelato dalla legge, di emanare atti vincolanti l’attività dei destinatari”.

Come abbiamo visto nei post “Questione di autorità” (qui e qui), sin da piccoli veniamo educati a pensare che obbedire all’autorità legittima è giusto e doveroso, mentre disobbedire è sbagliato. Pensaci. Veniamo istruiti a obbedire alla maestra, ai grandi, a rispettare le regole e più tardi la legge. Per insegnarcelo veniamo puniti se sbagliamo, con un rimprovero quando siamo piccoli, con la disapprovazione sociale quando siamo grandi, a cui si aggiungono punizioni più concrete, per esempio, multe, arresto, prigione.

L’evoluzione ci ha spinto al rispetto dell’autorità in quanto permette all’uomo di organizzarsi, crescere e suddividere i compiti, rendendo possibile lo sviluppo di una società evoluta, capace di realizzare strutture complesse per la produzione di beni, il commercio, la difesa, l’espansione e il controllo sociale.

Se tutti facessero come gli pare, certi tipi di organizzazioni sociali non esisterebbero e con loro non esisterebbero i vantaggi che portano. Per esempio, non ci sarebbe stata l’evoluzione tecnologica di cui godiamo, quantomeno non nello stesso breve tempo.

Anche per questo in quasi tutte le organizzazioni sociali esiste una gerarchia e un’autorità che prende forza dal rispetto della gerarchia e dall’adesione al gruppo sociale. Perché l’obbedienza all’autorità fa comodo alla maggioranza dei membri dell’organizzazione. Per esempio, perché le informazioni fornite da un’autorità riconosciuta sono un’utile scorciatoia per decidere come comportarci in diverse situazioni.

Chi ha autorità è sempre il migliore, il più meritevole, ha sempre ragione e non sbaglia mai?

No, naturalmente, in primo luogo perché siamo esseri umani, in secondo luogo perché l’autorità comporta responsabilità, ma anche vantaggi e privilegi che attirano l’interesse anche dei peggiori, di coloro che cercano ruoli di autorità per i privilegi che comportano. Ma non vogliamo approfondire qui il tema dell’autorità, dell’efficacia della selezione e della formazione per questi ruoli e delle strutture sociali esistenti e possibili. Sono temi ampi quanto interessanti.

In realtà abbiamo iniziato dall’autorità per parlare dell’autorevolezza.

Cos’è l’autorevolezza?

È una qualità riconosciuta a chi dimostra di essere competente, consapevole e abile in un ambito definito, ma anche a chi dimostra saper coinvolgere e influenzarne il comportamento degli altri. L’autorevolezza non è implicita nell’autorità, ma può affiancarla dove chi ha l’autorità si dimostra capace e competenze e sa influenzare gli altri senza ricorrere ai poteri direttivi dell’autorità.

La differenza tra autorità e autorevolezza è quella che esiste tra un capo e un leader. Il capo comanda, il leader influenza attraverso l’espressione di una serie di qualità che trasmettono agli altri una concreta percezione di competenza, capacità, controllo, comprensione, coscienza, efficacia, energia, capacità di decidere e molto altro.

Per dimostrare la propria autorità è necessario dimostrare di possedere/ricoprire lo status sociale/aziendale relativo, mentre per dimostrare autorevolezza è necessario comunicare/interagire con gli altri e dimostrare costantemente le qualità che ci rendono un riferimento.

Mentre l’autorità non richiede particolari abilità comunicative, l’autorevolezza richiede la comprensione e l’abilità di comunicare in modo efficace e coinvolgente. Quindi la capacità di ascoltare gli altri, di esprimere empatia e comprensione, di saper gestire i conflitti, di instaurare rapporti positivi e utili.

Quindi per ottenere autorevolezza agli occhi degli altri, che sia la famiglia, i colleghi, gli amici, i clienti, eccetera, è necessario:

  1. possedere competenze e meriti

  2. dimostrarli costantemente

  3. comunicarlo nel modo più efficace

Si può fingere autorevolezza?

Sì, naturalmente, si può usare dialettica, psicologia e comunicare a livello emotivo per apparire più autorevoli di quello che dovremmo essere, ma solo per breve tempo. Perché l’autorevolezza richiede comunicazione e dimostrazione costante delle qualità che ci rendono autorevoli, quindi se non siamo competenti, esperti o meritevoli, in breve tempo verremo scoperti e ridimensionati.

Concludendo, mentre l’autorità si acquisisce con l’assunzione di uno status rilasciato di solito da un’autorità superiore (es: stato, azienda, chiesa, ecc), che si abbiano o meno capacità, meriti e competenze superiori, l’autorevolezza si ottiene dimostrando costantemente le proprie capacità e competenze attraverso la comunicazione e costruendo relazioni positive.

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