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Chi sono i padroni del mondo di Noam Chomsky

Stasera ti propongo un altro libro che non può mancare tra le tue letture, un libro che offre una visione della realtà storica e politica del nostro mondo diversa dalla narrazione dei media allineati occidentali.

Noam Chomsky Chi sono i padroni del mondo

Chi sono i padroni del mondo

di Noam Chomsky

In questo saggio politico Chomsky propone un ampio studio dei sistemi di potere e degli eventi da essi generati nell’ultimo mezzo secolo, politici, sociali o militari e dei crimini correlati. Il saggio è incentrato principalmente sugli Usa e sulla loro politica estera, i loro piani di dominio, la violazione ripetuta delle norme nazionali e internazionali, spesso da loro stessi volute, e la violazione dei diritti dell’uomo. Il libro delinea i modi di operare di chi governa il mondo, le tecniche e le strategie, l’ideologia distorta, l’assenza di scrupoli morali.

Un passo alla volta ricostruisce gli eventi storici del conflitto israelo-palestinese e delle tensioni mediorientali, la guerra fredda con la Russia o meglio tutte le provocazioni e i momenti di massimo pericolo in cui è stato sfiorata la guerra nucleare. E poi la liberazione dell’America latina, il conflitto con Cuba, l’espansione cinese, il terrorismo odierno e l’unione europea. Chomsky ricostruisce gli avvenimenti, i metodi, le intenzioni e i retroscena degli avvenimenti spesso sanguinosi in cui le prime vittime non sono i civili innocenti ma l’informazione, la democrazia, la liberta, i principi morali e civili.

Questo è forse il miglior libro che Chomsky ha scritto in questo secolo, una fotografia impietosa del mondo moderno e del vero volto dei signori del mondo.

Lo consiglio a chi vuole conoscere meglio chi muove il mondo e come. Sguardi al volto della realtà che possono non piacere, ma che donano una prospettiva più ampia rispetto alla narrazione distorta dei media allineati posseduti o controllati dall’establishment. È una lettura che secondo me non deve mancare nell’esperienza e nella libreria di tutti.

Noam Chomsky è linguista, filosofo e storico, professore di linguistica al Mit, è il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, il più rilevante contributo alla linguistica teorica del secolo scorso. È famoso come anarchico e socialista libertario per il suo impegno politico e sociale a partire dagli anni 60 del secolo scorso, per la sua posizione contro la guerra del vietnam. Ha sempre criticato aspramente i sistemi di potere, la politica estera imperialista degli Stati Uniti, la strumentalizzazione dei mezzi di informazione, la dottrina del neoliberismo e la globalizzazione. Chomsky è stato anche un prolifico scrittore, sia in ambito scientifico che politico, di quest’ultime ricordiamo “La fabbrica del consenso”, “il potere dei media” e “Capire il potere”.

Qui, qui e qui puoi trovare i suoi libri. Qui puoi trovare il suo sito, qui quello che riporta wikipedia. Questa è la sua pagina facebook e questa è la sua pagine twitter. Qui puoi trovare una parte notevole delle sue interviste più recenti, qui una fornita lista dei video e delle registrazioni audio di suoi interventi. Qui puoi trovare una recente e interessante intervista della rai proprio sul libro “chi sono i padroni del mondo”.

Buona lettura e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri post della rubrica.

Che fine ha fatto la satira in Italia?

Che fine ha fatto la satira in Italia?

Pensaci. Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato o letto un poco di satira degna di questo nome?

È sempre più raro ascoltare della buona satira.

Negli ultimi anni i comici satirici sono scomparsi dalle scene, dalla tv come dai teatri. Dove sono andati Luttazzi, Celestini, Balasso e i Guzzanti? Corrado Guzzanti ancora appare talvolta in tv, a ora tarda, ma gli altri si devono cercare a teatro o in rete, ma anche lì è sempre più difficile trovarli. Balasso ha il suo canale Youtube, ma bisogna andare a teatro per apprezzarlo e partiti e istituzioni continuano a mettergli i bastoni tra le ruote. Stessa cosa per Celestini e Sabina Guzzanti. Luttazzi ha abbandonato.

È il declino della satira in Italia.

Perché dovremmo preoccuparci della satira?

Perché la satira non è un’arte come le altre, la sua assenza nella cultura e dalla scena pubblica è un sintomo, un indicatore di cosa la nostra società è diventata.

La satira non è comicità o commedia, è un genere dell’arte caratterizzata dalla critica alla politica e alla società. La satira mira a mostrarne il vero volto e le contraddizioni. Per questo motivo è sempre stata soggetta a violenti attacchi da parte dei potenti di tutte le epoche, fin dall’antica Grecia.

Il nocciolo del problema non è l’assenza del fiume di risate che gli artisti satirici riescono a provocare, risate liberatorie e rivelatrici. Il problema è che la satira va oltre la semplice risata, la satira parla di politica, sesso e religione, per questo la satira misura e mostra lo stato “di salute” della politica e della società in cui viviamo.

Ebbene il paziente sta male.

Il processo di censura culturale e autoritario iniziato da Berlusconi è continuato senza fermarsi sotto i governi di sinistra e perfino con i governi definiti “tecnici”. La sistematica censura dei media, l’ostacolare in ogni modo la diffusione della voce e delle idee dei satirici ci ha portato fino ad oggi.

Perché censurare e perseguitare la satira?

Perché fa di più che dare fastidio additando il re nudo, la satira ti spinge a ragionare, a guardare il vero volto del potere, a guardarti allo specchio per scoprire l’ipocrisia e l’oscenità della società in cui viviamo e che è parte di noi.

La satira è diventata una voce dei vicoli, dei palcoscenici di periferia, mentre dovrebbe essere portata in piazza alla luce del sole. Diamo voce alla satira, mostriamo l’apprezzamento che merita, anche quella più cattiva e sporca, quella che turba, che irride fede e credenze, regole morali e sociali, perché anche in quei momenti ci insegna qualcosa su noi stessi e sul mondo.

Guarda i video, due grandi momenti di satira, ridi e pensa.

Come sempre è fondamentale che tu ascolti con attenzione e senso critico quanto viene detto. Non regalare la tua fiducia. Usa la tua testa.

A presto ;D

L’informazione non è gratis

L'informazione non è gratis

Torniamo a parlare di informazione. Prendo spunto da un piccolo intermezzo con un anziano signore che nei giorni precedenti al referendum mi aveva coinvolto in un’accesa discussione sul referendum stesso e sull’informazione relativa. Al culmine dell’appassionato scambio di opinioni aveva ribattuto “l’informazione non è gratis”, intendendo dire che l’informazione del web non è affidabile come quella dei giornali e delle tv.

Aldilà della correttezza, la frase mi è rimasta in mente e per diversi giorni l’ho esaminata con attenzione, sotto diversi punti di vista, e stasera vorrei condividere con te alcune delle mie riflessioni.

Nei recenti post “La propaganda dei media” e “I media sono strumenti di propaganda” abbiamo visto come i media occidentali, durante la campagna per le ultime presidenziali Usa, abbiano rivelato al mondo di essere niente altro che strumenti di propaganda per gli interessi e gli obiettivi di coloro che li possiedono o li controllano. Non si è mai vista prima una più grande e coordinata distorsione dell’informazione.

Ugualmente i media italiani, durante la campagna referendaria, hanno sostenuto apertamente Renzi e i sostenitori del Sì, permettendo una propaganda martellante e oscena. I media tradizionali, giornalisti e conduttori non informano, ma manipolano lettori e spettatori per gli interessi di chi li paga, anche solo per vendere i prodotti degli inserzionisti.

Dobbiamo stupirci?

Penso dovremmo, almeno per la noncuranza e l’arroganza con cui svelano il loro declino e il tradimento del loro ruolo sociale e politico.

Nel post “L’informazione e il potere” abbiamo visto come noi esseri umani viviamo e comprendiamo il mondo attraverso i sensi e non possiamo conoscere quello che accade oltre i limiti dei nostri sensi.  A meno di non usare strumenti che li ampliano (es: telecamere, registrazioni, ecc) o di comunicare con i testimoni diretti di quello che accade, o con un tramite che ci riporta il racconto dei testimoni. I media sono il tramite che ci permette di conoscere quello che accade. L’informazione ci permette di conoscere il mondo e gli eventi oltre la nostra esperienza diretta e di agire di conseguenza, di scegliere cosa fare e come farlo.

Nel mondo degli adulti manipolare l’informazione e gli altri è la norma, tutti lo facciamo, ma in piccolo, facendo attenzione a non perdere troppa credibilità. Credibile è colui a cui possiamo credere, perché non mente. Proprio perché sappiamo l’effetto e l’efficacia delle menzogne e del manipolare l’informazione, per convivere con gli altri chiediamo loro di non farlo. Sapere più e prima degli altri ci permette di agire meglio e prima, di manipolare l’informazione che gli altri ricevono, quindi la loro realtà e quindi le loro scelte.

L’informazione è potere.

Nel post “Le informazioni nella vita” abbiamo approfondito il ruolo delle informazioni nelle decisioni della nostra vita: le scelte che compiamo ogni giorno si basano sulle informazioni che possediamo e che raccogliamo ogni giorno. La percezione della realtà è determinata dalle informazioni che riceviamo su di essa, quando qualcuno le manipola allora manipola la nostra realtà e le nostre scelte. E ogni scelta può cambiare il corso della nostra vita.

Nei post “A chi appartengono i giornali in Italia?” (qui, qui e qui) abbiamo approfondito la questione della proprietà dei giornali, fondamentale per avere un media indipendente, ma soprattutto esaminato le motivazioni dei media, dei proprietari dei media e degli inserzionisti.

I giornali di proprietà di privati non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti. Lo scopo prioritario di questi media è fare profitto. Come? In Italia attraverso le sovvenzioni dello stato e vendendo spazi alla pubblicità. D’altra parte i proprietari usano i giornali anche per curare l’immagine delle proprie aziende, per difenderle, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su certi argomenti e per distoglierla da altri, per fare campagne politiche o sociali con scopi precisi. Questo avviene tramite la definizione della linea editoriale del giornale, cioè il modo con cui sceglie, interpreta e pubblica le notizie. La linea editoriale definisce quali sono gli argomenti da privilegiare e quelli da ignorare, quali sono le notizie da mettere in prima pagina e quali a pagina venti. La linea editoriale è decisa dall’editore o dal consiglio di amministrazione.

Inoltre quando un giornale fa profitto vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro? Quando una notizia può essere dannosa o fastidiosa per uno degli inserzionisti del giornale il giornale asseconderà le sue richieste o perfino censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto. L’inserzionista ha il potere di influenzare notevolmente un giornale perché controlla/influenza il suo profitto.

Negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei giornali italiani non di partito si è concentrata nelle mani di pochi proprietari, imprenditori, aziende e banche. Questi hanno investito sull’informazione per trarne profitto diretto, attraverso la vendita, la pubblicità e le sovvenzioni statali, ma soprattutto profitto indiretto attraverso il controllo e l’influenza dell’informazione e quindi della politica e dell’opinione pubblica dei cittadini.

Detto questo, torniamo all’affermazione: “l’informazione non è gratis”.

Il suo significato letterale è che dobbiamo spendere per avere informazioni. Cosa dobbiamo spendere? Almeno il tempo per cercarle, riceverle, interpretarle e introitarle. Oggi il tempo necessario per fare questo sembra meno rispetto al passato, grazie agli strumenti informatici, ma dobbiamo tenere in considerazione il ridondante mare dell’informazione e un rumore di fondo che rende difficile trovare quello che cerchiamo.

L’informazione non è mai gratis perché spendiamo tempo per ottenerla.

Ma spendiamo anche energia e risorse interiori, che possono diventare considerevoli se l’informazione spinge a un cambiamento. Perché dovremmo cambiare? Perché l’informazione può cambiare la nostra visione del modo, delle cose, perfino di noi stessi e questo comporta che noi ci adattiamo alla nuova visione. Per esempio scopriamo che il nostro compagno/a ci tradisce, cosa può succedere secondo te? Gli esempi possono essere innumerevoli.

Inoltre l’informazione non è gratis quando spendiamo denaro per averla, per esempio comprando il quotidiano in edicola o pagando l’abbonamento alla televisione o alla rivista o al servizio web. L’era di internet ci ha abituati a poter accedere velocemente a fiumi di informazioni senza spendere soldi, mentre solo quindici anni fa per poter avere informazioni ci si rivolgeva alle edicole, alla tv, alla radio, oppure a biblioteche. È veramente così?

Pagare l’informazione è necessario?

Dipende. Dipende dall’informazione, dalla sua distribuzione/riservatezza, dalla fonte, dalle modalità di accesso. E’ intuitivo che un’informazione personale, riservata, o segreta sia inaccessibile o rara, mentre l’informazione che abbonda è quella più diffusa, nota, facilmente accessibile. È anche intuitivo che più l’informazione è rara e inaccessibile più si deve spendere per ottenerla.

Ma questo non è sempre vero. Tornando alle biblioteche, erano e sono gratuite (almeno in apparenza, visto che le paga la società) e un tempo le frequentavo assiduamente per informarmi e formarmi, risparmiando molto denaro. In biblioteca trovavo la maggior parte dell’informazione che mi serviva, ma spesso dovevo aspettare per poter consultare certi testi. Quindi pagare permette di accedere velocemente all’informazione, o almeno di non avere ritardi. Per esempio, oggi si spendono miliardi per poter accedere più in fretta degli altri alle informazioni finanziarie.

Pagare l’informazione significa avere accesso a un’informazione più “buona”, più affidabile?

Dipende. Anche in questo caso dipende dall’informazione, dalle fonti, dalla sua distribuzione/riservatezza e da cosa si intende con “buona”. Se consideriamo l’informazione buona come quella più precisa e affidabile, pagando spesso possiamo accedere a informazioni migliori. Pensa per esempio ai corsi di formazione che permettono di accedere velocemente a informazioni più precise, meglio organizzate e pronte all’uso.

Pagando si può accedere velocemente a informazioni più precise e affidabili.

Ma non è sempre vero, specialmente quando l’informazione è fonte di profitto o di costo/danno di altri. In quel caso, non è detto, anzi. E quando l’informazione è impiegata per manipolare la realtà, quindi le decisioni delle persone a vantaggio di minoranze informate, allora pagare non serve a nulla, o più semplicemente il costo/prezzo è troppo alto. Perché qualcun altro sta pagando perché l’informazione sia inaccessibile, in ritardo, o differente.

Pagare l’informazione può garantire un’informazione più affidabile e plurale?

No, non è sufficiente. Lo sarebbe se le fonti di informazione fossero indipendenti, in quanto pagare permetterebbe loro di mantenersi tali, ma non è attraverso il denaro che si rende indipendente una fonte di informazioni che non lo è. Viceversa è attraverso il denaro che si rende dipendente una fonte di informazione indipendente. E la storia lo dimostra.

Senza una volontà politica che garantisce l’indipendenza delle fonti di informazione e che controlla che così sia effettivamente, l’informazione non sarà indipendente. Perché l’informazione è potere. E chi controlla l’informazione può.

Per stasera ci fermiamo, ma approfondiremo la questione in altri post.

L’informazione è potere anche per ognuno di noi, la possibilità di essere libero nelle nostre scelte, di poter vedere il mondo per quello che è e poter agire nel modo migliore per realizzare noi stessi.

Grazie per avermi seguito fin qui.

A presto ;D

Il denaro e il potere

Stasera ti propongo un video ricco di spunti di riflessione.

E’ l’intervento di Alberto Bagnai alla rassegna filosofica promossa dalla Biblioteca comunale di Misano adriatico che si è svolta un anno fa nell’ottobre 2015. Il tema della rassegna era il potere nelle sue diverse forme.

Cos’è il potere? Che rapporto c’è tra il denaro e il potere?

Bagnai offre un punto di vista lucido su come il potere ha creato e usa l’euro per i propri scopi, in quello che altro non è che lotta di classe che mira ad appropriarsi ancora di più di quanto spetterebbe ai lavoratori.

L’euro è stata creato per i cittadini europei?

No, è stato creato per permettere la libera circolazione del capitale, per ridurre i rischi di cambio per imprenditori e capitalisti e per trarre vantaggio dalla compressione dei salari, generato dalle differenze tra le diverse economie e l’impossibilità di svalutare per smorzare queste differenze.

La conferenza è illuminante sui meccanismi economici dietro l’euro e la crisi dell’euro e sul modo con cui il potere “economico” ha convinto la politica ad assecondarlo, no a sostenerlo.

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Nel 2011 ha aperto Goofynomics, il blog di divulgazione su economia ed euro più seguito in Italia. Nel 2012 ha pubblicato il “Tramonto dell’euro”, vincitore del Premio Canova di Letteratura economica e finanziaria. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog e qui trovi il blog su il Fatto quotidiano.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quando viene detto. Non regalare la tua fiducia e verifica le informazioni presso altre fonti affidabili. Ricorda che le tue scelte sono influenzate e determinate anche dalle informazioni a cui hai accesso, quindi valuta le informazioni e considera solo quelle affidabili.

Buona visione e a presto.

L’informazione e il potere

l'informazione e il potereNel precedente post, abbiamo visto come noi esseri umani viviamo e comprendiamo il mondo attraverso i sensi e non possiamo conoscere quello che accade oltre i limiti dei nostri sensi.  A meno di non usare strumenti che li ampliano (es: telecamere, registrazioni, ecc) o di comunicare con i testimoni diretti di quello che accade, o con un tramite che ci riporta il racconto dei testimoni. I media sono il tramite che ci permette di conoscere quello che accade.

L’informazione ci permette di conoscere, il mondo e gli eventi, oltre la nostra esperienza diretta, e di agire di conseguenza, di scegliere cosa fare e come farlo.

Chi può accedere all’informazione ha la possibilità di agire, sa cosa e come fare le cose, sa perché, può prevedere gli eventi e i risultati delle proprie scelte e può avvantaggiarsi con esse. Pensa alle invenzioni o alle scoperte e a come hanno cambiato i destini di persone e popoli, oppure pensa alla conoscenza specialistica e alle categorie che se ne privilegiano come i dottori, gli avvocati e gli economisti. O più semplicemente pensa a chi conosce l’ubicazione di una spiaggia fuori mano, o di alberi da frutto che nessuno rivendica.

Chi può accedere prima all’informazione ha la possibilità di agire prima, sa cosa accade o accadrà prima degli altri, quindi può avvantaggiarsene prima degli altri. Per esempio pensa agli investimenti finanziari e all’insider trading, persone che sanno cosa sta per accadere nelle aziende e sui mercati e guadagnano illecitamente per questo. O immagina a chi sa che un terreno sta per essere espropriato per lavori pubblici, può acquistarlo o acquistare quelli limitrofi per trarne profitto futuro.

Invece cosa succede se ricevi informazioni false, sbagliate o imprecise?

Se le consideri come vere e affidabili, se prendi decisioni basandoti su di esse, queste saranno poco efficaci e sbagliate per te, vantaggiose per altri. Tutti “arrotondiamo” la realtà, minimizziamo, smorziamo o adattiamo i fatti, con noi stessi e con gli altri. Lo facciamo perché abbiamo imparato fin da bambini che è un modo efficace per trarre vantaggi, evitare punizioni, per far apparire migliori cose, situazioni e noi stessi di quello che siamo.

Nel mondo degli adulti manipolare l’informazione e gli altri è la norma, tutti lo facciamo, ma in piccolo, facendo attenzione a non perdere troppa credibilità. Credibile è colui a cui possiamo credere, perché non mente. Proprio perché sappiamo l’effetto e l’efficacia delle menzogne e del manipolare l’informazione, per convivere con gli altri chiediamo di non farlo. O li escludiamo socialmente. Perché vivere insieme è meglio, mentre mentire aiuta ma ci rende difficile la vita sociale.

Eppure chi può, lo fa, in grande. Lo fanno i politici e i partiti, lo fanno i governi, lo fanno gli eserciti e i servizi segreti, lo fanno le corporation, le banche e l’industria, lo fanno le aziende pubblicitarie e la grande distribuzione. Perché lo fanno? Perché manipolando l’informazione che gli altri ricevono si possono influenzare le loro scelte e i loro comportamenti. Ed essendo “grandi” gli individui che manipolano non devono pagare personalmente e possono continuare a far parte di un gruppo sociale.

Un esempio, pensa all’amianto, a quanti sono morti non sapendo della sua pericolosità. Nonostante i vertici dei produttori e altri sapessero, per decenni si è continuato a produrre amianto, a proteggere l’interesse di pochi. Ho scelto un esempio drammatico perché tu comprenda cosa può accadere quando qualcuno manipola l’informazione o la nasconde. Chi controlla l’informazione ha questo potere.

Io lo so, tu lo sai, perché è intuitivo.

È intuitivo che sapere più e prima degli altri ci permette di agire meglio e prima, di avvantaggiarci rispetto agli altri. Altrettanto intuitivo è comprendere che manipolare l’informazione che gli altri ricevono, permette di manipolare la loro realtà e quindi le loro scelte. L’informazione è potere, sia a livello linguistico, cioè permette di poter fare, sia a livello sociale, permette ad alcuni di poter fare mentre altri che non sanno non possono.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, un periodo di cambiamenti globali sia politici che economici, possiamo vedere con chiarezza e “in grande” come i media e la manipolazione dell’informazione venga usata da chi può per i propri interessi.

Finché consideriamo piccolo esempi, come la disparità informativa tra chi compra e chi vende sul prodotto, sul suo valore reale, questo riguarda gli interessi di poche persone. Quando invece parliamo di media nazionali e internazionali che raggiungono interi popoli, allora la cosa diventa facilmente drammatica.

Qualche esempio. Pensa al referendum costituzionale qui in Italia, pensa a come i media di proprietà o influenzati da chi sostiene il partito al governo martellino noi cittadini con una vera e propria campagna elettorale per spingerci a votare sì. Lo fanno dando più spazio a chi sostiene il sì, molte volte di più, ma anche manipolando l’informazione sulle ragioni, sull’utilità e l’efficacia della modifica costituzionale. Questo perché la modifica non è un vantaggio per tutti, anzi.

Se andiamo oltre i confini italiani, la situazione è anche peggiore. Basta seguire con attenzione la campagna presidenziale negli Stati Uniti. Aldilà dei candidati discutibili, Clinton e Trump, sono i media che hanno raggiunto un livello di manipolazione raccapricciante. E considerato che sono aziende private, proprietà di pochi che sostengono la Clinton per i propri interessi, non possono che sostenere lei a discapito di Trump. Ti invito a leggere il post di Marcello Foa a proposito.

Se ci spostiamo in Siria, osserviamo come il conflitto più ignorato dai media sia diventato quello più manipolato. Che gli eserciti considerino il controllo dell’informazione una priorità, è noto dalla guerra in Vietnam, ma che i governi arrivino a produrre materiale falso e vere e proprie campagne false per sostenere le proprie politiche estere è una cosa relativamente recente. Se però leggiamo questa inchiesta del Bureau of Investigative Journalism, scopriamo che i video dell’Isis erano stati ordinati dal Pentagono e realizzati da un’azienda di comunicazione inglese.

Non c’è limite alla manipolazione dell’informazione da parte dei grandi protagonisti della politica e dell’economia, il cui obiettivo è quello di manipolare le nostre scelte a vantaggio loro o di minoranze. Minoranze di potenti naturalmente, persone che possono.

Buona serata e a presto ;D

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