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Come potrebbe essere il mondo

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Stasera vorrei condividere con te una riflessione che mi ha colto ieri mattina presto mentre ammiravo il paesaggio ricoperto di brina dietro casa mia, con sullo sfondo gli alberi e oltre il profilo delle colline imbiancate dalle recenti nevicate, mentre l’alba a poco a poco ridava voce ai colori e scacciava gli ultimi refoli di buio. Splendido.

Viviamo in un mondo incantevole. Nonostante noi esseri umani lottiamo per renderlo un inferno. Anzi lottiamo tra noi, indifferenti alle conseguenze delle nostre azioni e così facendo sfregiamo questo mondo di cui dovremmo avere massima cura.

Adesso dovrei parlare dell’ecosistema in pericolo, del conservare l’eredità destinata ai nostri figli, di quanta inutilità c’è nei nostri desideri e nelle nostre brame, dell’assurdità della fede del profitto fatto a ogni costo, a scapito di tutto e di tutti, perfino e soprattutto i nostri simili.

Invece parlerò della ricchezza, il mondo non ha mai avuto così tanta abbondanza come oggi, e della tecnologia talmente evoluta da offrire possibilità che 50 anni fa nessuno immaginava.

Il mondo ha la ricchezza e la tecnologia per costruire futuri da sogno. Per dare il minimo indispensabile a tutto il genere umano, per sanare le ferite che abbiamo inflitto alla terra e agli oceani, per realizzare la nostra vera natura, empatica e collaborativa, vivendo in pace e prosperità.

Invece viviamo in un’epoca misera.

Un’epoca di soprusi e di declino, di conflitti e menzogne, dominata da progetti di dominio e impero, dal disegno di un futuro ancora peggiore.

Assistiamo a cambiamenti sempre più veloci e profondi nella tecnologia e ai loro effetti sulla società, ma invece di dare forma a un futuro spettacolare, quello che guida l’establishment è il profitto, l’avidità, l’ossessione per il potere, il peggio dell’animo umano, disgregato, corrotto.

L’establishment impone ai popoli le sue paure, le sue tare mentali, la sua mediocrità. Il genere umano è costretto a soddisfare i sogni malati di vecchi infelici.

I popoli sono trattati come greggi, bestie da soma, schiavi. La tecnologia è usata per questo, per controllare i popoli sempre più numerosi e coscienti. Le società sono disgregate dai loro stessi vertici, mossi dalla paura e dalla follia.

E il futuro che si annuncia sarà cupo per l’umanità.

Chi governa il mondo

Stasera per la rubrica “Parole per pensare” ti propongo un video interessante ricco di spunti di riflessione che, come puoi intuire dal titolo, parla appunto di chi governa il mondo.

No, non è il video della canzone di Povia “Chi comanda il mondo”, che con piacere ti allego in fondo al post, ma un video di Francesco Narmenni in cui espone le conclusioni della sua indagine personale sul tema: chi governa il mondo.

Tutti prima o poi ci rendiamo conto che la nostra vita è legata a quella della società in cui viviamo, che la società è governata dalla politica e che la politica non è autonoma e indipendente come si crede. Tutti prima o poi ci rendiamo conto che gli interessi che muovono la politica sono diversi dall’interesse pubblico, ma anche diversi dall’interesse della classe politica.

Chi governa il mondo?

Le persone che posseggono molto denaro e ricchezze, perché hanno gli strumenti per influenzare le persone, anche i politici. I ricchi influenzano le decisioni che i politici prendono ogni giorno. Nella pratica usano i rapporti sociali e personali e le attività di lobbing.

I politici per prendere le decisioni hanno bisogno di consulenti che li formano e li consigliano sugli argomenti che non conoscono. Questi esperti sono spesso finanziati e appoggiati dai grandi gruppi economici che sono quindi in grado di assicurarsi che i pareri siano vantaggiosi per loro.

Un altro modo di influenzare i politici e non solo è l’istituzione di eventi e convegni anche internazionali a vario livello, con incentivi e vantaggi di vario genere, allo scopo di creare rapporti personali utili e di influenzare l’opinione e la visione dei convenuti.

Queste azioni di influenza dirette e dirette sono condotte dalle lobbies, organizzazioni fondate e finanziate appositamente per questo, per creare relazioni e influenzare i politici a vantaggio dei gruppi economici che li finanziano. Questo è legale in Usa come in UE ed è regolamentato, ma nei rapporti umani il confine tra quello che è legale e quello che non è legale è molto sottile ed è molto difficile da controllare.

Francesco Narmenni è blogger e scrittore, noto per aver cambiato radicalmente la sua vita e dimostrazione vivente che si può vivere 500 euro al mese. Ha quarant’anni e vive in un piccolo paesino del nord Italia tra le montagne. Laurea in fisica e quindici anni da impiegato in una grande azienda informatica operante nel settore sanitario, lo hanno portato alla decisione di voler cambiare. Smettere di lavorare è il suo blog. Qui e qui trovi i suoi libri. Qui trovi la sua pagina facebook, qui il suo canale youtube. Qui e qui trovi alcune sue interviste.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico. Ti invito anche ad approfondire gli argomenti che ti interessano presso altre fonti affidabili. Usa la tua testa e non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto ;D

La realtà e i mondi in cui viviamo

La realtà e il mondo

Cos’è la realtà?

Forse non c’è domanda più semplice e allo stesso più complessa, vero?

Sai perché? Perché confondiamo la realtà con il mondo in cui viviamo. Anche se dovrei dire “con le visioni del mondo in cui viviamo”. E dovrei anche aggiungere che raramente viviamo in un solo mondo.

La realtà è qui e ora, è il luogo e il tempo in cui viviamo, la realtà è fatta di cose, persone, energia, cose concrete della stessa materia di cui siamo fatti noi. Una delle principali caratteristiche della realtà è la concretezza, come la solidità della pietra, la fluidità dell’acqua, il gelo del vuoto e il morso affilato di una lama o di un bordo.

Riconoscere la realtà è semplice, basta toccarla, fermarsi abbastanza per colpirla abbastanza forte. La realtà è fatta di oggetti, forze ed energia.

Un altro aspetto della realtà è l’inesorabilità: se non mangi muori, se ti ferisci soffri, se non ti curi muori, se non bevi muori, se colpisci abbastanza forte una superficie ti ferisci o muori, il fuoco brucia e uccide, il vuoto uccide, il troppo freddo o il troppo caldo uccide, sostanze velenose uccidono, sostanze inquinanti tossiche uccidono lentamente. Potremmo continuare a lungo, ma penso che sia abbastanza chiaro a entrambi cosa sia la realtà.

I mondi umani sono invece fatti di eventi e di rapporti umani. No, è così. Pensaci.

Noi esseri umani non vediamo la realtà per quella che è, la viviamo attraverso le limitazioni dei nostri sensi, ma a piccole porzioni alla volta e sempre attraverso una serie di filtri e di semplificazioni che ce la rendono più comprensibile e gestibile. Quello che vediamo della realtà è sempre e solo l’interpretazione che il cervello da delle informazioni che arrivano attraverso i nostri sensi.

Siamo fatti così, i nostri sensi e il nostro cervello si sono sviluppati privilegiando le caratteristiche che ci rendono maggiormente in grado di affrontare la realtà. Così anche quando la realtà è semplice e brutale, raramente la vediamo per quella che è, ma tendiamo a correlarla, a darne interpretazioni, a vederla sotto punti di vista diversi che possono moltiplicarsi in presenza dei nostri simili, quindi dell’incessante comunicazione sociale.

Noi viviamo in un mondo che chiamiamo lavoro, in un altro che chiamiamo famiglia e altri che chiamiamo amici, parenti, chiesa, compagni di scuola, eccetera. Ogni mondo è una visione personale di una porzione della realtà in cui interagiamo con un gruppo di nostri simili.

Pensa al lavoro o alla scuola che frequenti. Ci vai quasi ogni giorno, fai attività in gran parte ripetitive, interagisci con altri esseri umani per uno o più scopi comuni, motivato da ragioni sociali o personali. Vai a scuola, hai sempre a che fare con un gruppo di tuoi coetanei e un gruppo di professori con cui fai miriadi di attività con lo scopo di apprendere, di socializzare, di conformarti alla struttura sociale dominante. Vai al lavoro, se sei fortunato è un lavoro che ti piace, hai a che fare con pochi o molti colleghi, clienti e fornitori, con lo scopo di guadagnare o far guadagnare la tua azienda.

In entrambe le situazioni ti adegui alla visione comune, una visione distorta della realtà, un mondo definito dal gruppo sociale di cui fai parte con confini fisici e mentali definiti, in cui è più importante la rete di relazioni e la comunicazione tra individui piuttosto che la realtà concreta delle cose, che sfuma, diventa di contorno, lo sfondo davanti al quale viviamo porzioni importanti della nostra giornata, della nostra vita.

Ma è veramente la realtà quella in cui viviamo?

No, viviamo in mondi costruiti su porzioni di realtà e il modo con cui vediamo le cose, vediamo gli altri, perfino il nome che diamo alle cose produce una distorsione nella nostra visione.

A voler essere precisi non è solo una questione di interpretazione del flusso sensoriale, ma dipende anche da emozioni e sentimenti, dalla nostra cultura, dalla conoscenza dei mille diversi aspetti della realtà, fino a come i flussi informativi, dei media, sociali, modellano la nostra visione generale. Del mondo e talvolta della realtà. Quindi a seconda dei significati diamo agli eventi e alle intenzioni delle azioni umane e non, la nostra visione della realtà e quindi il nostro mondo cambiano.

Raramente vediamo la realtà per quello che è, semplice, limpida e brutale, mentre siamo sintonizzati costantemente su uno o un altro dei mondi in cui viviamo la nostra vita. Indossiamo le maschere, i ruoli e le divise come le convenzioni sociali ci hanno insegnato a fare, comunichiamo continuamente coi nostri simili nei limiti delle convenzioni del gruppo, ci focalizziamo e spendiamo le nostre energie per scopi, obiettivi e desideri che la società e i media ci hanno insegnato a volere.

Non è così male in fondo, anche se non riuscire a vedere la realtà per quello che è viene di solito considerata una patologia mentale, che un tempo veniva curata con farmaci o peggio. Al giorno d’oggi l’incapacità di vedere la realtà è voluta da chi comanda per ovvie ragioni, soprattutto perché vedere la realtà per quello che è permette anche di riconoscere i mondi in cui viviamo per quello che sono, con le loro lacune e i loro inganni e ci rende meno manipolabili.

Punti di vista diversi danno una maggiore ampiezza e profondità di campo visivo, cioè una maggiore consapevolezza e comprensione di quello che osserviamo. Per questo il mio ovvio consiglio è cercare di vedere la realtà oltre i nostri mondi, oltre la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro, la chiesa, il partito, il circolo e tutto quello che noi chiamiamo vita.

La realtà insegna a modo suo, ma soprattutto offre una visione unica di noi stessi, della nostra vita e della nostra società.

Come possiamo vedere la realtà per quello che è?

È piuttosto facile, ma un argomento che approfondiremo in un altro post.

Per stasera finiamo qui

A presto ;D

I 9 sensi e il flusso

Mario - Attribution-ShareAlike

Nei post “I 7 sensi” (1 e 2) abbiamo visto come noi esseri umani percepiamo e interagiamo con la realtà attraverso i nostri sensi, attraverso di essi riceviamo il continuo flusso di informazioni che il nostro cervello traduce in visione, suoni, sapori, eccetera con cui delineiamo il mondo intorno a noi.

Oggi voglio riproporti i temi di quei post aggiornati nel quaderno “I 9 Sensi e il Flusso”. Lo puoi scaricare gratuitamente insieme agli altri quaderni registrandoti attraverso il link nella barra qui a fianco o nella pagina dei “Quaderni di ViteConsapevoli”. Riceverai direttamente nella tua posta elettronica i link per scaricarli, saranno sempre a tua disposizione, anche gli aggiornamenti futuri, e quando verranno pubblicati altri quaderni li riceverai altrettanto comodamente.

Questo è un estratto:

I 9 sensi e il flusso

La realtà intorno a noi è fatta di cose, il mondo è come vediamo la realtà attraverso i nostri sensi. I sensi ci mostrano aspetti della realtà, portano al cervello flussi di informazioni: dalla visione della pioggia fuori dalla finestra alla lettura di un libro, dal profumo del cibo alla lettura del linguaggio corporeo dei propri simili, dal trillo del cellulare alle carezze della persona amata.

Informazione è qualunque stimolo che attraverso i nostri sensi raggiunge il cervello. Informazione è qualunque notizia o testimonianza che riceviamo attraverso la comunicazione, in qualunque forma si svolga, informazione sono i dati in un archivio, ciò che capiamo e percepiamo del mondo intorno a noi, gli eventi e le tracce che lasciano, le intuizioni e le scoperte compiute da ognuno di noi. E molto altro ancora.

I sensi sono nove. Sì, proprio nove, dico sul serio. Sono sensi tutti gli organi che ci permettono di interagire con la realtà, quindi:

  1. la vista
  2. l’udito
  3. il tatto
  4. l’olfatto
  5. il gusto
  6. il senso dell’equilibrio
  7. la propriocezione (senso posturale)
  8. la termopercezione
  9. e la nocicezione (senso del dolore).

La vista

I nostri occhi hanno la capacità di tradurre la luce attorno a noi in immagini. La luce è un flusso di onde elettromagnetiche la cui lunghezza d’onda determina il colore delle cose che ci circondano. Ogni oggetto colpito dalla luce, ne assorbe una parte, il restante viene riflesso e quando raggiunge i nostri occhi, l’onda luminosa stimola la retina (più di cento milioni di recettori), l’organo deputato a tradurre lo stimolo in impulsi elettrici, il linguaggio del cervello. Attraverso il nervo ottico gli impulsi raggiungono il cervello dove vengono elaborati in immagini.

Così sembra facile, vero? In effetti non lo è.

L’occhio è lo strumento che raccoglie lo stimolo luminoso, ma la mente è quello che lo traduce nella visione e in molto altro. Gli occhi sono straordinari, ma hanno molti limiti di cui normalmente non ci rendiamo conto. Se ti dicessi che l’immagine che colpisce la retina è rovesciata, sopra-sotto, destra-sinistra? E che è il cervello che la “raddrizza”. Sai che le nostre retine hanno un punto cieco? Sai che una buona parte del nostro campo visivo in realtà non è “a fuoco”?

È il cervello che compensa, ma fa ben altro: mentre tu guardi ti fornisce il senso della profondità, cioè traduce le immagini dei singoli occhi in un’immagine tridimensionale, a cui aggiunge la percezione prospettica, cioè a seconda delle dimensioni di un oggetto o di una persona ne interpreta la distanza, attività che può dar vita a interessanti illusioni visive. Inoltre il cervello riconosce i contorni delle cose e le identifica, riconosce i movimenti e i tratti dei volti, la loro espressività e l’emotività che esprimono. E molto altro.

L’udito

Il suono non è altro che un flusso di onde sonore, cioè di onde di energia generate dalla vibrazione di un corpo che si propagano attraverso l’aria e hanno frequenze percepibili dall’orecchio umano, l’organo preposto a udire. Quando le onde sonore colpiscono il padiglione auricolare, vengono convogliate nell’orecchio interno, amplificate e trasformate in impulsi elettrici dalla coclea. Attraverso il nervo acustico, gli impulsi raggiungono quelle aree del cervello che si occupano di tradurli in informazioni comprensibili. La memoria ci aiuta a identificare il suono.

Anche per l’udito il vero organo sensoriale è il cervello e non l’orecchio. Il nostro cervello riconosce direzione e distanza del suono confrontando gli impulsi provenienti dai due timpani, ne valuta l’intensità e la lunghezza d’onda, è capace di riconoscere echi e distorsioni. In presenza di parole il cervello non si limita a interpretare il messaggio, ma valuta anche il tono, il volume, il timbro con cui vengono dette, la velocità e le pause di chi parla e in presenza di informazioni visive le collega alla postura, all’espressività del viso e così via.

L’olfatto

Percepire odori significa riconoscere le sostanze volatili che entrano nel naso. Nella parte più alta del nostro naso, l’epitelio olfattivo, un tappeto di recettori interagisce chimicamente con le sostanze presenti nell’aria che inspiriamo anche in quantità molto piccole e traduce l’informazione chimica in impulsi elettrici destinati al cervello.

Questi raggiungono aree speciali del cervello capaci di interpretarli, hanno accesso privilegiato alla memoria e sono capaci di attivare ricordi remoti e le emozioni legati a essi. Questo perché il sistema olfattivo è collegato in modo diretto con l’ippocampo, che gestisce la memoria, con l’amigdala e il sistema limbico, che invece governano le emozioni.

Il Gusto

Quando mangiamo o beviamo un fiume di sostanze vengono a contatto con le papille gustative presenti sulla lingua e in altre parti della bocca. Questi piccoli organi contengono cellule specializzate capaci di riconoscere i composti chimici, sali, zuccheri, acidi e molto altro e quindi di riconoscere i gusti a loro associati: salato, dolce, aspro, amaro e umami. Le papille trasformano le reazioni chimiche di interazione in impulsi trasmessi attraverso i nervi della lingua fino al cervello.

Lo scopo principale del gusto è riconoscere i cibi commestibili, non dimentichiamo che il modo più veloce per avere problemi di salute è quello di ingerire sostanze tossiche o nocive. Se l’olfatto non ci avverte, il gusto è l’ultima difesa.

Il Tatto

Dopo vista il tatto è il principale strumento di percezione del mondo attorno a noi e non a caso risiede nella pelle. In ogni sua parte, la pelle è dotata di cellule sensibili alla pressione che traducono il contatto in impulsi elettrici trasmessi al cervello attraverso i nervi. Così sembra semplice, ma non lo è affatto.

Il tatto significa contatto, significa esperienza diretta, corpo a corpo, intimità. Chiudi gli occhi e immagina di non poter vedere. Come scopri il mondo intorno a te? Toccando gli oggetti, leggendone i contorni, toccando le persone, i volti, usando bastoni come prolungamento per percepire gli ostacoli sul tuo cammino. Ora apri gli occhi e pensa alle persone con cui hai contatti, che tocchi nella tua giornata, nella tua vita. Tua moglie, tuo marito, la tua fidanzata, tua madre, i tuoi figli, le tue amiche, i tuoi amici. Ora pensa a come li tocchi. Non parlo di sesso, intendo quando e come vi toccate. Toccarsi significa instaurare un contatto, un rapporto.

Il flusso

Quindi i sensi che madre natura ci ha fornito sono nove e noi percepiamo la realtà attraverso loro: le informazioni arrivano dal mondo intorno a noi, passano attraverso i sensi e giungono al cervello, capace di elaborarle a velocità sorprendenti.

Ora, ti sei mai chiesto quante informazioni riceviamo ed elaboriamo ogni giorno?

Ogni singolo istante, il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali. Viviamo in un flusso di informazioni che ci avvolge come un vento di parole, immagini, odori, e così via. La nostra mente cosciente percepisce solo una piccola parte del flusso di informazioni, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Il nostro cervello è dotato di strumenti di analisi veloci ed efficaci che non si limitano a individuare cosa è importante e ad attirare l’attenzione delle mente conscia su certe informazioni. Il cervello vaglia tutte le informazioni secondo categorie e priorità, e se possibile applica a ognuna delle vere e proprie “scorciatoie”, schemi mentali profondamente definiti nel nostro cervello.

Provo a spiegarmi meglio.

Cammini per strada con un amico, state parlando. La tua mente è “focalizzata” in buona parte sul discorso, sulle parole, sul tono della voce, sul volto, sulla gestualità. D’altra parte non solo camminate, ma evitate gli altri passanti, vi fermate agli incroci e riconoscete lo stato del semaforo, vi soffermate ai passaggi pedonali e scegliete il momento per passare. Lanciate uno sguardo alla scollatura della ragazza che sistema la vetrina o al didietro del ragazzo che sta aprendo il lucchetto della bici, vi orientate fino al ristorante in cui mangerete.

Tutte queste attività “secondarie” sono quasi automatiche perché la nostra mente riceve ed elabora tutto quello che vediamo, ascoltiamo, riceviamo attraverso i sensi. Proprio tutto. Anche se ne siamo a malapena coscienti o del tutto incoscienti.

Il resto lo puoi trovare nel quaderno “I 9 Sensi e il Flusso”. Scaricalo gratuitamente insieme agli altri quaderni registrandoti attraverso il link nella barra qui a fianco o nella pagina dei “Quaderni di ViteConsapevoli”. Riceverai direttamente nella tua posta elettronica i link per scaricarli, saranno sempre a tua disposizione, anche gli aggiornamenti futuri, e quando verranno pubblicati altri quaderni li riceverai altrettanto comodamente.

Buon lettura e a presto ;D

Dov’è finito il libretto delle istruzioni?

libretto di istruzioni

Siamo esseri umani e veniamo al mondo più o meno nello stesso modo, dal ventre di nostra madre dopo nove mesi di sviluppo, ripercorrendo l’evoluzione della vita su questo pianeta: dalla cellula al mammifero. In un modo o nell’altro passiamo dal ventre caldo della mamma a questo mondo freddo e rumoroso, infido e sporco, dove qualcuno ci schiaffeggia per scoprire se siamo degni delle sfide che ci aspettano.

Siamo in grado di affrontarlo, il mondo?

La risposta è sì, quasi tutti partiamo dotati delle più sofisticate soluzioni biologiche che l’evoluzione ha fornito per affrontare la realtà in cui ci ritroviamo. Eppure non è come ce la raccontano, non è mai come ce la raccontano, ammettiamolo: quasi tutti mentono su quasi tutto, ma prima di capirlo ne dobbiamo fare di strada.

Nasciamo con un potenziale infinito, siamo miracoli, piccoli gesù cristo che si sintonizzano fin da subito sui genitori, quella coppia di creature rumorose e sciocche che diventano l’esempio da imitare per imparare a cavarsela contro i pericoli e le insidie del mondo, ma soprattutto con i nostri simili.

Questo perché qualcuno si è fregato il libretto delle istruzioni, come a suo tempo si erano fregati quelli dei nostri genitori e prima quelli dei nonni e via dicendo.

Cosi ci ritroviamo ad assorbire, a “scaricare” da papà e mamma tutto quello che serve per essere svegli, furbi e cazzuti come loro. Peccato che normalmente i nostri genitori sono dei pirla che ne capiscono mezza del mondo in cui vivono.

Ok, ok, esagero, scusa mamma, scusa papà. Diciamo che se la cavano abbastanza con la realtà delle cose, cos’è una sedia, la parete, il gatto, le posate, il cibo, come si fa andare da li a qui, di cosa sono fatti gli oggetti, come si guida l’automobile, cosa evitare e cosa invece cercare e via dicendo.

Peccato che di loro stessi ne sanno poco, molto poco, soprattutto di come funziona quello che hanno dentro, la stoppa, i meccanismi, la macchina arcana. Hanno imparato dai loro genitori quello che potevano e poi sono andati a istinto, a tentativi, prove e disastri. Se va bene si faranno un’idea delle cose che contano verso i cinquanta, i sessanta, o forse mai.

E non parliamo poi del mondo umano, della società e della politica, dell’economia e della filosofia. Cos’è la filosofia? Eh, appunto. Ma non è colpa loro, come non è colpa nostra. E’ che senza il libretto delle istruzioni procediamo a tentoni.

Prima scarichiamo dai nostri genitori tutto, il meglio e il peggio, la saggezza, la gioia, l’amore, ma anche le paure, le credenze, i casini e le cicatrici che ci porteremo in testa e nel cuore per un bel po’. Da loro impariamo a pensare, a parlare, a provare le emozioni e a come gestirle. Spesso nel modo sbagliato. Quando diventiamo consapevoli, presenti, ci rendiamo vagamente conto delle lacune e delle migliaia di domande senza risposte.

Sarebbe quello il momento in cui ci fanno leggere il libretto delle istruzioni, ma nessuno ce lo da. E così subissiamo di domande mamma e papà fino a far loro schizzare gli occhi dalle orbite. Finché non ci sbattono all’asilo e poi a scuola con altri bambini messi più o meno come noi se non peggio e con adulti tristi che ci insegnano come memorizzare un sacco di informazioni, in buona parte inutili, ma soprattutto ci insegnano come obbedire, come conformarci alle regole, a quello che la società, lo stato, la religione si aspetta da noi. Un massacro.

Nel momento di massimo potenziale ci tarpano le ali. E i genitori che già hanno passato l’ordalia lo trovano normale. Normale, capisci?

Così collezioniamo traumi e cicatrici per poi passare buona parte della vita cercando di curarli e risolverli. Solo dopo aver sciolto i nodi peggiori, forse troviamo abbastanza lucidità e consapevolezza per cercare di comprendere come funzionano veramente le cose.

E scopriamo di essere parte di qualcosa di più grande, di gruppi, macro organismi che chiamiamo stato, religione, partito, azienda, squadra di calcio, famiglia e via dicendo, creature che vivono grazie a noi, che prendono le nostre energie e il nostro tempo dandoci in cambio sicurezza, se va bene.

Perché questa storia che chiamiamo vita e in cui veniamo partoriti era già vecchia migliaia di anni fa ed è affollata di adulti stronzi che si fanno strada senza scrupoli per cogliere quello che possono prima che tutto finisca, per godere finché possono, o di adulti incasinati anche peggio di noi, che si aggrappano a quello che hanno mentre cercano di capirci qualcosa di più.

Hai presente, no? Chi siamo? Dove andiamo? Come funzioniamo? Cosa vogliamo? Perché? Cosa conta veramente per noi? Cos’è la vita realmente? Cos’è la morte? Eccetera, eccetera, eccetera.

Finché non diventiamo abbastanza consapevoli per chiederci dov’è finito il maledetto libretto delle istruzioni.

A presto ;D

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