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Cosa sono i media

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Cos’è un media?

Anche se più correttamente dovremmo dire: “cos’è un medium?”.

Media, plurale di medium, è una parola che deriva dal latino e significa “mezzo, strumento“. Il termine è usato solitamente al plurale (es: mass media) sia in italiano sia in inglese, mentre il singolare medium è adoperato raramente.

I media sono strumenti attraverso cui avviene la trasmissione di informazioni su eventi vicini e lontani a cui non assistiamo direttamente.

Idealmente il primo e più antico strumento (medium) a disposizione dell’uomo per comunicare informazioni è il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. Per migliaia di anni la trasmissione delle conoscenze tramandate da generazione in generazione ha permesso all’uomo di mantenere ciò che era stato appreso in precedenza e quindi di evolvere.

Nel tempo insieme all’uomo anche gli strumenti (media) si sono evoluti, per esempio con l’invenzione della scrittura, ma i canali di trasmissione dell’informazione sono sempre rimasti gli stessi: la vista e l’udito. Anche ai giorni d’oggi la natura dei media si fonda su testo scritto e immagini (vista) e sui suoni (udito). Dai papiri agli ipertesti del web, dai graffiti ai filmati, dalla voce umana ai suoni registrati su supporti più moderni, la natura dei media è rimasta sostanzialmente inalterata.

Con la stampa si è assistito alla comparsa dei mass media o dei mezzi di comunicazione di massa (fine del XV secolo). Alla fine del XIX secolo sono comparse le registrazioni audio, seguite dal cinema come mass media visivo (inizio del 1900 circa), dalla radio (1910) come primo mezzo di trasmissione veloce a distanza e dalla televisione (1950 circa). Nei tempi recenti abbiamo vissuto la comparsa di internet (dal 1990 circa) con i suoi ipertesti, la trasmissione ultraveloce di contenuti audio e visivi.

Nel post “I media e la visione della realtà” abbiamo visto che di solito un media di massa è un’organizzazione complessa di persone e mezzi con l’obiettivo di divulgare informazioni a molte persone attraverso uno o più canali. Il ruolo dei media di massa dovrebbe essere quello di informare le persone/cittadini sui fatti, in modo da permettere loro di comprendere la realtà e vederla per quella che è. Questo in quanto le nostre scelte e quindi le nostre azioni dipendono dalla nostra visione della realtà.

I media comunicano informazioni che influenzano la nostra visione della realtà e che quindi influenzano le nostre decisioni. Questo è stato dimostrato dalle numerose ricerche psicologiche e sociali relative alla comunicazione e ai mass media. Per tutto il 20° secolo fino a oggi si sono studiati gli effetti dei media sul pubblico, la loro influenza e la loro persuasione.

Si è scoperto per esempio come i media possono influenzare in base alle scelte delle notizie comunicate e allo spazio a loro concesso (agenda setting). In sostanza l’idea è che la gente pensa agli argomenti che le vengono suggeriti dai mass media, che decidono gli argomenti e lo spazio da dedicare in base alle pressioni cui sono sottoposti. Maggiore è l’importanza che i media dedicano alla questione, maggiore è il riconoscimento pubblico che l’argomento presentato riceve. I mass media non riflettono la realtà, ma piuttosto la filtrano e la modellano, concentrando la loro attenzione su pochi temi scelti e facendo credere al pubblico che siano i più importanti, distogliendola da altri temi scomodi per farli scomparire oltre l’orizzonte del pubblico.

Si è scoperto che i media rafforzano facilmente le opinioni esistenti, mentre solo una piccola percentuale di pubblico è portata a cambiare opinione, più per effetto degli opinion leader che per i media stessi. L’opinion leader è un utente attivo dei media che interpreta il significato o il contenuto dei messaggi mediatici per utenti che hanno fiducia in lui (es: perché lo considerano più competente su un dato argomento).

Inoltre si è scoperto che una persona singola è disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un’opinione che percepisce essere contraria all’opinione della maggioranza per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza (spirale del silenzio). Il contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può, col passare del tempo, causare un’incapacità nel pubblico nel selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media e provocando così la spirale del silenzio. Oltre a generare nel pubblico omologazione e conformismo.

Infine negli anni 90 del secolo scorso si è verificato l’effetto del framing (inquadrare, porre una questione dentro una cornice determinata), un’operazione concettuale e linguistica in cui il senso delle parole non indica solo il senso delle cose di cui si sta parlando, ma lo orienta e lo “inquadra” dando o togliendo dalle cose certe loro qualità (Noblejas, 2006).

“Possiamo definire framing come il processo di cogliere alcuni degli elementi di una realtà percepita e di assemblarli in una narrazione che sottolinea le connessioni fra di loro, allo scopo di promuovere un’interpretazione particolare” (Entman). Il framing funziona e visti gli effetti e le implicazioni politiche e commerciali è oggetto di studio tutt’oggi.

Come probabilmente ti sarai accorto, è facile trovare parallelismi tra questi studi e la retorica, l’arte del discorso pubblico, e non a caso. Perché in fondo è quello di cui stiamo parlando, sempre di discorso pubblico, di comunicazione di informazioni, di modulare l’informazione per lavorare sui meccanismi psicologici e sociali umani. Con l’unica differenza che il discorso pubblico oggi è mediato dai mezzi di comunicazione sociale, con tutti i limiti e le caratteristiche che questi mezzi portano con sé.

Ed è per tutto quello che abbiamo visto finora che i media sono inevitabilmente oggetto di interesse da parte di chi vuole manipolare le persone, in quanto controllando i media e l’informazione che diffondono, si influenza e manipola la visione della realtà di lettori/spettatori, quindi si influenzano le loro scelte e i loro comportamenti. Arrivando in questo modo anche a indurre le persone a prendere decisioni contrarie al loro interesse, ma favorevoli agli interessi di chi i media li possiede o li controlla.

Non a caso negli ultimi trent’anni i media si sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, di solito grandi gruppi privati, di solito poco interessati a produrre buona informazione. I mass media oggi sono di proprietà o sono influenzati da una ristretta élite che mira ai propri interessi.

Ecco cosa sono i media, i mass media oggi.

A presto ;D

Scelte irrazionali

Questa sera ti propongo video interessante ricco di spunti di riflessione.

E’ una conferenza di TED in cui il professor Dan Ariely parla del comportamento irrazionale e spiega come noi esseri umani tendiamo a prendere decisioni in modo non così razionale come crediamo.

Usando alcune illusioni ottiche dimostra come i nostri sensi possono ingannarci, proprio la nostra fonte primaria di informazioni, il nostro punto di vista sulla realtà. E se ci facciamo ingannare dai sensi, cosa accade quando prendiamo decisioni su aspetti della realtà complessi, che madre natura non ci ha preparato ad affrontare?

Seguendolo nel suo racconto scopriamo che noi esseri umani tendiamo all’inerzia e al non prendere decisioni, ma scopriamo anche che le nostre scelte vengono influenzate dagli altri, anche solo dal modo diverso di porre domande e situazioni.

Le scelte che compiamo sono solo nostre o sono influenzate dagli altri?

Siamo veramente noi che decidiamo quando compiamo una scelta o sono gli altri?

E come?

Iniziamo così a scoprire che spesso quando prendiamo delle decisioni, lo facciamo usando il “pilota automatico”, cioè utilizzando gli schemi mentali che l’esperienza e la cultura ci ha fornito e questo è prevedibile da chi conosce questi meccanismi mentali. Per esempio dalla pubblicità e dal marketing, il cui scopo è influenzare le nostre decisioni per indurci a comprare un prodotto o un servizio.

Anche per questo è importante comprendere come prendiamo le nostre decisioni e fare sempre attenzione alle scelte che compiamo.

Dan Ariely è un professore americano di psicologia e di economia comportamentale, una branca interdisciplinare dell’economia e della psicologia cognitiva che studia il comportamento di scelta economica con metodo sperimentale. Insegna alla Duke University ed è il fondatore de The Center for Advanced Hindsight e cofondatore di Beworks. E’ famoso per le sue conferenze su TED e ha scritto diversi libri sugli argomenti che studia alcuni dei quali sono diventati bestsellers.

Qui puoi trovare il suo profilo su TED, qui la pagina della conferenza. Qui puoi trovare il suo sito, qui il il suo curriculum. Qui puoi trovare la pagina di Wikipedia che ne parla, qui il sito di Advanced Hindsight.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene esposto. Ascolta, prendi appunti, verifica le informazioni presso fonti affidabili e approfondisci i temi che ti colpiscono.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

A chi appartengono le agenzie di stampa?

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Nel ciclo di post “A chi appartengono i giornali in Italia” (1, 2 e 3), abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono, ma fare profitto con la vendita della pubblicità e con le sovvenzioni statali. E quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Oltre a questo abbiamo valutato il potere degli inserzionisti: quando lo scopo principale di un giornale è fare profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro?

Di fatto l’inserzionista ha il potere di influenzare un giornale perché controlla/influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Abbiamo considerato che negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei giornali italiani non di partito si è concentrata nelle mani di pochi proprietari, imprenditori, aziende e banche, che hanno investito sull’informazione per trarne profitto diretto, attraverso la vendita, la pubblicità e le sovvenzioni statali, ma soprattutto profitto indiretto attraverso il controllo e l’influenza dell’informazione e quindi della politica e dell’opinione pubblica dei cittadini.

Credo però valga la pena considerare un altro attore poco visibile sulla scena dei media, ma con un ruolo chiave nella generazione e nel trasferimento dell’informazione: le agenzie di stampa.

Cosa sono le agenzie di stampa?

Le agenzie di stampa sono imprese editoriali create allo scopo di fornire notizie ad altri “organi di informazione” come giornali, tv, radio, eccetera.

Ti sei mai chiesto come e chi raccoglie le notizie riportate da giornali e tv?

Le notizie vengono raccolte dai giornalisti direttamente o indirettamente: nel primo caso il giornalista raccoglie le informazioni dai protagonisti o dai testimoni dei fatti, nel secondo caso il giornalista riceve la notizia da un’altra fonte che ha raccolto l’informazione, l’ha elaborata e fornita. Queste fonti secondarie sono appunto le agenzie di stampa, ma anche gli uffici stampa pubblici e privati, gli addetti stampa, gli uffici di promozione, le segreterie, i portavoce, eccetera.

Ebbene la maggior parte delle notizie che leggiamo sui giornali non viene “prodotta” direttamente dai giornalisti del giornale, ma elaborata dalle notizie fornite da una fonte intermedia. Per comprendere la vita e il percorso che seguono le informazioni che ci propongono i giornali, è opportuno valutare e comprendere ruolo, funzione, scopo, appartenenza e interessi di queste fonti intermedie: le agenzie di stampa da una parte e uffici stampa pubblici e privati con annessi e connessi dall’altra.

Stasera parliamo delle prime. Come già detto, le agenzie di stampa sono le fonti principali di informazioni dei media e in particolare dei giornali. Questi si abbonano al servizio dell’agenzia e ricevono notizie e fatti a costi ridotti, in tempi brevi e in una forma già adatta all’uso giornalistico, da una sintesi di un paio di righe a un breve articolo.

Qual è l’utilità delle agenzie di stampa?

Le agenzie nacquero nel 1800, quando le notizie circolavano più lentamente e avevano bisogno di traduzioni. Le prime agenzie si occupavano appunto di tradurre e vendere articoli di giornali stranieri, ma ben presto iniziarono a raccogliere le informazioni presso le fonti dirette più importanti (governo, polizia, prefetture, eccetera) per poi elaborarle e fornirle il più velocemente possibile ai giornali.

Facevano e fanno il lavoro di raccolta che dovrebbero fare giornali e giornalisti a un prezzo contenuto e per questo hanno avuto un notevole successo e tuttora controllano la produzione dell’informazione.

Possiamo chiederci a chi appartengono? E’ utile?

Sì, è importante comprendere il ruolo delle agenzie di stampa e come le informazioni vengono raccolte, elaborate e trasferite prima di uscire sui giornali o sul piccolo schermo. Soprattutto è importante comprendere se vale anche per loro quanto abbiamo detto per i giornali: sullo scopo, sul profitto, sulla linea editoriale, eccetera.

Le agenzie di stampa vengono considerate notevolmente affidabili e attendibili perché verificano e selezionano le notizie che distribuiscono, perché offrono informazioni particolareggiate, perché sono soggette a costante verifica, perché competono una con l’altra e la loro credibilità dipende dalla qualità e dall’esattezza delle informazioni.

Questo è sufficiente a garantire la qualità, la tempestività e la correttezza/completezza dell’informazione?

No. L’imparzialità di un’agenzia dipende soprattutto dalla sua indipendenza economica e dalla sua struttura sociale, cioè se è privata, come per esempio Adnkronos e Asca, o pubblica, o se è una cooperativa di vari enti, come la Reuters inglese, o di organi giornalistici, come Associated Press, o di soli quotidiani, come Ansa.

Vediamo storia e caratteristiche di alcune tra le più note agenzie di stampa:

Reuters: è un’agenzia di stampa britannica, tra le più note e vaste al mondo e fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra. Nel 2008 si è fusa con la società canadese Thomson Corporation dando vita alla Thomson Reuters. E’ una multinazionale con sede a New York, più di 15mila impiegati in più di 100 paesi, è posseduta a maggioranza dalla Woodbridge Company, una holding della famiglia Thomson. Reuters in realtà produce il 90% degli introiti grazie ai suoi servizi finanziari, come gli aggiornamenti delle quotazioni di borsa e delle valute.

Bloomberg News: è un’agenzia di stampa internazionale, con sede a New York e più di 2mila redattori e inviati in 72 paesi, fondata nel 1990 da Michael Bloomberg, Thomas Secunda, Duncan MacMillan, Charles Zegar e altri, con il finanziamento di Merrill Lynch, come divisione di Bloomberg L.P., una multinazionale nel settore dei mass media con sede a New York e filiali in tutto il mondo. Nel corso degli anni Bloomberg è cresciuta creando un servizio mondiale di news, che comprende TV, agenzia stampa, radio, internet e pubblicazioni editoriali. L’azienda fornisce strumenti software di analisi dei dati finanziari come piattaforma di scambio e di equity, servizi di dati, e notizie per le società finanziarie e organizzazioni di tutto il mondo.

Associated Press: è un’agenzia di stampa internazionale con sede negli USA, fondata nel 1846 a New York. E’ una cooperativa di migliaia di organi d’informazione tra giornali e tv con centinaia di sedi in 120 paesi. Dal 2001 al 2010, è stata l’agenzia partner per l’Italia, dal 2011 collabora con il canale all news di Mediaset.

UPI: o United Press International è un’agenzia d’informazione statunitense fondata nel 1907 da Edward Willis Scripps. Nel 1958 si fuse con la rivale International News Service (INS) divenendo l’attuale UPI. Nel 1982 venne venduta al gruppo Media News Corporation, successivamente venne rivenduta dal suddetto gruppo al gruppo messicano El Sol. Nel 1992 la UPI, sull’orlo del fallimento, venne comprata da Pat Robertson, e successivamente dalla catena di televisioni Middle East Broadcasting, e ancora, nel 2000, dal gruppo News World Communications, di proprietà della Chiesa dell’unificazione del reverendo sudcoreano Sun Myung Moon.

ANSA: l’Agenzia Nazionale Stampa Associata è la principale agenzia di stampa italiana e la quinta al mondo: ha 22 sedi in Italia e uffici in 78 paesi esteri. Fondata a Roma nel 1945 in sostituzione della disciolta agenzia Stefani, l’Ansa è una cooperativa di 36 soci editori dei principali quotidiani italiani ed ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali. Le agenzie ANSA trasmettono migliaia di notizie al giorno ai mezzi di informazione italiani, alle istituzioni nazionali, locali ed internazionali, alle associazioni di categoria, ai partiti politici ed ai sindacati.

ASCA: l’Agenzia stampa cattolica associata è un’agenzia stampa italiana fondata nel 1969, ha come azionista di riferimento il Gruppo Sviluppo Programmi Editoriali spa e come presidente Giuseppe Cornetto Bourlot, Amministratore Delegato Luigi Abete.

AGI: l’Agenzia giornalistica Italia è un’agenzia di stampa italiana creata nel 1950 e controllata dall’ENI dal 1965. Ha sede a Roma, è diretta da Giuliano De Risi e ha redazioni in tredici capoluoghi di provincia italiani e a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi di informazione e per le aziende. Grazie agli accordi con varie agenzie di stampa estere, è in grado di fornire notizie che riguardano tutto il mondo.

Adnkronos: nata nel 1963 dalla fusione della agenzia di stampa Kronos, fondata nel 1951 Pietro Nenni (PSI e dell’Adn, fondata nel 1959 da Amintore Fanfani (DC). Nel 1978 Giuseppe Marra rilevò l’agenzia attraverso la Piemme Editoriale Finanziaria spa poi divenuta Giuseppe Marra Communications.

Come hai visto la grande maggioranza delle agenzie di stampa appartengono a privati, o a multinazionali, o ai proprietari degli stessi media che servono. Quindi non sono esenti dalle contraddizione e dai conflitti di interessi visti nei post precedenti, per quanto riguarda i giornali. E se guardiamo indietro agli ultimi due secoli di storia, sono numerose le situazioni in cui le agenzie si sono dimostrate influenzate, controllate o colluse con il potere pubblico o privato, offrendo un’informazione parziale o manipolata con l’intento di influenzare l’opinione pubblica.

Se è facile comprendere come e perché nei sistemi politici non democratici le agenzie di stampa pubbliche siano poco affidabili, in quanto sotto il controllo dello stato e quindi in conflitto di interessi, è più difficile comprendere come possa accadere nelle democrazie.

Ebbene la questione è sempre la stessa: da una parte abbiamo dei cittadini che hanno bisogno di sapere e di conoscere, per arricchirsi culturalmente ma soprattutto per poter prendere decisioni efficaci, dall’altra c’è il potere, nelle mani delle minoranze dominanti, che per continuare a comandare, da un lato fa di tutto per ridurre l’accesso alle informazioni o renderlo difficile o costoso, dall’altro manipola le informazioni, distorce le notizie o le nasconde in un rumore crescente di informazioni inutili.

In teoria le agenzie di stampa offrono un’informazione corretta, responsabile, completa e imparziale, per i motivi citati più sopra e perché in apparenza non possono farne a meno, nella realtà sono imprese con lo scopo di fare profitto, di solito di proprietà di privati, influenzabili come gli altri media dalle istituzioni pubbliche o dai propri clienti privati.

Quello che è importante capire è che di solito non è necessario censurare o modificare grossolanamente la notizia per manipolarla, ma la si può influenzare agendo sul punto di vista con cui è narrata, o sul taglio, sul tono, sulla prospettiva, sulla sintesi o sul background. Il momento dell’elaborazione e stesura della notizia è critico e il giornalista dell’agenzia, mediatore tra le fonti dirette e l’usufruitore o il lettore, può determinare il risultato del suo lavoro.

Non meno critico è il modo con cui la notizia viene fornita e quando viene fornita. Per esempio, cambiando la priorità, la catalogazione, o la forma, cambia la sua attrattiva, il suo effetto sul lettore, la percezione che questo ne ha, le sue possibilità di essere pubblicata e come viene pubblicata.

Approfondiremo questi aspetti di manipolazione della notizia in una serie di post specifici. Per stasera direi di fermarci, mi sono dilungato troppo. Se vuoi puoi esprimere la tua opinione o i tuoi suggerimenti, lasciando un commento.

A presto ;D

Tecniche di manipolazione dell’informazione

Buonasera a te. Stasera vorrei parlare delle tecniche di manipolazione dell’informazione e del consenso.

Prenderemo spunto da un interessante video, diviso in quattro parti, realizzato da Massimo Mazzucco, in cui analizza alcune tecniche che i “demistificatori” (“debunkers”) utilizzano per sostenere le tesi ufficiali e smascherare le tesi false sopra eventi o fenomeni inconsueti e anormali. Non è mia intenzione entrare nella questione tra Mazzucco e Attivissimo, o nello scontro tra i sostenitori delle tesi ufficiali sostenute dal governo Usa relativamente ai fatti dell’11 settembre 2001 e coloro che vogliono fare luce sulle molte lacune e stranezze dei fatti e del report ufficiale.

Useremo l’analisi di Mazzucco per studiare tecniche che possono essere usate per manipolare l’informazione e di conseguenza distorcere la realtà per manipolare le nostre scelte a nostro svantaggio.

Nel post “Cos’è la comunicazione?” abbiamo visto tra l’altro che la comunicazione si svolge come scambio attivo di informazioni che in quanto tali agiscono e influenzano il ricevente che a sua volta risponde. Di fatto le informazioni cambiano la realtà del ricevente, o sarebbe meglio dire la sua interpretazione della realtà. E attraverso un influenzamento reciproco si cerca un risultato che dipende dalla capacità degli interlocutori di capire/decodificare correttamente l’informazione, di riconoscere e interpretare i ruoli, i bisogni e le aspettative dell’altro e dalla scelta/volontà di farlo.

Nel post “Fonti da cui abbeverarsi” abbiamo compreso che una fonte di informazioni è in sostanza una persona, un’attività o il prodotto di un’attività umana che mira a comunicare informazioni dietro compenso o gratuitamente, ed è caratterizzata dalla sua affidabilità, frequenza, specializzazione e argomento. Può essere la vicina di casa, il servizio di un’agenzia di stampa, oppure un qualunque media (tv, giornali, blog o siti web).

Nel post “Il senso critico” abbiamo visto che il senso critico è la capacità di analizzare e valutare la realtà ed è uno strumento necessario e fondamentale per affrontare in modo consapevole qualunque decisione. Esercitarlo sulle informazioni che riceviamo significa:

1. saper analizzare in modo oggettivo le informazioni, le situazioni e le esperienze,

2. saper raccogliere informazioni accurate e affidabili sull’oggetto del nostro interesse,

3. saper distinguere la realtà dalle proprie impressioni soggettive e i propri pregiudizi,

4. saper riconoscere i fattori che influenzano il pensiero e il comportamento proprio ed altrui.

Nel post “Fonti attendibili” abbiamo compreso che, nello stesso modo con cui pesiamo le parole di uno sconosciuto, dobbiamo diffidare delle fonti di informazioni. Questo significa porsi domande e verificare le informazioni, per esempio confrontandole con fonti affidabili per controllarne la correttezza e la completezza, eapplicare il nostro senso critico alla fonte non meno che all’informazione.

Normalmente noi esseri umani consideriamo affidabile una fonte di informazioni quando possiede uno o più dei seguenti requisiti: Serietà, Coerenza, Riconoscimento sociale, Completezza, Imparzialità, Chiarezza, Rapidità di accesso, Identificabilità. Quando controlliamo una fonte è fondamentale non limitarsi a una valutazione superficiale, maggiore è la nostra conoscenza di una fonte e migliore sarà la valutazione sulla sua affidabilità.

Quindi la trasmissione di un’informazione da una fonte affidabile dovrebbe essere, tra l’altro, chiara, imparziale, precisa, completa, coerente e dovrebbe citare, almeno su richiesta, la/le fonti delle sue informazioni. Quando questo non accade, potremmo trovarci di fronte a un’informazione parziale, o a una fonte non più inaffidabile, o a una manipolazione della fonte o dell’informazione.

Ora torniamo al video.

Mazzucco individua alcune tecniche che i professioni della manipolazione dell’informazione usano a sostegno delle loro tesi, di solito quelle ufficiali, o per demolire o negare tesi differenti. In particolare individua queste tecniche:

1. l’attacco alla persona

La tecnica dell‘ “attacco alla persona” consiste nel far apparire il sostenitore della tesi che si sta attaccando o l’oppositore che sta criticando la propria tesi come persona poco affidabile, indegna di attenzione o non competente riguardo i temi/argomenti in discussione. In questo modo si evita di dover confrontarsi sull’informazione/tesi. I modi per farlo sono innumerevoli, ma di solito esulano l’argomento in sè e riguardano invece la sfera personale della persone. Ed ecco che si citano fatti o particolari della vita della persona e spesso non è neppure necessario che siano veri.

2. come potete vedere”

La tecnica del “come potete vedere”consiste nell’indurre il lettore/ascoltatore a credere che esistano prove molto affidabili, verificate da terze parti indipendenti, a sostegno della tesi che si sta definendo o contro la tesi che si sta attaccando, ma senza presentare queste prove, o non presentandole in modo specifico e preciso, ma dando indicazioni, link o riferimenti generici, rivolti a testi o fonti vaste, complesse, espresse in un linguaggio codificato di lunga o difficile consultazione. Questo naturalmente scoraggia il lettore/ascoltatore a un’attenta valutazione che richiederebbe di spendere tempo e risorse consistenti e lo spinge ad accettare per affidabili le prove/fonti di riferimento.

3. “è così perché lo dico nel modo giusto”

Un’altra tecnica per manipolare un’informazione è quello di usare il linguaggio non verbale e paraverbale per confermare un’informazione manipolata, parzialmente o completamente falsa. Più del 90% della comunicazione diretta tra individui avviene tramite i canali non verbali, tramite la gestualità, la postura, il tono della voce, eccetera. Noi che ascoltiamo valutiamo costantemente la coerenza tra i diversi canali e consideriamo la coerenza come un indicatore dell’affidabilità della persona e dell’informazione. Quindi possiamo far sembrare affidabile un’informazione manipolata o perfino falsa, trasmettendola in modo sicuro e coerente. In pratica l’informazione è affidabile perché viene detta nel modo giusto.

4. l’eccezione che annulla la regola

In pratica consiste nell’utilizzare qualunque elemento, fatto o particolare che contraddice o non è coerente con l’informazione o la tesi che si stanno attaccando, o che sostiene la tesi che si sta sostenendo per affermare che l’informazione/tesi è falsa o valida, a priori senza spiegare perché. La sola presenza di un elemento discordante può essere utilizzato per dichiarare vera o falsa una tesi/informazione senza entrare nei particolari, senza spiegare come e perché, senza giustificare i fatti e particolari discordanti. Come se un singolo particolare incoerente dimostrasse a priori la verità e falsità dell’informazione.

5. perché lo dice lui

Un’altra tecnica molto utilizzata soprattutto per sostenere le informazioni/tesi ufficiali di organismi istituzionali consiste nel presupporre e sostenere fin dall’inizio l’autorità della fonte: che è un’informazione/tesi di esperti, di un’istituzione pubblica, che è superpartes, che sono professionisiti, che non hanno motivi per nascondere o manipolare informazioni. In pratica si ribadisce che è così perché lo dice l’autorità, che la tesi/informazione è corretta a priori. Se lo dice lo stato, la chiesa, la polizia, i tecnici, gli ingegneri, i dottori e così via, allora dev’essere vero, no? Si sfrutta uno dei più potenti principi della persuasione per evitare che le persone si pongano domande.

6. saltare alle conclusioni

Uno dei trucchi della dialettica,consiste nell’esporre l’informazione/tesi non seguendo una sequenzialità precisa, tipo causa-effetto, ma compiendo “salti” logici che a prima vista appaiono accettabili, ma che in realtà servono a nascondere le lacune e le manipolazioni. Se si seguisse la sequenza logica di deduzioni logiche allora ci si potrebbe trovare a dar spiegazioni su aspetti “deboli”, incoerenti o perfino contradditori dell’informazione/tesi, è quindi opportuno guidare il ragionamento del lettore/spettatore saltando qualche passaggio, “perché dopotutto è ovvio che sia così”. Usando in modo opportuno dialettica e retorica, si possono nascondere le manipolazioni dell’informazione.

7. usare domande per instillare dubbio anche se hanno già risposta

Spesso chi manipola l’informazione usa domande “controverse” o di difficile soluzione, dimenticandosi che hanno già una risposta, in primo luogo per distogliere l’attenzione dalle domande “difficili”, chi fa le domande guida l’attenzione degli altri, ma soprattutto per instillare dubbio nel lettore/ascoltatore e come conferma della validità dell‘informazione/tesi che sta sostenendo o dellinaffidabilità della tesi che sta attaccando.

8. manipolare l’attenzione deviandola su aspetti secondari

Riprendiamo l’accenno fatto nel punto precedente: chi manipola l’informazione usa spesso la tecnica di manipolare l’attenzione del lettore/spettatore su altro, su aspetti secondari dell’informazione/tesi, cercando così di distoglierla dalle lacune, dalle incoerenze. Per farlo la leva più efficace è fare le domande giuste, espresse nel modo giusto, oppure si possono usare le emozioni: paura, rabbia, sdegno, disgusto o vergogna, caricandone gli aspetti su cui si vuole spostare l’attenzione.

9. accusare chi non è d’accordo di manipolare l’informazione

E concludiamo questa piccola carrellata con una tra le manipolazioni più plateali: chi manipola l’informazione spesso accusa chi avanza critiche di essere un manipolatore, di fare tutto quello che fa o ha fatto lui. Si accusa l’oppositore o il sostenitore di tesi diverse di usare tecniche manipolatorie o quantomeno di costruire castelli sul nulla. In questo modo costringe sulla difensiva che mette in dubbio l’informazione/tesi e chi osserva non metterà in dubbio l’informazione, almeno non prima di aver verificato la critica.

Cosa ne pensi?

Interessante vero?

E’ solo una prima carrellata veloce sulle tecniche più semplici usate per manipolare l’informazione quindi la realtà che percepiamo, allo scopo di influenzare o dirigere le nostre scelte. Approfondiremo la questione nei prossimi post dedicati all’argomento.

Massimo Mazzucco è un regista e giornalista italiano, ha iniziato la sua attività come fotografo di moda per poi dedicarsi al cinema. Dal 1986 lavora nella realizzazione di diversi film italiani, nel 1994 si trasferisce a Los Angeles dove lavora come sceneggiatore, regista e consulente narrativo. Dal 2003 Mazzucco gestisce il sito Luogocomune.net, noto per le contestazioni al rapporto della Commissione sugli attentati dell’11 settembre 2001. Mazzucco ha prodotto diversi film sull’11 settembre e altri temi molto discussi tuttora disponibili in rete.

Se vuoi dare un contributo o esprimere dubbi o domande non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

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