Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

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Dal focus alla presenza

Li Sun - Attribution-NonCommercial

Nei post “I 9 sensi e il flusso” e “Il flusso” abbiamo visto come ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali. Viviamo in un flusso di informazioni che ci avvolge come un vento di parole, immagini, odori, e così via. La nostra mente cosciente percepisce solo una piccola parte del flusso di informazioni, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?” abbiamo considerato come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita” e nel quaderno omonimo abbiamo compreso che il focus è ciò su cui concentriamo la nostra attenzione ed è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà. Il focus, il “centro” della nostra attenzione cambia a seconda del contesto, della concentrazione o del contenuto delle informazioni. Quando l’attenzione viene usata in modo attivo su una porzione ridotta della realtà diventa “concentrazione” e può dirigere gran parte delle risorse mentali sul compito che stiamo svolgendo.

L’attenzione è stata oggetto di uno dei quaderni e di molti altri post di questo blog, alcuni scientifici, altri filosofici. Oggi proviamo a fare un altro passo avanti, cerchiamo di sviluppare uno strumento utile e decisivo se vogliamo vivere una vita consapevole: la presenza.

L’attenzione è come la telecamera della nostra vita, possiamo lasciarla correre nel flusso, seguendo gli eventi della vita in modo passivo, o possiamo guidarla in modo consapevole.

La realtà è quello su cui focalizziamo la nostra attenzione ed è quello che determina il nostro stato d’animo. Le emozioni e le sensazioni che sperimentiamo sono sì determinate dagli eventi della nostra vita, ma anche da ciò che notiamo degli eventi, da come li viviamo, su cosa ci focalizziamo di essi. L’esperienza della tua vita si basa su cosa inquadri con la tua mente e come lo inquadri.

Cambiare focus, guidare la nostra attenzione permette di cambiare stati d’animo e di conseguenza vivere meglio e fare scelte migliori per noi stessi.

Come possiamo farlo?

Semplicemente volendolo, o così dovrebbe essere se fossimo sempre nella piena consapevolezza di noi stessi.

Ascoltiamo i lamenti di un collega, ma invece di lasciarci prendere dal suo punto di vista lo spingiamo a considerare gli aspetti positivi della situazione. Soffriamo per le conseguenze di un piccolo incidente e il dolore vi spinge a tornare al momento dell’incidente o a recriminare, ma sappiamo bene che non serve a nulla rivangare ripetutamente un evento che abbiamo vissuto e già compreso, mentre distogliendo l’attenzione il dolore sarebbe meno intenso.

Ma non sempre è così facile, vero?

Se non riusciamo con la semplice volontà, possiamo guidare la nostra attenzione attraverso le domande che ci facciamo. Le domande che ci poniamo determinano ciò su cui ci focalizziamo e attraverso le domande possiamo spostare la nostra attenzione.

Richiede tempo ed esercizio e dovremo fare i conti con le nostre esperienze passate e con le ferite irrisolte, quindi con emozioni che forse non comprendiamo appieno e sentimenti che abbiamo raccolto durante la nostra vita. Ma anche con i meccanismi automatici che la nostra mente ha costruito per interpretare velocemente la realtà e le abitudini negative che un tempo ci sono servite ma ora sono uno spreco di energie e tempo. Senza parlare delle convinzioni sbagliate sulla realtà e la vita che abbiamo collezionato.

Nel post “Domande che cambiano” abbiamo considerato che nasciamo e ci mettiamo anni per adattarci alla realtà in cui siamo stati partoriti, poi ci mettiamo anni per adattarci al mondo dei nostri genitori e della società in cui viviamo, trascinati in un tornado di cambiamenti che da neonato ci fanno crescere vorticosamente per poi lanciarci nella confusione cacofonica di un’adolescenza che sembra una tragedia comica recitata da stupefatti naufraghi tra maree ormonali.

Prima di capirci qualcosa ci scopriamo adulti e ci troviamo in un mondo di ipocriti e mentitori che non sanno cosa fanno, dove vanno, cosa vogliono e perché. E ci mettiamo anni per scoprire che la vita non è come ce l’hanno raccontata. Non è come ce la raccontano i nostri genitori, la scuola, la chiesa, la società, i media, i politici, anche i nostri amici, di solito confusi e sviati quanto noi. La vita è di fronte a noi, dentro di noi, eppure ci hanno insegnato a vederla non per quella che è, ma per quella che altri pensano che sia o vogliono che noi pensiamo che sia.

Per riuscire a vedere la vita per quella che è la soluzione è sempre la stessa: usare la testa e prestare attenzione alle cose importanti facendosi le domande giuste.

Nel post “Farsi le domande giuste” abbiamo visto che le domande possono essere buone e motivanti, utili e chiarificanti, ma anche negative e vuote, demotivanti e ingannevoli, capaci di imprigionarci in pensieri circolari che sprecano le nostre energie. Per esempio non dovremmo mai chiederci “perché capita sempre a me?”, oppure “perché non riesco mai a farlo?”, perché la domanda contiene in sé un giudizio negativo implicito. Mentre dovremmo porci domande come “cosa posso fare per ottenerlo?”.

All’inizio non è semplice, ma con l’esperienza le domande verranno più facilmente e l’attenzione rimarrà più a lungo dove vogliamo che sia. Scopriremo anche che non tutte le domande sono efficienti, che in certi momenti è meglio non usare il perché, ma il cosa e il come. Scopriremo anche che ci sono domande potenti ed efficaci che vale la pena raccogliere e usare tutti i giorni, così come ci sono modi sbagliati di porci le domande.

Dedicheremo due post sulle domande da porci e quelle da evitare, ma stasera voglio proporti un altro modo per guidare la tua attenzione: trasformarla in presenza. Come? Concentrare l’attenzione su di sé. La presenza è la consapevolezza di sé qui e ora, essere presenti, ricordarsi di sé.

La presenza è potente, ci spinge a conoscerci, a cambiare, ci apre prospettive e potenziali che non conosciamo o intuiamo solamente. Passiamo la vita immersi nel flusso, dimentichi di chi siamo mentre facciamo mille cose, mentre viviamo inconsapevolmente, senza sapere dove andiamo e perché.

La presenza si ottiene osservandoci, in silenzio, senza giudicare, senza lamentarci, osservando chi siamo, cosa facciamo, cosa pensiamo, cosa proviamo. Conosceremo meglio noi stessi e impareremo cose che ci stupiranno sul tempo e sulla realtà.

Inizia oggi, rivolgi l’attenzione su di te, osservati e ascoltati in silenzio senza pensare o giudicare. All’inizio sarà difficile, all’inizio ti distrarrai dopo pochi secondi o minuti, ma non desistere, continua e un poco alla volta imparerai a farlo per tempi lunghi, imparerai a farlo mentre fai altro, mentre vivi e parli, e inizierai a vedere con chiarezza crescente aspetti di te che non conoscevi o che conoscevi poco.

Che sei fatto di molte parti che quando lavorano insieme ottengono risultati sorprendenti, che i pensieri e le emozioni proliferano al di fuori dal tuo controllo, che c’è altro in te oltre a quello che gli altri vedono e che la società vuole da te.

Dirigere l’attenzione verso di te, osservarti senza coinvolgimento farà crescere la consapevolezza di te e la tua presenza nella vita. E maggiore sarà la tua presenza maggiore sarà la tua capacità di prendere decisioni efficaci.

Torneremo presto ad approfondire questo tema. Per stasera finiamo qui. Se vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lascare un commento.

A presto ;D

Farsi le domande giuste

domande

Buonasera a te. Periodo difficile al lavoro e il tempo che riesco a dedicare al blog e alle ricerche personali è veramente poco. Diversi pensieri ribelli mi frullano in testa e con essi la voglia di cambiare, ma stasera non parleremo di questo. Scrivo in fretta di una considerazione non nuova, ma che spesso dimentichiamo lungo il cammino, nella quotidianità: l’importanza di farsi le domande giuste.

Tutti noi cerchiamo risposta alle domande che ci poniamo e che ci pongono. Ma dovremmo fare attenzione alle domande che ci poniamo, in quanto la mente è concepita per cercare sempre una risposta a qualunque domanda, anche se la risposta non l’abbiamo o non la conosciamo, anche se è la domanda più stupida. Come abbiamo visto in altri post (per esempio qui, qui) sull’attenzione e sulla soluzione dei problemi, attraverso le domande possiamo controllare la nostra attenzione, possiamo distoglierla dagli aspetti peggiori della vita per concentrarla su quello che conta veramente, e grazie alle domande possiamo influenzare le nostre emozioni, le nostre azioni e il modo con cui affrontiamo la vita.

Lo stesso vale per le domande che ci pongono gli altri: dirigono la nostra attenzione e influenzano le nostre emozioni e quindi la qualità della nostra vita. Non a caso si dice che chi pone le domande guida la comunicazione.

E’ quindi importante prestare attenzione alle domande che ci poniamo, perché le domande possono essere buone e motivanti, utili e chiarificanti, ma anche negative e vuote, demotivanti e ingannevoli, capaci di imprigionarci in pensieri circolari che sprecano le nostre energie.

Per esempio, non dovremmo mai chiederci “perché capita sempre a me?”, oppure “perché non riesco mai a farlo?”, perché la domanda contiene in se un giudizio negativo implicito. Mentre dovremmo porci domande come “cosa e come posso fare per ottenerlo?”.

Approfondiremo insieme la questione, ma il primo passo è diventare consapevole alle domande che ci poniamo e che gli altri ci pongono. Fare attenzione alle domande e valutarle da un punto di vista esterno.

Tu cosa ne pensi?

Fai attenzione alle domande?

Sei consapevole del loro effetto sulla mente e sulle nostre scelte?

Se vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

Il mondo che vediamo

credenze 01

Stasera vorrei tornare su un argomento che abbiamo accennato e considerato in diverse occasioni: ciò che noi consideriamo realtà non è la realtà. Noi esseri umani ci rendiamo conto con difficoltà che il mondo che vediamo e in cui crediamo di vivere non è il mondo reale, ma una sua interpretazione.

Dimentichiamo facilmente che il mondo ci arriva attraverso i sensi, con tutti i loro limiti, e come abbiamo spesso visto nei post della rubrica “La mente umana”, dimentichiamo che le informazioni che il cervello riceve vengono recepite in modo parziale o filtratoed elaborato in modo non obiettivo. Quindi già in partenza noi vediamo una parte della realtà, qualcosa che assomiglia alla realtà.

Come se questo non bastasse, la nostra mente ha una limitata capacità di mettere a fuoco la realtà. Ricordi? Ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà. Lo abbiamo compreso nei post sull’attenzione (puoi partire da qui).

Inoltre, a causa dei propri limiti, la nostra mente tende a interpretare la realtà intorno a se e a costruire delle credenze che ci permettono di affrontare in modo veloce e sicuro le scelte e i problemi che la vita ci presenta (vedi qui, qui e qui). A forza di costruirci credenze e convinzioni su tutto, ci costruiamo una specie di mappa della realtà e iniziamo a pensare che sia il mondo, ma non è così. Quello che noi vediamo è un’interpretazione del mondo visto attraverso lo specchio distorto delle nostre credenze.

E’ così anche per te?

Ogni evento, ogni rapporto con gli altri, viene selezionato e interpretato e se necessario distorto per adattarsi alla nostra personale visione della realtà. E quando non corrisponde al mondo che gli altri ci descrivono, ci arrabbiamo con loro e con noi stessi. Ma se abbiamo il coraggio di confrontarci con gli altri, scopriamo in fretta che della stessa scena, dello stesso evento, ricordiamo e abbiamo percepito aspetti e particolari diversi.

Quello che pensiamo essere il mondo è in realtà quello che crediamo di vedere, è un riflesso del nostro mondo interiore. Molti vivono la vita intera senza rendersene conto. E anche quando lo comprendi, è facile perdersi nelle pieghe della vita e dimenticare.

E tu?

In quale mondo vivi?

Riesci a distinguere il mondo reale?

A presto ;D

LA MENTE UMANA – Come funziona l’attenzione 2

Sarah Klockars-Clauser - Attribution

Buonasera a te. Oggi ti propongo un altra caratteristica dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Ne abbiamo parlato più volte e da diversi punti di vista, ma c’è da dire ancora molto su questa nostra capacità, in parte conscia e in parte inconscia, e penso valga la pena farlo per l’importanza che riveste per la nostra vita. Proviamo a riassumere i punti salienti.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione èla messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali: più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione 2” abbiamo scoperto che l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio stimoli differenti che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Nel post “L’attenzione e il guardare indietro” abbiamo visto cos’è l’inibizione di ritorno, cioè la tendenza a non tornare a focalizzare l’attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Il nostro cervello preferisce le novità e ha la tendenza a non guardarsi indietro, una strategia spesso efficace in molti aspetti della vita.

Stasera parliamo invece di come la nostra capacità di focalizzare e distribuire l’attenzione si riduce quando notiamo un nuovo oggetto.

Come abbiamo visto nei precedenti post le nostre risorse mentali sono limitate, per questo focalizziamo su quello che è importante e ignoriamo quello che non lo è, in questo modo limitiamo gli input e rendiamo il flusso di informazioni più gestibile. Inoltre le nostre capacità di agire sono anche più limitate di quelle mentali, dopotutto abbiamo un solo corpo e riusciamo a svolgere un solo compito alla volta, e anche per questo tendiamo a focalizzare intensamente sull’azione e sugli eventi vicini.

Così, se focalizziamo troppo cancelliamo dalla nostra consapevolezza tutto il resto, d’altra parte se distribuiamo troppo la nostra attenzione anche in questo caso diventiamo poco consapevoli di quello che osserviamo. Per esempio, se cerchi qualcuno tra la folla, distribuisci la tua attenzione a tutti i volti che vedi, ma senza poter focalizzare e ricordare i particolari, finché non trovi il volto che stai cercando. Ti accorgi di lui perché la mente cerca e trova un numero sufficiente di corrispondenze. Mentre lo fa, per un breve lasso di tempo, circa mezzo secondo, le tue risorse verranno spese sul nuovo oggetto o soggetto, e la nostra capacità di “notare” si riduce notevolmente.

Per questo se siamo costretti a seguire una serie di oggetti, per esempio delle scritte su un cartellone luminoso, se queste vanno abbastanza veloci, non riusciremo a ricordare chiaramente le scritte successive a quelle su cui focalizziamo. Questo intervallo di cecità parziale è determinato dal sovraccarico mentale, dal picco di lavoro mentale che sottrae risorse all’attenzione, rendendo la focalizzazione più lenta e inaffidabile. Se invece le scritte scorrono allo stesso tempo, siamo in grado di vederle contemporaneamente, cioè distribuiamo la nostra attenzione su entrambe allo stesso tempo.

Concludendo, noi esseri umani non abbiamo abbastanza risorse mentali per percepire consapevolmente e in modo chiaro due oggetti in rapida successione.

Cosa ne pensi? Non lo trovi affascinante?

Anch’io. Grazie dell’attenzione e a presto ;D

Qui trovi gli altri post della rubrica

LA MENTE UMANA – L’attenzione e il guardare indietro

Stasera ti propongo un altro aspetto dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Abbiamo parlato più volte dell’attenzione e da diversi punti di vista, ma molto c’è ancora da dire su questa nostra capacità in parte conscia e in parte inconscia e vale la pena farlo per l’importanza che riveste per noi stessi e per la nostra vita.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione 2” abbiamo visto come l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Stasera parliamo invece di un aspetto dell’attenzione di cui siamo poco consapevoli: l’inibizione di ritorno.

Cos’è l’inibizione di ritorno?

E’ la tendenza a non tornare a focalizzare l’attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Cioè se qualcosa ha attirato la nostra attenzione, per esempio tra la folla abbiamo notato il vestito dai colori sgargianti di una ragazza, non torneremo facilmente a guardarla una volta che ce ne saremo disinteressati. Oppure se cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto in casa, saremo riluttanti a tornare nelle stanze che abbiamo già esaminato. In sintesi tendiamo a non guardare indietro.

Perché l’attenzione funziona in questo modo?

Il perché è legato a diversi motivi, a partire dal semplice fatto che noi e il nostro cervello preferiamo le novità, fino ad arrivare alla tendenza a sopprimere le distrazioni inutili. Prendiamo i banner di un sito web, lampeggiano, si muovono e fanno di tutto per attirare la nostra attenzione, ma una volta considerati, li cancelliamo dalla nostra percezione della pagina. Aldilà della gestione delle minacce, qualcosa che si muove velocemente o che lampeggia può essere una minaccia e deve essere considerato, noi esseri umani consideriamo positivo un evento che cattura la nostra attenzione, se si rivela utile. Se non si rivela tale, se non è quello di cui abbiamo bisogno, è più opportuno ignorarlo in futuro e concentrare le risorse dell’attenzione su altro.

Questa tendenza viene gestita dal cervello sia a livello di gestione delle immagini sia a un livello cerebrale più alto e si è sviluppata e fissata con la selezione naturale, in quanto si è rivelata e si rivela una strategia efficace nella gestione di molti aspetti della vita. Per esempio, se provi a contare un gruppo di persone in movimento, sei in grado di farlo grazie all’inibizione di ritorno, che permette di etichettare e deselezionare le persone già contate.

D’altra parte questo può rivelarsi uno svantaggio, abbiamo visto che durante una ricerca tendiamo a non tornare sui nostri passi, ma se la nostra tecnica non è efficace perché agitati o di fretta, in realtà finiremo a spendere tempo e risorse per cercare in luoghi improbabili piuttosto che verificare luoghi più probabili ma già controllati. Oppure se la nostra attenzione viene attirata da uno stimolo, per esempio luminoso, ma a questo non è correlato un evento significativo o un oggetto o una persona che a prima vista si rivelano interessanti, dopo pochi istanti tenderemo a ignorarli e a non considerarli più, perdendo per esempio l’occasione di incontrare una persona unica o di assistere a un evento spettacolare.

Quindi dobbiamo essere consapevoli dei questa nostra tendenza a non guardarci indietro, una strategia spesso efficace, ma non sempre.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

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