Scelte e cultura

9 luglio 2014 0 Di Pier

Scelte

Questa sera vorrei condividere con te alcune riflessioni che in questi giorni mi hanno fatto ripensare alla mia vita e alle scelte che mi hanno condotto fino a qui.

Sono nato in una tipica famiglia piccolo-borghese italiana, ferventi cattolici, con un piccola attività commerciale, in cui i miei genitori spendevano troppo del loro tempo, perché in fondo non sapevano andare oltre. Era il loro arrivo, non avendo sufficiente cultura non vedevano che cambiando il modo di fare le cose potevano diventare altro.

Io ero il secondogenito, timido, molto timido e troppo legato alla famiglia. L’adolescenza mi costrinse in un modo o nell’altro ad affrontare il problema della timidezza e portò con sé un bisogno crescente di imparare, di fare altro della mia vita, di essere altro di quello che famiglia, scuola e amici mi prospettavano. Studiare, trovarsi un lavoro, mettere su famiglia, essere un buon cristiano.

Non lo sapevo allora, ma l’ignoranza e l’imprinting culturale della mia famiglia aveva già deciso il mio futuro. Il carattere e la cultura che la mia famiglia mi ha inciso nella carne ha prevalso sul senso di ribellione, sul bisogno di essere qualcosa di più, di crescere e di farsi strada nel mondo.

Vent’anni dopo vedo e capisco tutto con chiarezza. Vent’anni di studio costante, di crescita interiore, emotiva e culturale, di investimenti su me stesso. Ora posso vedere e comprendere con lucidità i perché e i percome delle mie scelte e dove mi hanno condotto. Lontano, sì, ma nella direzione sbagliata.

Se la mia famiglia fosse stata più colta e consapevole, se avessi fatti gli studi giusti nell’adolescenza, se avessi compreso le cose che contano veramente, allora la mia vita sarebbe molto diversa. La voglia di crescere, di ribellarmi ai lacci sociali, mi avrebbe spinto molto oltre l’orizzonte.

E lo stesso posso dire di molti che conosco, amici, parenti e conoscenti, che assecondando l’imprinting culturale si sono lasciati spingere in direzioni che non desideravano.

Come dici?

No, non mi sto rammaricando per le scelte sbagliate, e ne ho fatte, sai. Ho imparato che quello che conta veramente è l’adesso e il futuro innanzi a te, il passato è passato, solo fonte di insegnamento.

Quello su cui voglio attirare la tua attenzione è come una scelta può cambiare notevolmente a seconda dalla consapevolezza e della cultura di chi la prende. Ci sono conoscenze che influenzano in modo radicale la nostra capacità di prendere decisioni. Per esempio, la capacità di controllare le proprie emozioni, di comunicare e di negoziare, di raccogliere le informazioni, e così via.

Ma non sono cose che insegnano a scuola. A scuola insegnano a conformarsi, a obbedire, a fare gruppo, a imparare tonnellate di informazioni scollegate dalla realtà o dalle loro applicazioni. E di solito a memoria. Non è sempre vero, naturalmente, ma di solito è così. Se non sei fortunato ad avere una famiglia o amici o insegnati consapevoli, non puoi che cercare a caso la tua strada nella vita.

Ora, dopo vent’anni e molte letture e corsi, vedo più chiaramente, il passato e la strada innanzi a me. Ora so cosa scegliere e come. Devo solo decidere se posso pagarne il costo.

Perché le scelte hanno sempre un costo, anzi due: il primo è quello di non poter tornare indietro, il secondo è il prezzo che dobbiamo pagare nel futuro per le nostre scelte. Può essere materiale, emotivo, spirituale, di salute, piccolo o grande, ma c’è sempre un prezzo da pagare.

Tu cosa ne pensi?

Hai scelto la tua strada con consapevolezza?

Hai sempre saputo dove volevi andare?

Se vuoi condividere la tua storia non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D