LA MENTE UMANA – ANDARE IN PROFONDITA'

27 settembre 2011 0 Di Pier

Uno degli aspetti più interessanti del nostro senso primario, la vista, è la capacità di riconoscere la profondità. Ne abbiamo accennato in “I sette sensi -1e in “I segreti della vistae stasera approfondiamo la questione.

La profondità visiva ha un importanza cruciale in quanto ci permette di “orientarci” nel nostro mondo tridimensionale, ma non dipende solo dalla visione binoculare (cioè dalla visione contemporanea dei due occhi) come la maggior parte delle persone crede. Nella realtà il cervello va molto oltre: esamina le immagini che riceve dalla retina e identifica tutti gli “indicatori di profondità” in esse presenti. Gli indicatori sono una ventina e raramente ci accorgiamo di essi, se non in presenza di illusioni prospettiche che ne sfruttano appunto le caratteristiche. 

Possiamo raccogliere questi indicatori in cinque categorie:

  1. Indicatori binoculari :  grazie alla visione dei due occhi il nostro cervello percepisce la profondità attraverso il confronto delle differenze di angolazione nelle immagini dei singoli occhi. La profondità stereoscopica e la convergenza oculare sono gli indicatori più importanti e lo puoi verificare provando a giocare a ping pong, pallavolo, tennis o calcio con un occhio chiuso. D’altra parte la perdita della capacità di un occhio non cancella del tutto la nostra capacità di vedere la profondità del mondo grazie agli indicatori monoculari seguenti.

  2. Indicatori di prospettiva :  la forma di una scena (esterno, interno, città, campagna), le linee prospettiche (per esempio, gli angoli di una stanza o di un edificio) o il cambiamento di dimensioni degli oggetti che conosciamo (es: le piastrelle del pavimento) ci permettono di valutare la profondità degli oggetti presenti. In particolare, quando conosciamo le dimensioni degli oggetti, il cervello riesce a valutarne la distanza dalla differenza delle dimensioni, ma questo non avviene se non abbiamo esperienza diretta delle dimensioni dell’oggetto.

  3. Indicatori di messa a fuoco :  nell’ambiente naturale il cervello valuta la distanza degli oggetti tenendo conto dei fenomeni atmosferici (es: la foschia) e dei limiti della messa a fuoco dei nostri occhi (mettiamo a fuoco bene gli oggetti vicini e peggio quelli lontani). In sostanza gli oggetti lontani ci appaiono sbiaditi per la polvere o l’acqua sospesa nell’aria tra l’oggetto e noi, o indistinti perché sono oltre la capacità di messa a fuoco del nostro occhio e questo ci aiuta a definirne la distanza.

  4. Indicatori di occlusione :  il cervello riconosce quando una sagoma ne copre un’altra e sa che la prima è più vicina della seconda; inoltre è anche capace di riconoscere e “leggere” le ombre degli oggetti valutandone in questo modo la profondità.

  5. Indicatori di movimento :  quando muovi la testa, gli oggetti che vedi si muovono a velocità relative diverse a seconda della distanza. Il cervello lo sa e sa identificare la distanza relativa degli oggetti.

In poche righe abbiamo riassunto i principali stimoli che il cervello interpreta dalle immagini che riceve dagli occhi per poter determinare la profondità della visione, ma ognuno di questi meriterebbe un approfondimento specifico. La selezione naturale ha portato a uno sviluppo particolare del senso della vista, o sarebbe meglio dire a uno sviluppo particolare del cervello per elaborare le immagini che vediamo e trarne tutte le informazioni possibili che ci servono per sopravvivere nel nostro ambiente.

Affascinante non credi?

Penso valga la pena approfondire l’argomento, in futuro, almeno degli indicatori più importanti. Per stasera è tutto.

A presto ;D