E IL REFERENDUM?

27 agosto 2011 0 Di Pier

Ricordi l’ultimo referendum?

Sì, dai quello di giugno. E ricordi il post che scrissi dopo la vittoria del SI? Questo: “E dopo il referendum?. Ci arrischiammo a prevedere che mentre per il nucleare, dopo il disastro in Giappone, non si sarebbe più parlato per molto tempo, “possiamo aspettarci che chi era “interessato” alla privatizzazione dell’acqua non desisterà affatto dalle sue mire. Per essere chiaro sto parlando di “affari” per centinaia di miliardi di euro a cui mirano multinazionali, banche e una lunga serie di investitori e imprenditori italiani e internazionali.”

Pensavo avrebbero lasciato passare almeno un paio d’anni prima di tornare alla carica. Ebbene mi sbagliavo, hanno lasciato passare un paio di mesi. Approfittando dell’emergenza finanziaria il governo ha inserito nella manovra norme in palese contrasto con il risultato del referendum e la volontà espressa dei cittadini.

In breve le norme introdotte obbligano l’affidamento dei servizi pubblici locali ai privati, riproponendo nella sostanza quanto stabiliva l’articolo 23 della legge Fitto-Ronchi abrogata dal referendum. Ad esclusione dei servizi idrici.

Non dire: “ah, allora”. In primo luogo l’acqua è stata la bandiera attorno a cui si sono raccolti i sostenitori del referendum, ma i quesiti in questione si opponeva alla privatizzazione obbligatoria di tutti i servizi pubblici di rilevanza economica e il risultato del referendum parla chiaro. Ed è incostituzionale proporre una norma che va contro i risultati referendari.

In secondo luogo l’acqua non è l’unico servizio importante che è opportuno salvaguardare dall’avidità dei privati. Te ne dico due a caso: la gestione dei rifiuti e dei trasporti locali.

Pensi che l’esperienza che si è osservata in tutto il mondo per l’acqua: aumento delle tariffe e peggioramento del servizio, non si replicherà anche per gli altri servizi?

In terzo luogo, in Italia ci sono diverse multiutility con intrecci societari tali da portare indirettamente al controllo dei privati sui servizi idrici di molte province e regioni. E infine visto come la politica si è comportata in questo ventennio, non ho dubbi che se la “cosa” parte, tra un paio d’anni faranno un’altra leggina infilata di traverso che cancelli l’eccezione relativa all’acqua.

Gli speculatori di casa nostra (e non solo) non vogliono perdere l’affare dei servizi locali e sono riusciti a spingere la classe politica a questo “borseggio con destrezza” o, se preferisci, tentativo di affossare i risultati referendari in dispregio dei cittadini italiani.

Perché lo fanno?

Per lucro, il loro scopo è fare soldi a spese della collettività, cioè di tutti noi. A proposito ti invito a rileggere i post relativi ai referendum (qui, qui e qui).

Cosa possiamo fare per opporci a questo ennesimo tentativo da parte della classe politica di appropriarsi della sovranità popolare?

Mantenerci informati e prepararci a far sentire chiara e forte la nostra voce nel caso la norma non venga rigettata come dovrebbe in quanto incostituzionale. In caso contrario saremmo costretti ad affrontare le conseguenze della privatizzazione dei servizi, cioè aumenti sicuri delle tariffe e probabili peggioramenti dei servizi.

Seguiremo da vicino l’evoluzione degli eventi, ma per stasera finiamo qui.

A presto ;D