E DOPO IL REFERENDUM?

14 Giugno 2011 0 Di Pier

  

Alla fine la maggioranza dei cittadini italiani ha espresso in modo forte e univoco la sua volontà a proposito dei quattro quesiti referendari. Hanno votato il 55% circa dei cittadini con il 95% circa di SI. Non mi pare ci siano dubbi.

Tu hai dubbi?

Non mi unirò a chi vuole interpretare il voto in questa o quella maniera, di solito con scopi strumentali, voglio piuttosto sottolineare due aspetti che secondo me meritano attenzione:

  1. il risultato del referendum dimostra che nonostante certe “abitudini” e nonostante la grave “malattia” che ha colpito l’informazione in Italia, gli italiani sanno ancora riconoscere il pericolo e sanno “muoversi” di conseguenza, chi attivamente e chi andando semplicemente a votare;

  2. lo stesso risultato dimostra che nonostante l’informazione “privata” e “manipolata” che ci propinano i media “allineati”, tv in testa, ci sono altre strade ugualmente efficaci su cui far circolare l’informazione necessaria a una scelta consapevole: quelle tradizionali, come il passaparola, il volantinaggio e le manifestazioni in piazza, e soprattutto quelle nuove come la rete.

Più d’uno mi ha chiesto: cosa succederà adesso?

Non ho la presunzione di conoscere il futuro, ma alcune considerazioni non richiedono la sfera di cristallo. Per iniziare, il “teatrino della politica” continuerà la sua “commedia”, diviso tra il fastidio per l’ingerenza di noi cittadini e la naturale pulsione a sfruttare l’occasione per acquisire “posizioni”. Posso inoltre aggiungere che vista la situazione drammatica a Fukushima è poco probabile che i sostenitori del nucleare riescano a rimettere sul tavolo l’argomento.

A proposito, ti invito a informarti sul Giappone, perché ciò che è accaduto e sta accadendo riguarda l’intero pianeta, noi compresi. Per esempio, questa è una fonte di informazioni affidabile, aggiornata e in italiano.

Invece, diversamente dal nucleare, possiamo aspettarci che chi era “interessato” alla privatizzazione dell’acqua non desisterà affatto dalle sue mire. Per essere chiaro sto parlando di “affari” per centinaia di miliardi di euro a cui mirano multinazionali, banche e una lunga serie di investitori e imprenditori italiani e internazionali.

E come la storia ci dimostra, nonostante il referendum sia espressione della volontà dei cittadini, spesso la classe politica ha ignorato bellamente i risultati referendari.

Facciamo qualche esempio:

  1. nel ’93 i cittadini votarono per abolire il ministero dell’agricoltura e del turismo, eppure lo stesso anno, Ciampi ripristinò il primo con un nome diverso e Prodi ripristinò il secondo nel 2006;

  2. nel ’95 gli italiani chiesero la privatizzazione della RAI, ma a tutt’oggi l’azienda rimane pubblica e lottizzata dalla politica come vent’anni fa;

  3. nel ’93 i cittadini votarono per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma lo stesso anno il finanziamento divenne “contributo per le spese elettorali” per poi essere ristabilito nel ’97;

  4. e non parliamo del referendum sul nucleare dell’87.

Penso sia chiaro il perché di tutto questo, soprattutto gli interessi di una politica diventata “classe politica” più o meno all’inizio degli anni ’80 e dedita più agli interessi personali che a quelli dell’Italia.

Quindi, il referendum abroga le leggi in questione con effetto immediato, ma temo sia solo un ostacolo che per quanto significativo non fermerà l’assalto degli speculatori e gli interessi della nostra classe politica. Al massimo lo rimanderà di qualche anno, probabilmente alla prossima legislatura.

E’ solo la mia opinione e spero di sbagliarmi completamente a proposito. Nel frattempo godiamoci la nostra vittoria e la nostra acqua.

A presto ;D