Cose che i ragazzi svegli sanno (o che dovrebbero sapere)

Cose che i ragazzi svegli sanno

La vita ci riserva coincidenze e sorprese. Qualche tempo fa, mentre aspettavamo insieme suo padre, il figlio di un amico mi ha fatto una domanda, una di quelle che i ragazzi della sua età non fanno ai “vecchi”, agli adulti, perché sanno che non avranno risposta.

Perché fin da piccoli hanno capito che quando le domande diventano “indigeste”, gli adulti tendono a cambiare discorso, a non rispondere, a dissimulare, a dire stupidaggini, raramente ad ammettere la loro ignoranza.

Sentirmi rivolgere una domanda come quella mi ha sorpreso tanto da lasciarmi senza parole. La vita offre maestri ben strani, soprattutto in tempi come questi. Maestri strani e spesso indegni. Sarebbe stato semplice fare come gli altri, ma dopo aver incontrato il suo sguardo ho cambiato idea.

La domanda?

Come è possibile vivere felici in questo mondo di merda?

Un tema su cui, lo ammetto, ho argomenti da spendere. E forse è per quello che gli ho risposto. “Vuoi la risposta breve o quella lunga?” ho chiesto e al suo silenzio ho aggiunto “allora lunga sia.”

Così l’ho guardato negli occhi e gli ho detto quello che penso di aver capito dalla vita, dopo tutti gli errori, le porte in faccia, le occasioni mancate e i miracoli su cui ho inciampato.

Quello che nessuno mi ha spiegato da ragazzo, ma che dovrebbero spiegare sui banchi di scuola o almeno in famiglia. Quello che i ragazzi svegli sanno o intuiscono, mentre quelli tordi come il sottoscritto imparano per esperienza personale. Un’esperienza spesso amara o dolorosa.

  1. La realtà e il mondo

Realtà e mondo sono due cose molto diverse, la realtà è fatta di oggetti, cose, materia ed energia, è lo spazio 3D in cui viviamo, la nostra città, la terra, l’universo attorno a noi; mentre il mondo, o meglio i mondi in cui noi esseri umani viviamo sono porzioni delimitate della realtà fatte di come e quando, di eventi, di punti di vista, simboli e significati.

Questa distinzione è concreta e determinata dalla nostra biologia e neurologia, cioè dalle caratteristiche e dai limiti del nostro organismo, del nostro cervello e della nostra mente. Non percepiamo le cose e i fatti come sono, ma attraverso i nostri sensi e i loro limiti e attraverso l’elaborazione e l’interpretazione che ne fa la mente.

  1. Vediamo il mondo attraverso i sensi

Noi percepiamo e conosciamo il mondo attraverso i nostri nove sensi (vedi post “I 9 sensi e il flusso”): la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto, il gusto, il senso dell’equilibrio, la propriocezione (senso posturale), la termopercezione e la nocicezione (senso del dolore). L’organo sensoriale raccoglie lo stimolo, lo trasforma in segnali elettrici e lo invia al cervello che analizza i segnali sensoriali in molti modi diversi, determinati dalla nostra evoluzione, e li condivide con la nostra coscienza e con altri strumenti cerebrali.

I sensi sono limitati, sia perché rilevano solo una parte della realtà, vedi i limiti dello spettro visivo e uditivo, sia perché sono caratterizzati da limitazioni biologiche. Per esempio i nostri occhi hanno un punto cieco e vedono le immagini rovesciate, problemi che il cervello corregge senza che ce ne rendiamo conto.

A questi limiti si aggiungono i limiti della mente, della sua analisi ed elaborazione che comporta correzioni, filtri, generalizzazioni e interpretazioni. Alcuni esempi sono i limiti dell’attenzione, della memoria, le illusioni sensoriali, il fenomeno del priming, eccetera. Quindi possiamo affermare che noi percepiamo una porzione limitata, elaborata, corretta, filtrata e interpretata della realtà.

  1. Entriamo in scena a spettacolo avviato

Dal nostro punto di vista la nostra vita è una storia unica e speciale di cui noi siamo protagonisti, ed è vero, ma siamo troppo presi da noi stessi da dimenticare che siamo comparse in una storia più grande, anzi in molte storie diverse. Siamo coprotagonisti nella storia della nostra famiglia, siamo personaggi secondari nella storia della nostra comunità, sia essa la parrocchia, la scuola, la città e così via, siamo comparse nella storia del nostro stato e del mondo intero.

Sì, possiamo diventare importanti, protagonisti anche nelle storie più grandi, attraverso i nostri talenti, l’impegno, la passione, la fortuna, l’eredità, i nostri peccati. Ma quello che voglio sottolineare è che quando noi nasciamo, entriamo a far parte di storie più grandi.

Non solo. Quando nasciamo entriamo in queste storie a spettacolo avviato. Quindi dietro di noi c’è un passato, i decenni della nostra famiglia, i secoli della nostra comunità e del nostro paese, i millenni della storia dell’uomo. E questo passato ha un peso, questo passato è in noi e nelle persone attorno a noi. In bene e in male. Talvolta lo chiamiamo cultura, talvolta Storia con la esse maiuscola, talvolta sono colpe ed eredità che non ci appartengono.

  1. Il nostro sviluppo dipende dagli altri

Nasciamo precoci, ciechi e disorientati, con un corpo che cambia quotidianamente, una mente che si dibatte in balia del flusso di stimoli sensoriali, come un ramo in un fiume in piena, mentre continua a crescere e a reticolare. Dobbiamo apprendere tutto, comprendere il mondo su cui ci siamo spiaggiati, capire come si interagisce con la realtà e gli esseri attorno a noi, mentre le necessità concrete del nostro corpo scatenano le emozioni, complicando ancor più le cose.

Siamo indifesi, piccoli, bramiamo sicurezza e attenzione, calore e cibo. E la mamma è chi ci può dare tutto questo. È lei che ci mostra con l’esempio come funzionano le cose, che ci insegna come siamo fatti, cosa sono le emozioni. È lei la nostra base sicura, ma c’è anche lui, il papà che ci protegge, che talvolta ci spaventa, che ci guida quando vogliamo scoprire il mondo.

I nostri genitori ci insegnano chi siamo, cos’è la realtà, i rapporti con gli altri e i ruoli sociali, che ci insegnano come vivere questa vita piena di domande e risposte. Noi ci fidiamo ciecamente di loro, da loro dipende la nostra esistenza, loro ci amano e noi li amiamo senza condizioni.

Ora chiediti: sono i migliori maestri? Sono preparati a insegnarci come vivere la nostra vita? Sanno tutti i segreti per vivere una vita felice e splendida?

In realtà i nostri genitori hanno una visione limitata della realtà, imprecisa se non distorta, manipolata dai nostri simili e dall’autorità. Come noi sono entrati in scena a spettacolo avviato e come noi sono stati programmati da genitori con una visione limitata della realtà.

Il nostro sviluppo fisico e mentale dipende dagli altri, dai nostri familiari e dalla società in cui viviamo. Sono loro che danno forma alla nostra mente e che determinano il nostro futuro.

  1. Facciamo parte di comunità

Ci rendiamo conto in fretta che ci sono altri oltre ai genitori, altri amichevoli che diventano familiari, poi altri che diventano amici, poi altri che sono sconosciuti, altri da temere, pericolosi. Noi esseri umani facciamo parte di una comunità, anzi di molte comunità diverse, perché non siamo in grado di vivere da soli, perché è parte di noi.

Quando siamo insieme agli altri comunichiamo continuamente, con e senza parole, ci orientiamo, ci specchiamo, risuoniamo insieme. Che lo vogliamo o meno. Non ci hanno insegnato a fare tutto questo, è nella nostra carne e nella nostra mente. Siamo dotati di neuroni a specchio che ci dicono continuamente cosa pensano e provano le altre persone attorno a noi. Siamo predisposti alla collaborazione, ad aiutarci se possiamo, a sentirci bene quando lo facciamo, a cercare rapporti felici con gli altri, perché ci rendono migliori, più abili di quanto siamo da soli, perfino più abili della somma delle nostre abilità.

Siamo umani, siamo sociali per natura, ma quando diventi grande ti dicono che devi competere con i tuoi simili, che siamo competitivi per natura. Stupidaggini. È una menzogna. Gli studi scientifici dimostrano che la natura del bambino è sociale e che apprende dagli altri a essere egoista e competitivo.

  1. Tutti mentono

Tutti mentono, è una delle caratteristiche della nostra specie, determinata dalla nostra neurologia e psicologia, cioè dal modo con cui vediamo la realtà e i nostri simili, dall’istinto di sopravvivenza, dai nostri bisogni primari ed emotivi.

Mentire è negare la realtà, ritagliarla, modellarla, cancellarla, rileggerla, interpretarla, manipolarla e altro ancora. E lo impariamo dai nostri genitori, da bambini, con l’esempio e attraverso le contraddizioni della comunicazione, soprattutto quella non verbale. Li guardiamo mentire al partner, a noi, ai parenti e agli amici, li guardiamo mentire anche a se stessi, spinti dall’ego, dalle emozioni, o solo per rendere le cose più facili.

Così iniziamo a farlo pure noi, anche se ci proibiscono di farlo e ci puniscono se lo facciamo, perché oltre le parole la realtà ci mostra che mentire viene tollerato, entro certi limiti, a certe condizioni. Se si superano questi limiti e si viene scoperti si paga un prezzo in credibilità che può danneggiare la nostra vita sociale.

Perché gli esseri umani mentono?

Mentiamo per manipolare il nostro prossimo o le situazioni, allo scopo di trarne un vantaggio o perfino un profitto. Per esempio mentiamo ai nostri genitori per poter fare quello che ci proibiscono, mentiamo ai clienti per indurli a comprare i nostri prodotti o servizi. Mentiamo anche per essere felici, soprattutto a noi stessi, mentiamo per il bene delle persone che amiamo, mentiamo per sentirci meglio o per rendere più sopportabili le nostre sofferenze interiori. Ma il motivo principale per cui mentiamo è la paura, mentiamo per evitare punizioni, per evitare il dolore, per non assumerci le nostre responsabilità.

  1. La paura influenza i nostri comportamenti

La paura è una delle emozioni fondamentali che scopriamo e impariamo quando siamo bambini. La paura è la reazione a una minaccia alla nostra esistenza o integrità, o a quella delle persone che amiamo o a cui siamo legati. La paura può nascere da una minaccia immediata, o solo potenziale, sia concreta che immaginata o evocata dai ricordi. La paura è anche uno strumento che ci prepara alle situazioni di emergenza, utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Il problema è che la paura tende a ridurre lucidità e capacità mentali, spingendoci ad assecondare i meccanismi inconsci, meno efficaci. La paura influenza le nostre scelte e i nostri comportamenti, disgrega i nostri equilibri interiori e i rapporti sociali. La paura acuta può incidere sulla mente, modificando profondamente i comportamenti e diventare ansia, fobia o panico.

Nonostante questo, la maggior parte dei genitori non insegna ai propri figli a comprendere e gestire le emozioni, né lo fa la scuola, di solito insegnano a reprimerle o a nasconderle. La maggior parte degli esseri umani è preda della paura, impreparata a gestirla in modo consapevole quando è utile o necessario farlo. Anche per questo la paura viene usata quotidianamente per manipolare le scelte degli individui, per esempio a livello commerciale, per spingerci a comprare prodotti che non vogliamo, o a livello politico, per spingerci ad appoggiare decisioni contro il nostro interesse.

Come fanno? Mentendoci per farci credere a una minaccia immaginaria o solo potenziale.

  1. Quello che non ci dicono

Oggi viviamo nell’epoca dell’informazione, abbiamo la possibilità di accedere a miliardi di contenuti, pagine, video, volumi, articoli, una ricchezza di informazioni come non è mai esistita prima. Eppure ci sono argomenti, fatti e materie importanti per la nostra vita che non vengono diffuse, anzi vengono nascoste, sminuite o dissimulate, insegnate solo in ambiti ristretti come in corsi specialistici, o perfino insegnate in modo distorto e criptico.

Queste informazioni sono assenti o trascurate dai programmi scolastici e universitari. Dovremmo imparare fin da bambini le basi della comunicazione, della gestione delle emozioni, della dialettica, della micro e macroeconomia, della filosofia, dell’imprenditoria, della psicologia, della gestione delle scelte e dell’informazione, della politica monetaria e della gestione delle relazioni. E molto altro ancora.

Sono strumenti che mostrano la vita e la realtà per quello che sono realmente. Offrono punti di vista diversi e prospettive più ampie che permettono di fare scelte migliori, per noi stessi e per tutti.

Perché queste materie non vengono diffuse?

Perché le minoranze che controllano l’autorità non vogliono una società adulta e consapevole in grado di decidere indipendentemente, ma un gregge ignorante e influenzabile da manipolare, allo scopo di mantenere i loro privilegi e per continuare a trarne profitto personale.

E poi?

Poi è arrivato il padre. Ammetto di aver provato sollievo. Soprattutto a causa della luce che si era accesa negli occhi del ragazzo. Prima di saltare sull’auto, questi mi ha afferrato il braccio con tanta forza da farmi male e mi ha sibilato “voglio sapere il resto”.

In quel momento ho avuto il dubbio di aver sbagliato. D’altra parte ero sorpreso che mi avesse lasciato parlare così tanto, ok, pochi minuti in realtà, senza interrompermi o smettere di ascoltarmi. La reazione tipica della maggior parte dei miei conoscenti adulti.

Naturalmente non ho usato le esatte parole scritte sopra, le ho ripulite da termini dialettali e da volgarità. Ma il senso è quello. E naturalmente il discorso non è finito lì.

Presto ti racconterò il resto.