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Il giornalismo e la produzione dell’informazione

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Nel post “Il giornalismo e l’informazione” abbiamo parlato di “giornalismo” e della produzione e distribuzione dell’informazione attraverso i media di massa.

Riassumendo, i giornalisti sono protagonisti del processo di informazione di noi cittadini, sono gli operatori dei media di massa, sono coloro che si pongono tra la fonte e il destinatario dell’informazione. Da loro dipende la qualità dell’informazione che riceviamo.

Il processo informativo ha tre protagonisti: la fonte, il mediatore e il destinatario dell’informazione. Le fonti sono l’origine dell’informazione, il mediatore è il giornalista che racconta il fatto (e il medium, lo strumento con cui lo racconta), il destinatario siamo noi che ci aspettiamo di avere informazione di qualità per accrescere la nostra conoscenza, per sapere come migliorare la propria vita o per soddisfare la propria curiosità. Il destinatario è il fine dell’informazione, o così dovrebbe essere.

La produzione dell’informazione avviene attraverso la raccolta e il controllo delle informazioni, la selezione dell’informazione e la gestione dell’informazione.

Il giornalista può cercare direttamente le informazioni o può ricevere le informazioni dalle fonti primarie o secondarie. Le fonti possono essere istituzionali (polizia, autorità amministrative, ministeri, portavoce di cariche pubbliche, organismi internazionali, conferenze stampa, uffici stampa, ecc), grandi fonti private (uffici stampa e portavoce di associazioni di categorie, aziende, organizzazioni private, multinazionali, ecc), fonti locali, altri media o giornalisti, o testimoni e protagonisti di eventi.

Il giornalista è responsabile della veridicità ed esattezza delle informazioni, deve controllarle e nel farlo il primo passo è la valutazione dell’attendibilità delle fonti.

Il giornalista seleziona le informazioni secondo la linea editoriale della testata in cui opera e gli interessi del pubblico a cui si rivolge. Infine il giornalista comunica l’informazione nei limiti del mezzo di comunicazione, rispettando i registri comunicativi del pubblico e lo spazio stabilito/concesso, generando una sintesi che può incidere sulla completezza, sul significato e il contenuto della notizia.

Fatti e notizie

Non tutte le informazioni e i fatti sono notizie per noi utenti. Il giornalista vaglia e riconosce le notizie attraverso la valutazione della valenza informativa del fatto e attraverso i suoi elementi: il cosa (l’oggetto del fatto), il chi (i soggetti coinvolti), il dove (il luogo del fatto), il quando (il momento del fatto), il perché (i motivi) e il come (il modo).

Un fatto può essere una notizia se almeno uno degli elementi ha un “peso” significativo, se ha importanza per gli utenti. L’informazione non coincide necessariamente con le news della cronaca, né deve contenere sempre la novità, buona parte dell’informazione giornalistica è un flusso di informazioni concrete, utilizzabili giorno per giorno per risolvere i problemi (salute, lavoro, risparmio, scuola, vitto, eccetera) e migliorare la qualità della vita.

Come si comunica la notizia?

Il fatto si può raccontare in molti modi diversi, tenuto conto del pubblico, delle tecniche di espressione e dello spazio disponibile. E con risultati ed effetti molto diversi. In teoria la scrittura delle notizie deve seguire precise regole di correttezza, sia a livello linguistico che concettuale.

Quali sono queste regole?

  1. La notizia deve essere raccontata con un linguaggio comprensibile dal pubblico al quale ci si rivolge.
  2. La notizia deve essere scritta in modo da raggiungere la piena comprensione del fatto da parte dell’utente.

Per ottenere questo si devono sfruttare tutti gli strumenti e gli artifici, come i titoli, la punteggiatura, le immagini, i grafici, pronuncia, uso delle pause, gestione dell’immagine e così via.

Un esempio classico di strumento è il titolo delle notizie, stampato sopra il pezzo sui quotidiani o annunciato alla radio o in sovraimpressione all’inizio o durante un telegiornale. Il titolo dovrebbe essere chiaro e comprensibile, dovrebbe evidenziare e segnalare il fatto e talvolta categorizzare la notizia.

Il discorso diventa più articolato per la titolazione dei quotidiani e della stampa in generale, che segue criteri di titolazione più complessi, di solito applicati non dal giornalista che ha scritto il pezzo, ma da un titolista d’intesa col grafico.

Un altro esempio di strumento efficace nella comunicazione è l’impiego della grafica nella carta stampata o degli effetti visivi nei video e nelle trasmissioni televisive, molto efficaci nell’attirare l’attenzione dell’utente, ma anche per distrarre dai contenuti.

L’attenzione del lettore/ascoltatore/spettatore è diventata negli ultimi anni il limite dei flussi informativi. Con lo sviluppo tecnologico, pc, internet, smartphone e via dicendo, si è determinato un forte aumento delle fonti di informazioni, ma anche dei metodi di raccolta e delle tecniche di produzione, degli strumenti di distribuzione e di fruizione dell’informazione.

Per esempio internet, come strumento di distribuzione condivisa, ha reso possibile:

  1. la raccolta diretta delle informazioni dalle fonti (primarie, secondarie, nuove, minori, ecc);
  2. una rapida trasmissione e distribuzione delle informazioni anche a lunga distanza;
  3. la moltiplicazione dei soggetti in condizioni di produrre informazione (vedi per esempio la nascita di “blogger” e “citizen journalist”).

Le nuove tecnologie e i cambiamenti della società hanno modificato e stanno modificando la domanda e l’offerta di informazione.

La domanda chiede di essere soddisfatta quando si vuole (cioè in ogni momento della giornata, tutte le volte che se ne ha bisogno), dove si vuole (cioè senza vincolo di sede: a casa, in ufficio, in strada, in auto, in treno, in aereo), come si vuole (cioè con qualsiasi strumento di fruizione: pc, telefonino, radio, tv). E questa domanda ha influenzato e sta influenzando l’offerta costringendola a soddisfarne le richieste, adeguandosi ai tempi e ai modi di fruizione richiesti, ma anche alle diverse esigenze informative.

Viceversa l’offerta ha subito negli ultimi decenni una crescente influenza da parte dei gruppi di interesse e di influenza, sia di carattere politico che economico. La maggior parte dei grandi media sono stati acquistati e si sono accentrati nelle mani di pochi grandi gruppi, sia a livello internazionale che nazionale. Grandi gruppi il cui interesse centrale non è la produzione o distribuzione dell’informazione, ma altro e per cui i media sono strumenti di influenza e di manipolazione della visione della realtà degli utenti.

Più si sa, più si è liberi, più si è efficienti, ma meno si è influenzabili e manipolabili.

Il sistema dei media tradizionali (stampa, radio, tv) è in crisi, i cambiamenti delle tecnologie sono così rapidi che è difficile prevederne il futuro. Se da un lato l’informazione televisiva sembra destinata a dominare ancora a lungo l’attenzione e le coscienze, già mostra però i primi segni di cedimento di fronte ai nuovi media. L’informazione online sta prevalendo in ragione della crescente informatizzazione della società, un’informazione multimediale, ipertestuale, personalizzata, interattiva. La carta stampata mostra evidenti segni di declino, con un calo sempre più marcato dei lettori, legato non solo all’informatizzazione della società e alle nuove tecnologie, ma anche a una crescente perdita di credibilità, determinata dal crescente riconoscimento delle manipolazioni dell’informazione che i media allineati continuano a realizzare per motivi politici e di interesse.

Il giornalismo dovrebbe attenersi ai fatti e saperli raccontare con chiarezza, ma in quanto mediatore dell’informazione e quindi protagonista nella definizione della visione della realtà dei destinatari, è oggetto di pressioni da parte della politica e dei gruppi di interessi che mirano a trarre vantaggio dalla manipolazione dell’informazione. Così è sempre stato, in misura diversa, ma oggi, grazie alla rivoluzione tecnologica e sociale in corso, è sempre più evidente questa “interferenza” nel processo di produzione e distribuzione dell’informazione.

Il web, che da un lato offre fonti e interpretazioni alternative e la possibilità di dire la propria, già mostra la sua vulnerabilità al controllo dei grandi motori di ricerca e dei canali dominanti di comunicazione e interazione (come i social) nelle mani di grandi aziende a loro volta interessate a influenzare il flusso informativo o oggetto dell’interesse e delle pressioni della politica e dei gruppi di interessi.

Si prospettano rapidi cambiamenti anche online su cui però è ancora difficile fare previsioni. In molti prevedono un web sempre più controllato e blindato, altri invece prevedono altre rivoluzioni tecnologiche e sociali che comporteranno cambiamenti profondi nel mondo della comunicazione e dell’informazione.

Una costante rimane ed è l’uomo, come protagonista, mediatore e fruitore. Attorno a lui gira il mondo dell’informazione, uno cambia quando l’altro cambia, uno cambia per le decisioni dell’altro.

Tu cosa ne pensi? Come vedi il futuro dell’informazione?

Spero che questo approfondimento ti sia d’ispirazione o d’ispirazione.

A presto ;D

Il giornalismo e l’informazione

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Stasera parliamo del “giornalismo” e della produzione e distribuzione dell’informazione attraverso i media. Per farlo ci rifacciamo ai contenuti di alcuni noti manuali di giornalismo.

Come sappiamo bene i giornalisti sono protagonisti del processo di informazione di noi cittadini, sono gli operatori dei media di massa, sono coloro che si pongono tra la fonte e il destinatario dell’informazione. Da loro dipende la qualità dell’informazione che riceviamo.

Il processo informativo ha tre protagonisti: la fonte, il mediatore e il destinatario dell’informazione.

Le fonti sono l’origine dell’informazione e possono essere di diverso tipo: la fonte primaria è il fatto, ossia uno dei mille eventi della vita quotidiana, o i protagonisti/testimoni del fatto; la fonte secondaria o intermedia è “chi racconta il fatto”, ossia le strutture pubbliche e private che l’organizzazione del processo produttivo dell’informazione ha creato per offrire al giornalista il fatto già selezionato e codificato, come le agenzie stampa e d’informazione, gli uffici stampa, i portavoce.

Il mediatore è il giornalista che racconta il fatto, l’informazione, e che dovrebbe raccontarlo così come è avvenuto. Il giornalismo dovrebbe dare conoscenza, suggerire riflessioni, senza limitarsi a suscitare emozioni. Il giornalista non dovrebbe manipolare l’informazione, né mentire, né eccedere nella drammatizzazione del fatto. Sebbene l’obiettività è impossibile per la natura stessa dell’essere umano, d’altra parte il giornalista dovrebbe essere imparziale e coscienzioso e aderire il più possibile alla realtà dei fatti.

Il destinatario, che sia lettore, radioascoltatore, telespettatore o utente della rete, è una persona reale che dal lavoro del giornalista si aspetta di avere informazione di qualità, per accrescere la propria conoscenza, per sapere come migliorare la propria vita o per soddisfare la propria curiosità. Il lettore è il fine dell’informazione non un mezzo col quale arrivare ad altri fini, per esempio di carattere politico o di persuasione commerciale. O così dovrebbe essere.

Come avviene la produzione della informazione?

Il processo di produzione dell’informazione segue varie fasi: la raccolta e il controllo delle informazioni, la selezione dell’informazione e la gestione dell’informazione.

1. La raccolta e la ricerca delle informazioni

Il giornalista può andare a cercare direttamente le informazioni presso le fonti istituzionali (polizia, autorità amministrative, ministeri, portavoce di cariche pubbliche, organismi internazionali, conferenze stampa, uffici stampa, ecc), grandi fonti private (uffici stampa e portavoce di associazioni di categorie, aziende, organizzazioni private, multinazionali, ecc) o fonti locali, testimoni e protagonisti di eventi. Il giornalista è responsabile della veridicità ed esattezza delle informazioni raccolte.

In alternativa il giornalista può ricevere le informazioni trasmesse tramite telefono e internet dalle agenzie di stampa o inviate da colleghi o direttamente dalle fonti primarie e secondarie (individui, rappresentanti di istituzioni, organizzazioni, uffici stampa, ecc) senza muoversi dalla redazione in cui lavora.

2. Il controllo dell’informazione

È responsabilità del giornalista controllare le informazioni raccolte o ricevute. Il primo passo è la valutazione dell’attendibilità delle fonti. Di fronte a fonti note e autorevoli, il giornalista ne verifica l’attendibilità attraverso l’esperienza continuata o ripetuta, per fonti meno note (es: uffici stampa, ong, ecc) è necessario verificarne l’affidabilità tramite confronto con altre fonti affidabili, nel caso di fonti sconosciute è necessario fare una verifica approfondita, raccogliendo informazioni precise e complete sulla fonte, verificandone l’affidabilità presso colleghi o altre fonti, controllando l’affidabilità dell’informazione fornita presso altre fonti affidabili.

L’attendibilità delle fonti di informazione deve essere accertata e l’esattezza delle loro informazioni deve essere verificata presso altre fonti affidabili.

Nella realizzazione dell’informazione è fondamentale l’attribuzione delle informazioni, cioè riportare la fonte delle informazioni. Questo responsabilizza la fonte, garantisce il lettore e salvaguarda il giornalista. 

3. La selezione delle informazioni

La scelta delle informazioni ossia la scelta dei fatti che il giornalista ritiene di raccontare dipende dalla testata (organizzazione, mass media) in cui opera e dagli interessi del pubblico a cui si rivolge.

Il pubblico è l’insieme relativamente omogeneo dei destinatari dell’informazione, identificabile con una serie di caratteristiche quali per esempio l’età, il sesso, il livello culturale, l’appartenenza sociale e/o politica, gli interessi personali e molto altro.

La linea editoriale è decisa dall’editore o da chi per lui, per esempio dal cda (consiglio di amministrazione), e applicata dal comitato di redazione. La linea editoriale definisce il pubblico di riferimento, le priorità, gli argomenti da trattare, lo stile e l’immagine del medium, le modalità di applicazione, la libertà del comitato di redazione e molto altro.

La selezione dell’informazione dovrebbe mirare a offrire al pubblico/destinatario le informazioni più importanti, interessanti e utili sempre nell’ottica di dare conoscenza e suggerire riflessioni. Ogni selezione dell’informazione che mira a fini diversi è cattivo giornalismo e manipolazione dell’informazione. 

4. La gestione delle informazioni

La comunicazione dell’informazione dipende dal mezzo di comunicazione, dal pubblico, dallo spazio a disposizione e dalle tecniche di espressione. Per esempio, scrivere un articolo per un quotidiano è un modo di comunicare molto diverso dalla trasmissione radiofonica o televisiva, come dalla realizzazione di video per la pubblicazione sui canali internet.

Il giornalista deve conoscere il suo pubblico, la cultura, il linguaggio e se possibile psicologia e registri comunicativi. Questo gli permette di comunicare l’informazione al meglio possibile. Per esempio la comunicazione ideale per un pubblico adolescente non lo è per un pubblico anziano e colto, né per un pubblico maturo e con forti interessi specifici.

Non meno determinante è lo spazio a disposizione del giornalista, che a seconda del mezzo (giornale stampato, trasmissione radiofonica o televisiva, pagina web, ecc) può essere indicato dal numero massimo di parole o righe stabilito dal caporedattore o dal grafico, o il tempo a disposizione per raccontare la notizia alla radio, o la durata del video da lanciare in tv.

Quindi la narrazione della notizia è di solito oggetto di una sintesi più o meno marcata che può incidere sulla completezza e al peggio sul significato e il contenuto della notizia. Le stesse agenzie di stampa fissano limiti stringenti per la pubblicazione delle notizie ai giornalisti con effetti più o meno rilevanti sulla comunicazione dell’informazione al mediatore, quindi al pubblico.

È intuitivo dedurre che il mezzo di comunicazione influenza in modo determinante la comunicazione dell’informazione. Il tipo di medium non solo determina il canale (leggere, audio, video), ma definisce i limiti entro cui avviene la comunicazione.

Nei media stampati si racconta scrivendo e fotografando per essere letti, in quelli radiofonici si racconta scrivendo e parlando per essere ascoltati, in quelli televisivi si racconta scrivendo e parlando e filmando per visti ed ascoltati, in quelli online scrivendo, fotografando, parlando, filmando per una consultazione su schermo.

Le tecniche di espressione sono i diversi modi con cui può essere comunicata l’informazione e raccontato il fatto e cambiano secondo il tipo di medium in cui il giornalista opera. Le tecniche possono cambiare l’efficacia della comunicazione e la qualità della narrazione. Per esempio in una trasmissione radiofonica è determinante la voce, come il calore e l’impostazione, la ricchezza nei toni, l’uso delle pause e molto altro. Mentre nella carta stampata, è determinante la posizione dell’articolo, il titolo, il layout, l’impostazione della notizia e lo stile utilizzato.

Per stasera terminiamo qui. Continueremo il nostro viaggio nel mondo del giornalismo e della produzione della notizia nei prossimi post.

Spero la lettura ti sia piaciuta. Se hai suggerimento od opinioni a proposito non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

Cosa sono i media

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Cos’è un media?

Anche se più correttamente dovremmo dire: “cos’è un medium?”.

Media, plurale di medium, è una parola che deriva dal latino e significa “mezzo, strumento“. Il termine è usato solitamente al plurale (es: mass media) sia in italiano sia in inglese, mentre il singolare medium è adoperato raramente.

I media sono strumenti attraverso cui avviene la trasmissione di informazioni su eventi vicini e lontani a cui non assistiamo direttamente.

Idealmente il primo e più antico strumento (medium) a disposizione dell’uomo per comunicare informazioni è il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. Per migliaia di anni la trasmissione delle conoscenze tramandate da generazione in generazione ha permesso all’uomo di mantenere ciò che era stato appreso in precedenza e quindi di evolvere.

Nel tempo insieme all’uomo anche gli strumenti (media) si sono evoluti, per esempio con l’invenzione della scrittura, ma i canali di trasmissione dell’informazione sono sempre rimasti gli stessi: la vista e l’udito. Anche ai giorni d’oggi la natura dei media si fonda su testo scritto e immagini (vista) e sui suoni (udito). Dai papiri agli ipertesti del web, dai graffiti ai filmati, dalla voce umana ai suoni registrati su supporti più moderni, la natura dei media è rimasta sostanzialmente inalterata.

Con la stampa si è assistito alla comparsa dei mass media o dei mezzi di comunicazione di massa (fine del XV secolo). Alla fine del XIX secolo sono comparse le registrazioni audio, seguite dal cinema come mass media visivo (inizio del 1900 circa), dalla radio (1910) come primo mezzo di trasmissione veloce a distanza e dalla televisione (1950 circa). Nei tempi recenti abbiamo vissuto la comparsa di internet (dal 1990 circa) con i suoi ipertesti, la trasmissione ultraveloce di contenuti audio e visivi.

Nel post “I media e la visione della realtà” abbiamo visto che di solito un media di massa è un’organizzazione complessa di persone e mezzi con l’obiettivo di divulgare informazioni a molte persone attraverso uno o più canali. Il ruolo dei media di massa dovrebbe essere quello di informare le persone/cittadini sui fatti, in modo da permettere loro di comprendere la realtà e vederla per quella che è. Questo in quanto le nostre scelte e quindi le nostre azioni dipendono dalla nostra visione della realtà.

I media comunicano informazioni che influenzano la nostra visione della realtà e che quindi influenzano le nostre decisioni. Questo è stato dimostrato dalle numerose ricerche psicologiche e sociali relative alla comunicazione e ai mass media. Per tutto il 20° secolo fino a oggi si sono studiati gli effetti dei media sul pubblico, la loro influenza e la loro persuasione.

Si è scoperto per esempio come i media possono influenzare in base alle scelte delle notizie comunicate e allo spazio a loro concesso (agenda setting). In sostanza l’idea è che la gente pensa agli argomenti che le vengono suggeriti dai mass media, che decidono gli argomenti e lo spazio da dedicare in base alle pressioni cui sono sottoposti. Maggiore è l’importanza che i media dedicano alla questione, maggiore è il riconoscimento pubblico che l’argomento presentato riceve. I mass media non riflettono la realtà, ma piuttosto la filtrano e la modellano, concentrando la loro attenzione su pochi temi scelti e facendo credere al pubblico che siano i più importanti, distogliendola da altri temi scomodi per farli scomparire oltre l’orizzonte del pubblico.

Si è scoperto che i media rafforzano facilmente le opinioni esistenti, mentre solo una piccola percentuale di pubblico è portata a cambiare opinione, più per effetto degli opinion leader che per i media stessi. L’opinion leader è un utente attivo dei media che interpreta il significato o il contenuto dei messaggi mediatici per utenti che hanno fiducia in lui (es: perché lo considerano più competente su un dato argomento).

Inoltre si è scoperto che una persona singola è disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un’opinione che percepisce essere contraria all’opinione della maggioranza per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza (spirale del silenzio). Il contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può, col passare del tempo, causare un’incapacità nel pubblico nel selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media e provocando così la spirale del silenzio. Oltre a generare nel pubblico omologazione e conformismo.

Infine negli anni 90 del secolo scorso si è verificato l’effetto del framing (inquadrare, porre una questione dentro una cornice determinata), un’operazione concettuale e linguistica in cui il senso delle parole non indica solo il senso delle cose di cui si sta parlando, ma lo orienta e lo “inquadra” dando o togliendo dalle cose certe loro qualità (Noblejas, 2006).

“Possiamo definire framing come il processo di cogliere alcuni degli elementi di una realtà percepita e di assemblarli in una narrazione che sottolinea le connessioni fra di loro, allo scopo di promuovere un’interpretazione particolare” (Entman). Il framing funziona e visti gli effetti e le implicazioni politiche e commerciali è oggetto di studio tutt’oggi.

Come probabilmente ti sarai accorto, è facile trovare parallelismi tra questi studi e la retorica, l’arte del discorso pubblico, e non a caso. Perché in fondo è quello di cui stiamo parlando, sempre di discorso pubblico, di comunicazione di informazioni, di modulare l’informazione per lavorare sui meccanismi psicologici e sociali umani. Con l’unica differenza che il discorso pubblico oggi è mediato dai mezzi di comunicazione sociale, con tutti i limiti e le caratteristiche che questi mezzi portano con sé.

Ed è per tutto quello che abbiamo visto finora che i media sono inevitabilmente oggetto di interesse da parte di chi vuole manipolare le persone, in quanto controllando i media e l’informazione che diffondono, si influenza e manipola la visione della realtà di lettori/spettatori, quindi si influenzano le loro scelte e i loro comportamenti. Arrivando in questo modo anche a indurre le persone a prendere decisioni contrarie al loro interesse, ma favorevoli agli interessi di chi i media li possiede o li controlla.

Non a caso negli ultimi trent’anni i media si sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, di solito grandi gruppi privati, di solito poco interessati a produrre buona informazione. I mass media oggi sono di proprietà o sono influenzati da una ristretta élite che mira ai propri interessi.

Ecco cosa sono i media, i mass media oggi.

A presto ;D

L’informazione dei nostri tempi

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Diversi giorni fa discutevo animatamente con un amico sulla questione dei migranti, una discussione appassionata causata da visioni diverse degli stessi argomenti, determinate non da convinzioni personali antitetiche quanto dalle diverse fonti di informazioni consultate. Uno si affida ancora ai media tradizionali in lingua italiana mentre l’altro si affida di più ai media online in lingua inglese. Mentre cercavo di capire la causa delle differenze mi sono reso conto di quanto sia davvero fondamentale la qualità dell’informazione.

Perché?

Perché noi esseri umani ci comportiamo, agiamo e decidiamo in base alla visione che abbiamo della realtà, quindi in base alle informazioni che abbiamo raccolto su di essa.

Come abbiamo ripetuto in molti altri post (per esempio “I media e la visione della realtà”, I 9 sensi e il flusso”), percepiamo la realtà attraverso i nostri sensi, sorprendenti ma limitati, quindi per conoscere gli eventi che accadono oltre e altrove abbiamo bisogno di conoscere le testimonianze dei testimoni, direttamente da loro o tramite intermediari.

I media ci permettono di conoscere il mondo altrove perché ci portano l’informazione degli eventi accaduti lontano oltre l’orizzonte, oltre i nostri sensi. La comunicazione degli eventi non è semplice come può sembrare, sia per i limiti della comunicazione stessa, del linguaggio o degli strumenti utilizzati, sia perché quella che riceviamo dai media è un’interpretazione della realtà, quindi imprecisa per definizione.

L’informazione è sempre imprecisa anche se non c’è intenzione da parte dei testimoni o di chi controlla i media di intervenire sull’informazione, cioè di fornire volutamente un’informazione manipolata, per ragioni come l’interesse personale o il profitto. In tal caso la nostra visione di quello che accade viene distorta in modi che possono influenzare le nostre decisioni.

Perché in fondo lo scopo di chi manipola l’informazione è quello di manipolare le decisioni di chi la riceve. Lo sanno i bambini che mentono per evitare punizioni o per ottenere ricompense non dovute, lo sanno i pubblicitari che vogliono convincerci a desiderare qualcosa quindi a comprarla, lo sanno i politici che cercano di farci votare per loro, eccetera.

Detto questo esaminiamo i media a nostra disposizione qui in Italia. C’è una televisione, un giornale, una radio che offre un’informazione affidabile, obiettiva e completa?

Nei post “A chi appartengono i giornali in Italia1, 2 e 3 e “A chi appartengono le agenzia di stampa” abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono, ma fare profitto.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Inoltre non dobbiamo dimenticare il potere degli inserzionisti: quando lo scopo principale di un giornale è il profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro? L’inserzionista ha il potere di influenzare un giornale perché influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Tutto stesso vale per tutti i media che siano radio, tv o pubblicazioni di qualsiasi tipo.

Nel post “I media e la visione della realtà” abbiamo visto come il ruolo dei media di massa dovrebbe essere quello di informare le persone sui fatti, in modo da permettere loro di comprendere la realtà e vederla per quella che è.

Ma proprio per questo che i media sono inevitabilmente oggetto di interesse da parte di chi vuole manipolare le persone, in quanto controllando i media e l’informazione che diffondono, si influenza e manipola la visione delle realtà di lettori/spettatori/utenti, quindi si influenzano le loro scelte e i loro comportamenti.

Non a caso negli ultimi trent’anni i media si sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, di solito grandi gruppi privati, di solito poco interessati a produrre buona informazione. I media oggi sono influenzati da una ristretta élite, da una minoranza potente che si prende cura dei propri interessi.

Nel post “I media sono strumenti di propaganda” abbiamo esaminato come negli ultimi anni i media occidentali hanno rivelato al mondo di essere niente altro che strumenti di propaganda per gli interessi e gli obiettivi di coloro che li possiedono. E’ diventato eclatante durante l’ultima campagna elettorale Usa e durante la guerra in Siria, ma anche in Italia i media hanno dato il peggio di sé durante la campagna per l’ultimo referendum. Non a caso li chiamiamo media allineati.

Il punto è che le nostre scelte e le nostre azioni dipendono dalla nostra visione della realtà, ma la nostra visione della realtà dipende dalla qualità delle informazioni a cui attingiamo, ma i media che dovrebbero fornirci questa informazione in realtà la manipolano per manipolare le nostre scelte.

Nel post “Il problema sono i media” abbiamo visto come alterando l’informazione il media altera il quadro interpretativo della realtà delle persone e le influenza per spingerle a comportarsi e a prendere decisioni sbagliate per loro stessi a vantaggio del mandante della manipolazione.

Se a questo aggiungiamo anche la manipolazione del significato del linguaggio e la manipolazione della psicologia e della sociologia umana, l’efficacia della manipolazione dell’informazione diventa tale che i media non solo possono distorcere la visione della realtà delle persone, ma se gli individui non sono preparati e consapevoli, possono cambiarne le convinzioni, il comportamento, il passato, il linguaggio e il pensiero.

Quindi?

Il problema oggi sono i media.

Sono strumenti di controllo ancora efficaci sulla maggior parte della popolazione, che non ha il tempo o non è in possesso delle competenze per riconoscere l’informazione manipolata.

Quindi come possiamo fare a informarci?

Mi spiace dirlo, ma informarsi oggi è una lotta continua, è sviluppare un forte senso critico e diffidare della maggior parte dei media e delle informazioni, è spendere tempo e risorse per trovare conferme tra il rumor bianco e le manipolazioni.

Quali sono le fonti affidabili, obiettive e credibili a cui possiamo attingere?

Da un lato abbiamo il 99% dei media tradizionali nelle mani o influenzato dalla politica, lobbies o minoranze interessate, dall’altro abbiamo un fiume di nuovi media sul web, più o meno disorganizzati, in parte allineati/influenzati, sempre più minacciati e oggetto di pressioni e repressioni crescenti, che soprattutto ribattono le notizie valutandole e dando interpretazioni diverse, individuando quelle importanti ma poco visibili.

Ebbene le fonti affidabili, obiettive e credibili sono come l’araba fenice, un mito, che ogni tanto, per un breve periodo appaiono per davvero per poi perdersi nel mare dell’informazione.

Dico questo perché si trovano i media non allineati, basta cercare, ma di fatto questi attingono la maggior parte delle notizie dalle agenzie di stampa o da altre fonti allineate/influenzate, ma soprattutto perché la maggior parte delle notizie che circolano ogni giorno vengono da fonti istituzionali o aziendali e sono manipolate alla fonte.

Inoltre dobbiamo ricordare sempre che queste fonti di informazioni non allineate offrono interpretazioni dei fatti e delle notizie da parte di persone più o meno preparate sui diversi argomenti, con una loro visione delle cose, convinzioni, credenze e idee.

Quindi dotiamoci di senso critico e degli strumenti intellettuali che ci permettano di valutare fonti e informazioni e, anche se troviamo la fenice, usiamo la nostra testa e non facciamoci trascinare dal fiume di parole che ci circonda.

A presto ;D

Il tradimento dei giornalisti

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Stasera vorrei condividere con te una semplice riflessione.

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’acuirsi della propaganda attraverso i media pubblici e privati.

Se qualcuno ha dubbi in proposito lo invito a ricostruire la campagna elettorale Usa: il lungo confronto tra Trump e la Clinton ha visto la quasi totalità dei media occidentali al fianco della Clinton; oppure a rammentare la lunga campagna elettorale di Renzi e soci per il referendum costituzionale, durante la quale giornali e tv italiane pubbliche e private hanno cercato di convincerci a votare Si o a non votare affatto. Se ancora non fosse sufficiente lo inviterei questo qualcuno a rammentare i titoli sulla guerra in Siria, vere e proprie campagne mediatiche a sostegno della politica estera Usa, che troppo spesso sono andate oltre il confine della menzogna.

Non possiamo fare altro che constatare l’uso sistematico ed esteso dei media per scopi molto diversi da quelli dell’informazione del lettore/spettatore/ascoltatore. Da un lato abbiamo media pubblici oggetto dell’influenza e del controllo della politica, sfacciatamente evidente in Italia, dall’altro abbiamo media privati nelle mani di gruppi, corporation, banche e industriali con il principale e di solito unico obiettivo di soddisfare soci, proprietari, inserzionisti.

Ad ogni costo, senza alcun ritegno o scrupolo verso i cittadini paganti. E senza alcun rispetto dei principi del giornalismo.

Penso quindi sia opportuno chiedersi: che fine hanno fatto i giornalisti del mondo occidentale?

Mentre i media sprecavano la loro credibilità in campagne di propaganda a sostegno della maggioranza politica, dello status quo, dell’Ue o degli Usa, dell’agenda delle lobbies e dei potenti di turno, i giornalisti dov’erano?

Chi firmava gli articoli senza vergogna? Chi taceva davanti alle menzogne di politici, autorità e stati alleati? Chi non osava chiedere conto dell’ovvio? Chi manipolava il linguaggio e chi privilegiava le opinioni ai fatti? Dov’erano i principi del giornalismo, guardiano del potere in nome dei cittadini?

La risposta è semplice: obbedivano al loro padrone.

Quindi quale credibilità hanno costoro?

Nessuna.

Il giornalismo è morto, ucciso dalla propria vigliaccheria.

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