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Archivio per la categoria ‘Fonti di informazioni’

Certificare l’informazione indipendente

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Come ripetuto più volte, siamo testimoni di un cambiamento epocale del mondo dell’informazione.

Dopo aver assistito, tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo, all’accentramento dei mezzi di informazione in pochi grandi gruppi che oggi controllano la maggior parte dei flussi informativi del pianeta, in questi ultimi anni stiamo assistendo a un cambio di marea.

Dopo decenni di manipolazione, l’opinione pubblica è diventata consapevole dell’inaffidabilità dei media allineati e della loro sistematica distorsione dei flussi informativi. E ha cercato fonti di informazione alternative. Il web ha permesso la diffusione di nuovi media, di fonti alternative che hanno evidenziato le incoerenze tra la realtà e la visione della realtà trasmessa dai media allineati.

Questo ha portato a un collasso della credibilità dei media allineati, ma invece di smettere di manipolare l’informazione, questi hanno attaccato il web e i nuovi media accusandoli di diffondere notizie false. Li accusano di fare quello che loro fanno da decenni. Questo perché i proprietari e chi dietro i media ha interesse a influenzare il consenso e l’opinione pubblica non sono interessati a media che informano, vogliono strumenti che influenzano la pubblica opinione.

La crisi dei media ha condotto alla guerra per l’informazione a cui stiamo assistendo ora e che si prospetta lunga e difficile. Che probabilmente avrà termine quando si ritroverà un nuovo equilibrio sociale e politico o quando verranno introdotti nuovi strumenti capaci di cambiare le prospettive dei mezzi di informazione.

Con alcuni amici ho cercato di rispondere a una semplice domanda: come è possibile migliorare la qualità dei flussi informativi? Come possiamo ridurre la manipolazione dell’informazione da parte dei media e delle fonti stesse?

Tra noi abbiamo considerato diverse risposte, alcune delle quali hanno portato ad approfondimenti e secondo me meritano la tua considerazione.

Una risposta potrebbe essere: è possibile creare una certificazione volontaria dei media che valuti e certifichi la qualità dell’informazione fornita, siano essi giornali, tv, siti web o altro.

Una certificazione è la dichiarazione con la quale una terza parte indipendente attesta che un sistema, un prodotto o un servizio è conforme ai requisiti di una norma o standard.

La proposta è creare un’organizzazione trasparente e trasversale, senza scopo di lucro, che proponga e sostenga la diffusione di una certificazione dell’affidabilità e dell’indipendenza dei media capace di offrire:

  1. a tutti la garanzia di informazione indipendente e affidabile,

  2. ai giornalisti di poter fregiarsi di un simbolo di prestigio e non dover subire l’imposizione di una linea editoriale strumentale,

  3. agli stati di garantire un’informazione affidabile ai propri cittadini,

  4. agli editori la possibilità di distinguersi tra i media per la qualità dell’informazione, ottenendo audience, lettori/ascoltatori e maggiori risultati aziendali.

Quali requisiti deve avere una certificazione dell’affidabilità dei media?

  1. Gestione democratica

L’organizzazione deve essere governata in modo democratico da membri riconosciuti e identificati appartenenti ai diversi ambiti e interessi del mondo dell’informazione: cittadini, giornalisti, editori, organismi pubblici, in breve tutti coloro che sono interessati a garantire un’informazione indipendente e affidabile.

  1. Settare e mantenere standard elevati

Definire uno schema di certificazione che offre le garanzie più elevate nella valutazione dell’affidabilità dei media e dell’indipendenza dell’informazione e garantirle nel tempo.

  1. Credibilità e rispetto

Guadagnare e mantenere una credibilità elevata attraverso pratiche chiare e trasparenti e attraverso il coinvolgimento e la partecipazione di tutti le parti interessate. Buone pratiche come la rotazione degli auditors e degli enti certificatori, controlli frequenti di ogni elemento dell’equazione certificativa. Coinvolgimento ottenuto tramite formazione, informazione e promozione della visione e della missione della certificazione.

  1. Trasparenza

Ogni processo e decisione dell’organizzazione deve essere aperto e trasparente, accessibile al pubblico ed essere verificato regolarmente da terze parti indipendenti. La gestione della certificata non sarà diretta, ma delegata a enti certificatori accreditati da un’organizzazione indipendente, a sua volta verificata periodicamente da un altro ente di controllo. Tutti gli atti e le decisioni saranno trasparenti e accessibili.

  1. Certificazione adatta a tutti

Offrire una certificazione adeguata a tutti i media, siano della carta stampata, tv, siti, blog, nuovi media, anche alle agenzie di stampa. Una certificazione che non ha confini, ma che può essere applicabile ai media di tutto il pianeta.

  1. Glocal

Offrire una certificazione unica per il mondo intero, ma capace di tenere in considerazione le condizioni politiche o socioeconomiche locali. Che sappia offrire soluzioni e iter di sviluppo in grado di portare i media alla migliore informazione indipendente.

  1. Impatto positivo misurabile

Non limitarsi a certificare i media, ma valutarne il lavoro, aiutarli a sviluppare buone pratiche e coinvolgere tutte le parti interessate nel processo (es: lettori, giornalisti, ecc). Valutare gli effetti di un’informazione indipendente e affidabile.

  1. Indipendenza

Mantenere la propria indipendenza tramite trasparenza, controlli dei ruoli e delle carriere nell’organizzazione, proibizione di finanziamenti da parte di enti privati, limitazione da parte di quelli pubblici, badget pubblici.

Gli attori del progetto sono:

  1. Organizzazione
  2. Enti certificatori
  3. Ente accreditamento
  4. Auditor competenti
  5. Media
  6. Cittadini/utenti
  7. Altri stakeholders

Il meccanismo funziona grazie a:

  1. il bisogno dei cittadini di accedere a informazione indipendente ed affidabile per potersi informare e prendere le decisioni più corrette;

  2. il bisogno dei giornalisti di essere indipendenti e orgogliosi del proprio lavoro;

  3. il bisogno dei media di avere lettori o ascoltatori;

  4. il bisogno degli editori di avere media profittevoli.

Con il sostegno di rappresentanti di tutte le categorie coinvolte, ma soprattutto di utenti e giornalisti, si potrebbe garantire la diffusione della certificazione fino a renderla conosciuta da una buona parte dei cittadini. Una volta raggiunta la soglia critica di auto sviluppo, la certificazione dovrebbe diffondere in modo spontaneo e irreversibile. Questo finché verrà considerata affidabile, indipendente, eccetera.

Uno strumento di questo tipo darebbe fastidio a chi adesso usa i media come strumenti di manipolazione del consenso o per la propaganda. E potrebbe generare ritorsioni o strategie per la demolizione del progetto.

D’altra parte questo potrebbe essere uno strumento efficace per portare allo stesso tavolo media allineati e nuovi media, giornalisti, cittadini ed editori.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi puoi lasciare un commento con le tue impressioni.

A presto ;D

Che importanza hanno le informazioni nella vita di un essere umano

manipolazione-mentale

Questa sera vorrei condividere con te alcune riflessioni nate da una discussione che ho avuto qualche giorno fa dal mio barbiere, incentrata su media e informazione.

Perché è importante essere informati?

Perché le nostre decisioni, le scelte che compiamo ogni giorno si basano sulle informazioni che possediamo e che raccogliamo ogni giorno. Come detto più volte in molti post, la fonte principale delle informazioni sono i nostri sensi, quindi come primi testimoni degli eventi della nostra vita è nostra responsabilità comprendere e interpretare correttamente le informazioni che raccogliamo. E non sempre ci riusciamo, sia perché siamo esseri umani, sia perché per quanto testimoni non abbiamo una visione completa dei fatti.

Quando però le informazioni vengono da altre fonti, la situazione cambia drasticamente. Sappiamo entrambi quanto è importante l’affidabilità delle fonti, vero? Se la fonte è il testimone dei fatti allora abbiamo informazioni di prima mano che possiamo valutare direttamente, secondo le nostre capacità e la nostra conoscenza della fonte. Quando invece la fonte non è diretta, ma l’informazione ci arriva per interposta persona, sia essa il vicino di casa, il collega, il giornale, la tv o qualunque media, allora non possiamo valutare direttamente l’attendibilità della fonte, ma indirettamente.

Nel post “Fonti attendibili” abbiamo visto come valutare una fonte di informazioni: analisi dei requisiti come serietà, ma , completezza, eccetera, ma abbiamo anche compreso che questa valutazione è incerta, in quanto parte dei requisiti non sono misurabili o non lo sono univocamente, ma dipendono da altro. Questo rende possibile manipolare l’informazione che arriva a noi, modificando la nostra percezione della realtà, quindi modificando la nostra realtà.

Provo a spiegarmi con qualche esempio. Abbiamo bisogno di cambiare le gomme e se sapessimo che il gommista in periferia fa prezzi migliori rispetto al nostro gommista, allora probabilmente andremmo da lui. Ovvio, no? Il commercio si basa in modo significativo sulla scarsità di informazioni, chi sa di più vince e strappa il prezzo migliore. E la stessa cosa vale per qualunque tipo di negoziazione, dal richiedere un aumento di stipendio, all’assunzione di un professionista per risolvere un problema, in casa per esempio.

Altri esempi, le notizie dei media sono allarmanti, parlano di una nuova malattia, di un’epidemia che si può diffondere anche qui. Quale affetto avrà sulle mie scelte e sulla mia vita? I media parlano di crisi, di lavoro che non si trova, di disoccupazione e povertà, come cambia la mia prospettiva sul futuro e come cambiano le mie scelte?

Come percepiamo la realtà determina le nostre scelte, ci può spingere a comportamenti più emotivi, a rafforzare o cambiare le nostre abitudini, a non agire, a non cogliere occasioni importanti. La percezione della realtà è determinata dalle informazioni che riceviamo su di essa, quando qualcuno le manipola allora manipola la nostra realtà e le nostre scelte. E ogni scelta può cambiare il corso della nostra vita.

Pensa a quanti sono i tuoi comportamenti che sono determinati da informazioni provenienti dai media e da fonti indirette. Perché fai acquisti al supermercato? Perché ti vesti in quel modo? Perché vuoi comprare casa? Perché paghi le bollette? Perché vai al mare in vacanza? Perché vuoi un lavoro dipendente? Perché paghi le tasse? Perché vai dal dottore così spesso?

Le domande ti sembrano strane?

Non lo sono, pensaci. Presta attenzione ai tuoi comportamenti e chiediti perché lo fai. Rimarrai sorpreso.

Quando parli con qualcuno valuti con attenzione quello che ti dice e ogni accenno di incoerenza nella sua comunicazione ti spinge a diffidare sulle informazioni che ti trasmette e sulle sue intenzioni. Allora perché non fai lo stesso con i media?

Perché le informazioni sono stampate sulla carta? Perché ti arrivano da una scatola parlante?

Dovresti sempre diffidare delle informazioni delle informazioni dei media, proprio perché sono indirette e manipolabili.

Il mio barbiere dice che sa che tv e giornali raccontano “patacche”, ma che non c’è nulla di meglio. Tu cosa ne pensi?

Ne parleremo insieme nei prossimi post, ma vorrei anche approfondire ulteriormente quanto è importante l’informazione per ognuno di noi. Ognuno di noi è consapevole istintivamente dell’importanza dell’informazione, ma non comprende quanto critica sia questa necessità.

Ti ringrazio di avermi seguito fino a qui. Buona serata e a presto ;D

A chi appartengono i giornali in Italia? – 3

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Nel post “A chi appartengono i giornali?” abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono.

Lo scopo prioritario di questi media è quello di fare profitto, attraverso le sovvenzioni dello stato e vendendo spazi alla pubblicità. D’altra parte i proprietari usano i giornali per curare l’immagine delle proprie aziende, per difenderle, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su certi argomenti e per distoglierla da altri, per fare campagne politiche o sociali con scopi precisi.

Abbiamo visto come questo avviene tramite la definizione della linea editoriale del giornale, cioè il modo con cui sceglie, interpreta e pubblica le notizie. La linea del giornale definisce quali sono gli argomenti da privilegiare e quelli da ignorare, quali sono le notizie da mettere in prima pagina e quali a pagina venti.

La linea editoriale è decisa dall’editore o dal consiglio di amministrazione, quindi se conosciamo l’editore e sappiamo chi siede nel Cda dei giornali o delle aziende a cui appartengono, allora possiamo comprendere quali sono i veri interessi dietro al giornale e alla sua linea editoriale.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo il cui interesse principale è altro, il giornale diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Quando quasi tutti i giornali appartengono a banche, industriali, partiti, imprenditori, assicurazioni e questi hanno interessi in comune e rapporti d’affari come accade nel mercato piccolo e chiuso dell’Italia, allora i cittadini hanno difficoltà ad accedere alle informazioni. E questo mette a rischio la democrazia, perché senza buona informazione non ci sono cittadini informati, senza i quali non c’è democrazia.

Nel post “A chi appartengono i giornali? -2” ci siamo interrogati sul potere degli inserzionisti sui giornali e sul conflitto di interesse che sorge quando una notizia può essere dannosa o fastidiosa per uno degli inserzionisti del giornale.

Quando lo scopo principale di un giornale è fare profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro?

Sotto la minaccia esplicita o implicita di perdere i soldi di un inserzionista, il giornale asseconderà le sue richieste o perfino censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Solo questo conflitto di interesse dovrebbe metterci sul chi vive, ma la questione è più complessa.

Che succede se il proprietario del giornale e l’oggetto delle notizie sgradite o dannose hanno rapporti d’affari?

Che il giornale censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Un’ultima domanda per te: che succede se il proprietario del giornale ha rapporti/interessi con esponenti della classe politica o banchieri?

Che il giornale censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Quindi l’inserzionista ha il potere di influenzare notevolmente un giornale perché controlla/influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Tu cosa ne pensi?

Nei post precedenti abbiamo valutato buona parte delle principali testate italiane, stasera completiamo questa carrellata:

10. L’unità

E’ uno dei più noti quotidiani politici italiani, fondato nel 1924 da Gramsci, protagonista della cultura italiana del 900, è stato organo ufficiale del partito comunista fino al 1991, poi del PDS e della DS fino al 1997. Successivamente viene privatizzato, affronta diverse crisi fino alla chiusura nel 2000, per essere rilevato da un gruppo di imprenditori sotto il nome di Nuova Iniziativa Editoriale spa e riaperto nel 2001. Dal 2008 l’azionista principale diventa Renato Soru, allora presidente della Sardegna, presidente e amministratore delegato della compagnia di servizi internet Tiscali Italia spa e uno degli uomini più ricchi del mondo, che con il suo intervento ne evita l’acquisto da parte della famiglia Angelucci. Il giornale è tuttora “vicino” al partito Democratico (PD) che dal 2011 possiede una piccola parte delle quote di capitale. Quindi il principale giornale della sinistra italiana è in realtà proprietà di un ricco imprenditore del settore delle telecomunicazioni. E riceve le sovvenzioni dello stato per l’editoria.

11. Milano Finanza e Italia Oggi

Milano Finanza è uno dei quotidiani economici più conosciuti in Italia, tratta esclusivamente di temi economici-finanziari ed è edito da Class Editori dei fratelli Panerai. Class editori possiede e pubblica anche Italia Oggi, anch’esso noto quotidiano incentrato su temi politico-economici, numerosi periodici incentrati sui temi dell’informazione finanziaria e del lusso come Capital e Class, numerose Tv, radio, siti web e l’agenzia MF-DowJonesNews. Nel Cda dell’editore siedono tra l’altro Maurizio Carfagna, consigliere di Mediolanum dei Berlusconi, e Victor Uckmar, celebre fiscalista italiano che siede tra l’altro nel cda di Tiscali. Penso sia inutile sottolineare ancora le interconnessioni tra gli editori e le potenti famiglie italiane.

12. Il Fatto Quotidiano

Quotidiano fondato nel 2009, dall’iniziativa di note firme del giornalismo italiano, è diretto da Antonio Padellaro ed edito dalla Editoriale Il Fatto spa, una società per azioni priva di azionista di controllo. Il presidente è Antonio Padellaro, l’amministratore delegato è Cinzia Monteverdi. Il consiglio di amministrazione è composto da Luca D’Aprile, Carlo Degli Esposti, Peter Gomez, Marco Tarò e Marco Travaglio. Non sembrano esserci connessioni dirette alla rete delle grandi aziende italiane e ai loro cda. Emerge tra i giornali “allineati” per una linea editoriale indipendente, incentrata sulla politica nazionale (puoi approfondire qui).

Con questo chiudiamo la nostra carrellata dei più grandi giornali italiani. Il fiume di testate regionali o locali forse lo approfondiremo in un altro post, ma come è facile scoprire con una veloce indagine, la maggior parte di essi appartiene agli stessi grandi editori citati in questi post.

E spero sarai d’accordo con me che non ha molto senso parlare qui dei giornali di partito, di proprietà e influenzati direttamente dalla politica, come l’Europa, organo del PD, il cui nome rivela il cambiamento radicale avvenuto nella sinistra italiana negli ultimi vent’anni, la Padania, organo della Lega Nord, il cui nome rivela il programma politico mai realizzato, o il Secolo d’Italia di AN, l’Avanti del partito socialista, Liberazione di Rifondazione, l’Occidentale del nuovo centrodestra, eccetera.

Quindi, volendo riassumere quanto visto finora, negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei giornali italiani non di partito si è concentrata nelle mani di pochi proprietari, imprenditori, aziende e banche. Questi hanno investito sull’informazione per trarne profitto diretto, attraverso la vendita, la pubblicità e le sovvenzioni statali, ma soprattutto profitto indiretto attraverso il controllo e l’influenza dell’informazione e quindi della politica e dell’opinione pubblica dei cittadini.

Un fenomeno analogo a quello che è accaduto in tutto il mondo, in tempi diversi, che però si innesta in una realtà tutta particolare, dove l’interconnessione tra persone e aziende è eccessiva, intricata, visibile e sotterranea. Se a livello economico questo determina un mercato oligopolistico e chiuso, a livello di distribuzione del potere politico-economico determina una rete tanto radicata e complessa di interessi e influenze, che in quanto tale è difficile da attaccare e non può che tendere sempre all’equilibrio, allo status quo.

Negli ultimi anni, però, abbiamo assistito a cambiamenti notevoli del potere nel mondo che si sono riflessi inevitabilmente anche in Italia. La rottura del patto tra le classi sociali, causata dalla globalizzazione, dal dominio della finanza, dall’imporsi delle politiche liberiste e dall’ingresso nella comunità europea, non solo sta impoverendo il paese, ma sta demolendo la maggior parte delle basi di sostegno della rete del potere italiano e sta riaccendendo lotta di classe.

Con quali conseguenze?

Lo vedremo insieme, approfondiremo in altri post l’analisi del potere in Italia e la sua evoluzione. Per ora questo è tutto. Se vuoi esprimere la tua opinione, non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

A chi appartengono i giornali in Italia? – 2

A chi appartengono i giornali

Nel precedente post, “A chi appartengono i giornali?”, abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono.

Lo scopo prioritario di questi media è quello di fare profitto, attraverso le sovvenzioni dello stato e vendendo spazi alla pubblicità. D’altra parte i proprietari usano i giornali per curare l’immagine delle proprie aziende, per difenderle, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su certi argomenti e per distoglierla da altri, per fare campagne politiche o sociali con scopi precisi.

Abbiamo visto come questo avviene tramite la definizione della linea editoriale del giornale, cioè il modo con cui sceglie, interpreta e pubblica le notizie. La linea del giornale definisce quali sono gli argomenti da privilegiare e quelli da ignorare, quali sono le notizie da mettere in prima pagina e quali a pagina venti.

La linea editoriale è decisa dall’editore o dal consiglio di amministrazione, quindi se conosciamo l’editore e sappiamo chi siede nel cda dei giornali o delle aziende a cui appartengono, allora possiamo comprendere quali sono i veri interessi dietro al giornale e alla sua linea editoriale.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo il cui interesse principale è altro, il giornale diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Quando quasi tutti i giornali appartengono a banche, industriali, partiti, imprenditori, assicurazioni e questi hanno interessi in comune e rapporti d’affari come accade nel mercato piccolo e chiuso dell’Italia, allora i cittadini hanno difficoltà ad accedere alle informazioni. E questo mette a rischio la democrazia, perché senza buona informazione non ci sono cittadini informati, senza i quali non c’è democrazia.

Nel post precedente abbiamo visto qualcuna delle grandi testate, stasera ne consideriamo altre:

4. La Stampa

Questo giornale di Torino, fondato nel 1897, è il terzo quotidiano italiano e appartiene alla famiglia Agnelli dal 1926. Dovrebbe rappresentare la tradizione laica piemontese, ma è più corretto dire che esprime le idee della grande imprenditoria.

5. Libero

Quotidiano di destra fondato e diretto da Vittorio Feltri, dal 2001 appartiene a Giampaolo Angelucci, immobiliarista e proprietario di numerose cliniche e strutture sanitarie come il San Raffaele di Roma. Come organo ufficiale del movimento monarchico riceve sovvenzioni milionarie dallo stato.

6. Avvenire

Nato nel 1968 dalla fusione di due giornali, l’Italia di Milano e L’avvenire d’Italia di Bologna, il giornale è edito e appartiene alla Cei, la conferenza episcopale italiana. Com’è ovvio è un quotidiano di ispirazione cattolica scritto per i cattolici. Riceve le sovvenzioni statali.

7. Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, QN

Il Resto del Carlino è uno dei quotidiani più antichi, simbolo di Bologna, ottavo quotidiano nazionale, e insieme alla Nazione di Firenze e al Giorno di Milano formano la rete QN, Quotidiano Nazionale. Tutti e tre appartengono alla Poligrafici Editoriale, a sua volta controllata dal gruppo Monti-Riffeser, guidato da Andrea Riffeser Monti, discendente di Attilio Monti, famoso imprenditore italiano nel campo della raffinazione.

8. Il Messaggero, il Mattino, il Gazzettino, il Nuovo quotidiano di Puglia

Il Messaggero è il più diffuso giornale del centro Italia, il sesto a livello nazionale, di impostazione laica di centro-sinistra, appartiene alla Caltagirone editore, di proprietà della famiglia Caltagirone, famosi imprenditori nel campo delle costruzioni, grandi opere, cementifici. Oltre al Messaggero, la famiglia Caltagirone possiede anche il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia, il Nuovo Quotidiano di Puglia e altro ancora.

9. Il Sole 24 ore

E’ il più autorevole quotidiano economico italiano, il quarto per diffusione, fondato nel 1865. E’ edito dal Gruppo 24 Ore, di proprietà di Confindustria. La linea editoriale è diretta espressione dei principali gruppi industriali italiani. Nel cda troviamo diverse figure di spicco dell’industria e della finanza, tra cui Giancarlo Cerutti di Saras, Donatella Treu, Giancarlo Abete presidente BNL.

La carrellata delle grandi testate italiane non è ancora finita e la riprenderemo nel prossimo post sull’argomento. Prima di lasciarti, vorrei farti notare il conflitto di interesse che sorge quando una notizia può essere dannosa o fastidiosa per uno degli inserzionisti del giornale.

Quando lo scopo principale del giornale è fare profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro?

La risposta è ovvia: sotto la minaccia esplicita o implicita di perdere i soldi di un inserzionista, il giornale asseconderà le sue richieste o perfino censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto. Approfondiremo questo argomento nel prossimo post.

Se vuoi esprimere la tua opinione, non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

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A chi appartengono i giornali in Italia?

Fatti e opinioni

E’ una domanda che mi sono posto diverso tempo fa e stasera vorrei abbozzare una risposta.

Perché dovrebbe interessarci conoscere a chi appartengono i giornali che leggiamo?

Perché quando i media sono di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, allora lo scopo prioritario di questi giornali non è quello di informare il lettore pagante, ma è quello di fare profitto. E per i giornali profitto oggi significa ricevere sovvenzioni dallo stato e vendere spazi per la pubblicità.

D’altra parte per i grandi proprietari trarre profitto significa anche usare il giornale per curare l’immagine delle proprie aziende, per difenderle, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su certi argomenti e per distoglierla da altri, per fare campagne politiche o sociali con scopi precisi. Per esempio, rendere rilevanti certe notizie di cronaca relative a frodi alimentari e sottolineare l’importanza della sicurezza nell’alimentazione può servire per spingere l’opinione pubblica a fare pressione sulla politica per rafforzare certe leggi a difesa dei consumatori e allo stesso tempo favorire le vendite dei produttori italiani.

Tutto questo avviene tramite la definizione della linea editoriale del giornale.

Cos’è la linea editoriale?

E’ la visione del giornale, il modo con cui questo tende a scegliere e a leggere le notizie, ma soprattutto a pubblicarle. Così la linea del giornale definisce quali sono gli argomenti da privilegiare e quelli da ignorare, quali sono le notizie da mettere in prima pagina e quali a pagina venti.

Chi decide la linea editoriale?

L’editore o il consiglio di amministrazione, non la redazione o i giornalisti. Quindi se conosciamo chi è l’editore, o chi siede nel cda dei giornali o delle aziende a cui appartengono, allora possiamo comprendere anche quali sono i veri interessi dietro al giornale e alla sua linea editoriale.

Facciamo qualche esempio, prendiamo alcuni dei principali giornali a diffusione nazionale:

1. Corriere della Sera

Ha fama di essere un giornale obiettivo e sopra le parti, di avere una linea editoriale anglosassone e indipendente da interessi particolari. Ma è così? L’editore è il gruppo RCS, Rizzoli Corriere della Sera, ed è quotato in borsa. Se guardiamo chi siede nel cda (i dati non sono così recenti), troviamo gli Agnelli e la Fiat, Unicredit e Mediobanca, Telecom Italia e Generali, Intesa San Paolo e Pirelli, diversi industriali famosi e immobiliaristi che siedono in altri cda di aziende. Direttamente o indirettamente sono rappresentati quasi tutti i settori della grande industria italiana, un esempio di come queste grandi aziende italiane siano in realtà collegate tra loro. La linea editoriale del Corriere dovrà rispondere degli interessi, delle esigenze e degli accordi di costoro. Su certi argomenti saranno sicuramente d’accordo, su altri la visione del giornale dipenderà dalle necessità del momento. Oltre al corriere, appartengono al gruppo RCS una lista di quotidiani, per esempio, la Gazzetta dello sport, e di periodici tra cui, per esempio, Oggi, Abitare, Il Mondo. Qui e qui puoi trovare conferme a quanto detto.

2. Repubblica

Questo giornale fa parte del gruppo l’Espresso dei De Benedetti e questi detengono la maggioranza del pacchetto azionario. Nel cda, oltre ai De Benedetti, siedono figure di primo piano del mondo della finanza, dell’università, dell’imprenditoria e dell’industria italiana e che siedono in altri cda, come quello della Piaggio, Luxottica, Indesit, eccetera. Il gruppo Rcs è anche proprietario di numerosi periodici, tra cui Micromega e Le scienze, e di numerosi quotidiani locali, tra cui Il Piccolo e Il Tirreno, radio, come per esempio Radio DJ e Radio Capital, e di diversi canali televisivi. Qui e qui puoi approfondire quanto esposto.

3. Il Giornale

Fondato da Montanelli nel 1974, fu in seguito acquistato da Berlusconi e tuttora appartiene al gruppo Mondadori ed è controllato dalla famiglia Berlusconi. Nel cda troviamo i figli e figure rilevanti delle aziende di famiglia o vicine alla famiglia. Con l’ingresso in politica di Berlusconi il Giornale è diventato un giornale politico, con una linea editoriale mirata a sostenere il partito politico dell’editore. Il gruppo Mondadori possiede numerosi periodici, tra cui anche Panorama, Tv Sorrisi e Canzoni, Grazia, Donna Moderna, Chi, Focus, Geo, Starbene e molti altri. Qui e qui puoi trovare conferme e maggiori informazioni.

Continueremo a scoprire a chi appartengono i giornali italiani più importanti nei post successivi. Prima di chiudere vorrei attirare la tua attenzione sulle conseguenze della scomparsa di giornali indipendenti e in generale dei media indipendenti in Italia.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo il cui interesse principale è altro, è inevitabile che il giornale diventi solo uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Quando quasi tutti i giornali appartengono a banche, industriali, partiti, imprenditori, assicurazioni e questi hanno interessi in comune e rapporti d’affari come accade nel mercato piccolo e chiuso dell’Italia, allora i cittadini hanno difficoltà ad accedere alle informazioni. E questo mette a rischio la democrazia, perché senza buona informazione non ci sono cittadini informati, senza i quali non c’è democrazia.

Non a caso l’Italia è al 57° posto come libertà di stampa dopo l’Ungheria e il Burkina Faso. Non a caso l’Italia è diventata quello che è oggi.

Parleremo di qualità e la libertà dell’informazione in modo approfondito nei prossimi post sull’argomento.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

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