Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

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Dov’è finito il libretto delle istruzioni?

libretto di istruzioni

Siamo esseri umani e veniamo al mondo più o meno nello stesso modo, dal ventre di nostra madre dopo nove mesi di sviluppo, ripercorrendo l’evoluzione della vita su questo pianeta: dalla cellula al mammifero. In un modo o nell’altro passiamo dal ventre caldo della mamma a questo mondo freddo e rumoroso, infido e sporco, dove qualcuno ci schiaffeggia per scoprire se siamo degni delle sfide che ci aspettano.

Siamo in grado di affrontarlo, il mondo?

La risposta è sì, quasi tutti partiamo dotati delle più sofisticate soluzioni biologiche che l’evoluzione ha fornito per affrontare la realtà in cui ci ritroviamo. Eppure non è come ce la raccontano, non è mai come ce la raccontano, ammettiamolo: quasi tutti mentono su quasi tutto, ma prima di capirlo ne dobbiamo fare di strada.

Nasciamo con un potenziale infinito, siamo miracoli, piccoli gesù cristo che si sintonizzano fin da subito sui genitori, quella coppia di creature rumorose e sciocche che diventano l’esempio da imitare per imparare a cavarsela contro i pericoli e le insidie del mondo, ma soprattutto con i nostri simili.

Questo perché qualcuno si è fregato il libretto delle istruzioni, come a suo tempo si erano fregati quelli dei nostri genitori e prima quelli dei nonni e via dicendo.

Cosi ci ritroviamo ad assorbire, a “scaricare” da papà e mamma tutto quello che serve per essere svegli, furbi e cazzuti come loro. Peccato che normalmente i nostri genitori sono dei pirla che ne capiscono mezza del mondo in cui vivono.

Ok, ok, esagero, scusa mamma, scusa papà. Diciamo che se la cavano abbastanza con la realtà delle cose, cos’è una sedia, la parete, il gatto, le posate, il cibo, come si fa andare da li a qui, di cosa sono fatti gli oggetti, come si guida l’automobile, cosa evitare e cosa invece cercare e via dicendo.

Peccato che di loro stessi ne sanno poco, molto poco, soprattutto di come funziona quello che hanno dentro, la stoppa, i meccanismi, la macchina arcana. Hanno imparato dai loro genitori quello che potevano e poi sono andati a istinto, a tentativi, prove e disastri. Se va bene si faranno un’idea delle cose che contano verso i cinquanta, i sessanta, o forse mai.

E non parliamo poi del mondo umano, della società e della politica, dell’economia e della filosofia. Cos’è la filosofia? Eh, appunto. Ma non è colpa loro, come non è colpa nostra. E’ che senza il libretto delle istruzioni procediamo a tentoni.

Prima scarichiamo dai nostri genitori tutto, il meglio e il peggio, la saggezza, la gioia, l’amore, ma anche le paure, le credenze, i casini e le cicatrici che ci porteremo in testa e nel cuore per un bel po’. Da loro impariamo a pensare, a parlare, a provare le emozioni e a come gestirle. Spesso nel modo sbagliato. Quando diventiamo consapevoli, presenti, ci rendiamo vagamente conto delle lacune e delle migliaia di domande senza risposte.

Sarebbe quello il momento in cui ci fanno leggere il libretto delle istruzioni, ma nessuno ce lo da. E così subissiamo di domande mamma e papà fino a far loro schizzare gli occhi dalle orbite. Finché non ci sbattono all’asilo e poi a scuola con altri bambini messi più o meno come noi se non peggio e con adulti tristi che ci insegnano come memorizzare un sacco di informazioni, in buona parte inutili, ma soprattutto ci insegnano come obbedire, come conformarci alle regole, a quello che la società, lo stato, la religione si aspetta da noi. Un massacro.

Nel momento di massimo potenziale ci tarpano le ali. E i genitori che già hanno passato l’ordalia lo trovano normale. Normale, capisci?

Così collezioniamo traumi e cicatrici per poi passare buona parte della vita cercando di curarli e risolverli. Solo dopo aver sciolto i nodi peggiori, forse troviamo abbastanza lucidità e consapevolezza per cercare di comprendere come funzionano veramente le cose.

E scopriamo di essere parte di qualcosa di più grande, di gruppi, macro organismi che chiamiamo stato, religione, partito, azienda, squadra di calcio, famiglia e via dicendo, creature che vivono grazie a noi, che prendono le nostre energie e il nostro tempo dandoci in cambio sicurezza, se va bene.

Perché questa storia che chiamiamo vita e in cui veniamo partoriti era già vecchia migliaia di anni fa ed è affollata di adulti stronzi che si fanno strada senza scrupoli per cogliere quello che possono prima che tutto finisca, per godere finché possono, o di adulti incasinati anche peggio di noi, che si aggrappano a quello che hanno mentre cercano di capirci qualcosa di più.

Hai presente, no? Chi siamo? Dove andiamo? Come funzioniamo? Cosa vogliamo? Perché? Cosa conta veramente per noi? Cos’è la vita realmente? Cos’è la morte? Eccetera, eccetera, eccetera.

Finché non diventiamo abbastanza consapevoli per chiederci dov’è finito il maledetto libretto delle istruzioni.

A presto ;D

Scelte e stati d’animo

Lacrima

Stasera vorrei approfondire il ruolo degli stati d’animo nelle scelte.

Come abbiamo già visto in altri post, il tuo stato emotivo influenza la tua capacità di prendere decisioni e le decisioni che prendi. Per esempio, se sei spaventato tenderai ad evitare di prendere qualunque decisione, mentre se sei arrabbiato tenderai a fare scelte affrettate che soddisfino il tuo bisogno di sfogare le tue emozioni.

Per questo quando affronti una scelta non solo devi essere consapevole di avere di fronte una decisione, ma devi essere consapevole del tuo stato emotivo. Gioia, invidia, paura, tristezza, rabbia, sorpresa e il resto delle emozioni influenzano le tue capacità e la tua attenzione, modificano la tua prospettiva e le tue intenzioni, ognuna in modo diverso, e in questo modo influenzano la decisione che devi prendere.

In meglio? In peggio?

Di solito ti spingono a scegliere al di sotto delle tue possibilità e capacità. Come ho già accennato, ti spingono a procrastinare, oppure a decidere frettolosamente, oppure a scegliere da un punto di vista limitato, o manipolano il tuo focus, quindi la tua prospettiva.

Tutto questo non ti permette di avere una visione ampia e profonda della scelta che stai affrontando, e limita la tua visione delle conseguenze.

Sto dicendo che dobbiamo scegliere freddamente e seguendo la logica?

No, niente affatto, le emozioni sono preziose e ci rendono umani, ma quando prendiamo una decisione dobbiamo essere consapevoli di cosa proviamo, del livello emotivo, della causa del nostro stato d’animo, degli effetti che possono avere sulla nostra scelta.

Devi conoscere le tue emozioni, da dove nascono, cosa le provoca, perché e come. Questo significa che devi conoscere te stesso il meglio possibile.

Se sei una persona irritabile, dovresti sapere cosa provoca la tua rabbia, cosa ti spinge a fare e come placarla. Se sei invidioso, dovresti sapere che stai desiderando quello che desiderano gli altri e perché. E così via.

Cosa dici? Uno psicologo?

No, non ti serve uno psicologo per capirti meglio.

Noi esseri umani impariamo a esprimere le emozioni fondamentali in tenera età dai nostri genitori e crescendo apprendiamo quelle complesse dalle persone con cui viviamo o che frequentiamo. Non sempre però siamo consapevoli delle esperienze che hanno influenzato la nostra capacità di provare quella specifica emozione, del come e perché la proviamo proprio in quel modo.

La prima cosa che devi fare è prestare attenzione a te stesso, alle tue emozioni. Quando provi qualcosa, direi per la maggior parte del tempo, prova ad ascoltarti, a osservare quello che ti accade dentro, ai pensieri che si scatenano nella tua mente. Osservati e studiati, prendi appunti e impara. Questo è il primo passo.

Via via che diventerai consapevole delle tue emozioni, diventerai anche consapevole della loro influenza sulle tue decisioni.

Così ti renderai conto anche dei trucchi emotivi del marketing e dei venditori, di come veniamo bombardati da stimoli che mirano a provocare in noi la paura, e di come ogni giorni istituzioni e persone cercano di manipolare le nostre emozioni per manipolare le nostre scelte.

Il mondo in cui viviamo non è come ce lo dipingono.

Tu cosa ne pensi?

Se vuoi lasciare la tua opinione o un tuo contributo, non esitare a lasciare un commento.

Grazie per avermi seguito fin qui e a presto ;D

La RABBIA

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Stasera iniziamo il nostro approfondimento sulle emozioni e lo facciamo con la prima e forse la più intensa delle emozioni primarie: la rabbia.

Nel postCosa sono le emozioniabbiamo parlato delle emozioni e abbiamo visto che si distinguono in fondamentali e complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse(secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dellindividuo e linterazione sociale: linvidia, lallegria, la vergogna, lansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, loffesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Lemozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde e si manifesta a livello psicologico, comportamentale e fisiologico. Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dellindividuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora. Ora torniamo alla rabbia.

Cosè la rabbia?

Eunemozione primitiva che osserviamo anche in specie diverse dalluomo e che noi esseri umani manifestiamo fin da tenera età. Insieme alla gioia e al dolore è una delle prime a manifestarsi, ma è anche lemozione culturalmente e socialmente più inibita.

Da dove nasce?

La rabbia è la reazione umana alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ma è provocata dallavolontà di ostacolare/ferire/costringere che attribuiamo a chi riteniamo responsabile della situazione. In parole semplici ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando percepiamo l’intenzionalità nel farlo.

Per esempio, ci arrabbiamo con un collega che ci insulta, con il capo che ci aggredisce, con un amico che non mantiene la parola data, per un volo cancellato o un treno in ritardo. Ma ci arrabbiamo anche con noi stessi quando non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissi, o cediamo a un vizio che vogliamo abbandonare (es:il fumo).

In quale modo ci arrabbiamo?

In natura la rabbia si manifesta di solito attraverso questa serie di eventi/passaggi:

1. stato di bisogno

2. ostacolo alla realizzazione del bisogno

3. attribuzione all’ostacolo dell’intenzionalità

4. assenza di timore o altri inibitori verso l’ostacolo

5. forte intenzione di aggredire l’ostacolo, origine dello stato di frustrazione

6. azione aggressiva

Nella specie umana, i passaggi sono simili, ma di solito si assiste all’inibizione degli atti aggressivi e al mascheramento dei segnali emotivi verso l’ostacolo della frustrazione. Questo è determinato da regole sociali limitanti, rafforzate da leggi punitive e da una cultura che biasima violenza e rabbia.

Il problema è che, una volta scatenata, la rabbia deve essere manifestata e, se non contro l’ostacolo che non ci permette di soddisfare i nostri bisogni, spesso la scarichiamo su un altro bersaglio, che sia o meno coinvolto con la questione che ci ha fatto arrabbiare. Se non riusciamo a sfogare l’emozione, o se siamo costretti a reprimerla, allora spesso rivolgiamo la rabbia contro noi stessi, che ne siamo consapevoli o meno. Questa rabbia inespressa tende a durare a lungo e a stressare il nostro organismo, e può assumere le caratteristiche di un pericoloso autolesionismo, che agisce sia a livello fisico che psicologico e a lungo andare può portare a disturbi di vario genere.

Come si riconosce la rabbia?

La rabbia si manifesta con espressioni non verbali e paraverbali evidenti e ben riconoscibili in tutte le culture: l‘aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, lo scoprire e digrignare i denti, accompagnate da forte tensione muscolare delle spalle e delle braccia; la voce si alza di volume e il tono diventa minaccioso, sibilante o stridulo.

Cosa avviene in noi quando proviamo rabbia?

L’emozione intensa della rabbia stimola l‘organismo a prepararsi all’azione, anzi all’aggressione. Si osserva un’intensa attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, per esempio l’accelerazione del battito cardiaco, l’aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina, l’aumento della tensione muscolare, l’aumento della sudorazione, l’aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici.

Quale scopo o funzione ha larabbia?

Lo scopo della rabbia è la rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del nostro bisogno, in qualunque modo: attraverso uno scontro fisico o uno verbale, inducendo il nostro avversario alla fuga o sbattendolo a terra con un pugno ben assestato.

L’osservazione di questa emozione nelle specie animali ci mostra come la rabbia e la conseguente aggressività influenzano direttamente o indirettamente la sopravvivenza dell’individuo e delle specie: per esempio la rabbia è determinante quando gli animali vengono aggrediti, per sconfiggere un rivale, per difendere la prole. Si può dedurre che la rabbia sia stata un’emozione fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, che la selezione naturale ha scritto profondamente in noi, ma che nelle società moderne non appare così utile, quanto piuttosto un ostacolo.

In realtà, questa emozione “aggressiva” ha oggi assunto altri scopi, diversi da quello fisico, anche scopi sociali. Nel mondo moderno, nella maggior parte dei casi gli esseri umani manifestano rabbia per frustrazioni relative alla realizzazione di sé e alla propria immagine sociale. Ingabbiata tra regole sociali, leggi punitive e una cultura che biasima la violenza, la rabbia è diventata una fonte di stress, ma anche una leva per il cambiamento: manifestare rabbia motivando con chiarezza le cause dello scontento si rivela spesso un modo efficace per ottenere un cambiamento, per ridurre o eliminare la frustrazione, per modificare comportamenti inadeguati.

Per noi esseri umani moderni, oltre a imparare a conoscere e controllare le emozioni, è quindi importante imparare a esprimerle nel modo più efficace.

Tu cosa ne pensi?

Di questo e altro parleremo nei prossimi post sulle emozioni. Per stasera mi sono dilungato troppo. Se hai suggerimenti o vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

EMPATIA

Nel postCompiere una sceltaabbiamo visto che le nostre scelte sono influenzate o determinate dal nostro stato emotivo al momento della scelta e alla nostra capacità di gestirlo. Noi siamo animali emotivi e ogni nostra decisione dipende da quello che proviamo al momento della decisione o da quello che ci farà provare la decisione che prenderemo.

Nel postCosa sono le emozioni”  abbiamo compreso che l’emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. L’emozione si manifesta su più livelli differenti: psicologico, comportamentale e fisiologico.

Le emozioni si distinguono in fondamentali o complesse e le prime: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa, sono dette anche emozioni primarie e si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell’individuo e l’interazione sociale: l’invidia, l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dell’individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

Ho ripreso tutto questo perché stasera parliamo di una caratteristica fondamentale per comprendere le emozioni, quelle degli altri e di conseguenza le nostre: l’empatia.

Cos’è l’empatia?

E’ la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. E’ una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani posseggono, a eccezione di chi soffre certe patologie mentali, ed è fondamentale per lo sviluppo dell’emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti.

L’empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i nostri genitori. Durante i primi anni di vita nostra madre e nostro padre sono il nostro riferimento costante, attraverso l’osservazione costante dei nostri genitori, l’imitazione della loro espressività e gestualità apprendiamo il linguaggio e la comunicazione, impariamo a comprendere e decodificare il mondo intorno a noi, impariamo i modelli di comportamento e ad esprimere le emozioni.

Come ci riusciamo?

Imitandoli. Sì, semplicemente imitandoli.

Che ce ne rendiamo conto o meno, noi esseri umani urliamo le nostre emozioni costantemente. Attraverso il linguaggio non verbale (gestualità, postura, espressività facciale, e così via) e il linguaggio paraverbale (tono della voce), cioè più del 90% della nostra comunicazione, comunichiamo al mondo intorno a noi il nostro stato emotivo: se siamo tristi, delusi, innamorati, disgustati, eccetera. E tutti noi sappiamo interpretare consciamente o inconsciamente questi messaggi.

Tutto questo è possibile grazie ai neuronispecchio, cioè un sistema di neuroni visuomotori della corteccia premotoria, che in sostanza ci permettono di riconoscere le azioni altrui, dalla corsa dei giocatori durante una partita a calcio, ai movimenti dei muscoli facciali delle persone che incontriamo. Questi neuroni non solo riconoscono il movimento, ma ce lo fanno provare, cioè si comportano come se noi stessi stessimo per fare o facendo quei movimenti. Creano nel nostro cervello una vera e propria simulazione di quello che gli altri fanno e in questo modo ci permettono anche di capire le loro emozioni.

I neuroni “specchio” sono una dote presente nel nostro patrimonio genetico e sviluppata dall’evoluzione e dalla selezione naturale, in quanto la nostra sopravvivenza individuale dipendeva e dipende dalla comprensione delle azioni degli altri esseri umani, a partire dall’identificazione di minacce sia esterne che da parte di nostri simili, fino allo sviluppo di una vita sociale migliore e vincente per madre natura (riproduzione). Riassumendo siamo stati selezionati per essere empatici con i nostri simili.

Perché l’empatia è importante per lo sviluppo emotivo dell’essere umano?

Perché le emozioni complesse vengono apprese attraverso il contatto diretto con persone che le provano, a partire dai nostri genitori. In realtà, attraverso la lettura dello stato emotivo, l’empatia ci permette di entrare in “risonanza” con l’interiorità, i sentimenti e la visione del mondo delle altre persone. Di solito tutto questo avviene a livello inconscio, al di sotto della nostra soglia di consapevolezza, ma attraverso l’esperienza e la comprensione delle emozioni e dei meccanismi che le determinano, è possibile diventare consapevoli di tutto questo.

Perché l’empatia è importante per la socialità di ogni essere umano?

Vedo che lo hai già compreso. L‘empatia è la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa se non c’è empatia, cioè se non comprendiamo le emozioni del nostro interlocutore o parter. Conoscere e comprendere l’emotività degli altri ci spinge a rispondere nel modo giusto agli stimoli altrui. Eimportante entrare in empatia per comprendere meglio la realtà degli altri e per operare delle scelte che non siano condizionate unicamente dal proprio punto di vista, spesso limitato.

In realtà l’empatia ha un risvolto negativo: se è vero che siamo empatici verso i nostri simili, lo stesso meccanismo ci rende diffidenti verso chi ci appare diverso per fisionomia, razza, atteggiamenti, cultura. La difficoltà a leggere le emozioni, l’essenza di immedesimazione ci porta a non considerare i “diversi” come parte del gruppo, della società e perfino a non considerarli come esseri umani. Alla base della maggior parte delle persecuzioni storiche c’è proprio la riduzione o l’assenza di empatia. La nota positiva è che l’empatia evolve con il tempo, cresce con l’esperienza fino ad arrivare a capire anche chi è diverso da noi.

L’argomento è ampio e interessante e non possiamo esaurirlo con questa veloce carrellata sull’empatia. Dedicheremo altri post di approfondimento per comprendere meglio cosa sia l’empatia, come influenza la nostra emotività e le nostre relazioni sociale.

Ti ringrazio per avermi seguito fin qui, se hai domande o suggerimenti non esitare a lasciare il tuo commento.

A presto ;D

COSA SONO LE EMOZIONI?

Abbiamo un poco trascurato uno degli argomenti chiave del blog: le emozioni. E’ tempo di rimediare. Come visto all’inizio della nostra avventura (qui), siamo animali emotivi e decidiamo secondo il nostro stato emotivo e alla nostra capacità di gestirlo. Inoltre ogni nostra decisione dipende da quello che proviamo o ci farà provare la decisione che prenderemo. E’ quindi fondamentale conoscere le nostre emozioni, capire cosa le genera e perché e come agiscono su di noi. Partiamo quindi dalla domanda più ovvia e più difficile: cosa sono le emozioni?

Una vecchia battuta dice che “ognuno sa che cos’è un’emozione, finché non gli si chiede di definirla”. Sappiamo bene cosa sono in quanto ne abbiamo esperienza diretta e quotidiana, tutti abbiamo provato paura, amore e odio, rabbia e gioia. Ma come influenzano la mente? Come plasmano le nostre percezioni, i ricordi, i pensieri e i sogni? Siamo noi a controllarle o sono loro a controllare noi? Perché ci sembrano spesso incomprensibili? A queste e altre domande troveremo risposta in futuro, stasera partiamo dalle basi.

In primo luogo le emozioni si sono evolute con noi attraverso la selezione naturale, quindi rispondono in modo efficace a più funzioni importanti per il nostro benessere. Esempi classici sono: proviamo paura per sopravvivere alle minacce, proviamo amore per riprodurci e aver cura della prole. In secondo luogo, le emozioni e le loro manifestazione fisiologiche sono uguali in tutti gli esseri umani, qualunque sia la cultura, dalla più primitiva a quella moderna.

La psicologia ci dice che l’emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde. Per esempio, percepiamo una minaccia, proviamo timore e cerchiamo di evitarla. Oppure leggiamo un certo interesse negli occhi di un’altra persona, ci sentiamo attratti e reagiamo comunicando e con atteggiamenti specifici. A voler essere più precisi, l’emozione è quella complessa catena di eventi compresa tra la comparsa dello stimolo scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.

L’emozione si manifesta su più livelli differenti: psicologico, comportamentale e fisiologico. Quando ci emozioniamo, per esempio, le pulsazioni aumentano o arrossiamo o sudiamo, la nostra lucidità mentale e il nostro autocontrollo si riducono e siamo indotti ad assumere comportamenti automatici, parzialmente o pienamente inconsci (se abbiamo paura fuggiamo).

Quali sono le emozioni principali?

Le emozioni si distinguono in fondamentali o complesse. Le prime, dette anche emozioni primarie, si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali:

1. Paura, determinata dalla presenza di un pericolo o da una minaccia;

2. Disgusto, reazione nei confronti di sostanze o oggetti potenzialmente nocivi e con lo sviluppo anche in relazione a pensieri o immagini particolari;

3. Gioia, determinata dal raggiungimento di uno scopo;

4. Tristezza, determinata da una perdita o da uno scopo non raggiunto;

5. Rabbia, generata dalla frustrazione e si manifesta attraverso l’aggressività.

6. Sorpresa, determinata da un evento inaspettato e seguito da paura o gioia.

Alcuni aggiungono a questi anche “l’aspettativa” e “l’accettazione”.

Le emozioni complesse (secondarie) derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell’individuo e l’interazione sociale: l’invidia, l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione. Come puoi vedere le emozioni sono molte e differenti. Non ti sei mai chiesto quale scopo hanno le emozioni? Perché proviamo gioia, tristezza e rabbia?

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: per esempio, rendere più efficace la reazione dell’individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

E’ importante sottolineare che le emozioni sono delle esperienze generatrici di schemi comportamentali che ci consentono di rapportarci alla realtà in modo semplice e spesso immediato, senza dover troppo riflettere sulle cose. Ci aiutano ad orientarci piuttosto bene in un mondo caotico con un dispendio minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose.

Affascinante, vero?

Approfondiremo gli argomenti visti stasera e altro ancora nei prossimi post sull’argomento. Sono fondamentali per comprendere come determiniamo le nostre scelte.

A presto ;D

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