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La realtà che non vediamo

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Una delle rivelazioni più importanti della nostra infanzia è che esistono mondi che non vediamo, aldilà dei nostri sensi, che appartengono ad aspetti nascosti della realtà, nascosti e misteriosi.

I nostri genitori, consciamente o inconsciamente, ci trasmettono il loro modello interpretativo della realtà, la loro visione delle cose, di come comportarsi in certe situazioni piuttosto che in altre. Di conseguenza a seconda del loro rapporto con la realtà possiamo considerare il mondo come un parco giochi in cui scorrazzare liberamente fino a trovarne i confini, o imparare a temerne certi aspetti, di solito senza comprendere bene perché, solo per la paura che i nostri genitori provano a proposito.

In entrambi i casi è solo questione di tempo prima che ci imbattiamo in confini invisibili di mondi che non vediamo. Sì, davvero! E in quanto invisibili ci vengono svelati da chi li conosce già, in primo luogo dai nostri genitori.

Quali sono questi mondi nascosti?

I primi mondi invisibili in cui ci imbattiamo di solito sono quelli delle cose molto piccole e delle cose molto distanti. Ma altri seguono via via che cresciamo: il mondo del tempo, il mondo degli adulti, il mondo dello spazio oltre la terra, il mondo delle storie e del c’era una volta, il mondo della morte e dei defunti, il mondo delle parole non dette, il mondo delle domande senza risposte e molti altri ancora.

E sono questi mondi che non vediamo che mettono a prova l’infallibilità dei nostri genitori. Cercando di conoscerli scopriamo che neppure loro li conoscono, o non li conoscono abbastanza per la nostra curiosità.

Stasera torniamo indietro per approfondire la nostra conoscenza dei mondi invisibili, perché la loro comprensione è fondamentale per lo sviluppo della nostra consapevolezza e troppo spesso, quando siamo bambini, nelle nostre esplorazioni parziali ci lasciamo indietro parti di noi o dei nostri possibili futuri.

Partiamo dal mondo del molto piccolo.

La nostra vista è un senso straordinario, ma ha numerosi limiti che raramente comprendiamo a fondo, non da bambini. Uno di questi limiti è la percezione delle cose piccole.

Quanto deve esser grande un oggetto o una macchia perché lo possiamo vedere?

Circa 1 decimo di millimetro, o poco meno. Ma in realtà possiamo percepire anche oggetti più piccoli se posti su uno sfondo in contrasto, per esempio nero su bianco, o su un piano retroilluminato, o se consideriamo linee o oggetti di una certa forma. In questi casi arriviamo anche a dimensioni di un centesimo di millimetro e talvolta anche meno.

Da bambini seguiamo curiosi i minuscoli insetti che zampettano, studiamo con attenzione le piccole macchie sopra gli specchi, osserviamo da vicino i pori e la trama della pelle della mamma. Questo finché il comportamento e dal tono della voce dei genitori dei nostri genitori non ci rivela che ci sono cose ancora più piccole, per esempio la polvere che magicamente appare sulle superficie quando non guardiamo. Oppure non incappiamo in certe esperienze che ci fanno dubitare dell’assolutezza dei nostri occhi, anzi della nostra vista.

Così nella luce estiva o in quella fredda di un faro che illumina il buio possiamo scoprire la polvere che vortica nell’aria, visibile solo nel fascio e non fuori. O facciamo la conoscenza delle muffe che compaiono magicamente sul formaggio e nelle fughe delle piastrelle. Mentre il nostro tatto ci dà conferma che le superfici che crediamo lisce sono spesso ruvide o granulose.

Finché qualcuno finalmente ci racconta delle cellule che compongono il nostro corpo, degli atomi che compongono la materia e, se siamo fortunati, ci rivelano alcuni dei limiti della vista umana e degli altri sensi. Allora ci emozioniamo di fronte ai miraggi o alle illusioni ottiche di certe figure dalle forme e dai colori ingannevoli.

Dopo aver passato anni a convincerci che il mondo fosse concreto e sicuro, ecco che scopriamo che una fetta della realtà non la vediamo affatto. Nel tempo i nostri genitori o la scuola ce ne mostrano le immagini: acari, batteri, superfici viste e ingrandite attraverso i microscopi e molto altro, ma raramente ci viene data una visione d’insieme, uno sguardo panoramico.

In questo e nei prossimi post cerchiamo di porre rimedio a questa lacuna.

L’aria attorno a noi

Molto raramente diventiamo consapevoli di ciò che c’è nell’aria attorno a lui, la vediamo limpida a meno di giornate nebbiose o del fumo di un fuoco o di una ciminiera, o di evidenze indirette come il cielo biancastro di nubi o foschia, la sabbia caduta insieme alla pioggia sui vetri e sulle superfici riflettenti, odori intensi che pervadono l’aria, la polvere che certa luce o certi fasci di luce evidenziano ai nostri occhi.

Raramente l’aria è pulita come l’immaginiamo, anzi per noi che viviamo in città, lungo strade percorse da centinaia o migliaia di veicoli ogni giorno l’aria è una sospensione di polveri vorticanti di varia natura, di sostanze chimiche odorose o meno generate da piante, rilasciate da oggetti o emesse da macchine di solito per combustione. Ma anche di batteri, spore, microorganismi e residui organici di varia natura, come per esempio scaglie della nostra pelle.

Quando ci muoviamo tutto questo si deposita su di noi, sui nostri vestiti, aderisce alla nostra pelle. Ad ogni respiro ne inspiriamo una porzione dentro i nostri polmoni. Buona parte delle polveri e delle sostanze si fermano nel naso e nella bocca, nella prima parte del nostro sistema respiratorio, depositandosi su mucose, lingua, gola, eccetera, che per fortuna hanno i loro sistemi di pulizia che cattura, rende inerte ed espelle polveri, sostanze e microorganismi. A meno che non siano troppo piccoli, come nel caso delle polveri sottili generate da combustione ad alta temperatura (es: inceneritori), allora tutto finisce nei polmoni e da qui in circolo e perfino nelle cellule.

L’aria di montagna ci appare pulita perché la concentrazione di polveri e microorganismi è minore, sia perché ci sono meno fonti artificiali, ma più naturali, sia perché correnti e precipitazioni ne accelerano l’abbattimento. Ma in realtà a terra l’aria è sempre pervasa da polveri, sostanze chimiche, microrganismi, eccetera. La civiltà moderna ne ha aumentato le concentrazioni e la pericolosità.

L’acqua che scava le montagne

L’acqua dei mari e dei fiumi, ma anche l’acqua che beviamo è in realtà una soluzione se non un brodo di sostanze, particelle e organismi. Non a caso l’acqua è un potente solvente che scava le montagne ed è anche la culla della vita. Noi siamo fatti prevalentemente di acqua.

L’acqua scioglie ogni cosa e se non la scioglie la scava, la trasporta per poi rilasciarla sul fondo di mari, laghi e fiumi. L’acqua del mare è salata perché scioglie i sali minerali dalla roccia e dal terreno, ma è anche ospite di innumerevoli creature viventi, la maggior parte piccola per i nostri occhi, come il plancton, ma fondamentale per la vita degli oceani.

E l’acqua che beviamo?

L’acqua che esce dai rubinetti è depurata, cioè viene rimossa la maggior parte dei materiali sospesi, per esempio tramite filtrazione, e la maggior parte dei microrganismi e delle sostanze organiche tramite trattamenti chimici, come la clorazione. Disciogliere sostanze a base cloro serve a rendere l’acqua potabile, ma comporta l’introduzione e la formazione di sostanze che rimangono nell’acqua che beviamo.

Quindi dobbiamo bere acqua minerale in bottiglia?

Anche l’acqua minerale è in realtà una soluzione di sali e organismi e, anche se non viene trattata, di solito, gli studi indipendenti compiuti provano che non è significativamente migliore dell’acqua potabile che arriva nei rubinetti, mentre genera rifiuti inquinanti che rientrano nella catena alimentare.

Ma non è mia intenzione dare consigli sull’acqua da bere o invitare a comportamenti rispettosi dell’ambiente. Tra l’altro è doveroso aggiungere che il nostro organismo è in grado fino a un certo punto di bere acque non potabili, ma rischiando esposizioni a malattie ed inquinanti che tendono ad accorciare la vita umana.

Quello che voglio sottolineare è che quando ci versiamo da bere, l’acqua che ci appare così limpida contiene disciolti sali, aria e sostanze volatili e non solo nelle bollicine che vediamo salire, poi contiene tutte le sostanze che ha trovato nelle tubature o nella bottiglia e nel bicchiere. Per esempio la polvere che si depositata nel bicchiere vuoto, i residui del lavaggio del bicchiere, soprattutto delle sostanze contenute nel sapone usato, se è uscito dalla lavastoviglie anche residui del brillantante che rende il bicchiere così belle e luminoso.

Per sua natura l’acqua scioglie le montagne e la maggior parte delle sostanze che ci sono in natura, è quindi naturale che in essa si trovino innumerevoli sostanze, polveri ed organismi.

Le superfici e i loro abitanti

Il mondo delle superfici è un mondo quasi alieno hai nostri occhi, le superfici che crediamo piane e lisce viste da molto vicino sono in realtà un susseguirsi di rilievi a vallate, crepacci e molto altro a seconda del materiale di cui sono fatte. Se questi è intuitivo per i materiali di origine naturale, come il legno o la pietra, meno lo è di fronte a materiali artificiali come vetro, plastica e metalli, ma vale in assoluto. La superficie può essere levigata e lucidata fino a ottenere superfici quasi piane, perfino specchi, ma la normalità è quella di una superficie solo in apparenza piana.

Il resto viene dall’aria o dall’acqua che scorre. Come tutti sappiamo per esperienza, tutto ciò che è in aria prima o poi ricade a terra, quindi ogni superficie viene prima o poi ricoperta di polvere e altro. Come già accennato anche noi ne siamo ricoperti, tutto ciò che è in aria ricade su di noi, sui nostri vestiti, sulla nostra pelle.

Quindi in realtà ogni superficie è una distesa più o meno fitta di polveri, microrganismi, insetti piccolissimi, residui organici o inorganici che noi chiamiamo sporco, fatti delle cose più disparate. Esempio? I residui degli esseri viventi, come le scaglie della nostra pelle, o microgocce di saliva, o altri fluidi o resti, come frammenti, ceneri o fibre di materiali portati dal vento. E molto altro.

Quindi quando puliamo le superfici, non facciamo altro che trasferire lo sporco a un panno usando liquidi detergenti o solventi che favoriscono il distacco dalla superficie e l’attrazione del panno.

Mentre quando usiamo l’acqua la pulizia è relativamente più efficace, se coadiuvata da sostanze detergenti o dal calore e se le si dà il tempo di esercitare la sua capacità solvente. Così come l’acqua porta via, l’acqua lascia residui. Ciò che portava in sé, per esempio tracce dei detergenti usati, o dello sporco prelevato da altrove o presente nei contenitori, ma in quantità di solito minori.

Questi sono solo alcuni dei punti di vista con cui si dovrebbe guardare il mondo piccolo, per comprendere la sua estensione e come sia interconnesso al mondo in cui viviamo. Per esempio per comprendere che è composto da molti mondi diversi a seconda della dimensione su cui ci soffermiamo, il millesimo di millimetro piuttosto che il milionesimo di millimetro o meno ancora. Tutti volti diversi di quella parte della realtà che non vediamo.

Approfondiremo ancora questo argomento con punti di vista diversi e altrettanto interessanti.

Alla prossima ;D

L’Italia può uscire dall’euro

Stasera ti propongo un video molto interessante che chiarisce in modo efficace una questione chiave relativa a euro e Unione Europea:

si può o non si può uscire dall’euro, dall’unione monetaria?

Naturalmente si può.

Quando qualcuno dice che “non ci sono alternative”, “there is no alternative” (TINA), dovresti diffidarne immediatamente perché alle costruzioni/convenzioni socioeconomiche umane ci sono sempre alternative, più costose forse, più difficili da realizzare o che richiedono più tempo, ma ci sono sempre alternative. Quindi chi afferma “non ci sono alternative” senza argomentare, senza spiegare il perché della sua affermazione è di solito un mentitore e un truffatore che mira a danneggiarti.

Questo vale anche per l’euro e l’UE. Politici e burocrati continuano a ripetere che non si può perché non si può “tornare indietro”, perché sarebbe la fine del mondo, perché i trattati non lo permettono, perché dovremmo pagare cifre enormi e perché non ci sono alternative.

Invece i trattati lo prevedono e lo permettono, anzi la stessa Germania che politicamente fa il bello e il cattivo tempo in Europa, per non dire che la domina, con i risultati che vediamo, la stessa Germania dicevo non permette che i trattati prevalgano sopra la sua costituzione e vieta un’unione federale di qualsiasi tipo.

E dovrebbe essere così anche per l’Italia, perché le norme fondamentali e inderogabili della costituzione italiana non permettono trattati economici come l’euro e l’UE.

Ma i trattati stessi prevedono l’uscita dall’euro e dall’UE, ma anche l’uscita dall’euro e non dall’UE, con l’abbandono dell’unione monetaria, il ritorno a una moneta propria e a proprie politiche economiche.

Come?

Attraverso una decisione politica da parte dei nostri rappresentanti politici e una dichiarazione con cui l’Italia sostiene la volontà di rinunciare alla partecipazione all’unione monetaria, in quanto non mantiene le promesse costitutive.

Punto.

Per poi riemettere una moneta sovrana con cui fare politiche sociali ed economiche senza più il gioco di una moneta troppo forte.

Ti invito ad ascoltare con attenzione l’intervento del giurista Luciano Barra Caracciolo, con attenzione e senso critico.

Luciano Barra Caracciolo è giurista, presidente di una sezione del Consiglio di Stato, consulente ministeriale e vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Qui puoi trovare il suo blog, ricco di contenuti straordinari. Qui e qui puoi trovare le sue pagine Facebook. Qui e qui puoi trovare i suoi libri. Qui puoi trovare la sua pagina Twitter.

Buona visione.

I fatti della Storia odierna

Stasera due parole sulle elezioni francesi e sui migranti. Che centrano le elezioni francesi e i migranti con Vite Consapevoli? Vivere vite consapevoli significa essere consapevoli della realtà e quindi comprendere tra l’altro i meccanismi dietro ai grandi eventi che riguardano popoli e nazioni o il mondo intero.

Lo scorso weekend abbiamo assistito al primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Fra una settimana si svolgerà il secondo turno che deciderà quale dei due candidati diventerà presidente e fra un mese seguirà l’elezione del parlamento francese.

Le elezioni francesi sono determinanti per il futuro della Francia, dell’Ue e del mondo occidentale. Non scherzo. Se vince la LePen e come promette farà uscire a Francia dall’Ue, allora l’unione europea e l’euro sono finiti e con loro finisce l’esperimento socioeconomico che l’establishment occidentale cerca di realizzare sulla pelle dei cittadini europei, allo scopo di demolire gli stati socialisti e creare gli Use, gli stati uniti d’europa, macro–organismo sovrastatale intrinsecamente non democratico.

Quanto importante siano le elezioni lo confermano le campagne mediatiche che i media allineati francesi e del continente stanno conducendo senza pause da mesi, lo confermano le pressioni da parte della politica e degli intellettuali allineati, lo conferma anche la sequenza di eventi non casuali che hanno caratterizzato queste elezioni francesi.

Dall’intervento della giustizia francese su Fillon e LePen, dalle pressioni del mondo della finanza, dagli attentati in Francia tutti di stampo interno ultimo quello a due giorni dalle elezioni che ha chiuso in anticipo la campagna elettorale e avvantaggiato Macron su Melenchon. Solo per citarne alcuni.

Il primo turno è finito con la vittoria di Macron, premiato dall’elettorato delle grandi città, dagli effetti dell’attentato sull’elettorato più anziano, ma anche da alcuni degli altri candidati, in primis lo stesso Fillon, che hanno partecipato più per sottrarre voti alla LePen che per vincere.

Ma il secondo turno non sarà come il primo, la finzione delle divisioni ideologiche destra–sinistra, cadrà del tutto per lasciare il campo alla divisione tra chi è abbiente e chi si sta impoverendo, tra chi paga le politiche europee e chi ne sta godendo. E anche tra chi non accetta o non si può permettere le politiche di immigrazione e chi invece le vuole.

Perché l’immigrazione è un altro tassello del piano per l’Europa. Dalla fine del 2013 i vertici politici europei hanno dato il via libera ai flussi migratori adducendo scuse come l’invecchiamento della popolazione, o la scarsa natalità, o la mancanza di manodopera, o altro ancora. Scuse, anzi più che altro menzogne.

Hanno dato il via libera alle organizzazioni criminali e private che guadagnano miliardi sui flussi migratori, che dall’Africa trasportano giovani in cerca di fortuna in un’Europa in crisi. Il business si è sviluppato in modo tale da far sbarcare in Italia più di mezzo milione di migranti in 3 anni, prevalentemente giovani uomini poco scolarizzati, di origine africana, di classi sociali medio–basse, con l’obiettivo di arricchirsi. Solo il 3% sono rifugiati in fuga da guerre o peggio.

Ma se è facile comprendere lo scopo delle organizzazioni che guadagnano riccamente in africa, pagate dai migranti, e in Italia, pagate dalle istituzioni per mantenere i migranti, qual è lo scopo dei vertici europei? Qual è lo scopo di coloro che pagano riccamente le Ong che traghettano i migranti dalle coste della Libia ai porti italiani dichiarando di averli salvati in mare?

Se si guardano gli effetti crescenti della presenta dei milioni di migranti in Europa, gli scopi sono molteplici: avere a disposizione eserciti di lavoratori di riserva, disposti a lavorare per pochi soldi, con cui schiacciare ancora di più i salari di italiani ed europei; migranti che difficilmente trovano lavoro nei paesi in crisi come l’Italia in recessione, o nei paese ricchi come la Germania senza lingua e competenze utili; migranti che quindi devono essere mantenuti, pesando sui conti statali; migranti che in tale numero hanno difficoltà a integrarsi e che creando tensioni e destabilizzazione sociale.

La storia insegna, le migrazioni riguardano popoli che cercano di conquistare e colonizzare o bisognosi alla ricerca di un futuro, di lavoro e risorse, che un paese fiorente può usare e integrare tra i suoi cittadini. Questi migranti trasportati attraverso l’africa per migliaia di chilometri sembrano più strumenti di manipolazione sociale e politica.

Questi sono alcuni fatti di quest’epoca che ognuno di noi dovrebbe conoscere e comprendere, perché sconvolgeranno la nostra vita, il nostro futuro. Stiamo assistendo alla realizzazione di progetti iniziati il secolo scorso che riguardano il nostro mondo, le nostre vite, che lo vogliamo o meno.

Stiamo a vedere se Macron vincerà. Io ne dubito, ma dipende dai francesi.

E stiamo a vedere quanto l’Italia potrà sopportare il gioco che la sta impoverendo e soffocando. Credo che ancora una volta dovremo essere salvati da altri. A quale prezzo?

Ti invito a guardare il documentario qui sopra. Offre una visione più ampia dell’Ue, del suo progetto e di dove ci sta portando.

A presto ;D

Due parole sull’uscita dell’Italia dall’euro

I media continuano a fare propaganda a favore dell’Unione europea e dell’euro e terrorismo sull’uscita dall’UE. Si leggono e si sentono su giornali e tv le menzogne e le manipolazioni più incredibili.

Visto che non siamo economisti, che abbiamo poco tempo per informarci in modo adeguato e che sono in gioco risparmi e futuro, ti consiglio di riascoltarti l’intervento di Claudio Borghi alla trasmissione La Gabbia del 30 aprile 2014. Nonostante gli anni e le idee politiche di Borghi, è un politico leghista, le risposte sono corrette e non smentite:

  • Si può uscire dall’euro, è una decisione politica e nulla resiste al tempo e al malcontento dell’uomo;
  • la “crisi” è colpa dell’euro che schiaccia i salari, sottrae liquidità ad aziende e cittadini a causa del cambio fisso tra nazioni e realtà economiche troppo diverse tra loro;
  • la svalutazione non è l’inflazione, sono cose diverse e non correlate, se usciamo dall’euro è probabile ci sarà svalutazione, ma poco probabile che ci sarà inflazione e la storia anche recente lo insegna (vedi l’abbandono dell’Ecu);
  • i beni reali manterranno il loro valore concreto, ma saranno apprezzati alla nuova moneta, mentre i risparmi in banca non perderanno valore per il mercato italiano; in caso di svalutazione perderemo potere d’acquisto verso l’estero, ma questo stimolerà l’economia italiana favorendo le esportazioni e anche i nostri stipendi;
  • mutui, obbligazioni e i rispettivi tassi non cambieranno, verranno prezzati secondo la nuova valuta;
  • continueremo a comprare materie prime dall’estero, in quanto anche se ci fosse una svalutazione significativa, il prezzo dei nostri prodotti sarebbe più concorrenziale e ne venderemmo di più con vantaggi per l’economia e gli stipendi;
  • non si può fare un referendum per uscire dall’euro, non senza modificare la costituzione, ma si può uscire come scelta politica del governo e del parlamento italiano. Loro vogliono uscire dall’euro?

Se vuoi approfondire questi temi ti consiglio di leggere “L’italia può farcela” e di studiare le basi sul blog Goofynomics: puoi partire da qui.

Claudio Borghi è docente di economia all’Università Cattolica di Milano, editorialista per il “Il giornale”, scrittore ed ex managing director di Deutsche bank, ora politico della Lega nord. Qui puoi trovare il suo sito, qui la sua pagina twitter. Qui trovi la sua pagina Facebook, qui trovi il post di Byoblu in cui è stata pubblicata l’intervista.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e a verifica le informazioni presso altre fonti. Non regalare la tua fiducia, usa la tua testa.

Buona visione e a presto ;D

Requiem per l’euro?

L’euro è destinato a scomparire, lo prevede l’economia per le unioni monetarie di questo tipo, lo insegna la storia, lo pensano la maggior parte dei grandi investitori.

In primo luogo tutti noi dovremmo capire perché è stata fatta l’Unione Europea. Perché i parlamenti dei paesi fondatori hanno approvato la formazione di unione monetaria chiusa senza prevederne le conseguenze? Chi l’ha voluta? A quale scopo è stata fatta?

L’UE è stata voluta dagli Usa per i loro scopi e il loro vantaggio. È un fatto storico e si trova un bel po’ di letteratura a proposito. L’UE è stata voluta dalle classi dirigenti internazionali per avere vantaggi economici concreti a discapito delle classi subalterne. Dopotutto l’UE permette la libera circolazione dei capitali e l’euro è uno strumento per schiacciare salari, per demolire il welfare e acquistare a basse costo beni pubblici e aziende private dei paesi “meno competitivi”, cioè più preparati all’inevitabile competizione che l’UE ha creato tra gli stati che ne fanno parte. L’UE è stata voluta dalle classi dirigenti nazionali per poter fare guerra di classe e profitto sulle spalle delle altre classi sociali. Ed è stata voluta dalle multinazionali, banche, grandi aziende e via dicendo per i vantaggi che questo portava sia per gli investimenti che per avere denaro a basso costo.

Sapevano cosa stavano facendo e cosa sarebbe successo?

Sì. Punto.

L’euro può continuare a esistere?

No, come detto all’inizio, un’unione monetaria così disomogenea è destinata inevitabilmente a crollare, vuoi perché non può evitare di avvitarsi in una deflazione senza uscita, vuoi perché a seguito delle politiche recessive il conflitto tra gli stati e all’interno delle società dei singoli stati non può evitare di scoppiare.

Detto questo dovremmo chiederci come chiudere questo disgraziato progetto che assume sempre più i contorni di una tragedia. Perché i burocrati al comando e i governi degli stati non sono affatto intenzionati a chiudere questo strumento di oppressione dei popoli.

Se non c’è una volontà politica da parte di un’autorità con sufficiente sovranità, allora dovremo attendere anni prima di vedere la parola fine all’UE e all’euro. Nel frattempo i più indifesi dovranno pagare per questa guerra di classe che i più ricchi hanno deciso di fare al resto dei loro concittadini.

Comunque vadano le elezioni francesi, o quelle dei prossimi anni, finché uno stato abbastanza potente non dichiara di averne abbastanza, dovremo godere dei benefici di questa UE e dell’euro troppo forte per l’Italia. L’UE non finirà quest’anno, né il prossimo, il 2018. Se ci va molto bene, sarà nel 2019, ma più probabilmente sarà dopo il 2020. A meno di eventi geopolitici rilevanti.

Andando oltre l’approssimazione di questa mia sintesi, vi invito ad ascoltare l’intervento di Bagnai tenuto in marzo a Casale Alba 2.

Alberto Bagnai è economista e docente di politica economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, è ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen e pubblica su riviste nazionali e internazionali di economia. Nel 2011 ha aperto Goofynomics, il blog di divulgazione su economia ed euro più seguito in Italia. Nel 2012 ha pubblicato il “Tramonto dell’euro”, vincitore del Premio Canova di Letteratura economica e finanziaria, poi ha pubblicato “L’Italia può farcela”. Qui trovi la sua pagina web, qui il suo blog Goofynomics e qui trovi il blog su il Fatto quotidiano.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e ti invito a verificare le informazioni presso fonti di informazioni affidabili. Usa la tua testa, non regalare la tua fiducia.

Buona visione e a presto ;D

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