Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

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La realtà che non vediamo

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Una delle rivelazioni più importanti della nostra infanzia è che esistono mondi che non vediamo, aldilà dei nostri sensi, che appartengono ad aspetti nascosti della realtà, nascosti e misteriosi.

I nostri genitori, consciamente o inconsciamente, ci trasmettono il loro modello interpretativo della realtà, la loro visione delle cose, di come comportarsi in certe situazioni piuttosto che in altre. Di conseguenza a seconda del loro rapporto con la realtà possiamo considerare il mondo come un parco giochi in cui scorrazzare liberamente fino a trovarne i confini, o imparare a temerne certi aspetti, di solito senza comprendere bene perché, solo per la paura che i nostri genitori provano a proposito.

In entrambi i casi è solo questione di tempo prima che ci imbattiamo in confini invisibili di mondi che non vediamo. Sì, davvero! E in quanto invisibili ci vengono svelati da chi li conosce già, in primo luogo dai nostri genitori.

Quali sono questi mondi nascosti?

I primi mondi invisibili in cui ci imbattiamo di solito sono quelli delle cose molto piccole e delle cose molto distanti. Ma altri seguono via via che cresciamo: il mondo del tempo, il mondo degli adulti, il mondo dello spazio oltre la terra, il mondo delle storie e del c’era una volta, il mondo della morte e dei defunti, il mondo delle parole non dette, il mondo delle domande senza risposte e molti altri ancora.

E sono questi mondi che non vediamo che mettono a prova l’infallibilità dei nostri genitori. Cercando di conoscerli scopriamo che neppure loro li conoscono, o non li conoscono abbastanza per la nostra curiosità.

Stasera torniamo indietro per approfondire la nostra conoscenza dei mondi invisibili, perché la loro comprensione è fondamentale per lo sviluppo della nostra consapevolezza e troppo spesso, quando siamo bambini, nelle nostre esplorazioni parziali ci lasciamo indietro parti di noi o dei nostri possibili futuri.

Partiamo dal mondo del molto piccolo.

La nostra vista è un senso straordinario, ma ha numerosi limiti che raramente comprendiamo a fondo, non da bambini. Uno di questi limiti è la percezione delle cose piccole.

Quanto deve esser grande un oggetto o una macchia perché lo possiamo vedere?

Circa 1 decimo di millimetro, o poco meno. Ma in realtà possiamo percepire anche oggetti più piccoli se posti su uno sfondo in contrasto, per esempio nero su bianco, o su un piano retroilluminato, o se consideriamo linee o oggetti di una certa forma. In questi casi arriviamo anche a dimensioni di un centesimo di millimetro e talvolta anche meno.

Da bambini seguiamo curiosi i minuscoli insetti che zampettano, studiamo con attenzione le piccole macchie sopra gli specchi, osserviamo da vicino i pori e la trama della pelle della mamma. Questo finché il comportamento e dal tono della voce dei genitori dei nostri genitori non ci rivela che ci sono cose ancora più piccole, per esempio la polvere che magicamente appare sulle superficie quando non guardiamo. Oppure non incappiamo in certe esperienze che ci fanno dubitare dell’assolutezza dei nostri occhi, anzi della nostra vista.

Così nella luce estiva o in quella fredda di un faro che illumina il buio possiamo scoprire la polvere che vortica nell’aria, visibile solo nel fascio e non fuori. O facciamo la conoscenza delle muffe che compaiono magicamente sul formaggio e nelle fughe delle piastrelle. Mentre il nostro tatto ci dà conferma che le superfici che crediamo lisce sono spesso ruvide o granulose.

Finché qualcuno finalmente ci racconta delle cellule che compongono il nostro corpo, degli atomi che compongono la materia e, se siamo fortunati, ci rivelano alcuni dei limiti della vista umana e degli altri sensi. Allora ci emozioniamo di fronte ai miraggi o alle illusioni ottiche di certe figure dalle forme e dai colori ingannevoli.

Dopo aver passato anni a convincerci che il mondo fosse concreto e sicuro, ecco che scopriamo che una fetta della realtà non la vediamo affatto. Nel tempo i nostri genitori o la scuola ce ne mostrano le immagini: acari, batteri, superfici viste e ingrandite attraverso i microscopi e molto altro, ma raramente ci viene data una visione d’insieme, uno sguardo panoramico.

In questo e nei prossimi post cerchiamo di porre rimedio a questa lacuna.

L’aria attorno a noi

Molto raramente diventiamo consapevoli di ciò che c’è nell’aria attorno a lui, la vediamo limpida a meno di giornate nebbiose o del fumo di un fuoco o di una ciminiera, o di evidenze indirette come il cielo biancastro di nubi o foschia, la sabbia caduta insieme alla pioggia sui vetri e sulle superfici riflettenti, odori intensi che pervadono l’aria, la polvere che certa luce o certi fasci di luce evidenziano ai nostri occhi.

Raramente l’aria è pulita come l’immaginiamo, anzi per noi che viviamo in città, lungo strade percorse da centinaia o migliaia di veicoli ogni giorno l’aria è una sospensione di polveri vorticanti di varia natura, di sostanze chimiche odorose o meno generate da piante, rilasciate da oggetti o emesse da macchine di solito per combustione. Ma anche di batteri, spore, microorganismi e residui organici di varia natura, come per esempio scaglie della nostra pelle.

Quando ci muoviamo tutto questo si deposita su di noi, sui nostri vestiti, aderisce alla nostra pelle. Ad ogni respiro ne inspiriamo una porzione dentro i nostri polmoni. Buona parte delle polveri e delle sostanze si fermano nel naso e nella bocca, nella prima parte del nostro sistema respiratorio, depositandosi su mucose, lingua, gola, eccetera, che per fortuna hanno i loro sistemi di pulizia che cattura, rende inerte ed espelle polveri, sostanze e microorganismi. A meno che non siano troppo piccoli, come nel caso delle polveri sottili generate da combustione ad alta temperatura (es: inceneritori), allora tutto finisce nei polmoni e da qui in circolo e perfino nelle cellule.

L’aria di montagna ci appare pulita perché la concentrazione di polveri e microorganismi è minore, sia perché ci sono meno fonti artificiali, ma più naturali, sia perché correnti e precipitazioni ne accelerano l’abbattimento. Ma in realtà a terra l’aria è sempre pervasa da polveri, sostanze chimiche, microrganismi, eccetera. La civiltà moderna ne ha aumentato le concentrazioni e la pericolosità.

L’acqua che scava le montagne

L’acqua dei mari e dei fiumi, ma anche l’acqua che beviamo è in realtà una soluzione se non un brodo di sostanze, particelle e organismi. Non a caso l’acqua è un potente solvente che scava le montagne ed è anche la culla della vita. Noi siamo fatti prevalentemente di acqua.

L’acqua scioglie ogni cosa e se non la scioglie la scava, la trasporta per poi rilasciarla sul fondo di mari, laghi e fiumi. L’acqua del mare è salata perché scioglie i sali minerali dalla roccia e dal terreno, ma è anche ospite di innumerevoli creature viventi, la maggior parte piccola per i nostri occhi, come il plancton, ma fondamentale per la vita degli oceani.

E l’acqua che beviamo?

L’acqua che esce dai rubinetti è depurata, cioè viene rimossa la maggior parte dei materiali sospesi, per esempio tramite filtrazione, e la maggior parte dei microrganismi e delle sostanze organiche tramite trattamenti chimici, come la clorazione. Disciogliere sostanze a base cloro serve a rendere l’acqua potabile, ma comporta l’introduzione e la formazione di sostanze che rimangono nell’acqua che beviamo.

Quindi dobbiamo bere acqua minerale in bottiglia?

Anche l’acqua minerale è in realtà una soluzione di sali e organismi e, anche se non viene trattata, di solito, gli studi indipendenti compiuti provano che non è significativamente migliore dell’acqua potabile che arriva nei rubinetti, mentre genera rifiuti inquinanti che rientrano nella catena alimentare.

Ma non è mia intenzione dare consigli sull’acqua da bere o invitare a comportamenti rispettosi dell’ambiente. Tra l’altro è doveroso aggiungere che il nostro organismo è in grado fino a un certo punto di bere acque non potabili, ma rischiando esposizioni a malattie ed inquinanti che tendono ad accorciare la vita umana.

Quello che voglio sottolineare è che quando ci versiamo da bere, l’acqua che ci appare così limpida contiene disciolti sali, aria e sostanze volatili e non solo nelle bollicine che vediamo salire, poi contiene tutte le sostanze che ha trovato nelle tubature o nella bottiglia e nel bicchiere. Per esempio la polvere che si depositata nel bicchiere vuoto, i residui del lavaggio del bicchiere, soprattutto delle sostanze contenute nel sapone usato, se è uscito dalla lavastoviglie anche residui del brillantante che rende il bicchiere così belle e luminoso.

Per sua natura l’acqua scioglie le montagne e la maggior parte delle sostanze che ci sono in natura, è quindi naturale che in essa si trovino innumerevoli sostanze, polveri ed organismi.

Le superfici e i loro abitanti

Il mondo delle superfici è un mondo quasi alieno hai nostri occhi, le superfici che crediamo piane e lisce viste da molto vicino sono in realtà un susseguirsi di rilievi a vallate, crepacci e molto altro a seconda del materiale di cui sono fatte. Se questi è intuitivo per i materiali di origine naturale, come il legno o la pietra, meno lo è di fronte a materiali artificiali come vetro, plastica e metalli, ma vale in assoluto. La superficie può essere levigata e lucidata fino a ottenere superfici quasi piane, perfino specchi, ma la normalità è quella di una superficie solo in apparenza piana.

Il resto viene dall’aria o dall’acqua che scorre. Come tutti sappiamo per esperienza, tutto ciò che è in aria prima o poi ricade a terra, quindi ogni superficie viene prima o poi ricoperta di polvere e altro. Come già accennato anche noi ne siamo ricoperti, tutto ciò che è in aria ricade su di noi, sui nostri vestiti, sulla nostra pelle.

Quindi in realtà ogni superficie è una distesa più o meno fitta di polveri, microrganismi, insetti piccolissimi, residui organici o inorganici che noi chiamiamo sporco, fatti delle cose più disparate. Esempio? I residui degli esseri viventi, come le scaglie della nostra pelle, o microgocce di saliva, o altri fluidi o resti, come frammenti, ceneri o fibre di materiali portati dal vento. E molto altro.

Quindi quando puliamo le superfici, non facciamo altro che trasferire lo sporco a un panno usando liquidi detergenti o solventi che favoriscono il distacco dalla superficie e l’attrazione del panno.

Mentre quando usiamo l’acqua la pulizia è relativamente più efficace, se coadiuvata da sostanze detergenti o dal calore e se le si dà il tempo di esercitare la sua capacità solvente. Così come l’acqua porta via, l’acqua lascia residui. Ciò che portava in sé, per esempio tracce dei detergenti usati, o dello sporco prelevato da altrove o presente nei contenitori, ma in quantità di solito minori.

Questi sono solo alcuni dei punti di vista con cui si dovrebbe guardare il mondo piccolo, per comprendere la sua estensione e come sia interconnesso al mondo in cui viviamo. Per esempio per comprendere che è composto da molti mondi diversi a seconda della dimensione su cui ci soffermiamo, il millesimo di millimetro piuttosto che il milionesimo di millimetro o meno ancora. Tutti volti diversi di quella parte della realtà che non vediamo.

Approfondiremo ancora questo argomento con punti di vista diversi e altrettanto interessanti.

Alla prossima ;D

La psicologia dell’uomo e della società umana



Stasera ti propongo alcuni video interessanti che vale la pena ascoltare. Sono un estratto di un incontro formativo tenuto nel 2015 da Mauro Scardovelli, psicologo.

Scardovelli spiega la psicologia umana in modo semplice ed efficace. Nei suoi incontri guida le persone verso il cambiamento, di sé stessi innanzi tutto e di conseguenza della società. Perché l’interiorità degli esseri umani e la società umana sono correlate, l’una determina e influenza l’altra. E lo stato della società umana dei nostri giorni rivela come gli uomini hanno notevoli problemi interiori.

La società occidentale è nevrotica se non psicotica, è preda di un narcisismo che spinge gli esseri umani a disprezzare sé stessi o gli altri e induce quindi comportamenti nocivi e aberranti, in contraddizione con la nostra natura di esseri sociali ed empatici.

La classe dominante ne è preda e lo usa per manipolare e controllare le strutture sociali e gli individui, spingendoli nella solitudine e nella paura. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Mauro Scardovelli è giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph Biodinamica Umanistica, scuola di pensiero e crescita personale. Dal 2006 si occupa a tempo pieno di formazione, incontri terapeutici, supervisione, ricerca. Scardovelli è anche scrittore e puoi trovare i suoi numerosi libri qui, qui o qui. Qui puoi trovare il suo sito, qui la sua pagina youtube. Qui trovi il sito di Aleph, qui la pagina facebook. Qui puoi trovare il suo curriculum.

Come sempre ti invito ad ascoltare con attenzione e senso critico quanto viene detto. Rifletti e usa la tua testa e se necessario verifica e approfondisci quanto viene detto.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

Come sarebbe la vita se vivessimo 30 anni?

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Ti sei mai chiesto come sarebbe, o come sarebbe stata la tua vita se la sua durata fosse di soli 30 anni?

Breve, certo, ma non solo. Pensaci.

Sarebbe diversa, molto diversa.

Nel passato era così, la vita era breve per scarsità di cibo, tecnologia e risorse, si moriva facilmente per malattie, guerra, violenze e mille altre complicazioni che al giorno d’oggi non conosciamo neppure.

Oggi nel mondo occidentale viviamo facilmente oltre i 70 anni, spendiamo i primi 18 anni per prepararci all’età adulta, 40–50 anni di produttività prima di entrare nella terza età. Abbiamo cibo, medicine e risorse come non ne abbiamo mai avute nel passato.

Come dici? Perché dovremmo pensare a come vivremmo una vita breve?

Per comprendere meglio la vita, noi stessi e gli altri, ma soprattutto per comprendere che ci sono altri punti di vista e come il nostro non necessariamente sia il migliore.

Come sarebbe la nostra vita se vivessimo solo 30 anni?

In primo luogo, noi esseri umani diventeremmo adulti prima e avremmo poco tempo da spendere sui libri e sui banchi di scuola, in secondo luogo la vita sarebbe allo stesso tempo più preziosa e meno preziosa.

Meno preziosa in generale, per la società, in quanto una vita breve spinge a riprodursi in fretta, vivere intensamente e considerare la morte in modo diverso, più familiare e facile da affrontare.

La vita sarebbe più preziosa in quanto avremmo poco tempo da spendere, tempo prezioso, e molte cose da fare. I nostri piani sarebbero a breve termine e saremmo più concentrati sul presente, vivendo il più intensamente possibile.

Avremmo meno memoria del passato, soprattutto quello lontano, in quanto avremmo meno da ricordare e meno tempo per farlo. Per questo forse avremmo meno saggezza e meno consapevolezza, forse. Perché? La saggezza si guadagna con il tempo e l’esperienza, ma in questo caso il tempo è limitato. Mentre la consapevolezza è prima una conquista personale che richiede esperienza e tempo, sempre limitato.

Quindi?

Non ho certezze su come sarebbe la nostra vita, ma sarebbe diversa anche con la tecnologia e le risorse di oggi. Diventeremmo adulti a 13–14 anni e responsabili più in fretta a spesa dell’infanzia, inizieremmo a lavorare presto e ci formeremmo sul lavoro.

Come sarebbero le tue giornate sapendo che ti rimane da vivere 10–15 anni al massimo? Cosa proveresti partorendo tuo figlio a 15 anni? Quanto in fretta passerebbe il tempo allevandolo, per poi morire prima di poter vedere i tuoi nipoti crescere?

Prova a immaginare. Te stesso con di fronte una vita breve, un’infanzia breve, un futuro limitato che non dà seconde possibilità.

Vivresti giorno per giorno? Nel presente o nel futuro? Certo non nel passato. Quanto sarebbero intense le tue giornate? Quanto prezioso sarebbe il tuo tempo? A quale prezzo lo venderesti? Come sarebbe la società? Ci sarebbe la schiavitù? Oppure saremmo tutti molto più saggi?

Immagina e pensa a come può essere la vita reale di una persone destinata a morire presto.

E se toccasse a te?

A presto ;D

La felicità e l’uomo

L’uomo può essere felice?

Sì, l’uomo può essere felice, ma per esserlo ha bisogno di:

  1. essere libero 
  2. conoscere sé stesso

Questo è intuitivo, non credi? Uno schiavo difficilmente può essere felice e un uomo che non sa cosa lo rende felice non può scegliere e agire per raggiungere la felicità.

Naturalmente queste sono semplificazioni, in due espressioni c’è tutto quello che riguarda la natura dell’uomo: i suoi bisogni, fisici ed emotivi, come vediamo la realtà, la struttura della nostra mente, i modi con cui possiamo essere influenzati, i desideri. E il resto.

Tutto quello che dovremmo conoscere fin da bambini, che dovrebbero spiegarci i nostri genitori e insegnarci a scuola, ma che nessuno in realtà ci svela. Alla fine dobbiamo impararlo da soli, sbagliando, lottando contro la cultura e la visione del mondo distorta che i nostri genitori ci trasmettono, inconsapevoli delle loro lacune e delle conseguenze che avranno sulla nostra vita.

I nostri istinti ci spingono alla felicità e alla gioia e rifuggono il dolore, ma per la maggior parte di noi buona parte della vita è vissuta nel dolore, più che fisico, emotivo e mentale. Un dolore che ha origine nel vissuto della nostra infanzia, nell’ignoranza di noi stessi e delle nostre emozioni, nel vivere in una società distorta per rispondere agli scopi di minoranze egoiste e ceche quanto noi.

La maggior parte della sofferenza per noi occidentali oggi è evitabile, sia essa subita/causata da autorità superiori, o subita da relazioni con altri esseri umani o gruppi. Non è sofferenza dovuta al caso o alla natura, ma è sofferenza causata da altri o da noi stessi.

Quindi non solo non ci viene spiegato come raggiungere la felicità, ma veniamo educati da genitori e maestri condizionati e distorti per conformarci a strutture sociali che esistono e vivono nutrendosi del nostro tempo e delle nostre energie.

Noi dobbiamo adattarci alla società in cui nasciamo, a imitazione dei molti che ne fanno parte, per l’influenza dei media allineati che modellano la nostra visione della realtà, per le pressioni e il controllo delle minoranze che manovrano e manipolano le grandi strutture sociali attraverso status quo, informazione manipolata e influenze sulla maggioranza degli elementi della società.

Viviamo con una visione distorta della realtà, scegliendo ciò che altri hanno già deciso, troppo distratti da falsi problemi e paure, presi da mille traumi irrisolti, desideri indotti e sentimenti che non comprendiamo fino in fondo.

Nonostante questo, noi uomini non smettiamo di cercare la felicità, perché la felicità non è un diritto, ma un bisogno naturale dell’essere umano.

Scegli la tua vita in modo consapevole


Oggi torniamo al tema centrale del blog: scegliere in modo consapevole.

Nel post “Compiere una scelta” abbiamo visto che scegliere significa fare propria una delle alternative che abbiamo di fronte e agire di conseguenza. E cancellare per sempre l’altra o le altre, perché una volta deciso non si torna indietro. Tornare indietro significa fare un’altra scelta con le sue conseguenze.

Nel post “Scegliere tutti i giorni” abbiamo compreso come le mille scelte quotidiane che compiamo modellano la nostra vita e ci definiscono. La nostra vita è fatta di un fiume di scelte piccole e grandi e ognuna di esse lastrica il nostro cammino attraverso il presente.

Nel post “Incapaci di scegliere” abbiamo visto come noi esseri umani siamo dotati naturalmente delle capacità necessarie per prendere decisioni, esse sono implicite nella nostra intelligenza e nella nostra consapevolezza, grazie alla quale possiamo andare oltre ai geni e alla cultura.

Nel post “Consapevolezza e capacità di scegliere” abbiamo visto come le nostre scelte non dipendono solo dalle informazioni che otteniamo sul problema, dal nostro stato emotivo o dalla nostra esperienza, ma dipendono anche dalla nostra consapevolezza. Maggiore è la consapevolezza di noi stessi, della realtà e della situazione e migliore sarà la nostra scelta.

Nel post “Liberi di scegliere” come la libertà è una condizione in cui un essere umano può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizione, in cui è libero di scegliere secondo la propria volontà. D’altra parte essere liberi di scegliere non significa necessariamente poter compiere scelte libere. In teoria ogni scelta dovrebbe essere presa in piena consapevolezza dei pro e dei contro delle diverse alternative, grazie a una precisa e attenta informazione su ogni aspetto, e pienamente rilassati, calmi, consapevoli di noi stessi e concentrati sul presente e sulla decisione. In realtà è molto raro che accada ciò.

Nel post “Cosa faresti della tua vita se fossi libero di scegliere?” abbiamo compreso che ognuno di noi dovrebbe porsi una domanda ogni volta che affronta una scelta importante: Cosa faresti se fossi veramente libero?

Con questa introduzione voglio attirare la tua attenzione su alcune considerazioni:

  1. ognuno di noi è in grado di affrontare le scelte della vita, anche se non le comprende, lo facciamo tutti i giorni migliaia di volta; 
  2. la maggior parte di noi è libero di affrontare le decisioni che la vita pone loro davanti, anche se spesso le alternative e la scelta non sono affatto libere, anche se spesso siamo profondamente influenzati dagli altri, anche se le informazioni sono di solito limitate e distorte, anche se non affrontiamo le decisioni nello stato emotivo più adeguato, anche se l’esperienza non ci ha preparato ad affrontare questa scelta o le sue conseguenza;
  3. per quanto in grado e liberi di scegliere, anche nelle condizioni migliori, spesso non siamo abbastanza consapevoli per affrontare la decisione nel miglior modo; non abbiamo sufficiente prospettiva, visione, profondità di campo su noi stessi, la realtà e la situazione per comprendere la scelta che abbiamo di fronte.

Cosa significa scegliere in modo consapevole?

Un tempo pensavo significasse informarsi abbastanza, avere già affrontato scelte analoghe, comprendere e controllare il mio stato emotivo durante la scelta e avere un metodo ripetibile per affrontare le decisioni.

Ora so che tutto questo è solo una parte della ricetta. Cosa manca?

La consapevolezza.

Parola dai molti sfuggenti significati, che sembra un modo per racchiudere, catturare il significato della vita. In realtà tentando di cogliere il significato delle miriadi di aspetti della vita, qualcosa cambia in noi stessi, i nostri punti di vista, l’ampiezza e la profondità della nostra visione.

Per poter scegliere dobbiamo essere consapevoli di noi stessi, chi siamo e dove andiamo, essere consapevoli della realtà, del suo volto e dei suoi contorni, essere consapevole degli altri, di quello che li spinge e perché.

E apprendere tutto questo può richiedere molto tempo, una vita intera, spesso molte più di una.

Non è un argomento trattato dai programmi scolastici, né dai libri sacri delle religioni, almeno non nel modo più utile e sincero.

Nasciamo già in grado di scegliere, ma per diventare capitano della nave, dobbiamo conoscerla, dobbiamo sapere dove condurla, dobbiamo conoscere il mare in cui navighiamo e dei venti che lo scuotono, le coste e le navi che incrociano le nostre rotte e almeno un poco delle sue profondità.

La consapevolezza è l’ingrediente fondamentale per rendere la vita quella che dovrebbe essere sempre per ognuno di noi: speciale.

Perché quando scegli in modo consapevole, il passato è più leggero, il futuro è ricco e abbondante e il presente è il meraviglioso alternarsi di miracoli, gioie e momenti indimenticabili. Quello che dovrebbe essere la vita di un essere umano.

Tu cosa ne pensi?

A presto ;D

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