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Nel post “La guerra all’informazione indipendente è cominciata” abbiamo constatato quanto afferma il titolo: l’inizio della guerra all’informazione indipendente da parte dei media allineati e dell’establishment.

Cosa intendo con establishment?

Coloro che detengono il potere e chi li sostiene cercando di mantenere lo status quo. Cioè di mantenere inalterati la struttura di controllo socioeconomica e la distribuzione dei ruoli e dei privilegi correlati.

A seguito del collasso della credibilità e dell’autorevolezza dei media allineati, controllati direttamente o indirettamente dall’establishment, è cominciata la campagna della lotta alle notizie false, le fakenews. Che non è altro che una copertura per la censura delle fonti di informazioni indipendenti e alternative che permettono ai cittadini di informarsi meglio, di conoscere il vero aspetto della realtà in cui vivono.

Google e Facebook hanno iniziato una campagna di censura di siti e blog che fanno informazione, partendo da siti che effettivamente diffondono notizie false, ma aggiungendo in fretta siti e blog che fanno vera informazione. Dopotutto chi decide se un’informazione è falsa o manipolata? E se una fonte è affidabile o meno?

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un ulteriore passo avanti di livello istituzionale. La politica italiana ha risposto ai solleciti dei vertici europei e dei media allineai, in realtà di coloro che li controllano, proponendo un disegno di legge presentato al senato e firmato da politici rappresentanti quasi tutti i partiti politici.

Cosa vuole normare questo di disegno di legge?

Vuole opporsi alla diffusione delle notizie false, esagerate e tendenziose, infliggendo condanne penali e amministrative. E chi decide che una notizia sia falsa, esagerata e tendenziosa? E perché la legge colpisce i nuovi media, ma non i media allineati, giornali e tv?

Non voglio annoiarti con i particolari che Messora spiega in modo efficace nel video qui sopra (qui trovi la pagina in cui è stato pubblicato). E’ evidente che il disegno di legge è una brutta imitazione di una legge censoria, come quelle del periodo fascista. Un DDL che viola la Costituzione, articolo 21, “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Come ribadisce in modo ironico l’avvocato Marco Mori sul suo sito, qui.

Un DDL che viola anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, articolo 18, “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Un DDL che non verrà mai approvato dal parlamento, firmato dal presidente della repubblica e accettato dalla corte costituzionale, in quanto eclatante esempio di censura fascista che viola la Costituzione. In caso contrario verrebbe a cadere la finzione della democrazia in Italia e inizierebbe un buio periodo di declino e di scontro sociale.

No, non verrà approvato, ma allora perché proporlo e in quella forma?

Penso per diversi motivi, in primo luogo per dare un segno ufficiale ai vertici europei di stare agendo come richiesto, poi perché in realtà l’obiettivo è decisamente più piccolo, probabilmente quello di far accettare tramite finta contrattazione un solo provvedimento che ostacoli e dissuada chi fa informazione in rete.

Infine credo che da un lato voglia essere intimidatorio e allo stesso tempo miri a distrarre l’opinione pubblica da altro? Cosa? Forse i problemi dell’europa, forse mira a spostare il dibattito sull’euro e sul declino dell’unione europea verso la guerra dell’informazione.

Stiamo assistendo all’uso dei poteri istituzionali per intimidire chi fa informazione non allineata, per ostacolare l’informazione non allineata e per sostenere i media allineati in declino, nonostante il collasso di credibilità.

Da un lato le grandi aziende del web, google e facebook, che intervengono indebitamente rivelando il loro ruolo politico, dall’altro le istituzioni chiedono provvedimento illegali e incostituzionali per colpire i nuovi media con la giustizia.

Sono solo le prime fasi di un guerra all’informazione libera che mira a censurarla nel vano tentativo di tornare a controllare l’opinione pubblica attraverso i media allineati. Vano tentativo.

Perché?

Ascolta le valutazioni di Marcello Foa sul cambiamento in atto nell’opinione pubblica.

E’ facile prevedere che presto inizierà un’escalation nel web, attraverso la manipolazione dei risultati dei motori di ricerca, la manipolazione delle ricerche sui social, l’uso crescente di troll e denuncie false e la chiusura mirata dei profili più scomodi a scopo intimidatorio. A cui seguiranno interventi attraverso istituzioni come Agcom e polizia postale.

Tutto questo in realtà dipende da molti fattori esterni: dai risultati delle elezioni europee, dall’avvio di una guerra commerciale o valutaria tra Usa e Germania, dalle politiche estere Trump, dagli effetti della deflazione che sta divorando l’europa, dalla crisi bancaria che incombe e dalle bolle speculative che non smettono di crescere sotto i nostri occhi.

Quindi?

Quindi prepariamoci ad affrontare i prossimi passi di questa guerra all’informazione indipendente, armati di sangue freddo e senso critico.

A presto ;D

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