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Propaganda dei media

Si stanno svolgendo le elezioni presidenziali Usa, le peggiori che si siano mai viste nella storia di quel paese, tra due contendenti indegni espressione del peggio di una società in declino per le scelte voraci e miopi delle minoranze che oggi lo controllano.

Quello che dovrebbe essere il culmine della democrazia rappresentativa del paese da sempre additato ad esempio, è una parodia distorta che di democratico ormai non ha nulla, nemmeno l’apparenza. In queste elezioni non solo si sono sprecati insulti, sospetti e colpi bassi, ma i media occidentali hanno mostrato e all’intero mondo il loro vero ruolo: essere strumenti di propaganda per coloro che li possiedono.

Non credo si sia mai vista prima una più grande e coordinata distorsione dell’informazione come in questi mesi. E non sto parlando delle mail della Clinton che Wikileaks ha rilasciato poco alla volta fino alle elezioni. Non solo. Non ho dubbi sul fatto che chi le ha date a Wikileaks abbia notevoli interessi perché la Clinton non vinca le elezioni e sia spinto da altro oltre che dall’amore per la verità.

Parlo piuttosto della manipolazione sistematica e generale dell’informazione, attraverso il filtraggio, l’esclusione, l’approfondimento, il declassamento, la manipolazione dei tempi, dei piani editoriali, degli opinion leader, dei commentatori, dell’esposizione, del rumore e di tutti i sistemi che oggi si usano per alterare il messaggio, la ricezione del ricevente e l’interpretazione del messaggio nella comunicazione con la cittadinanza.

I mezzi di informazione hanno tradito il ruolo politico e sociale che gli spetta: quello di essere fonti di informazione affidabili su cui la gente può basare le proprie scelte, e quello di controllori della politica e del potere in generale. Sono diventati il megafono dei gruppi di potere che li possiedono o li controllano.

Il peggio è che non c’è nessuno che abbia preso il loro posto, nessuno che possa prendere il loro posto.

Internet?

Il web è solo un mezzo, uno strumento straordinario, vero, ma non è un media, non raccoglie le informazioni, le distribuisce, spesso in modo impreciso, e subisce la manipolazione degli intermediari dei flussi informativi (i motori di ricerca, i social e via dicendo), delle figure autorevoli (opinion leader) e dei commentatori.

Negli ultimi anni i cittadini sono diventati sempre più consapevoli dell’inaffidabilità dei media allineati e si sono rivolti a fonti alternative e sempre di più alla rete, ma i nuovi media del web, i siti informativi, blog grandi e piccoli, webgiornali oggi non hanno la forza, né il potenziale per confrontarsi con i media di propaganda, i media allineati.

Perché?

Il web può essere usato dai media per raggiungere il pubblico velocemente ed efficacemente, ma per sua natura è vulnerabile alle manipolazioni. È piuttosto facile aprire siti che inquinano, sovraespongono o manipolano l’informazione. L’autorevolezza della fonte è determinante, ma spesso il lettore non ha gli strumenti necessari per valutarla con precisione, e questo limita notevolmente la forza e le possibilità dei media del web.

Tutti i media sono allineati?

No, penso di no, ma essendo imprese devono sottostare alle leggi di mercato, quindi sono vulnerabili alle influenze di chi può intervenire sui loro flussi di cassa, come gli inserzionisti, o perfino di chi li può comprare. E questo senza considerare le influenze delle istituzioni o delle idee personali di chi li dirige.

Cosa si può fare?

Per iniziare dovremmo tutti studiare, comprendere meglio come funziona l’informazione e la comunicazione, come valutare una fonte e un’informazione, saper almeno distinguere i fatti dalle opinioni. E poi? In un modo perfetto dovremmo poter accedere direttamente al o ai testimoni dei fatti, per esempio questi dovrebbero poter condividere in rete la loro testimonianza senza intermediari, ma anche questo non è così semplice, saper comunicare in modo efficace richiede studio ed esperienza.

Se anche questo fosse possibile rimarrebbe la necessità della distribuzione efficace dell’informazione. In rete questo è affidato ai motori di ricerca e tutti sappiamo quanto difficile sia oggi far circolare informazioni attraverso i motori di ricerca. Se anche aprissimo un sito oggi e pubblicassimo una testimonianza, ci vorrebbero mesi perché il sito risulti nelle prime pagine di un motore di ricerca. Per superare questo limite ci vorrebbe una anzi molte piattaforme interconnesse che distribuiscano efficacemente le informazioni e non siano vulnerabili a manipolazioni o influenze, neppure di chi le gestisce. Numerose piattaforme con le stesse informazioni ridurrebbero anche l’efficacia e la possibilità di manipolazioni dirette, ma chi le paga, chi le gestisce?

Sogni?

Forse. Noi tutti abbiamo bisogno di un cambiamento radicale nel modo di accedere all’informazione e soprattutto nel modo di fare informazione.

E se mettessimo in piedi una certificazione indipendente dell’informazione?

Che garantisca al lettore che i media non manipolino l’informazione o censurino l’informazione. Un’organizzazione aperta e trasparente che definisca solo le regole, un ente di controllo a sua volta sottoposto a regolari controlli, che a sua volta controlla gli enti certificatori che certificano i media. Non è così complesso come può sembrare, ma avrebbe bisogno dell’appoggio dell’opinione pubblica e delle associazioni interessate, come i giornalisti.

Tu cosa ne pensi? Si può fare? Hai proposte alternative?

Allora lascia un commento o scrivimi.

Grazie per avermi seguito fin qui.

E buone elezioni.

Commenti su: "La propaganda dei media" (3)

  1. […] questo post che ha preceduto le ultime elezioni presidenziali Usa che hanno sancito la vittoria di Trump […]

  2. […] recenti post “La propaganda dei media” e “I media sono strumenti di propaganda” abbiamo visto come i media occidentali, durante la […]

  3. […] abbiamo visto durante la campagna referendaria in Italia, lo abbiamo visto durante l’ultima campagna elettorale negli Usa e lo vediamo oggi. Se torniamo indietro, se studiamo gli ultimi vent’anni di informazione, […]

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