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Ciò che vogliono farvi credere sulla Grecia

Non è mia abitudine riportare altri post in queste pagine, ma stasera faccio uno strappo alla regola. Voglio proporti la traduzione di un testo francese del “Collectif pour un audit citoyen”, un movimento di base di cittadini che vogliono più trasparenza dalla politica. Il titolo del testo è “Ciò che vogliono farvi credere sul debito della Grecia”, circolato in tutta europa, in Italia è stato tradotto dal “Gruppo delle Cinque Terre”, movimento politico-ambientalista, e pubblicato sulle pagine del sito Pop Off, qui.

Te lo propongo perché nel rumore assordante dei media allineati e dell’informazione distorta, il documento chiarisce la questione greca e mette il luce le falsità di media e politici.

Eccolo:

Grecia, quello che vorrebbero farti credere sul debito

Otto idee sul debito greco che servono solo a far interiorizzare l’ineluttabilità del debito ai popoli greco e del Sud dell’Europa. Un audit pubblico svelerebbe il ricatto

a cura del Collectif pour un audit citoyen

Idea indotta n.1 – Annullare il debito greco vuol dire 636 euro per ogni francese

Il discorso ufficiale sulla Grecia

«Inaccettabile trasferire il debito greco dal contribuente greco a quello francese» (Michel Sapin, ministro dell’Economia Europe, n.1, 2 febbraio 2015); «una tegola di 735 euro per ogni francese» (Le Figaro, 8 gennaio 2015); 636 euro secondo TF1 (2 febbraio 2015).

Perché è falso?

L’impegno francese verso la Grecia è di 40 miliardi di euro: una piccola parte è stata prestata al paese nel quadro di prestiti bilaterali, il resto (circa 30 miliardi di euro) è stata fornita a garanzia al Fondo europeo di solidarietà finanziaria (Fesf) che ha contratto il prestito sui mercati finanziari per prestare alla Grecia.

In entrambi i casi questi prestiti sono già contabilizzati nel debito pubblico francese (circa 2.000 miliardi), per cui il loro annullamento non aumenterebbe il debito.

La Francia dovrà sborsare quelle somme in caso di annullamento del debito greco? No, perché infatti la Francia, come la maggior parte dei paesi, non rimborsa mai veramente il proprio debito. Quando un prestito viene a scadere, la Francia lo rimborsa con un altro prestito. Si dice che la Francia fa “rotolare” il suo debito.

La sola cosa che perderebbero i contribuenti francesi sarebbero gli interessi versati per la Grecia, ossia 15 euro pro capite e per anno.[1]

La Bce potrebbe risolvere il problema con facilità. Potrebbe cancellare con un tratto di penna i 28 miliardi da lei detenuti. Potrebbe riacquistare dalle istituzioni pubbliche (Stati, Fesf) i titoli greci che detengono e ugualmente annullarli. Oppure potrebbe trasformarli – come chiede la Grecia – in obbligazioni perpetue, con un tasso di interesse fisso e affidabile, e non di rimborso del capitale. Ad ogni modo, una banca centrale non corre alcun rischio finanziario, perché si può rifinanziare da sola creando moneta.

Quali insegnamenti per la Francia e l’Europa?

Anche in Francia il debito pubblico è insostenibile e non si potrà rimborsare. I tassi d’interesse oggi sono bassi? Sì, ma perché la Francia porta avanti una politica d’austerità che piace ai mercati finanziari. E anche perché gli investitori finanziari non vogliono più correre il rischio di investimenti nel settore produttivo. Per farla finita con questa politica, in Francia e in Europa, bisognerà pure alleggerire in un modo o in un altro il gravame dei debiti: ristrutturazione, parziale rimborso con un prelievo eccezionale sui grandi patrimoni, parziale annullamento… ogni ipotesi va studiata e deve essere oggetto di scelte democratiche.

Idea indotta n.2 – Quando si deve qualcosa, va rimborsata

Il discorso ufficiale sulla Grecia

«La Grecia dovrà rimborsare il suo debito» (Michel Sapin, 2 febbraio); «Un debito è un debito. Rimborsare è un dovere morale per uno Stato di diritto» (Marine Le Pen, 4 febbraio)

Perché è falso?

Tranne rare eccezioni, uno Stato non rimborsa il proprio debito, ma rinnova il prestito per far fronte alle scadenze. Nel bilancio dello Stato figurano gli interessi del debito, mai il rimborso della somma presa in prestito (la parte principale). Al contrario di un privato, lo Stato non è mortale, può indebitarsi all’infinito per pagare i suoi debiti. È la differenza con il prestito di una madre di famiglia che ha l’obbligo, lei sì, di rimborsare il suo debito.

Se però i mercati finanziari non vogliono più prestare a uno Stato, o esigono tassi d’interesse esorbitanti, e lo Stato non ha più accesso alla creazione di moneta da parte della Banca centrale del proprio paese, le cose si mettono male. Per questa ragione nel 2011, quando le banche si sono spaventate di fronte alle difficoltà greche, la Bce e gli Stati europei hanno dovuto concederle prestiti.

Ed è questo che oggi consente loro di esercitare un brutale ricatto, minacciando di tagliare i crediti alla Grecia se il suo governo mantiene le misure anti-austerità che ha promesso agli elettori: aumento dello Smic e delle pensioni, rientro al lavoro dei dipendenti pubblici licenziati, blocco delle privatizzazioni.

Numerose esperienze storiche di paesi sovra-indebitati (Germania 1953, Polonia 1991, Irak 2003, Ecuador 2008, Islanda 2011, Irlanda 2013…) sono comunque approdate alla stessa conclusione: se il debito è troppo pesante (190% del Pil per la Grecia!), occorre annullarlo e/o ristrutturarlo per consentire una nuova ripresa.

Tutti sanno – anche il Fmi e la Bce – che l’attuale gravame del suo debito è troppo pesante per la Grecia. È indispensabile rinegoziarlo: rispetto al parziale annullamento, ai tassi di interesse, allo scadenzario. Occorre per questo una Conferenza europea sul debito, come è avvenuto nel 1953 per la Repubblica federale tedesca. Perché sia efficace, essa deve basarsi sui lavori di una Commissione internazionale di audit del debito greco, che stabilirà quale sia la parte legittima di cui conviene liberarsi (e anche la rinegoziazione dei tassi d’interesse e delle scadenze) e quella illegittima, che si può contestare.

È legittimo il debito contratto legalmente per finanziare investimenti o politiche che vadano a vantaggio della popolazione: È illegittimo quello che non ha servito gli interessi della popolazione ma ha invece avvantaggiato minoranze privilegiate. Secondo la giurisprudenza internazionale, un debito può addirittura avere un carattere odioso o essere illegale, a seconda del modo in cui lo si è contratto.

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