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Stasera vorrei attivare la tue attenzione su due parole, due concetti: capitalismo e uguaglianza.

Secondo te, possono coesistere?

No, è evidente. Come abbiamo ripetuto più volte nei post “I miti del capitalismo” (1, 2 e 3), lo scopo del capitalismo è l’accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e la conseguenza è il divario tra i ricchi e le classi più povere. E la storia stessa recente e passata conferma ripetutamente questo. Dopotutto il capitalismo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sul profitto, il cui scopo è l’accumulo di ricchezze e il movimento costante del capitale.

L’uguaglianza è un concetto estraneo, alieno al capitalismo, osteggiato e combattuto senza pietà da chi si sente superiore, perché più ricco. A proposito, ti invito a leggere l’ultimo post di Furio Colombo, pubblicato sul suo blog:

La ricchezza ha vinto: l’uguaglianza è morta

Mi ha sorpreso, durante il viaggio americano di Renzi, leggere delle lodi e del compiacimento dedicati al primo ministro italiano da Marchionne, che intanto, per precauzione, ha portato via la Fiat dall’Italia. E ascoltare l’elogio di Renzi al “Made in Italy” della nuova azienda ex italiana, insediata a Detroit (Michigan), e intanto spiegare a Marchionne che in Italia solo i “poteri forti” si oppongono alla sua legge contro il lavoro detta “Jobs Act”. Evidentemente i poteri forti sono Landini e Camusso, Fassina e Cuperlo (con i loro miti ritocchi). E intanto Renzi stava festosamente accanto alla persona che ha sottratto all’Italia l’intera tassazione Fiat. C’è un insegnamento in questa serie di modesti eventi. C’è la storia del come si liquida l’uguaglianza, mito e fatti. Provo a raccontare.

La vera guerra che attraversa il mondo è la guerra all’uguaglianza. È accaduto questo: la ricerca dell’uguaglianza come traguardo necessario ma anche ragionevole, in un mondo di pace, era cominciato nel dopo guerra del secolo scorso, e tendeva a diffondersi, un continuo, cauto lavoro di ridistribuzione della ricchezza, senza conflitti, senza lotta di classe, attraverso carte costituzionali, partiti, parlamenti, centri di studio, volontariati. Stava diventando “comune” l’idea che una persona non dovesse soffrire più di un’altra, senza rapporto col reddito. Come la scuola per tutti, che non è affatto peggiorata e ha fatto fare un salto in avanti alla cultura (il più grande nell’epoca industriale), fino ad ammassare folle di cittadini davanti ai musei. Come le case, Si è cominciato a costruirle per chi non avrebbe potuto farlo. E le auto che costavano poco.

L’avvicinarsi dell’uguaglianza, non più un ideale ma un fatto, aveva dato scopo e forza alle istituzioni, e senso di appartenenza ai cittadini. Il mondo accennava a essere, come si usava dire, “un mondo migliore”. Conviveva con i mercati, e li sosteneva a causa dell’ottimismo. Ma ai mercati veniva posto il limite di non decidere sulla vita delle persone. In molti casi gli Stati facevano da guardiani. Fino a un certo punto, d’accordo. Ma è in questo clima di marcia di tutto il mondo democratico verso l’uguaglianza (che la democrazia, di per sé, non assicura) è diventato inevitabile garantire i diritti umani e i diritti civili o comunque battersi per essi, ha provocato l’opposizione giovane e popolare alle guerre, ha provato a garantire allo stesso modo l’imprenditore che offre il lavoro e colui che, per vivere, è il prestatore d’opera, ha invogliato, sia pure entro limiti ancora ristretti, il finanziamento per la casa della famiglia giovane, il prestito per lo studente povero, le cure mediche quando sono troppo costose ma indispensabili.

Continua a leggere sul blog di Furio Colombo.

Furio Colombo è giornalista, politico di sinistra, scrittore. Ha diviso la sua vita fra Italia e Stati Uniti, ha lavorato come giornalista per molte testate, è autore di numerosi saggi e romanzi, è stato senatore e deputato del PD nelle ultime due legislature.

Buona lettura e a presto ;D

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