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Senso civico

Senso civico

Tra le notizie dell’ennesimo scandalo di corruzione e saccheggio dei beni pubblici e il rumore continuo dei media allineati che cantano suadenti di una realtà che non esiste, mi scopro ancora a chiedermi se noi italiani sappiamo cosa sia il senso civico.

Cos’è il senso civico?

E’ la coscienza di essere parte di una comunità, senza la quale non possiamo vivere, che influenza la qualità della nostra vita e verso cui quindi abbiamo delle responsabilità. Siamo consapevoli che dipendiamo dagli altri e quindi sappiamo quanto è importante contribuire a migliorare la società in cui viviamo.

Non è una questione di altruismo, né una questione di egoismo, tutt’al più è una questione di opportunismo, è la consapevolezza dell’interdipendenza tra gli esseri umani che ci spinge a contribuire al benessere comune, perché migliore è la comunità, maggiori saranno le nostre possibilità e migliore sarà la nostra vita.

Ebbene noi italiani abbiamo poco senso civico. Nonostante siamo il paese più cattolico al mondo, continuiamo a pensare che la comunità si limiti alla famiglia o poco di più. La comunità, le istituzioni, i beni comuni sono visti più che altro come una risorsa da sfruttare per il vantaggio personale. Abbiamo case e giardini curati, ma strade sporche e piene di rifiuti.

C’è da stupirsi quindi che i nostri amministratori, i politici che abbiamo eletto passino il tempo a cercare modi sempre nuovi per saccheggiare le risorse del paese?

Che lo vogliamo o meno, tutto parte dall’essere o meno consapevoli di essere parte di una comunità da cui dipendiamo e che influenza la qualità della nostra vita. Se lo siamo allora dedichiamo un poco di attenzione anche agli altri, solo un poco. E’ un atteggiamento mentale che si nota dalle piccole cose.

Come ti comporti in strada, nei mezzi pubblici, negli uffici pubblici?

Sei cortese?

Butti i rifiuti dove capita?

Spegni o abbassi il cellulare nei luoghi pubblici?

Hai rispetto e cura dei beni pubblici o altrui?

Rispetti le norme della circolazione e della buona convivenza?

Tutto inizia dalle piccole cose e dall’esempio che diamo ogni giorno. Dobbiamo cercare di trasmettere l’idea che la comunità è un bene da conservare e far crescere, perché determina la qualità della nostra vita e del nsotro futuro.

Qual è l’utilità dell’avere atteggiamenti egoistici e asociali, offensivi e distruttivi?

Nessuno.

Se tutti lo facessimo come sarebbe il nostro paese?

Migliore.

Con un piccolo contributo di tutti, possiamo cambiare volto alla nostra comunità e alla nostra vita. E in molti lo sanno e lo fanno, ma la maggior parte di noi continua a far finta che il mondo finisca sulla porta di casa.

Tu cosa ne pensi?

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

Commenti su: "Senso civico" (7)

  1. La chiesa (inteso come organizzazione) è una gerarchia non una comunità.
    Essere cattolici allontana dal senso di appartenenza ad una comunità.

    • Trovo molto interessante quello che dici
      Aldilà del duplice aspetto della chiesa: chiesa come gerarchia e chiesa come comunità, in effetti non posso che essere d’accrodo.
      Più una comunità diventà gerarchica, verticalizzata, rigida, regolamentata, più perde le caratteristiche di comunità. Un esempio lampante è l’esercito, non è una comunità, la sua struttura non lo permette.
      Devo ragionarci sopra
      Grazie del commento e a presto ;D

  2. Ecco quello che volevo sentire, bellissime parole.. come le mettiamo in atto? Io credo che i primi a comportarsi nel modo civico dovrebbero essere proprio chi decide le sorti del paese, visto che la democrazia ci ha indotto a prendere una strada politica per governare un paese.
    So che sono cose trite e ritrite ma purtroppo la verità è questa, le manifestazioni “pacifiche ” che portano alla luce un malessere reale o una condizione del paese disastrata non portano a niente. Quindi vorrei sentire da chiunque, qual’è il sistema, il metodo, la formula o altro per fare cambiare rotta a questo paese.

    • In effetti hai ragione, i primi a dover mostrare senso civico dovrebbero essere i personaggi “pubblici”, a partire dai politici per arrivare a chi veramente decide le sorti del nostro paese. D’altra parte, il potere non attira il meglio di noi cittadini, ma il peggio, e le classi dominanti di solito non sono democratiche e raramente un paese democratico lo rimane a lungo se viene goveranto da banchieri, industriali, famiglie nobiliari, ecc.. (in effetti dietro l’apparenza l’italia non è più una democrazia da anni).
      Quindi non aspettiamoci che i vertici del nostro paese siano migliori di noi.

      Sul metodo per far cambiare rotta al nostro paese, non penso che ci sia una risposta semplice. Non quando l’Italia è prigioniera di un sistema di potere oligopolistico, che controlla non solo le istituzioni al completo, ma buona parte dell’economia, quasi tutti i media tradizionali e buona parte delle principali organizzazioni sociali.

      In teoria se domani la maggior parte degli italiani cambiasse modo di vedere e fare le cose, l’Italia cambierebbe immediatamente. Per esempio se gli italiani smettessero di guardare la tv, o cambiassero il modo di fare gli acquisti, causerebbero una rivoluzione. Ma gli italiani sono un popolo diviso, egoista, ipocrita, vecchio, ignorante, pigro, vigliacco e molto altro ancora. E’ così per scelta e anche perché è stato indotto ad esserlo.
      Un popolo come questo può essere manipolato con facilità ed è quello che viene fatto quotidianamente.

      Quindi i sistemi sono pochi e richiedono soldi, tempo, impegno, obiettivi precisi e nella maggior parte dei casi pochi scrupoli. Una minoranza organizzata e preparata può cambiare il destino dei molti, ma dovremmo chiederci: a quale prezzo?
      E non intendo il prezzo personale

      • Guarda, sono veramente colpito dal tuo modo di pensare e di comunicare il tuo pensiero. Probabilmente la cosa che più mi ha spiazzato è la piena condivisione di ciò che hai scritto.
        Siamo sulla stessa linea d’onda.
        Per rispondere alla tua domanda credo per me sia veramente molto semplice, il prezzo da pagare è la nostra vita, e quella della nostra stirpe… Se la famiglia avesse come scopo non quello di sopravvivere, ma quello di condividere e collaborare l’uno per l’altra le cose cambierebbero immediatamente. Purtroppo l’egoismo la fa da padrone.
        Per quanto mi riguarda io ho iniziato questo percorso è spero di trasmetterlo ai miei due bambini.

      • Forse, Maurizio, siamo sulla stessa linea d’onda perché vediamo le cose per quello che sono: il re è nudo perché è nudo, punto.
        Vedere la realtà com’è veramente è uno dei requisiti di base, ma richiede consapevolezza.
        Per il resto non posso che concordare con te, e aggiungere che l’egoismo è una pietra che ci schiaccia e ci intrappola nel nostro piccolo mondo

        Un augurio a te e ai tuoi bambini, che il cammino sulla strada della consapevolezza sia lungo ed emozionante

      • Hai perfettamente ragione è un processo che richiede tempo e condapevolezza, grazie di cuore per il tuo pensiero. Un saluto a presto

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