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Nel post “A chi appartengono i giornali?” abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno come primo obiettivo quello di informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono.

Lo scopo prioritario di questi media è quello di fare profitto, attraverso le sovvenzioni dello stato e vendendo spazi alla pubblicità. D’altra parte i proprietari usano i giornali per curare l’immagine delle proprie aziende, per difenderle, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su certi argomenti e per distoglierla da altri, per fare campagne politiche o sociali con scopi precisi.

Abbiamo visto come questo avviene tramite la definizione della linea editoriale del giornale, cioè il modo con cui sceglie, interpreta e pubblica le notizie. La linea del giornale definisce quali sono gli argomenti da privilegiare e quelli da ignorare, quali sono le notizie da mettere in prima pagina e quali a pagina venti.

La linea editoriale è decisa dall’editore o dal consiglio di amministrazione, quindi se conosciamo l’editore e sappiamo chi siede nel Cda dei giornali o delle aziende a cui appartengono, allora possiamo comprendere quali sono i veri interessi dietro al giornale e alla sua linea editoriale.

Quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo il cui interesse principale è altro, il giornale diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Quando quasi tutti i giornali appartengono a banche, industriali, partiti, imprenditori, assicurazioni e questi hanno interessi in comune e rapporti d’affari come accade nel mercato piccolo e chiuso dell’Italia, allora i cittadini hanno difficoltà ad accedere alle informazioni. E questo mette a rischio la democrazia, perché senza buona informazione non ci sono cittadini informati, senza i quali non c’è democrazia.

Nel post “A chi appartengono i giornali? -2” ci siamo interrogati sul potere degli inserzionisti sui giornali e sul conflitto di interesse che sorge quando una notizia può essere dannosa o fastidiosa per uno degli inserzionisti del giornale.

Quando lo scopo principale di un giornale è fare profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro?

Sotto la minaccia esplicita o implicita di perdere i soldi di un inserzionista, il giornale asseconderà le sue richieste o perfino censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Solo questo conflitto di interesse dovrebbe metterci sul chi vive, ma la questione è più complessa.

Che succede se il proprietario del giornale e l’oggetto delle notizie sgradite o dannose hanno rapporti d’affari?

Che il giornale censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Un’ultima domanda per te: che succede se il proprietario del giornale ha rapporti/interessi con esponenti della classe politica o banchieri?

Che il giornale censurerà le notizie sgradite prima ancora che ciò gli venga chiesto.

Quindi l’inserzionista ha il potere di influenzare notevolmente un giornale perché controlla/influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Tu cosa ne pensi?

Nei post precedenti abbiamo valutato buona parte delle principali testate italiane, stasera completiamo questa carrellata:

10. L’unità

E’ uno dei più noti quotidiani politici italiani, fondato nel 1924 da Gramsci, protagonista della cultura italiana del 900, è stato organo ufficiale del partito comunista fino al 1991, poi del PDS e della DS fino al 1997. Successivamente viene privatizzato, affronta diverse crisi fino alla chiusura nel 2000, per essere rilevato da un gruppo di imprenditori sotto il nome di Nuova Iniziativa Editoriale spa e riaperto nel 2001. Dal 2008 l’azionista principale diventa Renato Soru, allora presidente della Sardegna, presidente e amministratore delegato della compagnia di servizi internet Tiscali Italia spa e uno degli uomini più ricchi del mondo, che con il suo intervento ne evita l’acquisto da parte della famiglia Angelucci. Il giornale è tuttora “vicino” al partito Democratico (PD) che dal 2011 possiede una piccola parte delle quote di capitale. Quindi il principale giornale della sinistra italiana è in realtà proprietà di un ricco imprenditore del settore delle telecomunicazioni. E riceve le sovvenzioni dello stato per l’editoria.

11. Milano Finanza e Italia Oggi

Milano Finanza è uno dei quotidiani economici più conosciuti in Italia, tratta esclusivamente di temi economici-finanziari ed è edito da Class Editori dei fratelli Panerai. Class editori possiede e pubblica anche Italia Oggi, anch’esso noto quotidiano incentrato su temi politico-economici, numerosi periodici incentrati sui temi dell’informazione finanziaria e del lusso come Capital e Class, numerose Tv, radio, siti web e l’agenzia MF-DowJonesNews. Nel Cda dell’editore siedono tra l’altro Maurizio Carfagna, consigliere di Mediolanum dei Berlusconi, e Victor Uckmar, celebre fiscalista italiano che siede tra l’altro nel cda di Tiscali. Penso sia inutile sottolineare ancora le interconnessioni tra gli editori e le potenti famiglie italiane.

12. Il Fatto Quotidiano

Quotidiano fondato nel 2009, dall’iniziativa di note firme del giornalismo italiano, è diretto da Antonio Padellaro ed edito dalla Editoriale Il Fatto spa, una società per azioni priva di azionista di controllo. Il presidente è Antonio Padellaro, l’amministratore delegato è Cinzia Monteverdi. Il consiglio di amministrazione è composto da Luca D’Aprile, Carlo Degli Esposti, Peter Gomez, Marco Tarò e Marco Travaglio. Non sembrano esserci connessioni dirette alla rete delle grandi aziende italiane e ai loro cda. Emerge tra i giornali “allineati” per una linea editoriale indipendente, incentrata sulla politica nazionale (puoi approfondire qui).

Con questo chiudiamo la nostra carrellata dei più grandi giornali italiani. Il fiume di testate regionali o locali forse lo approfondiremo in un altro post, ma come è facile scoprire con una veloce indagine, la maggior parte di essi appartiene agli stessi grandi editori citati in questi post.

E spero sarai d’accordo con me che non ha molto senso parlare qui dei giornali di partito, di proprietà e influenzati direttamente dalla politica, come l’Europa, organo del PD, il cui nome rivela il cambiamento radicale avvenuto nella sinistra italiana negli ultimi vent’anni, la Padania, organo della Lega Nord, il cui nome rivela il programma politico mai realizzato, o il Secolo d’Italia di AN, l’Avanti del partito socialista, Liberazione di Rifondazione, l’Occidentale del nuovo centrodestra, eccetera.

Quindi, volendo riassumere quanto visto finora, negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei giornali italiani non di partito si è concentrata nelle mani di pochi proprietari, imprenditori, aziende e banche. Questi hanno investito sull’informazione per trarne profitto diretto, attraverso la vendita, la pubblicità e le sovvenzioni statali, ma soprattutto profitto indiretto attraverso il controllo e l’influenza dell’informazione e quindi della politica e dell’opinione pubblica dei cittadini.

Un fenomeno analogo a quello che è accaduto in tutto il mondo, in tempi diversi, che però si innesta in una realtà tutta particolare, dove l’interconnessione tra persone e aziende è eccessiva, intricata, visibile e sotterranea. Se a livello economico questo determina un mercato oligopolistico e chiuso, a livello di distribuzione del potere politico-economico determina una rete tanto radicata e complessa di interessi e influenze, che in quanto tale è difficile da attaccare e non può che tendere sempre all’equilibrio, allo status quo.

Negli ultimi anni, però, abbiamo assistito a cambiamenti notevoli del potere nel mondo che si sono riflessi inevitabilmente anche in Italia. La rottura del patto tra le classi sociali, causata dalla globalizzazione, dal dominio della finanza, dall’imporsi delle politiche liberiste e dall’ingresso nella comunità europea, non solo sta impoverendo il paese, ma sta demolendo la maggior parte delle basi di sostegno della rete del potere italiano e sta riaccendendo lotta di classe.

Con quali conseguenze?

Lo vedremo insieme, approfondiremo in altri post l’analisi del potere in Italia e la sua evoluzione. Per ora questo è tutto. Se vuoi esprimere la tua opinione, non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

Commenti su: "A chi appartengono i giornali in Italia? – 3" (8)

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  2. […] Qui trovi il terzo e ultimo post […]

  3. […] industriali, banche, lobby e via dicendo. Nei post “A chi appartengono i giornali” 1, 2 e 3, abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno […]

  4. […] ciclo di post “A chi appartengono i giornali in Italia” (1, 2 e 3), abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno […]

  5. […] se si controllano le fonti istituzionali e i media, allora non è poi così difficile. Nei post “A chi appartengono i giornali in Italia” (qui, qui e qui), abbiamo visto come negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei […]

  6. […] sintesi corretta dei post in cui ci siamo interrogati su “a chi appartengono i giornali” (1, 2, 3 e 4), dove abbiamo compreso come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, […]

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  8. […] post “A chi appartengono i giornali in Italia” 1, 2 e 3 e “A chi appartengono le agenzia di stampa” abbiamo visto come i giornali di proprietà di un […]

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