Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

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Bentrovato. In questi giorni, ho compreso quanto sia cambiato il significato della parola “dissenso”. Non dovrebbe essere una sorpresa, non dopo essere stato testimone di come la propaganda e la politica abbiano cambiato il linguaggio, il significato della lingua italiana negli ultimi vent’anni. Forse è il modo talvolta sottile, se non strisciante, con cui i media manipolano i significati, oppure è stata semplice distrazione da parte mia.

Consultiamo il vocabolario. Il dissenso è un sentimento o una filosofia attraverso cui si manifesta disaccordo, discordanza o opposizione nei confronti di un’idea o di un’entità. Il suo sinonimo più diretto è appunto disaccordo e il suo opposto consenso. E’ utilizzato di solito in ambito politico, più raramente in ambito religioso e sociale, e indica idee e pensieri in contrasto con quelli vigenti o dominanti.

Nel passato, negli anni delle lotte per i diritti civili, delle proteste di piazza, dissenso era una parola associata a confronto, dialogo e democrazia. Oggi non è più così, anzi da una decina d’anni la parola dissenso e i suoi sinonimi sono stati associati a illegalità, crimine, terrorismo o peggio ancora.

Una distorsione nata negli Usa e velocemente diffusa in Europa e in Italia: chiunque manifesta disaccordo con l’autorità, il potere costituito, le idee dominanti non è considerato una minoranza con cui confrontarsi per valutare se queste idee sono effettivamente le più valide o se è opportuno trovarne di nuove e migliori. No, è considerato un disturbo da eliminare, un ostacolo da abbattere, una voce discordante da far tacere. E ogni mezzo è buono per reprimere il dissenso, dal discredito costruito attraverso i media, fino alla violenza mirata.

Eppure ci insegnano che il modo con cui viene gestito il dissenso è uno dei parametri per valutare la democraticità di uno stato e di una società. Nei regimi dittatoriali, fascisti, comunisti, totalitari, eccetera, caratterizzati da un forte controllo della popolazione allo scopo di garantire la sopravvivenza del regime stesso, il dissenso viene osteggiato, combattuto e represso facendo ricorso a propaganda, disinformazione, demagogia, fino alla violenza più estrema. La storia lo insegna, gli esempi sono innumerevoli.

Come viene gestito il dissenso in Italia?

Guardiamo gli eventi degli ultimi giorni: il dissenso del M5S in parlamento verso il decreto Imu-Bankitalia è stato prima fatto tacere illegalmente dal presidente della Camera, poi dai una campagna di propaganda dei media allineati, nelle mani della politica e delle classi dirigenti.

Secondo te è accettabile in una democrazia?

Ora se osserviamo i movimenti di protesta degli ultimi anni, vediamo come per ognuno prima i media abbiano minimizzato fatti e proteste, poi abbiano messo in piedi campagne massicce di delegittimazione, di disinformazione e discredito, nelle quali i dissidenti non erano considerati cittadini che esprimono dissenso, ma criminali, violenti, disturbati, terroristi.

L’esempio più recente e significativo è il movimento NoTav, un movimento di cittadini che esprimono dissenso verso la realizzazione di un grande opera, che non sono stati ascoltati dalla politica e che sono scesi nelle strade a protestare. I fatti li conosciamo, scontri con la polizia, presidio dei cantieri, manifestazioni continue, sostegno da parte di buona parte della cittadinanza.

Eppure, nonostante sia ormai dimostrato che la grande opera sarà nociva per il territorio e inutile per gli scopi per cui è stata pensata, nonostante non ci siano i soldi per realizzarla, l’interesse delle classi dirigenti dietro alla politica è quello di guadagnare dalla sua realizzazione. Quindi si è fatta un’ampia campagna di propaganda e di discredito, che però non ha avuto l’effetto sperato, le forze dell’ordine sono intervenute in modo violento, e diversi manifestanti vengono processati come fossero terroristi o pericolosi criminali.

Un paese dove il dissenso è criminale a priori perché disturba, ostacola gli obiettivi della politica è una democrazia?

Cos’è diventata l’Italia?

Abbiamo una costituzione che difende le minoranze, ma che è disattesa e non viene rispettata da coloro che dovrebbero applicarla e proteggerla. Abbiamo un governo che legifera e un parlamento che approva a colpi di fiducia leggi pessime e scritte male. Abbiamo un presidente che non rappresenta i cittadini e non difende la costituzione. Abbiamo una classe politica corrotta che demolisce l’economia reale e la cultura, dedita a fare gli interessi delle classi dominanti italiane ed europee.

Questo modo di vedere il dissenso è una prova ulteriore che l’Italia non è più una democrazia.

Naturalmente questa è la mia opinione. Ti invito ad approfondire l’argomento e a farti una tua opinione. Se vuoi condividerla con me, non esitare a lasciare un commento.

A presto ;D

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