Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

Stasera ti propongo un altro aspetto dell’attenzione, la capacità della mente di mettere a fuoco un particolare stimolo, percezione o evento. Abbiamo parlato più volte dell’attenzione e da diversi punti di vista, ma molto c’è ancora da dire su questa nostra capacità in parte conscia e in parte inconscia e vale la pena farlo per l’importanza che riveste per noi stessi e per la nostra vita.

Nel post “Il flusso”, abbiamo visto come in ogni singolo istante il mondo ci inonda con un flusso continuo di stimoli sensoriali, ma la nostra mente cosciente ne percepisce solo una piccola parte, la maggior parte lo ignora, lo delega all’inconscio, perché non ha il tempo per considerare e valutare una a una tutte le informazioni che la raggiungono.

Nel post “Come funziona l’attenzione?”, abbiamo parlato dell’attenzione inconsapevole e abbiamo visto come l’attenzione è la messa a fuoco della mente su un particolare stimolo sensoriale, la temporanea importanza che la nostra mente dedica a una certa percezione.

Nel post “Metti a fuoco la vita”, abbiamo studiato la focalizzazione mentale e abbiamo visto che il focus è ciò su cui ci concentriamo, su cui focalizziamo la nostra attenzione, è ciò che determina l’esperienza della nostra vita perché determina la nostra realtà.

Nel post “Attenzione e concentrazione”, abbiamo compreso come l’attenzione incanala le risorse mentali. Più è complesso l’oggetto della nostra attenzione, più è facile che la nostra mente attivi una serie di meccanismi mentali con cui diamo priorità all’elaborazione di un determinato stimolo, arrivando a selezionare in ogni istante le informazioni sensoriali su cui lavorare e quelle da ignorare.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione” abbiamo visto come viene distribuita l’attenzione e con quali limiti. L’attenzione può essere assegnata in modo flessibile, cioè possiamo decidere di “seguire” determinati colori, forme o movimenti e ignorare gli stimoli relativi ad altri colori, forme, eccetera. Per farlo il nostro cervello crea un’etichetta e l’assegna all’oggetto da seguire, più o meno come se lo seguissimo con le dita.

Nel post “Ai limiti dell’attenzione 2” abbiamo visto come l’attenzione è legata al luogo nello spazio su cui ci focalizziamo, cioè gestiamo meglio gli stimoli che vengono dallo stesso luogo e con difficoltà quando vengono da luoghi diversi.

Stasera parliamo invece di un aspetto dell’attenzione di cui siamo poco consapevoli: l’inibizione di ritorno.

Cos’è l’inibizione di ritorno?

E’ la tendenza a non tornare a focalizzare l’attenzione su un qualcosa che si è esaminato da poco. Cioè se qualcosa ha attirato la nostra attenzione, per esempio tra la folla abbiamo notato il vestito dai colori sgargianti di una ragazza, non torneremo facilmente a guardarla una volta che ce ne saremo disinteressati. Oppure se cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto in casa, saremo riluttanti a tornare nelle stanze che abbiamo già esaminato. In sintesi tendiamo a non guardare indietro.

Perché l’attenzione funziona in questo modo?

Il perché è legato a diversi motivi, a partire dal semplice fatto che noi e il nostro cervello preferiamo le novità, fino ad arrivare alla tendenza a sopprimere le distrazioni inutili. Prendiamo i banner di un sito web, lampeggiano, si muovono e fanno di tutto per attirare la nostra attenzione, ma una volta considerati, li cancelliamo dalla nostra percezione della pagina. Aldilà della gestione delle minacce, qualcosa che si muove velocemente o che lampeggia può essere una minaccia e deve essere considerato, noi esseri umani consideriamo positivo un evento che cattura la nostra attenzione, se si rivela utile. Se non si rivela tale, se non è quello di cui abbiamo bisogno, è più opportuno ignorarlo in futuro e concentrare le risorse dell’attenzione su altro.

Questa tendenza viene gestita dal cervello sia a livello di gestione delle immagini sia a un livello cerebrale più alto e si è sviluppata e fissata con la selezione naturale, in quanto si è rivelata e si rivela una strategia efficace nella gestione di molti aspetti della vita. Per esempio, se provi a contare un gruppo di persone in movimento, sei in grado di farlo grazie all’inibizione di ritorno, che permette di etichettare e deselezionare le persone già contate.

D’altra parte questo può rivelarsi uno svantaggio, abbiamo visto che durante una ricerca tendiamo a non tornare sui nostri passi, ma se la nostra tecnica non è efficace perché agitati o di fretta, in realtà finiremo a spendere tempo e risorse per cercare in luoghi improbabili piuttosto che verificare luoghi più probabili ma già controllati. Oppure se la nostra attenzione viene attirata da uno stimolo, per esempio luminoso, ma a questo non è correlato un evento significativo o un oggetto o una persona che a prima vista si rivelano interessanti, dopo pochi istanti tenderemo a ignorarli e a non considerarli più, perdendo per esempio l’occasione di incontrare una persona unica o di assistere a un evento spettacolare.

Quindi dobbiamo essere consapevoli dei questa nostra tendenza a non guardarci indietro, una strategia spesso efficace, ma non sempre.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

Qui trovi gli altri post della rubrica

Commenti su: "LA MENTE UMANA – L’attenzione e il guardare indietro" (2)

  1. […] su la mente umana e ti invito a leggere i post sull’attenzione a partire dall’ultimo “L’attenzione e il guardare indietro”. Nel post troverai i link per risalire ai […]

  2. […] post “L’attenzione e il guardare indietro” abbiamo visto cos’è l’inibizione di ritorno, cioè la tendenza a non tornare a […]

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