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La legge bavaglio è in parlamento!

Nel post precedente (qui) abbiamo visto come la nostra politica stia tentando una volta ancora di imbavagliare l’informazione in rete, in particolare la blogosfera. Dico ancora perché sono anni che in parlamento tentano in un modo o nell’altro di limitare la circolazione delle informazioni in rete e la libertà di parola.

Non a caso Reporter senza Frontiere classifica l’Italia al 61° posto per libertà di stampa, al livello di paesi del terzo mondo (vedi qui).

Un emendamento al disegno di legge sulla diffamazione, presentato da Pdl, Pd e Lega insieme e passato in commissione giustizia al Senato, che reintroduce l’obbligo di rettifica entro 48 ore da parte di ”siti informatici di natura editoriale”, su richiesta di chiunque si ritenga diffamato, che la notizia riportata sia vera o meno. In caso di inadempienza i gestori possono essere portati in giudizio e multati fino a centomila euro.

E ora la legge è arrivata in Senato e, vista l’urgenza, è più che probabile che verrà votata in fretta.

Perché l’urgenza?

Per stessa ammissione dei partiti, questa è l’ennesima legge ad personam, in particolare realizzata per “salvare” dalla prigione Sallusti, condannato per diffamazione aggravata, in nome della libertà di informazione.

Un disegno di legge che dovrebbe difendere la libertà di informazione, al contrario la limita.

Come è possibile?

A causa di una disciplina dell’editoria mal scritta, tutti i siti web possono essere di natura editoriale e quindi soggetti all’obbligo di rettifica, che di fatto spingerebbe i blogger ad autocensurarsi per non incorrere in un processo penale e nelle pesanti sanzioni per inadempimento appunto di questo obbligo. Oppure li spingerebbe a rettificare le informazioni a prescindere dalla fondatezza della richiesta.

Il rischio è tale che la stessa Wikipedia si è mossa allertando i suoi utenti su quello che sta accadendo (vedi qui), in quanto questa norma va contro la sua natura “aperta” e oltre le sue risorse e la sua politica di gestione. C’è il rischio molto concreto che questa norma porti all’oscuramento dell’enciclopedia in Italia.

Perché la politica vuole questa norma?

Per controllare la circolazione delle informazioni. Chi controlla l’informazione controlla le persone che la ricevono se non hanno alternative con cui verificarla. Come ho già ripetuto molte volte, i media allineati sono di solito di proprietà o nelle mani di gruppi di potere, quali banche, governi, partiti, industriali, lobby, eccetera. E quest’ultimi non comprano un media per beneficenza, ma con un interesse preciso: influenzare l’informazione. Di fatto i proprietari o i gruppi di potere decidono, dettano o nel migliore dei casi influenzano le politiche editoriali, le priorità degli argomenti e le censure.

E’ l’ennesimo attacco alla libertà di informazione. Quindi facciamo circolare l’informazione e facciamo pressione sugli imprenditori, giornalisti e politici che conosciamo, affinché a loro volta facciano sapere che i cittadini non vogliono queste assurdità.

Qui puoi trovare la pagina principale di Wikipedia con il banner informativo, qui puoi trovare un articolo del Il Post e qui puoi trovare un post di Reporter senza Frontiere.

A presto ;D

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