Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

Nel post “L’assalto all’acqua e ai servizi pubbliciabbiamo visto che nonostante il risultato del referendum dell’anno scorso, che ha visto la maggioranza degli italiani pronunciarsi sulla privatizzazione dei servizi pubblici, non solo non si è ancora proceduto all’abrogazione del 7% di “remunerazione garantita del capitale investito” presente tuttora nelle tariffe del servizio idrico e cancellata dal referendum, non solo si cerca portare tutte le controversie nelle mani della giustizia amministrativa presso cui è possibile insabbiare a lungo l’applicazione dei risultati referendari e perfino ribaltarli, ma nonostante il referendum il decreto liberalizzazioni del governo Monti ha ripreso e rafforzato le norme relative alla privatizzazione dei pubblici servizi del pacchetto anticrisi di Tremonti, che a sua volta riprendeva la legge Ronchi Fitto abolita dal referendum.

Ebbene qualche giorno fa la Consulta si è pronunciata proprio su queste norme e le ha dichiarate incostituzionali, in quanto violano apertamente il referendum del 12 e 13 giugno del 2011.

Nell’agosto dello scorso anno, sotto la pressione dei mercati, il governo Berlusconi emanò un “pacchetto di emergenza”, dove venne infilata una norma che riproponeva buona parte della legge appena abrogata dal risultato del primo dei quattro quesiti referendari. Una volta salito al potere, il governo Monti ha di fatto mantenuto l’intervento del governo precedente, inserendo le norme dell’articolo 4 all’interno del pacchetto liberalizzazioni, approvato con il voto congiunto di Pdl e Pd.

Il ricorso della regione Puglia presentato l’ottobre scorso davanti alla corte costituzionale ha portato a un verdetto di incostituzionalità e di fatto restituisce il potere decisionale sulla gestione dei servizi pubblici locali ai comuni. Questi potranno privatizzare, ma non saranno più obbligati a cedere tutto ai privati.

Naturalmente non è finita qui. Non ho dubbi sul fatto che imprenditori, società di gestione, multinazionali e classe politica cercheranno altre strade per mettere la mani sui servizi pubblici e ribaltare il risultato del referendum. La storia recente ci mostra come la classe politica agisce non per garantire il bene pubblico, ma per garantire gli interessi privati propri e di coloro che li sostengono e li finanziano.

Il loro scopo è chiaro, no?

Fare profitto facile alle spalle della collettività, di tutti noi.

Chi ci guadagna?

Loro.

Chi ci perde?

Noi.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

Commenti su: "L’ASSALTO ALL’ACQUA – Si pronuncia la Consulta" (2)

  1. […] ai comuni il potere decisionale sulla gestione dei servizi pubblici locali (vedi post “Si pronuncia la consulta”). Una vittoria per tutti i cittadini e una battuta d’arresto ai piani di imprenditori, […]

  2. […] post precedenti (qui, qui, qui) abbiamo visto come, con il referendum del giugno 2011, la maggioranza degli italiani ha […]

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