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Ricordi Fukushima?

Da quasi un anno i media allineati tendono a non parlare dell’incidente sismico più grave finora avvenuto nella storia dell’uomo. Nel post “FUKUSHIMA – Un anno dopoabbiamo ricordato la catastrofe che l’11 marzo 2011 colpì il giappone: un terremoto di intensità straordinaria generò un maremoto che colpì la costa giapponese, devastandola e provocando più di 15 mila morti. L’onda alta sei metri colpì anche la centrale Daiichi di Fukushima, disattivò il sistema di raffreddamento dei reattori nucleari e provocò in questo modo il peggior disastro nucleare mai avvenuto prima nella storia dell’uomo.

Inoltre abbiamo anche scoperto che la crisi non è risolta. Nonostante l’annuncio di messa in sicurezza del governo giapponese, la realtà è che i noccioli fusi sono ancora tali e per quasi un anno particelle radioattive hanno inquinato l’aria, l’oceano, il terreno e le falde acquifere. Il territorio per venti chilometri attorno alla centrale è stato dichiarato inadatto alla vita, a sessanta chilometri si rilevano livelli inquinamento radioattivo quattro volte superiore ai limiti e sta ancora fuoriuscendo materiale radioattivo dal sito.

Robert Alvarez del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti sostiene che il reattore 4 è danneggiato strutturalmente ed è senza protezione nei confronti degli elementi atmosferici. Se il contenitore del materiale radioattivo avesse delle perdite queste diffonderebbero una quantità di Cesio radioattivo dieci volte superiore a quello liberato dalla catastrofe di Chernobyl.

Inoltre nel maggio scorso il senatore statunitense Wyden ha esortato l’ambasciatore giapponese ad accettare l’aiuto internazionale per prevenire la fuoruscita di materiale radioattivo dalla centrale. Wyden sostiene che “lo stato precario della centrale nucleare di Fukushima ed il rischio rappresentato dall’enorme quantità di materiale radioattivo e di scorie nucleari in caso di futuri eventi sismici, dovrebbe essere serio motivo di preoccupazione per tutti e stimolare un maggiore aiuto ed assistenza internazionali”

Il Giappone è scosso ogni giorno dai terremoti. Cosa accadrebbe se un sisma anche solo di media grandezza colpisse la zona? Per questo è stata presentata alle Nazioni Unite una richiesta ufficiale di intervento per assistere il Giappone nella risoluzione della problema del reattore 4 di Fukushima (qui) da parte di università, associazioni e organizzazioni giapponesi.

Nel post precedente ci siamo chiesti quali sarebbero state le conseguenze del disastro e non siamo gli unici a porci questa domanda. Uno studio di Chris Busby, segretario scientifico dell’Eccr, il comitato europeo sul rischio radioattivo, basato sui dati dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, mostra come la radioattività rilasciata dai reattori di Fukushima potrebbero causare quasi mezzo milione di casi di cancro nei prossimi 50 anni, di cui circa la metà nel raggio di 200 Km da Fukushima. Ed è solo una stima basata sulle conseguenze di Chernobyl relativa la territorio circostante al sito.

La realtà in Giappone è diversa da quella ufficiale. Il disastro nucleare ha superato la fase acuta, ma è ancora in corso. La situazione a Fukushima è drammatica, solo pochi giorni fa si è spento per più di ventiquattrore l’impianto di raffreddamento del reattore 4. Gli impianti del reattore sopravvissuti al maremoto non permettono di intervenire in modo efficace sul materiale radioattivo, sulle scorie, né sui noccioli in fusione. Il rischio che la situazione si aggravi è concreto.

Le conseguenze di ulteriori sversamenti in mare o nel sottosuolo di sostanza radioattive saranno altre vite umane perse o rovinate. Vite umane. Di oggi e di domani. Questo è quello che viene negato dalle autorità o dai responsabili. Questo è quello che dobbiamo comprendere, affinché tutto ciò non si ripeta.

A presto ;D

Commenti su: "La situazione a Fukushima" (2)

  1. […] avevamo già visto nei post precedenti (qui e qui), l’11 marzo del 2011 un terremoto di intensità straordinaria generò un maremoto che […]

  2. […] qui e qui puoi trovare i post […]

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