Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

Nel post precedente, “Il referendum tradito”, cercavo di fare il punto sul manifesto tentativo della classe politica e degli speculatori di ignorare il risultato del referendum dello scorso giugno e di continuare a fare i propri interessi a spese della collettività.

Ebbene il giorno successivo al mio post è uscito sul Fatto quotidiano un articolo (questo) che rivela come, subito dopo il risultato del referendum, i gestori privati dell’acqua si sono rivolti a Giulio Napolitano, avvocato, esperto del settore e figlio del Presidente della Repubblica, per una consulenza mirata.

Il dossier prodotto, che potete trovare qui, spiega come è possibile per i gestori, ignorare il risultato del referendum ed espressione della volontà dei cittadini e portare tutte le controversie nelle mani della giustizia amministrativa, presso cui è possibile insabbiare a lungo l’applicazione dei risultati referendari e perfino ribaltarli. A partire dall’eliminazione del 7% di profitto garantito, un vero e proprio balzello ora illegale e ingiustificato, con cui i gestori fanno profitti milionari alle spalle degli utenti e della collettività.

Il loro scopo è chiaro, no?

Fare profitto facile alle spalle di tutti noi.

Chi ci guadagna?

Loro.

Chi ci perde?

Noi.

E non solo per i soldi che ci sottraggono attraverso una legge abrogata e discutibile, ma perché ignorano la volontà dei cittadini. Permettimi di ricordarti l’articolo 1 della costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Ti invito a rileggerti il post precedente (qui) e a prendere una decisione in proposito.

A presto ;D

Commenti su: "IL REFERENDUM TRADITO 2" (3)

  1. […] precedenti post, Il referendum tradito 1 e 2, abbiamo visto come il risultato eclatante del referendum sull’acqua e i servizi pubblici non […]

  2. […] Nell’autunno 2011 il governo aveva inserito nella manovra finanziaria una norma che riproponeva nella sostanza quanto stabiliva l’articolo 23 della legge Fitto-Ronchi abrogata dal referendum (vedi post “E il referendum?”). Inoltre nel giro di pochi mesi era stata emanata una norma per commissariare i sindaci che non privatizzavano i servizi pubblici locali, in diversi casi la politica locale aveva continuato imperterrita a privatizzare (vedi post “Il referendum tradito 1”), il Fatto Quotidiano aveva scoperto che i gestori privati dell’acqua si erano fatti dare da Giulio Napolitano, esperto del settore, un dossier su come era possibile ignorare il risultato del referendum (vedi post “Il referendum tradito 2”). […]

  3. […] Nell’autunno 2011 il governo aveva inserito nella manovra finanziaria una norma che riproponeva nella sostanza quanto stabiliva l’articolo 23 della legge Fitto-Ronchi abrogata dal referendum (vedi post “E il referendum?”). Inoltre nel giro di pochi mesi era stata emanata una norma per commissariare i sindaci che non privatizzavano i servizi pubblici locali, in diversi casi la politica locale aveva continuato imperterrita a privatizzare (vedi post “Il referendum tradito 1”) e il Fatto Quotidiano aveva scoperto che i gestori privati dell’acqua si erano fatti dare da Giulio Napolitano, esperto del settore, un dossier su come era possibile ignorare il risultato del referendum (vedi post “Il referendum tradito 2”). […]

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