Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

 

E’ giunto il momento di affrontare il primo argomento di politica: il referendum.

Ne parlo perché ne è imminente uno (a giugno) e penso sia interessante valutare la scelta che lo riguarda e quello che ci gira attorno. Per iniziare, diamo una risposta a chi si sta chiedendo: cos’è il referendum?

E’ una consultazione popolare su un quesito specifico a cui hanno diritto di partecipare i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati (i maggiorenni).

Il nostro ordinamento prevede diversi tipi di referendum:

1) abrogativo, disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione, per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, cioè il 50 per cento più uno. Non si tiene conto delle schede bianche o nulle. Nel caso contrario il referendum viene annullato per mancato raggiungimento del quorum. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali;

2) consultivo, disciplinato dall’articolo 132 della Costituzione, attraverso il quale si può disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate;

3) approvativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione che regola come vengono realizzate le leggi costituzionali. Queste possono essere sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non si tiene il referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. A differenza dei referendum abrogativi, questi non richiedono il raggiungimento del “quorum”, cioè non è necessario che voti la metà più uno degli aventi diritto al voto.

Nella storia italiana si sono svolti solo referendum abrogativi, a eccezione di quello approvativo del 2001 in cui fummo chiamati a decidere sulla riforma costituzione sul federalismo.

Quindi quando si parla di referendum, di solito si intende una consultazione degli elettori, che serve a cancellare parzialmente o totalmente una legge. Deve esser richiesto da almeno cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali e, perchè sia valida, deve votare il 50% degli elettori aventi diritto (i maggiorenni) più 1.

Non è stato così drammatico, vero?

Ora che ci siamo chiariti i dubbi sul referendum, esaminiamo con più attenzione la scelta referendiaria in generale:

  1. la scelta è chiesta da una minoranza di cittadini;

  2. la scelta la compiono i cittadini;

  3. cancella parzialmente o totalmente una legge promulgata dalla classe politica;

  4. affinché si applichi, la scelta richiede che venga manifestata dalla maggioranza degli elettori;

  5. la cancellazione della legge porterà vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri.

Quindi i protagonisti della storia sono: i cittadini, la legge, la classe politica.

Ora è tempo di porci domande, perché le domande controllano la nostra attenzione (focus), ci spingono a cercare risposte che a loro volta ci rendono consapevoli. Se le domande “giuste” trovano le risposte giuste la decisione è presa.

Perché una minoranza di cittadini richiede il referendum?

I motivi possono essere diversi, ideologici, pratici o economici, ma una cosa è sicura: se consideriamo le modalità della raccolta delle firme e il costo relativo, è naturale pensare che chi propone il quesito referendario e chi lo sostiene siano convinti che la legge da cancellare sia svantaggiosa per la maggior parte dei cittadini e che quindi la maggioranza dei cittadini voterà per eliminarla. Il caso contrario sarebbe un gesto vuoto e costoso.

Perché la scelta la compiono i cittadini?

Perché sono loro a essere soggetti alle leggi e sono tenuti a rispettarle.

Perché dovrebbe essere necessario cancellare una legge promulgata dalla classe politica?

Perché la legge in questione danneggia la maggioranza dei cittadini. Le leggi sono promulgate da politici, cioè da esseri umani fallibili e oggetto di passioni e desideri, quindi è possibile che questa minoranza produca leggi per scopi diversi dal bene della maggioranza dei cittadini.

Quali sono le conseguenze dell’approvazione dei quesiti di un referendum, quindi della cancellazione della legge che ne è l’oggetto?

In primo luogo, viene espresso un giudizio negativo sull’operato di chi l’ha approvata. 

In secondo luogo il risultato viene interpretato come un intervento legislativo e quindi la politica non potrebbe nuovamente legiferare sull’argomento contro la volontà popolare così espressa, quindi il risultato positivo scavalca il potere della classe politica e lo limita.

In terzo luogo chi traeva vantaggio dalla legge cancellata, evidentemente una minoranza dei cittadini, non può più farlo.

Perché si deve avere il voto della maggioranza dei cittadini?

Perché i padri costituenti pensavano fosse necessario che il referendum fosse l’espressione della maggioranza degli italiani. D’altra parte se guardiamo i referendum della nostra storia osserviamo che dall’inizio degli anni ’90, i referendum non sono riusciti più a raggiungere il quorum, cioè i cittadini non sono andati a votare.

Perché i cittadini non vanno a votare?

Perché pensano che i quesiti non li riguardino. Perché non considerano importante il voto ai referendum. Perché non ne vedono vantaggi. Perché sono contrari alla cancellazione della legge e sanno che se non votano non si raggiunge il “quorum” e il referendum cade.

Chi è svantaggiato dal mancato raggiungimento del quorum?

In primo luogo tutti i cittadini, in quanto il referendum ha un costo e lo paghiamo tutti con le tasse.

In secondo luogo tutti i cittadini in quanto non hanno potuto esprimere la propria volontà e sfruttare la rara occasione di “legiferare”.

In terzo luogo la maggioranza dei cittadini, in quanto la legge che si voleva abrogare rimane.

Chi è avvantaggiato dal mancato raggiungimento del quorum?

In primo luogo chi trae vantaggio dalla legge che si vuole abrogare.

In secondo luogo la maggioranza politica che l’ha approvata e può ignorare il giudizio dei cittadini.

In terzo luogo la classe politica che in questo modo non deve rispettare la volontà dei cittadini e il cui potere non ne viene limitato.

E’ per questo che dall’inizio degli anni ’90 tutta la classe politica (e ripeto tutta) ha iniziato a boicottare i referendum, attuando propaganda contraria e disinformando i cittadini su un mezzo fondamentale della democrazia.

Ricordate cosa abbiamo ripetutamente detto?  Evitare o rifiutare una decisione è una scelta a sua volta, significa lasciare che sia il caso, gli eventi o gli altri a scegliere per noi.

In questo caso i cittadini che non votano non solo assecondano i politici che li vogliono spettatori e non protagonisti, ma soprattutto delegano la scelta alla politica, trasferendo di fatto ad essa i propri diritti e con essi la sovranità popolare.

Come hai notato, finora non ho parlato dei quesiti referendari che dovremo votare il 12-13 giugno prossimo. Lo farò nei prossimi giorni, perché penso sia opportuno fare esempi concreti su quanto detto finora e questo post è già troppo lungo.

Ti invito comunque a informarti con cura (per esempio, qui o qui o da altre fonti affidabili e obiettive) e ti invito soprattutto ad andare a votare, qualunque sia la tua opinione sui quesiti.

Grazie dell’attenzione e a presto ;D

Commenti su: "Scegliere – REFERENDUM" (3)

  1. […] Scegliere – REFERENDUM e Scegliere – REFERENDUM – 2 […]

  2. […] collettività, cioè di tutti noi. A proposito ti invito a rileggere i post relativi ai referendum (qui, qui e […]

  3. […] e 13 giugno relativo all’abrogazione di quattro leggi, come spiegato nei due post relativi: qui e qui. In questi giorni ho ascoltato molte opinioni e molti esperti spiegare perché il nucleare si […]

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