Ogni scelta modella la tua vita. Diventa consapevole delle tue scelte

Nel post “La guerra all’informazione indipendente è cominciata” abbiamo constatato quanto afferma il titolo: l’inizio della guerra all’informazione indipendente da parte dei media allineati e dell’establishment.

Cosa intendo con establishment?

Coloro che detengono il potere e chi li sostiene cercando di mantenere lo status quo. Cioè di mantenere inalterati la struttura di controllo socioeconomica e la distribuzione dei ruoli e dei privilegi correlati.

A seguito del collasso della credibilità e dell’autorevolezza dei media allineati, controllati direttamente o indirettamente dall’establishment, è cominciata la campagna della lotta alle notizie false, le fakenews. Che non è altro che una copertura per la censura delle fonti di informazioni indipendenti e alternative che permettono ai cittadini di informarsi meglio, di conoscere il vero aspetto della realtà in cui vivono.

Google e Facebook hanno iniziato una campagna di censura di siti e blog che fanno informazione, partendo da siti che effettivamente diffondono notizie false, ma aggiungendo in fretta siti e blog che fanno vera informazione. Dopotutto chi decide se un’informazione è falsa o manipolata? E se una fonte è affidabile o meno?

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un ulteriore passo avanti di livello istituzionale. La politica italiana ha risposto ai solleciti dei vertici europei e dei media allineai, in realtà di coloro che li controllano, proponendo un disegno di legge presentato al senato e firmato da politici rappresentanti quasi tutti i partiti politici.

Cosa vuole normare questo di disegno di legge?

Vuole opporsi alla diffusione delle notizie false, esagerate e tendenziose, infliggendo condanne penali e amministrative. E chi decide che una notizia sia falsa, esagerata e tendenziosa? E perché la legge colpisce i nuovi media, ma non i media allineati, giornali e tv?

Non voglio annoiarti con i particolari che Messora spiega in modo efficace nel video qui sopra (qui trovi la pagina in cui è stato pubblicato). E’ evidente che il disegno di legge è una brutta imitazione di una legge censoria, come quelle del periodo fascista. Un DDL che viola la Costituzione, articolo 21, “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Come ribadisce in modo ironico l’avvocato Marco Mori sul suo sito, qui.

Un DDL che viola anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, articolo 18, “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Un DDL che non verrà mai approvato dal parlamento, firmato dal presidente della repubblica e accettato dalla corte costituzionale, in quanto eclatante esempio di censura fascista che viola la Costituzione. In caso contrario verrebbe a cadere la finzione della democrazia in Italia e inizierebbe un buio periodo di declino e di scontro sociale.

No, non verrà approvato, ma allora perché proporlo e in quella forma?

Penso per diversi motivi, in primo luogo per dare un segno ufficiale ai vertici europei di stare agendo come richiesto, poi perché in realtà l’obiettivo è decisamente più piccolo, probabilmente quello di far accettare tramite finta contrattazione un solo provvedimento che ostacoli e dissuada chi fa informazione in rete.

Infine credo che da un lato voglia essere intimidatorio e allo stesso tempo miri a distrarre l’opinione pubblica da altro? Cosa? Forse i problemi dell’europa, forse mira a spostare il dibattito sull’euro e sul declino dell’unione europea verso la guerra dell’informazione.

Stiamo assistendo all’uso dei poteri istituzionali per intimidire chi fa informazione non allineata, per ostacolare l’informazione non allineata e per sostenere i media allineati in declino, nonostante il collasso di credibilità.

Da un lato le grandi aziende del web, google e facebook, che intervengono indebitamente rivelando il loro ruolo politico, dall’altro le istituzioni chiedono provvedimento illegali e incostituzionali per colpire i nuovi media con la giustizia.

Sono solo le prime fasi di un guerra all’informazione libera che mira a censurarla nel vano tentativo di tornare a controllare l’opinione pubblica attraverso i media allineati. Vano tentativo.

Perché?

Ascolta le valutazioni di Marcello Foa sul cambiamento in atto nell’opinione pubblica.

E’ facile prevedere che presto inizierà un’escalation nel web, attraverso la manipolazione dei risultati dei motori di ricerca, la manipolazione delle ricerche sui social, l’uso crescente di troll e denuncie false e la chiusura mirata dei profili più scomodi a scopo intimidatorio. A cui seguiranno interventi attraverso istituzioni come Agcom e polizia postale.

Tutto questo in realtà dipende da molti fattori esterni: dai risultati delle elezioni europee, dall’avvio di una guerra commerciale o valutaria tra Usa e Germania, dalle politiche estere Trump, dagli effetti della deflazione che sta divorando l’europa, dalla crisi bancaria che incombe e dalle bolle speculative che non smettono di crescere sotto i nostri occhi.

Quindi?

Quindi prepariamoci ad affrontare i prossimi passi di questa guerra all’informazione indipendente, armati di sangue freddo e senso critico.

A presto ;D

Stasera ti propongo un video interessante ricco di spunti di riflessione.

Il direttore della Voce del Ribelle, Valerio Lo Monaco, interviene nuovamente sull’esclusione di Byoblu da Google Adsense, ma non solo per ribadire la gravità dell’intervento unilaterale di un’azienda privata.

Così facendo Google dimostra la sua adesione ai solleciti politici della politica e della commissione europea che, di fronte alla perdita di credibilità dei media allineati, ha lanciato una campagna contro le faknews, le notizie false, additando il web come fonte principale. Con l’evidente scopo di silenziare le voci fuori dal coro, fuori controllo.

Lo Monaco sottolinea anche due aspetti chiave correlati all’argomento fakenews e repressione dei nuovi media non allineati:

1) che il web non è così libero e indipendente come si pensa, ma è controllato dai grandi motori di ricerca e dai social come facebook, che in quanto aziende private, possono essere influenzati/manipolati dalla politica per agire sui flussi della rete;

2) che se vogliamo un’informazione libera e di qualità dobbiamo pagare di tasca propria.

I media liberi sono finanziati dagli utenti, non dalla pubblicità, dagli inserzionisti, dai partiti, banche, aziende o altro. In caso contrario i media sono influenzati e manipolabili da quest’ultimi e non sono liberi di offrire un’informazione libera ai propri lettori.

La rete e la diffusione degli strumenti mobili ci ha abituato a ricevere flussi costanti e poderosi di informazioni, normalmente gratuite, pieni di rumor bianco, pubblicità e di informazioni poco affidabili. In realtà l’informazione di qualità e valore quasi mai è gratuita, mentre la maggior parte dell’informazione gratuita mira a ottenere qualcosa da noi: manipolare le nostre scelte, il nostro consenso, i nostri comportamenti.

L’informazione di qualità è una merce e se non la paghiamo, allora è probabile che la merce in siamo noi.

Valerio Lo Monaco è giornalista e direttore responsabile della Voce del Ribelle. Nel passato è stato docente di Comunicazione ed Evoluzione dei Media, ha collaborato con Il Tempo e Il Secolo d’Italia, ha curato rubriche e i contenuti di diversi siti web. Qui puoi trovare il sito dell’autore, qui la pagina facebook, qui quella twitter. Qui puoi trovare la pagina della voce del ribelle, qui la pagina di Byoblu dove è stato pubblicato il video per cui ringraziamo Claudio Messora.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e a non regalare la tua fiducia. Usa la tua testa e controlla le informazioni presso fonti affidabili.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

father

Ognuno di noi impara cosa sia l’autorità molto presto nella vita. Sono i nostri genitori a insegnarci il significato di questa parola, con l’esempio di fronte a un’autorità superiore ed esercitandola su di noi, cioè imponendoci regole e comportamenti con la forza, non importa se fisica o psicologica.

Il termine autorità deriva dal latino, auctoritas, e indica “il potere determinante che la volontà di una persona esercita (per forza propria, per consenso comune, per tradizione, ecc.) sulla volontà o sullo spirito di altre persone” e contemporaneamente indica “la posizione di chi è investito del potere, tutelato dalla legge, di emanare atti vincolanti l’attività dei destinatari”.

Come abbiamo visto nei post “Questione di autorità” (qui e qui), sin da piccoli veniamo educati a pensare che obbedire all’autorità legittima è giusto e doveroso, mentre disobbedire è sbagliato. Pensaci. Veniamo istruiti a obbedire alla maestra, ai grandi, a rispettare le regole e più tardi la legge. Per insegnarcelo veniamo puniti se sbagliamo, con un rimprovero quando siamo piccoli, con la disapprovazione sociale quando siamo grandi, a cui si aggiungono punizioni più concrete, per esempio, multe, arresto, prigione.

L’evoluzione ci ha spinto al rispetto dell’autorità in quanto permette all’uomo di organizzarsi, crescere e suddividere i compiti, rendendo possibile lo sviluppo di una società evoluta, capace di realizzare strutture complesse per la produzione di beni, il commercio, la difesa, l’espansione e il controllo sociale.

Se tutti facessero come gli pare, certi tipi di organizzazioni sociali non esisterebbero e con loro non esisterebbero i vantaggi che portano. Per esempio, non ci sarebbe stata l’evoluzione tecnologica di cui godiamo, quantomeno non nello stesso breve tempo.

Anche per questo in quasi tutte le organizzazioni sociali esiste una gerarchia e un’autorità che prende forza dal rispetto della gerarchia e dall’adesione al gruppo sociale. Perché l’obbedienza all’autorità fa comodo alla maggioranza dei membri dell’organizzazione. Per esempio, perché le informazioni fornite da un’autorità riconosciuta sono un’utile scorciatoia per decidere come comportarci in diverse situazioni.

Chi ha autorità è sempre il migliore, il più meritevole, ha sempre ragione e non sbaglia mai?

No, naturalmente, in primo luogo perché siamo esseri umani, in secondo luogo perché l’autorità comporta responsabilità, ma anche vantaggi e privilegi che attirano l’interesse anche dei peggiori, di coloro che cercano ruoli di autorità per i privilegi che comportano. Ma non vogliamo approfondire qui il tema dell’autorità, dell’efficacia della selezione e della formazione per questi ruoli e delle strutture sociali esistenti e possibili. Sono temi ampi quanto interessanti.

In realtà abbiamo iniziato dall’autorità per parlare dell’autorevolezza.

Cos’è l’autorevolezza?

È una qualità riconosciuta a chi dimostra di essere competente, consapevole e abile in un ambito definito, ma anche a chi dimostra saper coinvolgere e influenzarne il comportamento degli altri. L’autorevolezza non è implicita nell’autorità, ma può affiancarla dove chi ha l’autorità si dimostra capace e competenze e sa influenzare gli altri senza ricorrere ai poteri direttivi dell’autorità.

La differenza tra autorità e autorevolezza è quella che esiste tra un capo e un leader. Il capo comanda, il leader influenza attraverso l’espressione di una serie di qualità che trasmettono agli altri una concreta percezione di competenza, capacità, controllo, comprensione, coscienza, efficacia, energia, capacità di decidere e molto altro.

Per dimostrare la propria autorità è necessario dimostrare di possedere/ricoprire lo status sociale/aziendale relativo, mentre per dimostrare autorevolezza è necessario comunicare/interagire con gli altri e dimostrare costantemente le qualità che ci rendono un riferimento.

Mentre l’autorità non richiede particolari abilità comunicative, l’autorevolezza richiede la comprensione e l’abilità di comunicare in modo efficace e coinvolgente. Quindi la capacità di ascoltare gli altri, di esprimere empatia e comprensione, di saper gestire i conflitti, di instaurare rapporti positivi e utili.

Quindi per ottenere autorevolezza agli occhi degli altri, che sia la famiglia, i colleghi, gli amici, i clienti, eccetera, è necessario:

  1. possedere competenze e meriti

  2. dimostrarli costantemente

  3. comunicarlo nel modo più efficace

Si può fingere autorevolezza?

Sì, naturalmente, si può usare dialettica, psicologia e comunicare a livello emotivo per apparire più autorevoli di quello che dovremmo essere, ma solo per breve tempo. Perché l’autorevolezza richiede comunicazione e dimostrazione costante delle qualità che ci rendono autorevoli, quindi se non siamo competenti, esperti o meritevoli, in breve tempo verremo scoperti e ridimensionati.

Concludendo, mentre l’autorità si acquisisce con l’assunzione di uno status rilasciato di solito da un’autorità superiore (es: stato, azienda, chiesa, ecc), che si abbiano o meno capacità, meriti e competenze superiori, l’autorevolezza si ottiene dimostrando costantemente le proprie capacità e competenze attraverso la comunicazione e costruendo relazioni positive.

Stasera ti propongo un video interessante ricco di spunti di riflessione.

È un appello di Valerio Lo Monaco sulla questione del MES, il fondo SalvaStati, più opportunamente conosciuto come fondo SalvaBanche. Il giornalista spiega con parole semplici cos’è il Mes: un superministero che può contare su 700 miliardi, versati dagli stati europei, ma che ha la possibilità di richiedere agli stati altri fondi e di emettere nuove obbligazioni sui mercati internazionali, debito che dovranno ripagare gli stati.

Il Mes avrebbe lo scopo di intervenire per aiutare gli stati in difficoltà, ma in realtà presta agli stati i soldi da loro versati e in cambio pretende che questi seguano le indicazioni della Troika a livello di gestione economica-sociale.

Tutto questo lo avevamo già chiarito in passato nei post titolati “Mes il furto della sovranità dei popoli” (qui, qui e qui). Lo Monaco avverte che stanno cercando di costringere l’Italia a ricorrere al Mes per far entrare la Troika e commissariare il nostro paese intrappolandolo in una dittatura teleguidata.

Bisogna assolutamente evitare che la classe politica corrotta e collusa che oggi ci governa ricorra al MES.

Valerio Lo Monaco è giornalista e direttore responsabile della Voce del Ribelle. Nel passato è stato docente di Comunicazione ed Evoluzione dei Media, ha collaborato con Il Tempo e Il Secolo d’Italia, ha curato rubriche e i contenuti di diversi siti web. Qui puoi trovare il sito dell’autore, qui la pagina facebook, qui quella twitter. Qui puoi trovare la pagina della voce del ribelle, qui la pagina di Byoblu dove è stato pubblicato il video. Se vuoi farti un’idea migliore su chi sia Valerio Lo Monaco ti consiglio di guardare il video che ti liko qui sotto.

Come sempre ti invito ad ascoltare con senso critico quanto viene detto e a non regalare la tua fiducia. Usa la tua testa e controlla le informazioni presso fonti affidabili.

Buona visione e a presto ;D

Qui puoi trovare gli altri video della rubrica

La guerra all’informazione indipendente è cominciata.

Anche in Italia. E tra i primi c’è Byoblu.

L’abbiamo considerato e anticipato nei post degli ultimi mesi (qui, qui, qui e qui): a seguito del collasso della credibilità e dell’autorevolezza dei media allineati, controllati direttamente o indirettamente dall’establishment, è cominciata la campagna della lotta alle notizie false, le fakenews.

Di per sé questa sembra una buona notizia, no?

In un mondo globalizzato, dove l’informazione abbonda, ma dove è difficile distinguere l’informazione affidabile da quella inaffidabile, ostacolare la diffusione delle informazioni false è una buona idea. No?

Peccato che, come hanno dimostrato i fatti negli ultimi anni, i principali produttori e distributori di notizie false sono proprio i grandi media allineati e le autorità politiche e militari dei grandi paesi.

Quindi la campagna diffusa dai grandi media allineati contro le fakenews non è altro che una copertura per la censura delle fonti di informazioni indipendenti e alternative che permettono ai cittadini di informarsi meglio, di conoscere il vero aspetto della realtà in cui vivono.

Tra queste fonti indipendenti ci sono i “nuovi media” della rete e perfino i blog privati, che possono riportare informazioni di fonti non facilmente accessibili o non conosciute, ma che nella maggior parte dei casi offrono letture alternative dei fatti che vengono diffusi dai media allineati. E spesso sottolineano le incoerenze, le manipolazioni, l’assenza o la controversia delle fonti.

Questo svela la scarsa affidabilità e credibilità dei giornali e delle tv private, che eseguono ciò che i proprietari impongono loro. Questo può andare dal dare più meno visibilità a fatti o persone di interesse, a vere e proprie campagne con lo scopo di influenzare e manipolare il consenso dei cittadini.

È per questo che nel mondo occidentale la maggior parte dei media allineati è in declino, ok, anche per questo, ma tutti noi ci chiediamo perché dovremmo spendere i nostri soldi per avere informazioni poco affidabili da fonti inaffidabili, quando con il cellulare o il pc si possono velocemente raggiungere fonti più affidabili?

La politica e l’establishment cercano di opporsi alla marea che monta e lo fanno tramite la censura. Nell’occidente, in Europa soprattutto si stanno preparando leggi apposite, si propongono organismo di controllo pubblici con lo scopo di decidere cosa è vero e cosa no.

Ma le avanguardie sono private. Google e Facebook hanno iniziato una campagna di censura di siti e blog che fanno informazione, partendo da siti che effettivamente diffondono fakenews, ma aggiungendo in fretta siti e blog che fanno vera informazione. Dopotutto chi decide se un’informazione è falsa o manipolata? E se una fonte è affidabile o meno?

È accaduto qualche giorno fa a Byoblu, qui in Italia. Sito storico, perfino premiato per l’informazione di qualità, famoso per aver anticipato eventi e fenomeni e per aver fatto conoscere alla rete personaggi ed esperti ora pubblici e invitati negli spettacoli televisivi.

Per ora la censura del più grande motore di ricerca al mondo, Google, e del più grande social è mirata a tagliare gli introiti dei siti che usano le loro piattaforme pubblicitarie, ma penso dobbiamo aspettarci presto altri tipi di censura. Come quella mirata a ridurre la visibilità dei siti scomodi.

Da anni era chiaro a tutti che Google e Facebook non fossero le fredde e neutrali macchine che offrono servizi, più attenti agli affari che ad altro, ma ora è evidente a tutti che dietro la facciata ci sono persone e proprietari con sentimenti e idee politiche. Google e Facebook sono attori politici che agiscono per i propri interessi sui flussi informativi e sui servizi a discapito di altri.

Cosa ci aspetta?

Assisteremo a diversi tentativi di censura da parte dell’establishment neoliberista occidentale e sarà spiacevole, per molti, ma non credo andrà a buon fine. Anzi penso comporterà un maggior coinvolgimento dei cittadini nella politica.

Tu cosa ne pensi?

Oltre ai video di Claudio Messora, ho aggiunto altri video interessanti che vale la pena vedere.

A presto ;D

Trump è il 45° presidente Usa, nonostante l’opposizione della maggioranza dell’establishment occidentale e dei media da loro controllati, e il suo discorso di insediamento, straordinario per i nostri tempi, è stata una conferma, all’elettorato Usa e ai nuovi alleati, e una sfida. Sì, proprio una sfida, a quell’ordine mondiale che sta divorando la società, gli stati e le democrazie occidentali, il futuro dei nostri figli e il pianeta stesso.

Eppure Trump non è uno sconosciuto intellettuale, un rappresentante della borghesia o del proletariato, ma è a sua volta un rappresentante dell’establishment, di una parte diversa senza dubbio, che vede il mondo e il futuro in modo diverso.

Potrei citare le opinioni di eminenti osservatori e intellettuali, ma basta semplicemente chiedersi: si è mai visto prima un candidato alla presidenza degli Usa che non sia stato espressione delle élite americane? No, mai. Perfino i Kennedy erano figli delle elite. I due candidati dei due partiti di maggioranza sono sempre stati scelti e sostenuto dai due partiti Usa e quindi dell’establishment.

Non bisogna avere dubbi che Trump sia stato approvato e sostenuto da una parte dei potenti degli Usa. Non dai produttori di armi e dall’esercito, non dai petrolieri e dalla finanza americana, ma da altri che di fronte alla sequenza di guerre e al declino economico dell’occidente hanno deciso diversamente.

Ma io non esulterei, non gioirei.

Perché?

Ecco qualche argomento su cui riflettere:

Guerra nell’establishment del mondo occidentale

Trump è la dimostrazione che le élite sono divise in correnti e non sono infallibili. I neoliberisti, neoconservatori, globalisti, imperialisti, guerrafondai, terroristi, cioè quelli che fino a oggi hanno deciso come doveva andare il mondo, ora sembrano aver perso il controllo della più grande potenza militare ed economica del pianeta. Ora è più difficile imporre la loro agenda. Ma non vogliono desistere dai loro scopi.

Quindi é prevedibile che lo scontro nell’establishment crescerà in intensità e ferocia, con ripercussioni imprevedibili. Personalmente mi chiedo se Trump supererà l’anno, non perché penso verrà eliminato fisicamente, quanto politicamente, e mi chiedo anche quale saranno le conseguenze. I gruppi di interesse che sostengono i neoliberisti neocon sono ancora al potere e sono radicati. Per esempio i servizi segreti sono ancora sotto il controllo dei neoliberisti e negli ultimi mesi hanno tentato in più modi di colpire l’immagine del presidente. I media allineati sono nelle mani dei neoliberisti e, dopo aver distrutto la propria credibilità durante la campagna elettorale, non cessano di manipolare informazioni e consenso contro il neoeletto presidente.

Trump si prenderà cura degli interessi degli Usa

Trump ha promesso molto, vedremo cosa riuscirà a fare realmente, cosa potrà fare, ma una cosa è certa: ha parlato agli Usa e alleati degli Usa, si prenderà cura dell’economia e del popolo americano, non dell’Italia.

Anzi l’Unione Europea è un problema per lui, in quanto la Germania la utilizza come proprio strumento economico. Ne usa la moneta, svalutata per la sua economia, per esportare più facilmente i propri beni, scaricando il costo della svalutazione sulle altre economie europee soprattutto su quelle del sud e soprattutto sull’Italia, il suo ex-competitore diventato un salvadanaio da cui attingere.

Non a caso il 2016 è terminato con una Germania economicamente florida, mentre l’Italia è in deflazione. Non a caso l’Italia demolisce la propria economia per rispettare le regole comunitarie mentre gli altri stati non lo fanno, Germania e Francia per primis.  Non a caso l’Italia versa più di quello che riceve, fa pagare ai propri cittadini i costi delle speculazioni bancarie e societarie e via dicendo.

Questo accade a causa di una classe politica italiana corrotta e collusa che fa gli interessi degli altri paesi e non dell’Italia.

La guerra commerciale tra Usa e Germania

Gli Usa sono grandi importatori, la Germania un grande esportatore. La Germania ha ottenuto la svalutazione dell’euro per poter esportare più facilmente al di fuori dell’Europa, diventando il più grande esportatore al mondo. Gli Usa hanno il dollaro che ancora oggi è la moneta di riferimento per gli scambi esteri e finora hanno permesso che Cina e Germania svalutassero le loro monete rendendo così più concorrenziali i loro prodotti rispetto a quelli prodotti negli USA. Questo ha concorso alla demolizione del sistema produttivo e quindi dell’economia Usa, che non va bene come ci raccontano.

Se Trump vuole sistemare l’economia Usa farà sicuramente una guerra commerciale contro la Germania, per esempio imponendo dazi e costringendo le aziende a produrre negli Usa. Considerata la forza degli Usa e del dollaro, la Germania non potrà che soccombere. Ma in quanto tempo? Una guerra richiede impegno, risorse e unità. Non è detto che Trump riesca a sostenere il carico di un conflitto interno ed esterno allo stesso tempo.

L’economia Usa non va bene

Nonostante per tutta la campagna elettorale media e autorità abbiano raccontato che l’economia Usa va alla grande, la realtà è molto diversa. Obama ha lasciato una nazione sulla soglia della recessione, con una crisi immobiliare incombente e il tessuto produttivo in difficoltà.

Trump dovrà trovare soluzioni efficaci in tempi brevi, ma allo stesso tempo dovrà gestire un conflitto interno e uno esterno. E’ probabile che sarà costretto a fare politiche monetarie in contraddizione con quanto promesso, anche nel breve periodo, con conseguenze non prevedibili.

La guerra mediatica che dovremo subire

Infine c’è la questione dei media, raccolti nelle mani di pochi gruppi e individui che sostengono i neoliberisti e i neocon, che lo hanno fatto per tutta la campagna elettorale, dopo le elezioni e lo stanno facendo ancora adesso. Di fatto Trump si trova come nemici i media americani e del mondo occidentale. Finora è riuscito a ribattere ad aggressioni e falsità e a tutto il mondo è persa evidente la scarsa credibilità e la malafede della maggior parte dei giornali e de canali televisivi, ma se non trova un modo per liberarli dal controllo dei suoi nemici, i prossimi anni saranno per lui tutti in salita.

I cittadini americani sembrano si siano svegliati, non hanno fiducia nei media, ma il web non offre canali affidabili e autorevoli da controbattere ai media allineati. E i social sono sotto il controllo delle autorità Usa e delle élite. Continuerà a rivolgersi direttamente al popolo Usa e al mondo tramite twitter? Senza intermediari? Questo è un altro punto critico che dovrà saper gestire per non soccombere.

Quindi?

Quindi il 2017 sarà un anno interessante, un anno di conflitti, anche se questa volta non è detto siano militari, ma comunque sarà un anno cruento.

E non lo sarà solo per Trump e gli Usa, ma anche per noi cittadini italiani, che affronteremo povertà, crisi e le forche caudine della troika che i nostri politici cercheranno di invocare prima delle prossime elezioni. Perché l’Europa non finirà quest’anno, a meno che i colpi di scena non siano tanti e tali da far arretrare la peggiore sociopatica classe politica che si sia mai vista sul pianeta negli ultimi 50 anni. Lo scopriremo insieme.

“Che tu possa vivere in tempi interessanti” dicono i cinesi. Ebbene questi lo sono.

A presto ;D

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